19 agosto 2026 – 14:30 – L’estate 2026 sta continuando a riportare l’attenzione sui rischi della frequentazione della montagna, anche quando il percorso viene presentato come semplice e la durata prevista è di poche ore: nelle ultime settimane il Soccorso alpino è stato impegnato in diversi interventi per cadute, malori, disidratazione, errori di percorso e persone rimaste bloccate in quota. L’11 agosto, sulla Maiella, un cicloamatore è stato recuperato dopo essere rimasto in difficoltà a circa 2.200 metri, con crampi e sintomi di disidratazione; pochi giorni prima, sul Monte Siera, in Friuli, un giovane escursionista è stato recuperato in elicottero dopo essere rimasto bloccato tra i salti di roccia durante la discesa. I dati nazionali più recenti disponibili restano quelli relativi al 2025, quando il Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico ha effettuato 13.037 missioni, il numero più alto mai registrato e superiore dell’8% rispetto al 2024. Le vittime sono state 528, i feriti 9.624 e le persone recuperate illese 4.231. Nel 45% dei casi l’intervento è stato provocato da una caduta o da una scivolata, mentre l’escursionismo è risultato l’attività maggiormente coinvolta, con il 43,6% delle operazioni. Non si tratta quindi di trasformare ogni escursione in una spedizione alpinistica. L’equipaggiamento non può eliminare ogni pericolo, ma permette di affrontare meglio un cambiamento del tempo, un ritardo, un errore di percorso o l’attesa dei soccorsi. La dotazione deve essere adattata alla stagione, alla quota, alla difficoltà e alla durata dell’uscita. Per una normale escursione estiva giornaliera, esistono alcuni elementi che non dovrebbero mancare nello zaino.
1. Acqua in quantità sufficiente
In montagna non bisogna dare per scontata la presenza di fontane, sorgenti o rifugi aperti. Anche quando una carta indica un punto d’acqua, la sorgente può essere asciutta oppure non potabile. La quantità necessaria varia in base alla temperatura, alla durata, all’esposizione al sole, al peso corporeo e all’intensità dello sforzo. Per una normale escursione giornaliera si può considerare indicativamente almeno un litro e mezzo d’acqua, aumentando la riserva nelle giornate calde o sui percorsi privi di punti di rifornimento. È preferibile bere piccole quantità con regolarità, senza aspettare di avvertire una sete intensa. La disidratazione può provocare stanchezza, crampi, mal di testa, vertigini e difficoltà di concentrazione, peggiorando anche equilibrio e capacità di valutazione. Gli episodi registrati durante l’estate 2026 mostrano quanto questo rischio possa diventare concreto anche durante un’escursione programmata: sulla Maiella, nei giorni scorsi, un cicloamatore in difficoltà a causa di crampi e disidratazione è stato recuperato dall’elisoccorso.
2. Cibo e una riserva energetica
Oltre al pasto previsto, è utile portare alimenti leggeri e facilmente consumabili durante una breve sosta. Frutta secca, barrette, biscotti, pane e cioccolato possono aiutare a recuperare energia senza appesantire eccessivamente la digestione. Una parte del cibo dovrebbe essere conservata come riserva. Un’escursione programmata per quattro ore può prolungarsi a causa di un errore di percorso, del rallentamento di un componente del gruppo, di un temporale, di un infortunio o dell’attesa dei soccorsi. Il cibo non sostituisce l’acqua e gli alimenti molto salati possono aumentare la sete. Ogni confezione deve essere riportata a valle.
3. Abbigliamento a strati e giacca impermeabile
La temperatura in montagna può cambiare rapidamente. Una giornata calda nel fondovalle non garantisce le stesse condizioni a duemila metri. Vento, ombra, temporali e sudore possono far percepire un freddo intenso anche durante l’estate. Vestirsi a strati permette di adattare l’abbigliamento durante il cammino. È opportuno indossare un primo strato traspirante, aggiungere un capo termico come un pile e avere nello zaino un guscio esterno antivento e impermeabile. Può essere utile portare anche una maglietta asciutta, un cappello e, quando si sale in quota, un paio di guanti leggeri. Il cotone trattiene l’umidità e si asciuga lentamente. Quando la temperatura diminuisce, un indumento bagnato può favorire una rapida dispersione del calore corporeo.
4. Carta topografica, bussola e percorso offline
Lo smartphone è utile, ma non deve rappresentare l’unico sistema di orientamento. La batteria può scaricarsi, il dispositivo può cadere o smettere di funzionare a causa di acqua e freddo. Nello zaino dovrebbero quindi esserci una carta topografica della zona e una bussola, mentre sul telefono è opportuno scaricare preventivamente la traccia, rendendola disponibile anche senza connessione. Prima della partenza bisogna conoscere il punto di partenza, la quota massima, il dislivello, la difficoltà, i tempi previsti e le possibili vie di rientro. I tempi indicati dalle applicazioni non sono universali: dipendono dall’allenamento, dalle condizioni del terreno, dal carico trasportato, dal meteo e dalla composizione del gruppo.
5. Telefono carico, batteria esterna e applicazione di soccorso
Il telefono deve essere completamente carico alla partenza. Durante il percorso è utile limitarne il consumo, evitando video continui e applicazioni non necessarie. Una piccola batteria esterna può fornire l’energia sufficiente per una chiamata o per comunicare la propria posizione. Prima dell’escursione è opportuno installare e configurare GeoResQ, il servizio gestito dal CNSAS e promosso dal CAI. L’app consente di determinare la propria posizione, tracciare l’escursione e, in caso di necessità, inoltrare una richiesta di soccorso alla centrale operativa. Il servizio è gratuito per tutti i frequentatori della montagna. In caso di emergenza bisogna chiamare il 112, spiegando cosa è successo, quante persone sono coinvolte, quali sono le condizioni dell’infortunato e dove ci si trova. È importante comunicare la quota indicativa, le condizioni meteorologiche e il numero dal quale viene effettuata la chiamata. Il telefono, tuttavia, non sostituisce la pianificazione: nelle aree senza copertura potrebbe non essere possibile trasmettere dati o contattare immediatamente i soccorsi.
6. Lampada frontale con batterie di riserva
La lampada frontale viene spesso esclusa dalle uscite giornaliere perché si prevede di rientrare prima del tramonto. Proprio per questo diventa uno degli strumenti più importanti quando qualcosa non procede secondo il programma. Un rallentamento di due ore può essere sufficiente per trovarsi sul sentiero al buio. La torcia del telefono consuma rapidamente la batteria e costringe a tenere occupata una mano, rendendo più difficile mantenere l’equilibrio. La lampada frontale permette invece di camminare con entrambe le mani libere, leggere la carta, individuare la segnaletica, assistere un ferito e segnalare la propria posizione. Prima della partenza bisogna controllarne il funzionamento e verificare la carica dell’accumulatore o portare batterie di ricambio.
7. Kit di primo soccorso e farmaci personali
Il kit di primo soccorso deve essere compatto e protetto dall’acqua. Dovrebbe contenere almeno guanti monouso, garze sterili, cerotti, una benda elastica, disinfettante, cerotti per le vesciche, nastro adesivo sanitario, pinzetta e piccole forbici. Chi assume farmaci indispensabili deve portarli personalmente, senza affidarli a un altro partecipante. È utile avere anche una scheda con eventuali allergie, terapie e un contatto di emergenza. Il kit non trasforma l’escursionista in un soccorritore sanitario. Serve a gestire piccoli problemi o a proteggere temporaneamente una ferita in attesa dell’intervento professionale. Dopo una caduta, muovere una persona senza conoscere la natura del trauma può aggravare eventuali lesioni, soprattutto quando si sospetta un danno alla colonna vertebrale.
8. Telo termico e fischietto
Il telo termico, conosciuto anche come coperta isotermica, occupa pochissimo spazio e pesa generalmente poche decine di grammi. Può limitare la dispersione del calore, isolare parzialmente dal terreno e proteggere temporaneamente da vento e umidità. Può risultare decisivo quando una persona è ferita e non riesce a muoversi, quando il gruppo deve attendere i soccorsi, quando la temperatura diminuisce oppure quando gli indumenti sono bagnati. Le modalità di utilizzo possono variare in base al prodotto e alla funzione ricercata: è quindi necessario leggere le indicazioni del produttore. Nello stesso kit dovrebbe esserci un fischietto. Il suo suono può essere percepito più lontano della voce e richiede meno energia. Può servire per richiamare l’attenzione, permettere ai soccorritori di localizzare il gruppo o comunicare con altri escursionisti quando la visibilità è ridotta.
9. Protezione dal sole e dagli insetti
In quota l’esposizione ai raggi ultravioletti aumenta e il vento può nascondere la percezione del calore. Nello zaino devono quindi trovare posto una crema solare ad alto fattore di protezione, occhiali con filtro UV, un cappello e una protezione per le labbra. La crema dovrebbe essere applicata prima della partenza e rinnovata durante la giornata, soprattutto dopo aver sudato. Gli occhiali sono ancora più importanti quando è presente neve, perché la superficie riflette una parte consistente della radiazione solare. Può essere utile portare anche un repellente per insetti e zecche. Dopo l’escursione è opportuno controllare attentamente il corpo, prestando particolare attenzione alle pieghe cutanee, alle ascelle, all’inguine, alla zona dietro le ginocchia e all’attaccatura dei capelli.
10. Uno zaino adeguato senza carichi inutili
Per una normale escursione giornaliera è generalmente sufficiente uno zaino da circa 20-30 litri, dotato di spallacci regolabili e, preferibilmente, di una cintura ventrale. Gli oggetti più pesanti devono essere collocati vicino alla schiena, mentre il materiale di emergenza deve restare facilmente accessibile. Non è consigliabile appendere molti oggetti all’esterno, perché potrebbero impigliarsi nella vegetazione, sbilanciare il passo o andare perduti. Acqua, telefono, giacca impermeabile, lampada e kit di primo soccorso non dovrebbero essere sepolti sotto tutto il resto. Un sacchetto impermeabile può proteggere indumenti, documenti e dispositivi elettronici, mentre un secondo sacchetto deve essere utilizzato per riportare a valle tutti i rifiuti.
In inverno e sulle ferrate serve un’attrezzatura specifica
I dieci elementi costituiscono una base per le escursioni estive su sentieri compatibili con la propria preparazione, ma non sono sufficienti in ogni ambiente. Sulla neve possono essere necessari ramponi, piccozza, ciaspole o sci, casco e abbigliamento tecnico. Nei terreni esposti al pericolo di valanghe diventano indispensabili Artva, pala e sonda, insieme alla capacità di utilizzarli e alla consultazione del bollettino. Su una via ferrata sono invece necessari casco, imbracatura e set omologato con dissipatore. Possedere l’attrezzatura non significa automaticamente saperla utilizzare: gli itinerari tecnici richiedono formazione, esperienza e una valutazione preventiva delle proprie capacità. Anche durante l’estate 2026 gli interventi hanno mostrato quanto possa diventare rischiosa una scelta sbagliata sul terreno: in Trentino, sulla Ferrata delle Scalette, chiusa dal 2024 a causa di una frana, il Soccorso alpino è dovuto intervenire già due volte nella prima parte dell’estate dopo che alcuni escursionisti avevano comunque percorso il tratto interdetto.
La pianificazione resta la protezione più importante
Prima di partire bisogna controllare le previsioni meteorologiche, l’eventuale presenza di neve, lo stato dei sentieri e l’apertura di rifugi e impianti. È necessario conoscere dislivello, difficoltà, durata e orario del tramonto, adattando l’itinerario alla persona meno allenata del gruppo. È inoltre opportuno comunicare a una persona di fiducia la meta, il percorso previsto e l’orario indicativo di ritorno. Se l’itinerario cambia, l’informazione deve essere aggiornata. La rinuncia non rappresenta una sconfitta. Se il tempo peggiora, il percorso è più difficile del previsto oppure il gruppo procede troppo lentamente, tornare indietro è una decisione responsabile. Scarponi, acqua, carta, telefono, lampada e telo termico possono limitare le conseguenze di un imprevisto, ma la capacità di fermarsi prima che la situazione diventi pericolosa rimane la protezione più importante.
Articolo di Francesco Antonucci
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Francesco Antonucci
Source link


