Una misura cautelare o una sentenza favorevole al proprietario può sospendere il termine assegnato per eliminare un abuso edilizio, ma non cancella i giorni già trascorsi. Se il ricorso viene successivamente respinto, il termine riprende a decorrere per la sola parte residua, senza ricominciare da zero.
Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, riunito in Adunanza Plenaria, con la sentenza n. 7 del 31 luglio 2026. La pronuncia risolve un contrasto giurisprudenziale sull’applicazione dell’articolo 31, comma 3, del d.P.R. 380/2001 e chiarisce quando l’immobile viene acquisito gratuitamente al patrimonio comunale.
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Consiglio di Stato -Adunanza Plenaria- sentenza n. 7 del 31-07-2026

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1. Da centro culturale a luogo di culto: il caso di Monfalcone


La controversia riguardava un immobile utilizzato dal Centro culturale islamico Darus Salaam di Monfalcone come luogo stabile di culto e preghiera. Secondo il Comune, tale utilizzo comportava un mutamento di destinazione d’uso non autorizzato e un maggiore carico urbanistico.
Con un’ordinanza del novembre 2023, l’amministrazione aveva vietato l’utilizzo dell’immobile come luogo di culto e ordinato il ripristino della destinazione originaria entro 90 giorni dalla notifica.
L’associazione aveva impugnato il provvedimento. Nel corso del giudizio erano intervenute alcune decisioni cautelari favorevoli e una sentenza del TAR che aveva annullato l’ordinanza. Quest’ultima decisione era stata però riformata dal Consiglio di Stato, che aveva definitivamente riconosciuto la legittimità dell’ordine comunale.
Accertata la prosecuzione dell’attività di culto, il Comune aveva quindi disposto l’acquisizione dell’immobile al proprio patrimonio indisponibile. In materia, consigliamo l’utilissimo volume “Come sanare gli abusi edilizi -Aggiornato alle novità sul Superbonus”, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.

Come sanare gli abusi edilizi

L’opera contiene tutti gli strumenti utili al professionista per affrontare le criticità legate ad abusi edilizi e sanatorie, anche in considerazione della recente giurisprudenza e delle significative novità normative in materia. L’ottava edizione del volume è stata ampliata con le nuove disposizioni del Decreto Salva Casa, volte a sanare (o comunque a facilitare la sanatoria) di diverse irregolarità edilizie. Tra queste, il superamento del requisito della doppia conformità per la sanatoria, la particolare disciplina in tema di tolleranze costruttive e le aumentate possibilità di ottenere il cambio di destinazione d’uso. Con formulario, giurisprudenza, tabelle e schemi esemplificativi, il testo guida il professionista tra le violazioni in cui potrebbe imbattersi: attraverso l’analisi di casi concreti, l’Autore illustra operativamente come affrontare la fattispecie e quale procedura di sanatoria eseguire. Ciascun capitolo si compone di una prima parte in cui è riportata la ratio delle questioni in oggetto, con indicazione delle fonti normative; una seconda parte di commento, che intende identificare nella pratica gli ambiti applicativi degli istituti e le procedure di sanatoria e un’esauriente rassegna giurisprudenziale per argomento.
Nicola D’AngeloMagistrato, autore di testi di diritto, collabora su tematiche giuridiche con diverse riviste tra cui “Progetto sicurezza”, “Rivista Giuridica di Po- lizia” e “L’Ufficio Tecnico”, pubblicate da Maggioli Editore.

 

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2. I 90 giorni erano già scaduti: acquisizione automatica


Nel caso concreto, il termine era già interamente decorso prima del primo provvedimento favorevole all’associazione. L’ordine era stato notificato il 25 novembre 2023, mentre la prima misura cautelare favorevole era intervenuta il 29 febbraio 2024.
Alla scadenza dei 90 giorni, ha ricordato la Plenaria, il Comune diventa proprietario del bene direttamente per effetto della legge. Il successivo atto di acquisizione ha natura dichiarativa: accerta e formalizza un trasferimento già avvenuto.
Le decisioni favorevoli intervenute dopo la scadenza non potevano eliminare retroattivamente l’inottemperanza. Un simile effetto si sarebbe prodotto soltanto in presenza dell’annullamento definitivo dell’ordine di ripristino, circostanza non verificatasi nel caso esaminato.

3. Sentenza favorevole: il termine si sospende ma non riparte


L’Adunanza Plenaria ha affrontato anche l’ipotesi in cui la pronuncia favorevole al proprietario intervenga prima della scadenza dei 90 giorni.
La soluzione è quella della sospensione e non dell’interruzione. La misura cautelare o la sentenza di primo grado arresta temporaneamente il conteggio, ma non azzera il periodo già trascorso. Quando viene comunicato un successivo provvedimento giurisdizionale sfavorevole, il termine riprende a decorrere per la parte restante.
Secondo il Consiglio di Stato, la tutela cautelare ha carattere provvisorio e strumentale. Se il ricorso viene definitivamente respinto, il privato non può conservare un vantaggio ulteriore rispetto alla temporanea sospensione degli effetti dell’atto impugnato.
Occorre comunque verificare se l’esecuzione sia concretamente possibile nel tempo residuo. In presenza di impedimenti oggettivi, l’interessato può chiedere al Comune la concessione di un ulteriore termine congruo oppure presentare, quando ancora consentito, un’istanza di accertamento di conformità.

4. La libertà di culto non supera le regole urbanistiche


La Plenaria ha respinto anche la tesi secondo cui la funzione religiosa dell’immobile avrebbe imposto una diversa valutazione.
La libertà di culto è costituzionalmente garantita, ma non attribuisce il diritto di utilizzare qualsiasi immobile come luogo di preghiera. L’attività religiosa deve rispettare le destinazioni urbanistiche, le norme edilizie e le prescrizioni poste a tutela della sicurezza e dell’incolumità delle persone.
Non è stato riconosciuto neppure lo stato di necessità, poiché la situazione invocata derivava dal mutamento di destinazione d’uso realizzato dalla stessa associazione. La natura costituzionale dell’attività svolta, da sola, non rende sproporzionata l’acquisizione dell’immobile.

5. Il principio destinato a guidare i prossimi giudizi


La sentenza fissa dunque una regola precisa: il ricorso non sospende automaticamente l’ordine di ripristino; una pronuncia favorevole sospende il termine, ma non lo azzera; trascorsi inutilmente i 90 giorni, l’acquisizione al patrimonio comunale opera automaticamente.
Il punto più delicato per i prossimi contenziosi sarà la valutazione della concreta possibilità di adempiere nel periodo residuo. Proprietari e amministrazioni dovranno verificare caso per caso se il tempo restante sia sufficiente o se ricorrano condizioni oggettive per concedere una proroga.

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