Non è per nulla facile gestire l’ospedale di Locri. Lo testimoniano i bilanci tecnici organizzativi del passato, non positivi, nonostante l’impiego gestionale di èquipe e team di super professionisti provenienti da ogni dove. In quasi tutta l’ Italia la sanità, ogni giorno, è chiamata a confrontarsi con difficoltà organizzative, carenza di risorse e aspettative sempre più alte da parte dei cittadini. Ancora di più a Locri, in una zona deprivata sotto molteplici aspetti in una Calabria in cui la sanità, per anni, è stata una “macelleria sociale”. Nonostante le difficoltà enormi, però, ci sono figure professionali che scelgono di interpretare il proprio ruolo non soltanto come un incarico, ma come una vera missione al servizio della comunità.
Tra queste, all’Ospedale di Locri, spicca il dottor Giuseppe D’Ascoli, direttore del presidio ospedaliero, una figura che unisce competenza professionale, senso delle istituzioni, equilibrio, disponibilità e una spiccata sensibilità umana. Il suo percorso professionale racconta una lunga esperienza nel campo dell’igiene, della medicina preventiva e della sanità pubblica, maturata anche all’interno dello stesso presidio locrese. Un bagaglio che gli consente oggi di affrontare la complessità della gestione ospedaliera con uno sguardo concreto, ma al tempo stesso profondamente attento alle esigenze delle persone.
Il direttore D’Ascoli è soprattutto un dirigente che sembra voler mettere al centro del proprio lavoro un principio semplice e fondamentale: la dignità di un ospedale passa innanzitutto dalla dignità delle persone che vi lavorano e di quelle che vi vengono curate. L’Ospedale di Locri rappresenta da sempre un punto di riferimento essenziale per un territorio vasto e per una popolazione che ha bisogno di poter contare su servizi sanitari efficienti, qualificati e accessibili. Non si tratta soltanto di mantenere in vita una struttura, ma di restituirle pienamente il ruolo che le compete: quello di presidio sanitario autorevole, moderno e capace di rispondere alle necessità della Locride. È in questa prospettiva che va letto l’impegno quotidiano del direttore sanitario. Un impegno fatto di presenza, confronto con gli operatori, attenzione alle criticità e volontà di valorizzare ciò che già esiste, senza rinunciare alla possibilità di costruire nuove prospettive. Già qualche anno fa, in occasione di un confronto istituzionale dedicato specificamente alla situazione dell’Ospedale di Locri, D’Ascoli partecipò alla delegazione dei sanitari che incontrò il presidente della Regione Calabria e i vertici dell’ASP per affrontare le principali criticità del presidio. Quell’approccio racconta bene una caratteristica importante del suo modo di intendere la funzione dirigenziale: esserci, ascoltare, rappresentare i problemi e cercare soluzioni. In un incarico delicato come quello della direzione di un ospedale, le competenze tecniche da sole non bastano. Serve la credibilità costruita giorno dopo giorno. E proprio la credibilità è uno degli elementi sui quali può poggiare il rilancio dell’Ospedale di Locri: una credibilità fondata sul lavoro, sulla competenza e sulla capacità di guardare al futuro senza dimenticare le difficoltà del presente. Il direttore D’Ascoli è chiaro che si è posto l’ obiettivo di creare condizioni affinché le competenze presenti possano esprimersi al meglio, favorendo collaborazione, integrazione tra discipline, formazione e crescita professionale. Una visione che appare coerente anche con l’indirizzo espresso dalla nuova direzione dell’ASP di Reggio Calabria, guidata dalla dottoressa Maddalena Berardi, nominata direttrice generale nel giugno 2026 dopo aver ricoperto l’incarico di direttore amministrativo della stessa Azienda. La scelta di Berardi, indicata dalla Regione anche nell’ottica della continuità amministrativa e gestionale, apre una fase nella quale la collaborazione tra direzione generale e direzione dei presidi può assumere un’importanza fondamentale e strategica. La valorizzazione dell’Ospedale di Locri richiede una visione condivisa e una forte sinergia tra chi opera quotidianamente all’interno del presidio e chi ha la responsabilità complessiva dell’Azienda sanitaria.
In questo quadro, la collaborazione tra il dottor D’Ascoli e la dottoressa Berardi può rappresentare un’opportunità importante per la Locride. Da una parte l’esperienza e la conoscenza diretta delle dinamiche ospedaliere; dall’altra una direzione generale chiamata a programmare, investire e organizzare le risorse dell’intera Azienda.
La stessa Berardi ha recentemente sottolineato l’importanza del rafforzamento dei servizi ospedalieri e territoriali e degli investimenti sulle strutture, evidenziando come il potenziamento dell’offerta assistenziale debba accompagnarsi alla valorizzazione delle competenze professionali. È proprio questa la strada che può consentire all’Ospedale di Locri di tornare a essere percepito non come una struttura da difendere, ma come un patrimonio sanitario da valorizzare e far crescere. Al di là dei numeri, degli organigrammi e delle programmazioni, un ospedale rimane soprattutto una comunità di persone. Ed è forse proprio sul piano umano che la figura di D’Ascoli acquista un significato particolare.
La disponibilità all’ascolto, il rapporto con gli operatori, l’attenzione alle problematiche quotidiane e la sensibilità verso chi vive momenti di difficoltà rappresentano qualità preziose in qualsiasi struttura sanitaria.
Il rilancio dell’Ospedale di Locri non può essere responsabilità di una sola persona. È una sfida che coinvolge l’ASP, la Regione, le istituzioni locali, i professionisti sanitari e, più in generale, l’intera comunità della Locride.
Ma avere alla guida del presidio una figura che conosce profondamente il territorio e che ha maturato una lunga esperienza nella sanità rappresenta certamente un valore.
Il dottor Giuseppe D’Ascoli può dunque essere considerato, in questa fase, uno dei protagonisti importanti di un percorso che punta a restituire al nosocomio locrese autorevolezza, efficienza e dignità.
La strada è ancora lunga e le difficoltà non mancano. Ma la direzione appare chiara: valorizzare ciò che funziona, affrontare ciò che non funziona, investire nelle professionalità, rafforzare i reparti e costruire una collaborazione sempre più stretta con la direzione generale dell’ASP. Se questa visione saprà tradursi in azioni concrete e continuative, l’Ospedale di Locri potrà tornare a rappresentare non soltanto un presidio indispensabile, ma anche un motivo di orgoglio per tutta la Locride.
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