Il trapper interrogato dal gip nega e si giustifica. Ma intanto, da Milano (De Corato) a Palermo (il sindaco Lagalla) FdI sottolinea la pericolosità di immagine e messaggio che il cantante propone: droga, armi, violenza e disprezzo delle regole non sono i modelli di cui le nostre città hanno bisogno
Tony Boy lascia il carcere di San Vittore e va agli arresti domiciliari. Il trapper, interrogato questa mattina dal Gip di Milano Chiara Valori, continua a respingere le accuse di spaccio e a negare i sospetti sull’arma trovata in casa, nel pervicace tentativo di ridimensionare la gravità della sua situazione giudiziaria. E alla fine di una lunga giornata la Gip dispone per lui la custodia cautelare solo per l’imputazione sulla pistola e non per spaccio. Nonostante – sottolinea l’Ansa – la Procura abbia chiesto il carcere segnalando che è «incontestabile» il reato di «detenzione di un’arma con matricola abrasa con caricatori e relative cartucce».
Sottolineando come i fatti appaiano indicativi «della elevatissima pericolosità del soggetto». Quella pistola, come si legge negli atti, era stata «nascosta nella stanza da letto sopra l’armadio»… E malgrado, sempre per la Procura, ci siano «gravi indizi» anche in relazione all’accusa di spaccio di droga (circa 4 grammi di cocaina, 8 grammi di hashish, circa un grammo di marijuana). Tra gli elementi un “bilancino di precisione” trovato in camera.
Resta il fatto, insomma, che per i magistrati Tony Boy, il trapper ventiseienne con un milione di follower su Instagram, è un soggetto di “elevatissima pericolosità”. Eppure il giovane, dalla pistola clandestina con matricola abrasa «comprata su Telegram». Passando per l’incredibile show in diretta social mentre la Polizia gli perquisiva la casa. Fino all’interrogatorio di questa mattina davanti alla gip di Milano Chiara Valori, lui (al secolo Antonio Hueber) continua a respingere le accuse di spaccio e a negare i sospetti sull’arma trovata in casa, nel pervicace tentativo di ridimensionare la gravità della sua situazione giudiziaria.
Tony Boy interrogato dal gip nega e si giustifica
«Non ho mai spacciato. La droga che avevo era per uso personale, perché ho una conclamata dipendenza. L’arma ce l’avevo per autodifesa, perché di recente ho subito un furto in casa», sono state le risposte di Tony Boy, che il legale Niccolò Vecchioni ha riferito. Si è difeso il trapper nell’interrogatorio davanti al gip nel carcere milanese di San Vittore, contestando l’accusa di spaccio, ma rendendo dichiarazioni confessorie sulla pistola con matricola abrasa trovata nella sua casa dalla Polizia. E ora il gip dovrebbe decidere in giornata sulla convalida dell’arresto e sulla misura cautelare.
«Pistola in casa? Per difendermi dopo una rapina. La droga: per uso personale, non spaccio»
Una linea difensiva, quella del giovane, che però contrasta nettamente con i rilievi della Procura di Milano, per la quale il cantante rappresenta un soggetto di «elevatissima pericolosità», visti i precedenti, il bilancino di precisione trovato in camera e le munizioni nascoste sopra l’armadio. Ma non è tutto. Perché al di là degli sviluppi giudiziari, l’ennesima vicenda che vede protagonista un’icona del trap motiva e giustifica la ferma reazione della politica contro un «modello sociale e culturale devastante» per i più giovani.
Ma intanto da Milano a Palermo la politica non si arrende. De Corato: una vicenda grave che mina la sicurezza
Allora, ieri ad alzare la voce a Milano è stato il deputato di Fratelli d’Italia ed ex vicesindaco Riccardo De Corato, che nel sottolineare l’efficace lavoro quotidiano delle forze dell’ordine, ha anche puntualizzato: «L’arresto effettuato dalla Polizia di Stato a Milano del rapper Tony Boy, trovato, secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa, con cocaina, marijuana e hashish, una pistola con matricola abrasa e circa cinquanta munizioni, è un fatto grave e allo stesso tempo dimostra ancora una volta l’importanza dell’attività quotidiana delle Forze dell’ordine sul territorio».
Sottolineando poi: «Naturalmente saranno la magistratura e il processo ad accertare le responsabilità dell’indagato. Sul piano della sicurezza, però, il rinvenimento di un’arma clandestina insieme a sostanze stupefacenti conferma quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione sul contrasto alla diffusione di droga e armi illegali a Milano». Chiosando quindi: «Lo Stato sta facendo la propria parte sul fronte dei controlli. Occorre che anche l’amministrazione comunale utilizzi pienamente uomini, strumenti e competenze della Polizia Locale per contribuire, giorno dopo giorno, al presidio della città».
Palermo, il sindaco Lagalla: la città prende le distanze da Tony Boy
Oggi alle sue parole hanno fatto eco quelle dei rappresentanti istituzionali siciliani, chiamati ad intervenire a in vista del concerto del trapper previsto al Velodromo di Palermo. Il sindaco Roberto Lagalla, dunque, ha preso ufficialmente le distanze asserendo con nettezza: «Palermo è una città che crede nella cultura, nella musica e nella libertà di espressione. Ma proprio per questo non può essere indifferente ai comportamenti di chi sale su un palco e diventa, a tutti gli effetti, un modello per migliaia di giovani».
Concludendo pertanto che, «alla luce delle notizie relative all’arresto di Tony Boy. E alle accuse contestate dalla magistratura, riteniamo doveroso ribadire con chiarezza che l’Amministrazione comunale e la città di Palermo prendono le distanze, senza ambiguità, da qualsiasi comportamento che possa risultare incompatibile con il rispetto della legge e delle regole della convivenza civile».
Tony Boy, l’assessore alla cultura: «Palermo deve essere molto chiara sui modelli culturali che intende promuovere»
Non solo. Perché a rincarare la dose ha provveduto poi l’assessore alla Cultura e segretario cittadino di FdI Antonio Rini: «Nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e senza anticipare giudizi sulle responsabilità personali, ritengo che Palermo debba essere molto chiara sui modelli culturali che intende promuovere, soprattutto quando questi si rivolgono ai più giovani».
«Droga, armi, violenza e disprezzo delle regole non sono i modelli di cui Palermo ha bisogno»
Aggiungendo a stretto giro: «Da assessore alla Cultura e da segretario cittadino di Fratelli d’Italia dico con altrettanta chiarezza che artisti associati a messaggi o comportamenti che rischiano di rendere normali droga, armi, violenza e disprezzo delle regole non sono i modelli di cui Palermo ha bisogno. La cultura non è censura, ma è anche capacità di scegliere e proporre riferimenti. Io sto dalla parte degli artisti che attraverso la musica raccontano la bellezza, il talento, il rispetto, la speranza e la voglia di vivere».
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Giulia Melodia
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