28 agosto 2026 – ore 11:30 – Sono 65 su 66 le acque di balneazione del Friuli Venezia Giulia classificate in qualità eccellente per la stagione 2026, un risultato che colloca la regione ai vertici nazionali, ma la stessa Arpa Fvg assegna ai corpi idrici marino-costieri della costiera triestina uno stato chimico “non buono”, determinato dal tributilstagno, residuo delle vernici antivegetative applicate agli scafi, e dal benzo(a)pirene, marcatore degli idrocarburi policiclici aromatici. I due giudizi non si contraddicono, perché misurano parametri diversi. La classificazione della balneazione si fonda esclusivamente su due indicatori di contaminazione fecale, Escherichia coli ed enterococchi intestinali, e certifica che l’acqua è sicura per chi fa il bagno. La classificazione dei corpi idrici prevista dalla direttiva quadro sulle acque valuta invece lo stato ecologico e la presenza di sostanze prioritarie, e nel Golfo di Trieste registra il peso di un traffico marittimo che nel 2025 ha movimentato quasi 60 milioni di tonnellate di merci nel solo scalo giuliano. È la ragione per cui il mare davanti a Barcola può essere allo stesso tempo balneabile e chimicamente compromesso. La classificazione pubblicata da Arpa Fvg per la stagione 2026 si basa sui campionamenti dei quattro anni precedenti. Nella stagione 2025, compresa tra il 1° maggio e il 30 settembre, l’Agenzia ha eseguito 790 analisi microbiologiche sui punti regionali: quattro i campioni non conformi, due a Monfalcone in aprile e uno al lago di Sauris in luglio. Il monitoraggio non prende in esame metalli pesanti, idrocarburi, microplastiche o composti organostannici, che rientrano in un diverso sistema di controllo. Anche i rilievi indipendenti confermano il quadro microbiologico: il 28 maggio scorso Goletta Verde di Legambiente ha campionato dieci punti in regione, tre dei quali a Trieste (rive, Barcola e Sistiana Castelreggio), tutti entro i limiti di legge. Il portavoce Stefano Raimondi ha però rilevato l’assenza pressoché totale di cartellonistica informativa sulla qualità delle acque nei punti monitorati. Il risultato microbiologico ha una spiegazione infrastrutturale precisa. Il depuratore di Servola, gestito da AcegasApsAmga, tratta tra 80mila e 100mila metri cubi di reflui al giorno per un bacino di 190mila abitanti equivalenti, con linee di rimozione dell’azoto e del fosforo e un sistema di regolazione dinamica dei nutrienti messo a punto con l’Ogs, l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale. L’impianto, costato 52,5 milioni di euro, intercetta i carichi organici urbani che altrove determinano i superamenti dei limiti di balneazione.
Il conto ambientale del porto si paga sull’aria
Il traffico portuale, però, incide su altre matrici. Nel 2025 lo scalo giuliano ha movimentato 60 milioni di tonnellate di merci, in crescita dello 0,72 per cento, di cui 43 milioni di rinfuse liquide e 681.733 Teu, mentre per il 2026 Trieste Terminal Passeggeri ha programmato 128 scali crocieristici e 380mila passeggeri tra l’11 aprile e il 26 novembre, con 22 compagnie coinvolte. Secondo le elaborazioni di Arpa Fvg, le attività portuali di Trieste generano circa il 20 per cento della CO2, quasi il 70 per cento degli ossidi di azoto e il 50 per cento del particolato fine emessi complessivamente in città. Una simulazione dell’Agenzia riferita al 2019 ha quantificato in 2.711 tonnellate gli NOx, in 294 tonnellate gli ossidi di zolfo e in 132 tonnellate il particolato prodotti dal traffico navale, con l’88 per cento delle emissioni di ossidi di azoto concentrato nella fase di ormeggio: 1.127 tonnellate l’anno al terminal Siot, 747 al Molo VII. Nei comuni costieri tra Grado e Muggia il traffico marittimo incide sulle concentrazioni di polveri fini in una forbice stimata tra il 20 e il 50 per cento. La stessa simulazione ha rilevato che la dispersione degli inquinanti avviene in prevalenza verso il mare, per effetto del regime dei venti: un fattore che riduce l’esposizione della città ma non annulla l’immissione in atmosfera. Due interventi normativi e infrastrutturali stanno modificando questo bilancio. Dal 1° maggio 2025 il Mediterraneo è area di controllo delle emissioni di zolfo (Seca) e il tenore massimo consentito nei combustibili navali è sceso allo 0,1 per cento. Sul fronte delle banchine, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale ha completato a maggio i lavori di elettrificazione degli ormeggi passeggeri, il cosiddetto cold ironing, che consente alle navi di spegnere i motori ausiliari durante la sosta. Il solo intervento sul Molo dei Bersaglieri, dove attraccano le navi da crociera, vale 8,6 milioni di euro. Il presidente Marco Consalvo ha dichiarato il 26 maggio che “l’operazione di elettrificazione delle banchine è finita” e che il collaudo sarebbe stato eseguito entro giugno, indicando luglio come possibile data del primo allaccio. L’attivazione resta subordinata a un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che deve definire le procedure operative e individuare il soggetto gestore del servizio.
L’ecosistema cambia sotto la linea di galleggiamento
L’impatto meno visibile riguarda la biodiversità. Nel Golfo di Trieste sono censite circa 90 specie non indigene, a fronte di 217 in Adriatico e di circa 1.100 nell’intero Mediterraneo: dati del progetto Aliena, finanziato dal programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027 e condotto con Arpa Fvg, secondo cui almeno la metà delle specie aliene adriatiche è stata introdotta attraverso le navi, per via delle acque di zavorra e degli organismi che aderiscono agli scafi. Tra queste il granchio blu (Callinectes sapidus), la cui presenza nel Golfo è documentata dai biologi dell’Area marina protetta di Miramare, gestita dal Wwf. Su questo fronte l’Autorità portuale, con la Regione e Arpa Fvg, ha annunciato il 15 luglio il primo impianto mobile italiano per il trattamento delle acque di zavorra delle navi all’ormeggio, definito da Consalvo “un progetto molto innovativo che stiamo collaudando e che darà un forte contributo in materia ambientale”. Nello stesso giorno Arpa Fvg e Autorità portuale hanno sottoscritto un protocollo valido fino al 31 dicembre 2030 che estende il monitoraggio congiunto ad acque e ambiente marino, sedimenti, suolo, qualità dell’aria e inquinamento acustico, con valutazione preventiva degli impatti delle nuove opere. L’ultima classificazione disponibile dei corpi idrici marino-costieri regionali, riferita al sessennio 2014-2019, colloca tutti i dodici corpi idrici monitorati in stato ecologico buono o elevato.
Articolo di Francesco Antonucci
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