Letteratura, musica, ricerca, arte, tradizioni e cammini per l’ottava edizione del raduno ideato da Gioacchino Criaco e curato quest’anno da Angela Sposato. Un’esperienza immersiva per raccontare la montagna fuori dagli stereotipi e restituire centralità alla comunità di Africo

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Oltre mille persone hanno attraversato Africo antico nell’arco di 48 ore per vivere la montagna dall’interno, tra letteratura, musica, arte, ricerca, sapori e tradizioni. Si chiude con una grande partecipazione l’ottava edizione di “Gente in Aspromonte”, il raduno culturale non convenzionale nato da un’idea dello scrittore Gioacchino Criaco e diventato negli anni un appuntamento capace di proporre una lettura autentica dell’Aspromonte e delle sue comunità.

Realizzata in collaborazione con il Comune di Africo e l’associazione “Insieme per Africo”, la manifestazione rientra nel progetto della Regione Calabria dedicato alle “Celebrazioni del 70° anniversario della morte di Corrado Alvaro”, attuato dal Dipartimento Turismo, Cultura e Identità Territoriale e dalla Calabria Film Commission con risorse POC 2014/2020.

L’edizione 2026, curata da Angela Sposato, ha costruito un percorso nel quale letteratura, antropologia, scienza, musica e memoria si sono incontrate, mantenendo al centro due concetti: autenticità e artigianalità.

Grande anche il protagonismo femminile e il coinvolgimento diretto della comunità, chiamata non semplicemente ad assistere agli appuntamenti, ma a costruire materialmente l’esperienza.

Corrado Alvaro e Saverio Strati hanno rappresentato inevitabilmente due riferimenti fondamentali della due giorni. Intorno alle loro opere si è sviluppato un confronto più ampio sulla montagna, sulla biodiversità culturale e naturale dell’Aspromonte e sul rapporto tra uomo, ambiente e territorio.

Tra gli approfondimenti anche la ricerca sulla quercia e sulla ghianda, affrontata con Carmine Lupia, etnobotanico dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, e Giosuè Costa, docente di Chimica degli Alimenti. Antropologia e artigianato si sono invece incontrati attraverso il contributo di Ettore Castagna e del giovane costruttore di strumenti musicali Giuseppe Lucà.

Ampio lo spazio dedicato ai libri. Gianfranco Marrone e l’editore Manuel Grillo hanno accompagnato la presentazione di “Un pranzo da re” di Jim Harrison, mentre Anna Mallamo ha portato ad Africo il suo romanzo “Col buio me la vedo io”. Domenico Piraina, direttore del dipartimento Cultura del Comune di Milano, si è invece soffermato sulla metafisica di Alvaro.

La musica ha attraversato diversi momenti del programma fino alla performance dei Fiati di Delianuova, diretti dal maestro Gaetano Pisano.

Ma “Gente in Aspromonte” è stata soprattutto esperienza fisica dei luoghi. Domenico Stranieri, sindaco di Sant’Agata del Bianco e scrittore, ha condotto i partecipanti lungo un’escursione letteraria sulle tracce di Alvaro e Strati verso Campusa, attraversando spazi nei quali paesaggio, memoria e narrazione continuano a sovrapporsi.

Il cammino ha raggiunto anche BARCALABRIA, suggestiva installazione inserita nel più ampio progetto artistico di Antonello Scotti.

Particolare attenzione è stata riservata alla ricostruzione dell’atmosfera dei luoghi senza introdurre elementi estranei. Sotto le querce è nato un vero salotto aspromontano, utilizzando manufatti recuperati dalle abitazioni di Africo: coperte di ginestra lavorate al telaio, lavori all’uncinetto e sedute già presenti sul territorio.

La stessa filosofia ha guidato la cucina, affidata alle preparazioni tradizionali dei giovani di Insieme per Africo. Non una scenografia costruita per i visitatori, dunque, ma il tentativo di utilizzare ciò che Africo possiede, conserva e tramanda.

«Non abbiamo vinto per il numero delle presenze, anche se un migliaio di persone ha attraversato questi luoghi in un continuo andirivieni lungo 48 ore», ha sottolineato Gioacchino Criaco.

Per lo scrittore, il risultato più importante è stato un altro: avere portato persone arrivate anche da lontano a «vivere la montagna da dentro, con la fatica, il sudore e le scomodità», superando una rappresentazione spesso retorica delle aree interne.

Criaco scherza sulle “torture” alle quali sono stati sottoposti i partecipanti, ma individua proprio nella fatica uno degli elementi fondamentali dell’esperienza: entrare nella natura significa attraversarla realmente, accettandone anche le asperità, fino a rischiare di rimanere «imprigionati in quella malia, impietosa e amorosa, che lega all’Aspromonte».

Un’immagine riassume forse meglio di tutte lo spirito della manifestazione: professori universitari, scrittori, musicisti, amministratori e partecipanti arrivati alla fine del percorso insieme, stanchi, con un mazzetto di origano o una ghianda tra le mani e, per molti, un libro da riportare a casa.

«Hanno vinto le ragazze e i ragazzi di Africo e le amiche e gli amici arrivati da fuori», ha spiegato Criaco, annunciando già la volontà di riproporre la scommessa il prossimo anno, senza eliminare proprio quelle asperità che costituiscono una parte essenziale dell’esperienza.

Anche per la curatrice Angela Sposato, il tratto distintivo dell’edizione è stato il suo “pensiero artigiano”: dai manufatti al cibo, fino allo stesso cammino, tutto è stato costruito con le mani e attraverso il contributo delle persone.

«Abbiamo voluto abitare luoghi rimasti abbandonati per oltre settant’anni, come Campusa e la scuola elementare, trasformandoli in spazi di convivialità e cultura», ha spiegato Sposato. Il cammino diventa così metafora di pensiero e di azione e il raduno un grande rito collettivo nel quale possono nascere incontri, emozioni, confronti e persino riconciliazioni.

Numerosa anche la presenza istituzionale. All’apertura sono intervenuti l’assessore regionale al Turismo Giovanni Calabrese, il sindaco di Africo Domenico Modaffari, il sindaco di Bianco Giovanni Versace, il presidente del Gal Area Grecanica Giuseppe Bombino e il presidente del Gal Terre Locridee Francesco Macrì.

Alla giornata conclusiva ha partecipato anche Anton Giulio Grande, presidente della Calabria Film Commission, che ha espresso apprezzamento per la qualità dell’iniziativa e per il particolare contesto naturalistico, artistico e letterario nel quale è stata realizzata.

Fondamentale, infine, il lavoro dei giovani di “Insieme per Africo”, a partire dalla pulizia straordinaria dei sentieri e delle testimonianze murarie fino all’accoglienza dei partecipanti.

«Africo torna a essere faro portatore di valori eterni che nobilitano l’animo umano quali unione, lavoro, rispetto reciproco», sottolineano i ragazzi dell’associazione, rivendicando soprattutto il contributo degli uomini e delle donne del paese che hanno restituito un volto nuovo agli spazi coinvolti.

Ed è forse proprio questa l’eredità più significativa dell’ottava edizione: riabitare Africo attraverso la cultura, anche soltanto per due giorni, facendo tornare sentieri, querce, case, memorie e antichi spazi di comunità luoghi nei quali incontrarsi e produrre nuove storie.

Tra libri, musica, cammini, ricerca e convivialità, “Gente in Aspromonte” ha riportato al centro Africo e la sua montagna, dimostrando come un patrimonio rimasto per decenni ai margini possa ancora essere vissuto, raccontato e trasmesso senza trasformarlo in qualcosa di artificiale.

E da Africo antico è già arrivato l’appuntamento per il prossimo anno.




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Giuseppe Mazzaferro

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