Non soltanto le presunte richieste di denaro per poter coltivare e raccogliere sui propri terreni. Nell’ordinanza cautelare che ha portato in carcere Carlo Bondelmonte, 61 anni, e agli arresti domiciliari la moglie Soccorsa Grazia Di Pierno, 27 anni, detta “Solly”, emerge con particolare forza anche ciò che sarebbe accaduto dopo la denuncia presentata da un imprenditore agricolo.

Secondo il gip del Tribunale di Foggia, infatti, vi sarebbe stato un “concreto pericolo” che le condotte contestate potessero incidere sulla genuinità delle prove. Il giudice richiama espressamente le dichiarazioni della persona offesa, che avrebbe iniziato a ricevere minacce e pressioni perché ritirasse la querela.

È uno dei passaggi più pesanti dell’intero provvedimento, che ricostruisce una vicenda iniziata, secondo l’accusa, già nel 2014 e protrattasi per anni attorno ai terreni agricoli dell’imprenditore nella zona di San Severo.

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e le contestazioni dovranno essere verificate nel prosieguo. Gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

“Stai attento, tuo figlio va in campagna da solo”

L’ordinanza descrive il clima che si sarebbe creato dopo la decisione dell’agricoltore di rivolgersi ai carabinieri.

L’uomo, secondo quanto riportato dal giudice, avrebbe manifestato un timore tale per i propri terreni da effettuare “ripetuti e costanti passaggi in auto” per verificare che non fossero stati provocati danni.

Ma non solo. L’imprenditore avrebbe riferito di essere stato avvicinato da un soggetto che gli avrebbe raccomandato di stare attento, ricordandogli che il figlio si recava talvolta da solo in campagna e che in zona “girava gente armata”.

Parole che il gip inserisce nel quadro delle pressioni successive alla denuncia e che contribuirebbero, secondo l’ordinanza, a spiegare il timore maturato dalla persona offesa.

“Se ti fanno dei danni non venire a bussare a casa mia”

Tra le frasi attribuite a Bondelmonte e riportate nel provvedimento ce n’è una che il giudice considera particolarmente significativa: “Se ti fanno dei danni poi non venire a bussare a casa mia”.

La frase viene accostata ad altre conversazioni nelle quali si farebbe riferimento esplicitamente alla denuncia presentata dall’imprenditore.

In un altro passaggio intercettato compare la frase: “Abbiamo saputo che ha fatto denuncia, se l’ha fatta denuncia, lo facciamo pagare”. E ancora: “Se mio marito va dentro, te la faremo pagare”.

Secondo il gip, proprio queste conversazioni costituirebbero un riscontro alle dichiarazioni della persona offesa sulle pressioni ricevute affinché facesse marcia indietro.

“Da oggi in poi non raccogli più”

Nelle carte compare anche una frase che collegherebbe direttamente le presunte intimidazioni all’attività agricola: “Tu da oggi in poi non raccogli più”.

A questa si aggiunge un ulteriore riferimento ai pagamenti che sarebbero stati richiesti ad altri proprietari di vigneti.

Il quadro accusatorio è quello di un sistema nel quale l’imprenditore avrebbe versato denaro per anni nella convinzione che rifiutarsi potesse avere conseguenze sui terreni, sulle coltivazioni o sulla possibilità stessa di continuare a lavorare serenamente.

La denuncia, presentata quando le richieste sarebbero diventate più onerose, avrebbe determinato una nuova fase della vicenda: non più soltanto la pretesa economica, ma anche il tentativo, secondo l’accusa, di spingere la vittima a ritrattare.

Il giudice: rischio concreto di pressioni sulla vittima

Nel motivare le esigenze cautelari, il gip sottolinea come gran parte della ricostruzione investigativa poggi proprio sulle dichiarazioni dell’imprenditore.

Da qui il timore che eventuali ulteriori pressioni potessero incidere sulla genuinità del quadro probatorio.

Il giudice scrive che vi sarebbero elementi concreti per ritenere che gli indagati potessero usare la forza o comunque forme di pressione per indurre la persona offesa a ritrattare.

La preoccupazione, dunque, non riguarda soltanto un’ipotetica reiterazione delle condotte, ma anche il rischio che il denunciante potesse essere condizionato proprio nel momento in cui l’indagine entrava nella sua fase più delicata.

Il ruolo attribuito a Di Pierno

L’ordinanza dedica spazio anche al ruolo contestato a Soccorsa Grazia Di Pierno, compagna di Bondelmonte.

Secondo il gip, il suo coinvolgimento deriverebbe innanzitutto dalla “ripetuta condotta materiale di riscossione dei profitti illeciti”. Nelle conversazioni riportate nel provvedimento emerge il riferimento al fatto che Bondelmonte avrebbe mandato la compagna a ritirare il denaro.

Il giudice richiama alcune frasi nelle quali Di Pierno avrebbe invitato la persona offesa a “mettersi a regola”, sostenendo che altri proprietari avrebbero pagato somme superiori.

Sempre secondo quanto riportato nell’ordinanza, la donna avrebbe partecipato direttamente anche alle discussioni relative alle richieste economiche e, in una conversazione, avrebbe fatto riferimento al rischio di finire in carcere proprio per quei pagamenti.

“A quello gli ho cercato 500 euro”

Uno dei passaggi più significativi riguarda una conversazione del 25 giugno.

Di Pierno, stando alla trascrizione riportata dal giudice, avrebbe parlato esplicitamente della vicenda dell’imprenditore affermando: “A quel pisciaturo di merda gli ho cercato cinquecento euro, sopra a tre ettari e mezzo, non me li ha voluti dare. Io lo avevo minacciato con gli occhi a quel chi te muort… cinquanta euro si stavano sempre zitti …inc.. sai che devi pagare, perchè non paghi?”.

Parole che, secondo il gip, costituirebbero una sorta di “confessione extragiudiziale” rispetto alla conoscenza e alla partecipazione della donna alle condotte contestate.

“Quelli vogliono prendere il gatto nel sacco”

Il giudice valorizza anche alcune conversazioni tra i due indagati successive alla denuncia.

In una di queste Bondelmonte, commentando le iniziative della compagna, avrebbe manifestato la preoccupazione per le conseguenze giudiziarie, dicendo che, se fossero arrivati provvedimenti nei suoi confronti, avrebbe reagito immediatamente.

Nello stesso contesto compare la frase: “Quelli là per come stanno facendo vogliono prendere il gatto nel sacco”.

Per il gip si tratta di elementi che dimostrerebbero la consapevolezza, da parte dei due, della natura illecita delle condotte contestate e dei rischi derivanti dall’intervento delle forze dell’ordine.

Carcere e domiciliari

Il Tribunale di Foggia ha disposto per Bondelmonte la custodia cautelare in carcere, ritenendo non sufficienti misure meno afflittive.

Per Di Pierno sono stati invece disposti gli arresti domiciliari, con le prescrizioni previste dal provvedimento.

Al centro dell’inchiesta resta la denuncia dell’imprenditore agricolo che, dopo anni di pagamenti che sostiene di aver effettuato per timore di ritorsioni, avrebbe deciso di interrompere quel meccanismo e rivolgersi ai carabinieri.

È proprio ciò che sarebbe accaduto successivamente — le pressioni, i messaggi, i riferimenti ai familiari e ai terreni — a occupare oggi una parte decisiva dell’ordinanza.

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Francesco Pesante

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