Il 2027 si annuncia come un anno di svolta per l’economia globale. Appuntamenti elettorali, nuove tensioni geopolitiche ed energetiche, transizione climatica e accelerazione degli investimenti nell’intelligenza artificiale saranno alcuni dei fattori destinati a condizionare crescita e inflazione, ma anche le scelte delle banche centrali e la direzione dei mercati finanziari. È lo scenario emerso dall’incontro “Elezioni, energia, clima: le sfide che ridisegnano economia e mercati”, organizzato da ING Italia, che ha riunito economisti e responsabili degli investimenti del gruppo.
A delineare il quadro macroeconomico è stato Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, che ha posto l’accento sul rialzo dei rendimenti obbligazionari e sul conseguente interrogativo sulla sostenibilità del debito pubblico. L’aumento dei tassi di mercato, secondo Brzeski, riflette soprattutto la rivalutazione degli effetti della guerra in Medio Oriente, dell’incremento dei prezzi dell’energia e dei relativi rischi inflazionistici.
Lo scenario potrebbe tuttavia rimanere gestibile se i prezzi energetici dovessero ridimensionarsi verso la fine dell’anno e gli effetti di secondo livello sull’inflazione restassero contenuti. In questo caso, sia la FED sia la BCE potrebbero limitarsi a un ulteriore rialzo dei tassi.
Il tema del debito resta comunque centrale. Il rischio immediato di una crisi di liquidità o di insolvenza non viene considerato elevato, ma l’esperienza francese mostra, secondo Brzeski, i limiti di un modello di crescita sostenuto dall’indebitamento. Francia e altri Paesi dell’Eurozona potrebbero essere chiamati dai mercati a una maggiore disciplina di bilancio, con possibili ricadute anche sul quadro politico.
Accanto a debito e inflazione, emerge poi un altro fattore destinato ad assumere un peso crescente: il cambiamento climatico. Ondate di calore, siccità e incendi stanno già producendo effetti sull’attività economica e sulla produttività e potrebbero sottrarre circa 0,3 punti percentuali alla crescita del PIL nel solo 2026. Per l’Europa, questo rende necessario accelerare gli investimenti nell’adattamento climatico, dalle infrastrutture agli edifici fino alle strutture sanitarie.
Sul fronte europeo, la sfida è anche quella dell’autonomia strategica. La capacità di tenuta mostrata nella prima parte dell’anno, sostenuta dal Recovery Fund, dagli stimoli fiscali tedeschi e dalla relativa resilienza nei confronti della concorrenza asiatica, dovrà essere accompagnata da nuove riforme. A oltre due anni dal rapporto Draghi, infatti, una parte significativa delle raccomandazioni resta ancora da tradurre in interventi concreti.
Per Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING, l’economia italiana ha dimostrato nel 2026 una capacità di resistenza superiore alle attese. Nonostante il deterioramento del quadro geopolitico e la nuova accelerazione dei prezzi dell’energia legata alle tensioni in Medio Oriente, consumi e investimenti hanno continuato a sostenere l’attività economica. Nel secondo trimestre il PIL è cresciuto dello 0,2%, mentre la tenuta del mercato del lavoro e la conclusione formale del PNRR alla fine di giugno hanno contribuito alla performance.
Gli indicatori congiunturali lasciano intravedere una sostanziale tenuta anche nel terzo trimestre. Il quadro per la fine del 2026 e l’inizio del 2027 rimane però più complesso. Il protrarsi delle tensioni su petrolio, prodotti raffinati e gas naturale potrebbe frenare la crescita e alimentare nuovamente l’inflazione, aumentando anche il rischio di un ulteriore intervento della BCE.
Per il 2027 ING prevede quindi una moderazione della crescita italiana allo 0,7%, dopo lo 0,9% stimato per il 2026. A pesare sarà anche il venir meno del contributo del PNRR, proprio mentre il Paese si prepara a un anno elettorale.
Anche la politica di bilancio dovrà muoversi in un contesto meno favorevole. Rendimenti più elevati e maggiore costo del servizio del debito riducono gli spazi di manovra del governo. Secondo Pizzoli, sia l’ipotesi di uscita dalla procedura per deficit eccessivo entro la primavera del 2027 sia quella di utilizzare parte della flessibilità sulla spesa energetica, mantenendo il Paese all’interno della procedura, presentano margini di intervento non troppo diversi. La scelta potrebbe però avere conseguenze sulla tempistica delle prossime elezioni.
Sul fronte degli investimenti, Bob Homan, Global Chief Investment Officer di ING, vede un quadro ancora favorevole per le azioni, nonostante le incognite legate alla geopolitica, all’energia e al debito pubblico.
A sostenere i mercati è soprattutto la crescita degli utili. Secondo Homan, il principale motore dei rendimenti azionari non è tanto l’espansione delle valutazioni quanto la capacità delle imprese di aumentare profitti e flussi di cassa. La crescita degli utili globali è stimata nell’ordine del 25-35% nell’anno in corso, con tecnologia e intelligenza artificiale tra i principali protagonisti.
Proprio l’AI rappresenta uno dei temi strutturali più rilevanti per i mercati. Gli investimenti degli hyperscaler – Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta – nelle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale potrebbero superare i 700 miliardi di dollari nel 2026. Una spesa che non riguarda soltanto i semiconduttori, ma si estende a memoria, networking, cloud, apparecchiature elettriche, utility e infrastrutture energetiche.
È anche questa una delle ragioni per cui, secondo Homan, il dibattito su una possibile bolla dell’AI va letto con cautela. Le principali società coinvolte stanno infatti generando ricavi, utili e cassa, mentre la domanda collegata all’AI si sta propagando lungo una filiera molto più ampia rispetto ai soli produttori di chip.
La crescente domanda di elettricità dei data center potrebbe inoltre trasformarsi in un importante catalizzatore per gli investimenti nelle reti, nella generazione e nelle infrastrutture legate alle energie rinnovabili.
Resta però un elemento di attenzione: il livello dei rendimenti obbligazionari pone un limite all’espansione dei multipli azionari. In un contesto nel quale il costo del denaro rimane elevato, quindi, la crescita degli utili diventa ancora più importante per sostenere le quotazioni.
Il messaggio per gli investitori è dunque quello di un mercato ancora sostenuto dalla crescita, ma meno indulgente nei confronti delle valutazioni. Nel 2027 geopolitica, inflazione, debito e transizione energetica continueranno a rappresentare altrettanti fattori di rischio, mentre l’AI potrebbe rimanere uno dei principali motori degli investimenti e degli utili. Per i portafogli, sarà quindi sempre più rilevante distinguere tra la semplice esposizione ai temi di mercato e la capacità delle società di trasformare questi trend in crescita effettiva di ricavi e profitti.
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