#Finsubito news – Basta elogi: l’economia sociale sia vera politica industriale per il Paese


«Il Piano per l’economia sociale abbia piena dignità di politica industriale», altrimenti gli elogi del modello cooperativo lasciano il tempo che trovano. È il messaggio di Simone Gamberini a maggioranza e opposizione proprio all’indomani del via libera alla legge elettorale con cui si apre, definitivamente, la campagna per le Politiche dell’anno prossimo: Il presidente di Legacoop non fa sconti: dire che la cooperazione rammenda e arricchisce il Paese non basta più, servono azioni concrete per puntare davvero su questo modello di sviluppo. Un approccio, ha detto alla Biennale dell’economia cooperativa, che «chiede soprattutto che sia più semplice scegliere la forma cooperativa, che sia rafforzata la finanza mutualistica, che accompagnare nuove imprese, aggregazioni, innovazione e ricambio generazionale torni a essere un obiettivo nazionale». Ad ascoltarlo, in platea, due leader di opposizione, Elly Schlein e Giuseppe Conte, ma sabato Gamberini ripeterà il concetto anche al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.

Per i 140 anni di Legacoop, la Biennale è tornata a Milano, dove tutto è incominciato. Da quel 1886, la cooperazione ha partecipato allo sviluppo del Paese, entrando nella vita di milioni di italiani. Un impegno riconosciuto anche dall’articolo 45 della Costituzione, che non solo riconosce l’esistenza delle cooperativa ma ne sottolinea la funzione sociale, affidando allo Stato il compito di promuoverne e favorirne lo sviluppo. «Questo articolo indica la cooperazione come soggetto capace di integrare sia la dimensione sociale che quella economica», ha detto Gamberini a margine della kermesse. «Nel 1948, con l’approvazione della Costituzione, abbiamo sottoscritto un patto con il Paese, vedendo nella cooperazione uno degli strumenti fondamentali per garantire maggiore uguaglianza tra i cittadini. Pensiamo che sia necessario riscrivere questo patto».

Per questo, Legacoop ha presentato un Manifesto di proposte per affrontare le grandi trasformazioni economiche e sociali che l’Italia e l’Europa sono chiamate ad affrontare, individuando nella mutualità la leva per rispondere a criticità strutturali: l’accesso alla casa, l’energia, l’invecchiamento demografico, il ristagno produttivo, l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro e la persistenza di disuguaglianze territoriali e l’isolamento delle aree interne.

«Per troppo tempo», ha detto dal palco Gamberini, «si è detto che il mercato, lasciato a sé stesso, avrebbe distribuito spontaneamente i benefici della crescita, e che la somma degli interessi individuali avrebbe finito per produrre benessere collettivo». Una convinzione, però, che «ha mostrato i propri limiti: non era vero». Ma un approccio diverso è possibile. «Quando la mutualità riesce ad agire in una logica di alleanze con tutti i mondi che rappresentano la società italiana, si trovano soluzioni a molti problemi del Paese», ha aggiunto il presidente di Legacoop parlando con i giornalisti. «Penso alla casa: abbiamo fornito la possibilità di accedere a una casa a milioni di famiglie italiane e oggi, di fronte a un’emergenza che non è solo italiana, ma anche europea, riteniamo di poter svolgere un ruolo importante in questa dimensione, con le nostre cooperative e gli abitanti».

Lo stesso discorso vale per il welfare, «che oggi non copre più una parte rilevante di cittadini» e su cui «l’integrazione sociosanitaria e la cooperazione possono svolgere un ruolo non alternativo, ma complementare allo Stato, garantendo servizi universali ai cittadini», e per le aree interne, che «attraverso la cooperazione possono riattivarsi e creare le condizioni perché le persone possano rimanere». Ancora, vale l’energia, dove le il modello cooperativo è alla base delle comunità energetiche sempre più diffuse, e nel mondo del lavoro, dove professionisti, agricoltori e artigiani si uniscono in cooperative per accedere al mercato e tutelarsi meglio.

«Serve un cambio di passo», l’avviso di Gamberini. Le persone devono tornare al centro, la mutualità deve ritornare al centro. In fondo, quello che diciamo è che questo modello di sviluppo, che si è rivelato prevalentemente estrattivo e spesso ha concentrato il potere e le risorse nelle mani di pochi, non ha prodotto grandi risultati, se non grandi disuguaglianze che si riscontrano nei territori, fra generazioni, economiche e sociali». 

Al di là dello scenario geopolitico globale, due temi preoccupano Gamberini. Uno è quello energetico, ambito in cui «si sono perse molte occasioni per investire nelle rinnovabili», col risultato che oggi il costo dell’energia in Italia è tra i più alti d’Europa. L’altro è la crisi demografica. «La situazione demografica del 2050 non può non preoccuparci. Oggi questo non è un tema di discussione politica, ma fra qualche anno mancheranno milioni di lavoratori attivi e ci saranno pochissimi giovani. Dobbiamo decidere se vogliamo investire sui giovani, creando le condizioni per un patto generazionale, ma anche intragenerazionale, poiché il vasto numero di anziani oltre i 65 anni avrà bisogno di un sistema di welfare e previdenziale efficace per evitare che nessuno venga lasciato indietro. Al tempo stesso, dobbiamo pensare a un sistema produttivo in grado di crescere in assenza di lavoratori attivi, e a un nuovo modello di società e di cittadini, che faccia parte di un progetto di paese sul quale dobbiamo iniziare a riflettere».

Gli stessi ragionamenti Gamberini li trasferisce sul livello europeo. In un contesto internazionale in cui l’Unione europea è chiamata a competere su energia, cibo, tecnologie, materie prime, l’acqua, «la cooperazione può contribuire attraverso imprese radicate nei territori, patrimoni intergenerazionali, filiere condivise e partecipazione dei cittadini». Affinché accada, però, serve una scelta consapevole in questa direzione da parte di Bruxelles. «Il Piano d’azione europeo per l’economia sociale ha riconosciuto cooperative, mutue, associazioni, fondazioni e imprese sociali come parte della politica economica dell’Unione. Ora quel riconoscimento deve diventare accesso agli investimenti, regole coerenti con la pluralità delle forme d’impresa, sostegno all’innovazione e capacità di costruire reti e filiere cooperative europee».

In apertura: Simone Gamberini, presidente di Legacoop, durante il suo intervento alla Biennale dell’economia cooperativa a Milano, 9 ottobre 2026

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