#Finsubito news – Dal fallimento alla crisi d’impresa


Monticelli Brusati


10 ott 2026 07:27

La presidente Apostoli in occasione del XXXVI congresso di studio organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Brescia: “La sfida è accompagnare le imprese nella prevenzione, nella gestione e nel superamento dei momenti di difficoltà”

Il primo passo è stato normativo: cambiare la legge. Il secondo culturale: uscire dalla vecchia logica della colpa per entrare nel campo delle possibili soluzioni. Il terzo è la messa a terra. A quattro anni dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi d’impresa e dell’Insolvenza (il decreto legislativo numero 14 del 2019 che ha cancellato la vecchia Legge Fallimentare del 1942) un primo bilancio su pregi e limiti della storica rivoluzione è stato stilato oggi a Villa Baiana di Monticelli Brusati nella prima giornata del 36° Congresso di studi promosso dall’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili della provincia di Brescia.

L’appuntamento, valido per la formazione permanente dei commercialisti e degli avvocati, è stato aperto dall’intervento della presidente provinciale dell’Odcec Patrizia Apostoli, in carica dallo scorso febbraio: “Il nuovo Codice – ha sottolineato – ci impone una grande sfida: passare dalla semplice gestione dell’emergenza all’accompagnamento dell’impresa nel percorso di prevenzione, gestione e, quando possibile, superamento della crisi. Prevenire, intercettare tempestivamente i segnali di difficoltà e guidare l’imprenditore prima che la crisi diventi irreversibile significa assumere un ruolo strategico: non più soltanto l’intervento a valle, nella fase patologica della crisi, ma una presenza costante, capace di leggere i numeri, comprendere il contesto aziendale, valutare i segnali predittivi e supportare scelte consapevoli e sostenibili”. Una sfida complessa che richiede “competenza professionale, aggiornamento continuo, visione e tempestività”. Da qui la necessità del convegno di studi, articolato in quattro sessioni dedicate ad altrettanti aspetti della riforma: ruolo e responsabilità dei professionisti; procedure alternative e prassi applicative; strumenti per il trattamento dei crediti; misure protettive e cautelari.

Davanti al procuratore generale della Corte d’Appello di Brescia Guido Rispoli, la prima giornata del convegno si è aperta con gli interventi del presidente del Tribunale di Brescia Stefano Scati, del presidente della Camera di Commercio Roberto Saccone (“Garantire la continuità aziendale nei momenti di crisi significa salvare posti di lavoro, salvaguardare competenze preziose e preservare i legami con il tessuto territoriale”), del professor Renato Camodea (delegato del rettore dell’Università degli studi di Brescia) e del vicepresidente della Banca Valsabbina Alberto Pelizzari.

La seconda giornata del convegno è dedicata all’attività e alla giurisprudenza del Tribunale di Brescia, con una tavola rotonda moderata dal presidente della IV Sezione Civile Luca Perilli fra i giudici togati Angelina Augusta Baldissera, Simonetta Bruno, Gianluigi Canali e Alessandro Pernigotto. È l’occasione per fotografare l’applicazione del nuovo codice in ambito locale in un momento storico particolarmente complesso per l’economia globale, fra crisi politiche, inflazione galoppante, rincari delle materie prime, aumento dei dazi, crescente pressione fiscale, doveri previdenziali, stagnazione della produzione e riduzione dei consumi.

Al 30 giugno scorso – rivela il report realizzato da Perilli – davanti alla IV Sezione Civile del Tribunale pendono 5.375 procedure, in calo di 478 unità rispetto alle 5.853 dei dodici mesi precedenti, nonostante l’apertura di ben 6.091 nuove pratiche: il saldo è attivo grazie all’impegno dei quattro giudici togati protagonisti della tavola rotonda e di tre giudici onorari (Marco Calli, Liana Zaccara e Davide Foppa Vicenzini, uno in meno rispetto alla pianta organica).

Complessivamente, in due anni, le pendenze sono diminuite del 13% (-945 procedimenti). L’andamento positivo è dovuto principalmente alla riduzione delle procedure di esecuzione immobiliare (-22%), imputabile a quattro fattori: il miglioramento della qualità dell’informazione per gli acquirenti; l’efficacia della custodia ai fini delle visite degli immobili e della loro liberazione post-vendita; l’efficienza delle aste telematiche; il buon esito delle procedure da sovraindebitamento. Conseguente il miglioramento del “disposition time” della Sezione, con una durata prospettica media delle procedure esecutive immobiliari di 20 mesi (630 giorni) a fronte di una durata effettiva di poco superiore ai due anni e mezzo (955 giorni).

Le esecuzioni mobiliari del Tribunale di Brescia nel corso degli ultimi dodici mesi hanno registrato un incremento del 6,5% nei flussi in entrata (da 3.821 a 4.071), ma nello stesso lasso di tempo sono aumentate di oltre il 6,2% anche le definizioni, tanto che il saldo, in termini di indici di ricambio, è positivo: 1,01. Le pendenze mantengono un livello fisiologico di 1.300 procedimenti annui, con una durata effettiva media di 117 giorni a fronte di un “disposition time” di 115.

In calo del 28% i procedimenti contenziosi, passati da 385 a 275, grazie anche al rilevante contributo offerto dai magistrati di altri Tribunali assegnati a Brescia con applicazione extra-distrettuale in forza del piano straordinario ex articolo 4 del Decreto Legge 117 del 2025. I “rinforzi” hanno definito il 60% dei casi pendenti, il restante 40% è frutto del lavoro dei magistrati della sezione, che hanno definito 281 procedimenti a fronte di 240 sopravvenienze. Grazie a questa intensa attività al 30 giugno i contenziosi di durata ultra-triennale sono scesi al minimo storico: 18.

Nell’ultimo anno ad aumentare del 3% (da 1.294 a 1.335) sono state le procedure concorsuali, una tendenza costante negli ultimi anni che ha innalzato il numero totale delle pendenze da 2.196 a 2.290 (+4%), con un indice di ricambio negativo pari a 0,93. Ciò ha comportato un aumento sia della durata media effettiva (passata da 621 a 636 giorni) sia del “disposition time” (passato da 655 a 674 giorni).

“La bassa durata media e prospettica non deve trarre in inganno circa la capacità della Sezione di fare fronte al progressivo incremento delle procedure concorsuali – avverte Perilli – ma è dovuta al progressivo aumento di entrambi i dati, una tendenza destinata a proseguire con l’invecchiamento delle procedure concorsuali avviate dopo l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. A una costante chiusura delle procedure fallimentari “vecchio rito”, passate in un anno da 590 a 407 (-31%), corrisponde un significativo incremento delle nuove procedure concorsuali, salite in dodici mesi da 1.606 a 1.883, pari a quasi l’86% del totale”.

Fra i procedimenti introdotti nel contesto del nuovo Codice ben 635 risultano “unitari”: oltre la metà sono ricorsi per liquidazione giudiziale, meno di un terzo per liquidazione controllata. Nel primo caso, al 61,4% dei procedimenti ha fatto seguito l’effettiva apertura della liquidazione giudiziale; nel secondo la quasi totalità. Trentasette le procedure per esdebitazione (13 di “debitore incapiente”) iscritte secondo le previsioni del Codice in aggiunta alle decine già iscritte ai sensi della Legge 3/2012 che a livello statistico rientrano nei 153 procedimenti iscritti nel registro della Volontaria Giurisdizione.

“Il boom del ricorso alla Composizione Negoziata della Crisi d’Impresa, con un incremento del 55% delle istanze presentate, in apparenza è un segnale negativo. In realtà – ha sottolineato la presidente Apostoli – è la dimostrazione che la nuova legge offre soluzioni, anziché imboccare percorsi irreversibili o limitarsi al ruolo sanzionatorio come faceva la precedente”.


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