#Finsubito news – Comuni a braccia conserte. Pochi la combattono – Il Giornale delle PMI


Cinque milioni di euro. È tutto ciò che i Comuni italiani sono riusciti a far emergere dalla lotta all’evasione fiscale nel 2024: una goccia nel mare, se si considera che l’infedeltà fiscale nel nostro Paese è stimata in quasi 107 miliardi di euro all’anno. Un divario che grida vendetta e che dovrebbe far riflettere chiunque abbia a cuore in questo Paese la giustizia sociale. La legge, del resto, non lascia dubbi su come funzioni il meccanismo. Le Amministrazioni comunali che segnalano all’Agenzia delle Entrate casi di evasione riguardanti Irpef, Ires, Iva, imposte di registro, ipotecarie e catastali ottengono il 50 per cento di quanto accertato. Fatti i conti, le 304 amministrazioni che si sono attivate hanno potuto incassare appena 2,5 milioni di euro. Una cifra, sottolinea la CGIA che ha messo a punto questo approfondimento, che definire “insignificante” è quasi un eufemismo.

Una norma in continuo cambiamento

A rendere il quadro ancora più surreale è la storia di questa norma, un continuo altalenare di percentuali. In origine la legislazione nazionale riconosceva ai Comuni il 30 per cento. Nel 2011 la quota è salita al 50, poi dal 2012 al 2021 ha raggiunto il 100 per cento, per poi essere ridotta di nuovo al 50 dal 2022. Da quest’anno, infine, si tornerà al 100 per cento. Un via vai che difficilmente aiuta a costruire una strategia stabile e credibile di contrasto all’evasione. Resta una domanda scomoda: se con una quota piena i risultati sono questi, quanto pesa davvero il coinvolgimento dei Comuni in una battaglia che si combatte ogni giorno sul territorio? Su questi numeri, all’interno della CGIA, si è aperta una riflessione che merita di essere ascoltata.

Solo 304 Comuni su 7.900 hanno collaborato col fisco

Contro l’evasione fiscale, a parole, sono tutti d’accordo: la politica, le istituzioni, i cittadini. Nei fatti, però, la situazione è meno lineare. Anche chi avrebbe gli strumenti per intervenire, e potrebbe persino trarne un vantaggio economico, spesso non si attiva. È il caso della quasi totalità dei Sindaci e degli amministratori comunali del nostro Paese, che pure, in quanto pubblici ufficiali, potrebbero dare un contributo concreto.

I numeri, anche quelli più recenti riferiti al 2024, lo confermano. Su poco meno di 7.900 Comuni presenti in Italia, soltanto 304, pari al 3,8 per cento del totale, hanno trasmesso all’Agenzia delle Entrate “segnalazioni qualificate” in materia di evasione. Si tratta delle comunicazioni con cui l’amministrazione locale porta all’attenzione del fisco situazioni sospette di infedeltà fiscale, partendo dalle informazioni di cui dispone sul proprio territorio. Tutti gli altri Comuni, in sostanza, non hanno partecipato a questa attività di contrasto. Un dato che invita a riflettere sul ruolo che gli enti locali potrebbero avere, e che oggi esercitano solo in minima parte.

Una montagna di evasione che nessuno vede

I numeri che andremo ad analizzare più approfonditamente in questo report sono inverosimili. L’Ufficio studi della CGIA stima che ogni anno in Italia vengano sottratti al fisco 107 miliardi di euro: una voragine, un furto continuo ai danni di chi le tasse le paga fino all’ultimo centesimo. A questo si aggiungono 2,6 milioni di lavoratori in nero, persone senza tutele, senza contributi, senza diritti, e spesso senza alcuna alternativa. Un esercito invisibile che regge pezzi interi della nostra economia mentre lo Stato guarda altrove.

Ma lo scandalo non finisce qui. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che l’abusivismo edilizio raggiunge il 15 per cento a livello nazionale, con punte che nel Mezzogiorno si aggirano attorno al 50 per cento. Significa che ogni 100 costruzioni autorizzate, circa la metà sorgono in spregio a qualsiasi regola. Cemento illegale che deturpa paesaggi, mette a rischio vite umane e calpesta la legalità, giorno dopo giorno, nell’indifferenza generale. Certo, per i dipendenti comunali, che non sono esattori del fisco, scovare chi dichiara sistematicamente meno del dovuto o chi è del tutto sconosciuto all’Erario è un compito arduo, anche se non impossibile. Ma come si può accettare che nessuno si accorga di case, palazzi e capannoni interi spuntati dal nulla, senza uno straccio di permesso? Edifici enormi, visibili a chiunque, che crescono sotto gli occhi di tutti? Qui non si tratta di un’evasione nascosta tra le pieghe di una dichiarazione dei redditi: si tratta di una violazione plateale, sfacciata, impossibile da ignorare. Se non la si vede, è perché non si vuole vedere. E questo, più dei numeri stessi, è intollerabile.

Il più attento è stato il Comune di Genova

In base alle segnalazioni fatte nel 2024, il Comune italiano che nel 2025 ha incassato di più dalla lotta all’evasione è stato Genova con 406.838 euro. Seguono Milano con 376.499, Prato con 170.122 e Torino con 113.888 euro. Nelle prime 10 posizioni a livello nazionale spiccano i risultati ottenuti dall’Amministrazione comunale di Cernusco del Naviglio (Mi) con 40.534 euro e Trezzo sull’Adda (Mi) con 39.539 . Vista la dimensione dell’evasione, del lavoro nero e dell’abusivismo edilizio presenti soprattutto nel Mezzogiorno, appaiono quanto meno “singolari” i risultati ottenuti dal Comune di Napoli che l’anno scorso ha riscosso 834 euro, Palermo 738, Catania 530 e Ragusa 84. Tra gli altri segnaliamo che i Comuni di Avellino, Bari, Brindisi, Caltanissetta, Foggia, Trapani e Vibo Valentia, invece, non hanno incassato alcunché, lasciando presagire che non abbiano inviato nessuna “segnalazione qualificata” all’Agenzia delle Entrate.

Molti Sindaci non hanno il personale

Per i Comuni segnalare un presunto evasore al fisco non è affatto semplice. Lo fa notare la CGIA, spiegando che le comunicazioni inviate dalle amministrazioni locali devono essere puntuali e circostanziate, e riportare i dati identificativi del soggetto a cui vengono contestati comportamenti evasivi o elusivi. Motivazioni generiche, insomma, non bastano. C’è poi il nodo delle competenze. Per costruire l’istruttoria da girare all’Agenzia delle Entrate serve personale preparato, in grado di svolgere una vera e propria attività “investigativa”. Un’abilità che un dipendente comunale può acquisire solo attraverso una formazione mirata e continuativa, che dovrebbe essere garantita dalla stessa Amministrazione finanziaria. Il risultato? Con organici ridotti all’osso e uffici spesso del tutto impreparati ad affrontare la materia, per molti sindaci diventa un’impresa ricorrere a questo strumento.

Altri “preferiscono” girarsi dall’altra parte

È vero, come dicevamo più sopra, molti Comuni dispongono di poco personale e spesso impreparato a espletare queste funzioni. Se, invece, le competenze sono disponibili, in massima parte vengono utilizzate per recuperare” l’evasione dei tributi locali in capo ai Comuni; come l’Imu, la Tari, la Tosap, l’imposta sulla pubblicità e quella di soggiorno che non rientrano nella fattispecie analizzata in questo approfondimento. C’è poi un’ipotesi che sarebbe ingenuo scartare: per moltissimi sindaci, dichiarare guerra a evasori e abusivi è un suicidio elettorale. In larga parte del Paese il consenso locale si costruisce e si conserva proprio girando lo sguardo dall’altra parte. Si chiude un occhio sulla casa tirata su senza permessi da chi non poteva permettersene una; si tollera il lavoro in nero di chi non ha un impiego regolare. Non è distrazione, è un patto: l’amministratore non vede, il cittadino infedele “ringrazia” e lo vota.

Al Sud pochi Comuni si sono attivati

Dei 304 Comuni che a livello nazionale hanno ottenuto nel 2025 un contributo dalla lotta all’evasione fiscale dei tributi erariali realizzata nel 2024, solo 46 sono ubicati nel Mezzogiorno: uno è abruzzese1 (su un totale di 305 Comuni a livello regionale), 2 sono pugliesi2 (su 257), 3 sono molisani3 (su 136), 8 sono campani4 (su 550), 9 sono sardi5 (su 377), 10 sono calabresi6 (su 404) e 13 sono siciliani7 (su 391). Dalle loro “segnalazioni qualificate” il fisco ha recuperato dagli evasori 178.922 euro (pari al 3,6 per cento del totale) e a questi Sindaci del Sud è “ritornato” il 50 per cento, ovvero 89.461 euro.

Come è possibile non “vedere” gli edifici abusivi?

Gli ultimi dati del Cresme riportati dall’Istat ne “Il benessere equo e sostenibile in Italia” fotografano una situazione allarmante. Sebbene negli ultimi in anni sia in leggero calo, nel 2022 l’abusivismo edilizio8 ha registrato il suo picco massimo in Basilicata e in Calabria, entrambe con una percentuale del 54,1 per cento. Seguono la Campania con il 50,4 per cento, la Sicilia con il 48,2 per cento e la Puglia con il 34,8 per cento. Sia chiaro. Non si tratta solo di seconde o terze case date in affitto ai turisti. Spesso si tratta di interi quartieri o parti di città edificati in spregio alle norme urbanistiche, anche per dare una risposta alle tensioni abitative che, purtroppo, interessano soprattutto le periferie delle grandi città. Le regioni, invece, meno interessate dalla “piaga” dell’abusivismo edilizio sono il Piemonte, la Valle d’Aosta e l’Emilia Romagna, tutte e tre con il 4,2 per cento, e, in particolar modo, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia, ambedue con un livello del 3,3 per cento. Il dato medio nazionale si è attestato al 15,1 per cento.

Sottratti al fisco 107 miliardi l’anno di tasse e contributi

Nel 2023, ultimo anno in cui i dati sono disponibili, tra evasione tributaria e contributiva alle casse dello Stato sono stati sottratti 107 miliardi di euro. In Calabria la percentuale di evasione raggiunge il 20,4 per cento (pari a 3,3 miliardi di euro), in Puglia il 18,5 (7 miliardi), in Sicilia il 18 (7,9 miliardi) e in Campania il 17,9. La media Italia è dell’12,1 per cento. Detto ciò, come è possibile che in molti Comuni capoluogo di provincia non ci sia stato uno straccio di “segnalazione qualificata” sulla presenza di abitazioni abusive e/o evasione fiscale? Se solo una parte di queste irregolarità fosse stata comunicata secondo le procedure all’Agenzia delle Entrate, molti Sindaci avrebbero più soldi a disposizione, mentre i cittadini onesti, che sono la maggioranza, avrebbero servizi migliori e, molto probabilmente, tasse più leggere.

Un esercito di oltre 2,6 milioni di lavoratori “invisibili”

Come dicevamo più sopra, le stime dell’Istat ci dicono che i lavoratori irregolari presenti in Italia sono oltre 2,6 milioni9, di cui 979.500 sono concentrati nel Mezzogiorno (37,5 per cento del totale). Un esercito di “invisibili” che ogni giorno si reca nei campi, nei cantieri o nelle case degli italiani a lavorare per pochi euro all’ora senza nessuna copertura assicurativa e previdenziale. Dal calcolo del tasso di irregolarità10 emerge che in Calabria è al 17,9 per cento, in Campania al 14,4, in Sicilia al 14 e in Puglia del 13,1. Il dato medio nazionale è pari al 10 per cento.

Gli ambiti di intervento dei Comuni per combattere gli evasori

Le “segnalazioni qualificate” che i Comuni devono comunicare all’Agenzia delle Entrate riguardano i seguenti ambiti di intervento:

  1. commercio e professioni (ad esempio, riguardo ai soggetti che, pur svolgendo un’attività di impresa, siano privi di partita Iva);
  2. urbanistica e territorio (es. soggetti che abbiano partecipato, anche in qualità di professionisti o imprenditori, ad operazioni di abusivismo edilizio con riferimento a fabbricati e insediamenti non autorizzati di tipo residenziale o industriale);
  3. proprietà edilizie e patrimonio immobiliare (persone fisiche nei cui confronti risulti la proprietà o diritti reali di godimento di unità immobiliari diverse da abitazioni principali, non indicate nelle dichiarazioni dei redditi, ovvero notifiche di avvisi di accertamento per omessa dichiarazione relativa alla tariffa sui rifiuti in qualità di occupante dell’immobile diverso dal titolare del diritto reale, in assenza di contratti di locazione registrati, ovvero di redditi di fabbricati dichiarati dal titolare del diritto reale ai fini dell’imposizione diretta);
  4. residenze fittizie all’estero (soggetti che, pur risultando formalmente residenti all’estero, abbiano, di fatto, nel comune il domicilio ovvero la residenza ai sensi dell’art. 43, commi 1 e 2, del codice civile);
  5. disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva (persone fisiche che risultino avere la disponibilità, anche di fatto, di beni e servizi, ovvero altri beni e servizi di rilavante valore economico, in assenza di redditi dichiarati con riferimento a tutti i componenti del nucleo familiare del soggetto).

Pertanto, le informazioni che il Comune dovrà trasmettere al fisco saranno riconducibili prevalentemente alle fonti di reddito immobiliari, già oggetto di accertamento definitivo ai fini dei tributi locali.

1 Pescara.

2 Gallipoli (Le) e Ugento (Le).

3 Jelsi (Cb), Mafalda (Cb) e Riccia (Cb).

4 Benevento, Eboli (Sa), Forio (Na), Moio della Civitella (Sa), Napoli, Piano di Sorrento (Na), Pozzuoli (Na) e Vallo della Lucania (Sa).

5 Alghero (Ss), Cagliari, Golfo Aranci (Ss), Nurachi (Or), Olbia (Ss), Sassari, S. Teresa di Gallura (Ss), Serdiana (Su) e Serrenti (Su)

6 Altilia (Cs), Bisignano (Cs), Castrolibero (Cs), Crotone, Fuscaldo (Cs), Luzzi (Cs), Melito di Porto Salvo (Rc), Petilia Policastro (Kr), Villa San Giovanni (Rc) e Reggio Calabria.

7 Agrigento, Catania, Marsala (Tp), Messina, Monte Rosso Almo (Rg), Pachino (Sr), Palermo, Paternò (Ct), Piazza Armerina (En), Ragusa, Regalbuto (En), San Pietro Clarenza (Ct) e San Giuseppe Jato (Pa).

8 Numero di costruzioni abusive per 100 costruzioni autorizzate dai Comuni.

9 Ultimo dato disponibile aggiornato al 2023.

10 Dato dal rapporto tra il numero degli occupati non regolari e il totale degli occupati (regolari e non regolari).


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