SAVA – Non una richiesta di assistenza senza prospettive, ma la proposta di continuare a lavorare mettendo a disposizione della collettività le competenze acquisite in fabbrica.
È questa la posizione espressa da una delegazione di operai e impiegati dell’area a caldo dell’ex Ilva, che ieri, venerdì 9 ottobre, ha incontrato a Sava il deputato Dario Iaia, alla presenza del vicepresidente del Consiglio regionale della Puglia Renato Perrini. Al termine del confronto, i dipendenti hanno consegnato una lettera formale destinata al Governo guidato da Giorgia Meloni.
L’iniziativa è partita direttamente dalle maestranze, che hanno chiesto il confronto con il parlamentare ionico affinché le loro proposte arrivino all’esecutivo nazionale. Secondo quanto riferito nel comunicato, la delegazione ha voluto mantenere il confronto al di fuori delle appartenenze partitiche, nel rispetto delle istituzioni, della magistratura e delle organizzazioni sindacali.
A rendere urgente l’incontro è la prospettiva di un imminente ricorso alla cassa integrazione. Diversi lavoratori presenti, infatti, hanno riferito di aver già ricevuto la comunicazione del collocamento in cassa integrazione a partire da lunedì 12 ottobre. Una notizia che si inserisce nelle incertezze sul futuro dell’area a caldo e che pesa in particolare su chi ha trascorso gran parte della propria vita professionale all’interno dello stabilimento.
I promotori della lettera appartengono prevalentemente alla fascia d’età compresa tra 45 e 55 anni e hanno alle spalle da 25 a 30 anni di servizio. Si tratta di lavoratori che rivendicano un patrimonio di esperienza tecnica e organizzativa maturato nei reparti siderurgici e che temono di vederlo disperso proprio nella fase più delicata della propria carriera.
Nel documento consegnato ai rappresentanti istituzionali viene contestata la prospettiva di una sospensione prolungata dal lavoro sostenuta esclusivamente dagli ammortizzatori sociali. Le conseguenze economiche, osservano i dipendenti, inciderebbero su famiglie già gravate da impegni finanziari, tra mutui, prestiti e cessioni del quinto dello stipendio.
«No all’assistenzialismo della CIG. Pronti a mettere le nostre competenze al servizio dello Stato», è il messaggio con cui i lavoratori sintetizzano la loro richiesta. L’obiettivo è ottenere soluzioni che permettano di conservare un’attività lavorativa e salvaguardare il reddito, anziché rimanere inattivi in attesa degli sviluppi della vertenza industriale.
La proposta principale consiste nell’attivazione di piani straordinari di ricollocazione protetta in lavori di pubblica utilità e in attività di manutenzione sul territorio. Gli addetti indicano come risorsa utilizzabile l’esperienza di operai specializzati, impiegati tecnici e figure impegnate nella sicurezza, da destinare, secondo competenze e residenza, al supporto degli enti locali nelle province di Taranto, Brindisi e Bari.
Nella prospettiva delineata dalle maestranze, questi impieghi potrebbero rispondere alle carenze di personale delle amministrazioni territoriali, evitando al tempo stesso la perdita di professionalità maturate in decenni di attività industriale. La richiesta è rivolta al Governo perché valuti gli strumenti straordinari necessari a rendere concretamente praticabile una simile soluzione.
Accanto alle ricollocazioni, la delegazione propone clausole sociali vincolanti che garantiscano una priorità di impiego agli attuali dipendenti nei futuri cantieri pubblici destinati alla decarbonizzazione e alla bonifica del Sito di interesse nazionale. I lavoratori chiedono, in sostanza, di poter contribuire alle attività di trasformazione e risanamento del territorio utilizzando le competenze di cui già dispongono.
Alla base dell’appello c’è anche il timore delle ripercussioni che un eventuale spegnimento definitivo dell’area a caldo potrebbe provocare sull’economia ionica. Il comunicato richiama il possibile coinvolgimento di oltre 15.000 famiglie e delle attività economiche collegate allo stabilimento, qualora le imminenti decisioni giudiziarie portassero a quella conclusione. Si tratta di uno scenario prospettato dai lavoratori, non di un esito già definito.
Durante l’incontro, Iaia ha assunto l’impegno di trasmettere immediatamente a Roma l’istanza e i contenuti della proposta. Perrini, da parte sua, si è impegnato a rappresentare le stesse richieste a livello regionale, a Bari. I due interlocutori hanno così raccolto una piattaforma che i dipendenti intendono portare all’attenzione di chi dispone degli strumenti istituzionali e legislativi per valutare interventi straordinari.
I firmatari precisano che la loro iniziativa non vuole contrapporsi alle organizzazioni sindacali né interferire con le valutazioni dell’autorità giudiziaria. Il confronto, insistono, nasce dalla necessità di esprimere direttamente le preoccupazioni di chi lavora nei reparti interessati dalla crisi e di avanzare proposte operative prima che la situazione diventi ancora più difficile.
«La nostra non è una protesta, non cerchiamo polemiche né scontri con nessuno e manteniamo il massimo rispetto per tutte le parti coinvolte», spiegano i lavoratori nella nota conclusiva. La scelta di muoversi autonomamente viene presentata come un modo per far ascoltare le proprie esigenze senza essere coinvolti in contrapposizioni politiche.
Al centro della lettera restano quindi la salvaguardia del salario, la continuità professionale e la possibilità di utilizzare le competenze dell’area a caldo a beneficio delle comunità locali. «Chiediamo allo Stato di non disperdere il nostro patrimonio di competenze e di darci l’opportunità di concludere il nostro ciclo lavorativo con la dignità che meritiamo, ritornando come risorsa utile al servizio del bene comune», concludono i dipendenti.
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