Nuove nubi si addensano sul futuro di Aeffe. La crisi del gruppo della moda, che ha il suo quartier generale a San Giovanni in Marignano, si fa sempre più delicata, con le difficoltà di liquidità dell’azienda che sollevano nuovi interrogativi sulla possibilità di anticipare la cassa integrazione ai lavoratori. Una situazione che alimenta la preoccupazione per il futuro occupazionale e produttivo del territorio, mentre si avvicina un nuovo appuntamento al ministero del Lavoro. A richiamare l’attenzione sulla necessità di garantire un sostegno economico ai dipendenti è Daniele Baiesi, segretario della Filctem Cgil Rimini, che interviene dopo l’allarme lanciato dalla consigliera regionale del Partito democratico Emma Petitti.
Il gruppo ha presentato richiesta di cassa integrazione straordinaria per 389 dipendenti, di cui 289 a San Giovanni in Marignano e 100 a Milano. Una nuova fase di una vertenza già segnata dall’annuncio di 221 esuberi e dall’avvio delle procedure di licenziamento per 120 lavoratori. A preoccupare, adesso, è soprattutto la tenuta economica delle famiglie coinvolte, alla luce delle difficoltà che potrebbero impedire all’azienda di anticipare il trattamento di integrazione salariale.
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Baiesi (Cgil): “Garantire un sostegno economico ai lavoratori”
A fare chiarezza sulla questione è il segretario della Filctem Cgil Rimini, Daniele Baiesi, che a RiminiToday precisa come il nodo emerso nel confronto riguardi principalmente l’anticipo degli ammortizzatori sociali, piuttosto che il pagamento degli stipendi. “In questo momento, al centro del confronto non è emersa la questione degli stipendi, quanto piuttosto la difficoltà dell’azienda ad anticipare la cassa integrazione. È evidente che esiste però un problema di liquidità. Ai tavoli istituzionali è stata ribadita l’importanza delle risorse umane e delle professionalità presenti in azienda, ma queste parole devono tradursi in fatti concreti, altrimenti rischiano di restare dichiarazioni di principio”.
“I lavoratori hanno bisogno che la cassa integrazione venga anticipata dall’azienda oppure che si individui uno strumento alternativo per garantire loro un sostegno economico. In caso contrario, il rischio è che proprio le figure con le professionalità più elevate decidano di lasciare l’azienda, con un’ulteriore perdita di competenze”. Il timore del sindacato, dunque, non riguarda soltanto le conseguenze immediate della crisi sui redditi dei dipendenti, ma anche il rischio di un progressivo impoverimento del patrimonio professionale dell’azienda.
Una nuova tappa della vertenza è fissata per lunedì (19 ottobre), quando è previsto un confronto in videoconferenza con il ministero del Lavoro. Un appuntamento importante per fare il punto sulla situazione e sulle possibili soluzioni, mentre resta alta l’attenzione sulle ricadute che la crisi potrebbe avere anche sulle aziende dell’indotto.
“Lunedì 19 ottobre è previsto un nuovo confronto con il ministero del Lavoro, in videoconferenza. È necessario però ragionare in una prospettiva più ampia, perché serve un sostegno a tutto il comparto. Oggi parliamo di Aeffe, ma domani potremmo trovarci ad affrontare situazioni analoghe in altre aziende. Il rischio è che questa crisi produca ricadute anche sulle piccole realtà della filiera, in un quadro già particolarmente complesso. Per questo è fondamentale salvaguardare non soltanto i lavoratori di Aeffe, ma anche le imprese più piccole che fanno parte del sistema produttivo del territorio”, aggiunge Baiesi.
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Petitti: “Preoccupazione per il futuro della moda riminese”
Sulla crisi del gruppo è intervenuta anche Emma Petitti, vicesegretaria regionale del Partito democratico dell’Emilia-Romagna e consigliera regionale, che ha espresso forte preoccupazione per le difficoltà finanziarie dell’azienda e per le possibili conseguenze sull’occupazione. “Dopo l’annuncio di 221 esuberi e l’avvio delle procedure di licenziamento per 120 lavoratori – aggiunge la consigliera -, siamo di fronte a una vertenza che non può essere lasciata all’incertezza. La prima urgenza è garantire il reddito delle famiglie coinvolte, insieme alla salvaguardia dei posti di lavoro e della continuità produttiva. Non è accettabile che siano ancora una volta i lavoratori a pagare il prezzo della crisi”.
La consigliera regionale richiama inoltre l’attenzione sull’importanza che il gruppo riveste per il tessuto economico della provincia di Rimini e sulle conseguenze che un ulteriore aggravamento della situazione potrebbe determinare per le imprese collegate alla produzione. “Aeffe rappresenta un patrimonio industriale e professionale costruito in decenni di lavoro. La sua crisi rischia di coinvolgere anche fornitori, piccole imprese e l’intera filiera della moda riminese. Perdere queste competenze significherebbe impoverire in modo permanente il nostro territorio”.
Il nodo del piano industriale
Sul tavolo resta anche il futuro industriale del gruppo, con l’offerta di Oxy Capital da 115 milioni di euro e la necessità di fare chiarezza sul finanziamento ponte da 7 milioni. Secondo Petitti, l’offerta “deve essere accompagnata da un piano industriale credibile, con investimenti e garanzie occupazionali precise”. Allo stesso tempo, è necessario “chiarire rapidamente le condizioni del finanziamento ponte da 7 milioni di euro e assicurare gli strumenti necessari per garantire il reddito dei dipendenti”.
L’appello di Petitti è rivolto direttamente alle istituzioni: “Regione e Governo devono intervenire con urgenza, insieme alle organizzazioni sindacali, per evitare che la crisi finanziaria si trasformi in un disastro occupazionale. La provincia di Rimini non può permettersi di perdere un altro pezzo della propria industria manifatturiera. Difendere Aeffe significa difendere il lavoro e il futuro della moda nel nostro territorio”.
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