#Finsubito news – “La sentenza civile resta valida”


Cateno De Luca è stato assolto dall’accusa di diffamazione aggravata e continuata nei confronti dell’ex procuratore generale di Messina Vincenzo Barbaro. Ma la conclusione del procedimento penale non chiude la contesa tra i due. All’annuncio dell’assoluzione, diffuso con un comunicato dall’avvocato Carlo Taormina, è seguita infatti la dura replica dell’ex magistrato, che respinge la ricostruzione della difesa e sostiene che la decisione non abbia modificato la condanna al risarcimento dei danni pronunciata in sede civile. Barbaro è assistito dall’avvocato Tommaso Autru Ryolo.

La pronuncia della Corte d’Appello di Reggio Calabria arriva dopo che, lo scorso marzo, la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio a una diversa sezione della stessa Corte la precedente sentenza di condanna di De Luca. La vicenda riguarda le dichiarazioni con cui l’attuale sindaco di Taormina, parlamentare regionale e leader di Sud chiama Nord aveva attaccato Barbaro, all’epoca sostituto procuratore e poi procuratore aggiunto a Messina, contestandone l’operato.

La difesa di De Luca: “Tutti i fatti oggetto di querela non sussistono”

Nel comunicato firmato da Carlo Taormina, la decisione viene presentata come la conclusione di una lunga vicenda giudiziaria nella quale De Luca avrebbe avuto ragione nel criticare l’operato dell’allora magistrato.

“Ieri la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha chiuso il cerchio su questa annosa e scandalosa vicenda e ha sancito l’assoluzione dell’on. De Luca perché tutti i fatti oggetto di querela non sussistono”, scrive il legale.

Taormina ricostruisce il contesto nel quale erano maturati gli attacchi del leader politico, ricordando le indagini e i procedimenti che avevano coinvolto De Luca nel corso degli anni, anche in relazione alla sua attività di sindaco di Fiumedinisi e al ruolo ricoperto ai vertici di un patronato. Nel comunicato si fa riferimento alle accuse che gli erano state contestate, dai reati contro la pubblica amministrazione alle ipotesi di frode fiscale e associazione per delinquere, e ai due arresti subiti dal politico.

Secondo la versione della difesa, la Cassazione avrebbe riconosciuto la legittimità delle critiche rivolte a Barbaro, valorizzando il diritto di critica nei confronti di chi ricopre incarichi pubblici di particolare rilievo.

La nota sostiene che la Suprema Corte avesse “stigmatizzato pesantemente l’operato del procuratore Barbaro” e ritenuto adeguati gli argomenti utilizzati da De Luca per contestarne l’azione. Il comunicato aggiunge che la posizione di un magistrato, soprattutto quando ricopre ruoli apicali, comporterebbe “un diritto di critica ben più profondo a garanzia del buon nome della magistratura”, purché fondato su fatti veri.

Taormina richiama anche le iniziative pubbliche di De Luca, tra cui interventi sulla stampa, in televisione e sui social, oltre alla pubblicazione del volume “Lupara giudiziaria”, nel quale il politico aveva esposto le proprie contestazioni nei confronti dell’ex procuratore.

Il comunicato affronta inoltre la vicenda del figlio di Barbaro, Serafino, menzionato nelle critiche di De Luca per un’assunzione nel settore della formazione professionale e per la partecipazione ad aste immobiliari. Su questi aspetti la difesa aveva avanzato contestazioni che Barbaro respinge nella sua replica.

Taormina sottolinea infine le conseguenze economiche della controversia, ricordando la richiesta risarcitoria avanzata dall’ex magistrato: “Barbaro, che aveva chiesto in maniera anche discutibile centinaia di migliaia di euro a titolo di risarcimento dei danni, dovrà rassegnarsi a pagare le spese del processo civile ancora in corso”, si legge nella nota. Il legale aggiunge che il trascorrere del tempo avrebbe evitato a Barbaro un processo per calunnia ai danni di De Luca.

La replica di Barbaro: “Non risponde al vero quanto affermato”

Di segno opposto la posizione di Vincenzo Barbaro, che contesta in modo netto il contenuto del comunicato della difesa di De Luca. L’ex magistrato esordisce definendo non veritiera la ricostruzione diffusa dopo la sentenza.

“È doveroso precisare che non risponde al vero quanto capziosamente affermato nel comunicato della difesa del De Luca”, scrive.

Barbaro sostiene che la Corte d’Appello abbia ribaltato le precedenti decisioni senza tenere conto degli esiti dei due giudizi di merito e precisa che, a suo avviso, la pronuncia non avrebbe formulato alcun giudizio sui comportamenti che la difesa del politico ha definito “intrisi di illegalità”.

Nella replica l’ex procuratore torna anche sulle vicende di Fiumedinisi, contestando la ricostruzione relativa all’esito dei procedimenti. “La presunta assoluzione del De Luca nel procedimento relativo all’edificazione in Fiumedinisi” sarebbe, secondo Barbaro, un errore, perché il procedimento si sarebbe concluso con la prescrizione per sette reati.

L’ex magistrato richiama quindi la vicenda urbanistica, sostenendo che De Luca, quando era sindaco, avrebbe ottenuto la modifica della destinazione d’uso di due terreni, uno riconducibile a una società di sua proprietà e l’altro a una cooperativa legata al fratello, rendendoli edificabili. Barbaro afferma inoltre che De Luca avrebbe minacciato di espropriare i proprietari dei terreni confinanti che non intendevano cedere ulteriori particelle.

Si tratta di contestazioni contenute nella replica dell’ex magistrato, che le richiama per spiegare la propria posizione sulla vicenda giudiziaria.

Barbaro interviene anche sulle dichiarazioni riguardanti il figlio, precisando che l’assunzione temporanea nell’ente di formazione risalirebbe al 2001, undici anni prima dell’avvio del processo per i fatti di Fiumedinisi. Quanto all’acquisto di un immobile, sostiene che l’operazione sarebbe stata possibile grazie alla liquidazione pensionistica della madre.

“Mio figlio è stato assunto temporaneamente in un ente di formazione nell’anno 2001, ben 11 anni prima dell’avvio del processo per i fatti di Fiumedinisi”, scrive. E aggiunge che il figlio “solo con la liquidazione pensionistica di sua madre ha potuto dare l’anticipo per l’acquisto di un immobile”, precisando che l’acquisto sarebbe avvenuto nell’ambito di una procedura esecutiva svolta da un notaio e non di una procedura fallimentare.

L’ex procuratore contesta anche il modo in cui, nel comunicato della difesa, vengono ricostruiti gli altri procedimenti a carico di De Luca. Sostiene, in particolare, di non aver avuto alcun ruolo nel procedimento per reati fiscali e nel secondo arresto del politico.

Il nodo delle motivazioni e del giudizio civile

Nella sua dichiarazione, Barbaro affronta anche la valutazione delle frasi contestate a De Luca. Secondo la sua lettura, se da una parte alcune espressioni sarebbero state considerate uno sfogo riconducibile al diritto di critica sulla base di una percezione soggettiva, per altre imputazioni più gravi la Corte non avrebbe ritenuto che il politico intendesse riferirsi proprio a lui.

“Se è così, anche se non ci credo, prendo atto della ritenuta non riferibilità delle offese alla mia persona e della conseguente via di fuga concessa al mio contraddittore”, afferma Barbaro, aggiungendo che De Luca avrebbe in passato tentato ripetutamente di raggiungere un accordo bonario con lui.

È soprattutto sulle conseguenze della pronuncia che le due posizioni divergono. Mentre Taormina sostiene che Barbaro dovrà sostenere le spese del processo civile ancora in corso, l’ex procuratore afferma che la decisione penale non avrebbe modificato la precedente condanna al risarcimento.

“Per quanto concerne il giudizio civile appare di tutta evidenza come la sentenza di condanna al risarcimento del danno in mio favore non sia in alcun modo intaccata dall’odierna pronuncia”, scrive.

Barbaro conclude rivendicando la correttezza del proprio operato e sostenendo di aver agito anche a tutela dell’istituzione giudiziaria: “Ho agito anche in questa vicenda giudiziaria non solo per tutelare la mia onorabilità ma anche in difesa della magistratura”.

E affida alle ultime righe una riflessione critica sul funzionamento della giustizia: “Sono orgoglioso di come ho fatto il magistrato per più di 40 anni; tuttavia devo purtroppo constatare che i valori in cui credevo, vale a dire terzietà, impegno, studio delle carte da parte del giudice, sono venuti spesso, ed in special modo in questa vicenda, a mancare”.

L’assoluzione in sede penale chiude dunque un capitolo della controversia sulle dichiarazioni di De Luca, ma lascia aperto il confronto sulle ragioni della decisione e sui suoi effetti nella causa civile. Per ricostruire compiutamente il perimetro della pronuncia e le sue conseguenze occorrerà fare riferimento alle motivazioni della sentenza e agli atti del giudizio civile.


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