L’economia mondiale “ha retto nonostante una raffica eccezionale di shock”, ma “questa resilienza è sotto sforzo” e “potrebbe presto essere messa alla prova”. Il messaggio arriva da Bangkok, dove Fmi e Banca mondiale hanno aperto le riunioni annuali con la presentazione del World Economic Outlook di ottobre. Le riunioni proseguono fino al 18 ottobre e la capitale thailandese torna a ospitarle per la prima volta dal 1991.
Già il titolo scelto dal Fondo dice molto: “Resilience under Strain, Urgent Choices”, cioè resilienza sotto pressione e scelte urgenti. Il rapporto descrive un’economia che ha assorbito una serie di shock, culminata nella guerra in Medio Oriente, e che adesso ha bisogno di decisioni rapide da parte dei governi.
Cos’è il World Economic Outlook
Il World Economic Outlook, in sigla Weo, è il principale rapporto con cui il Fondo monetario internazionale analizza lo stato dell’economia globale e fa le sue previsioni. Armonizza i dati nazionali, così da permettere confronti tra Paesi e una lettura d’insieme, e aggiunge le proiezioni di breve periodo del Fondo. L’edizione completa esce due volte l’anno, in primavera e in autunno. In più il Fmi pubblica aggiornamenti a gennaio e a luglio.
Il rapporto è curato dal Dipartimento di ricerca, guidato dal capo economista. Il suo peso è notevole: è uno dei principali punti di riferimento per governi, banche centrali e mercati finanziari sulle prospettive dell’economia mondiale.
Per Tenreyro è un debutto. Capo economista del Fmi dal 10 agosto, firma con questo rapporto il suo primo World Economic Outlook. Ha cittadinanza argentina, britannica e italiana ed è stata membro esterno del Comitato di politica monetaria della Bank of England tra il 2017 e il 2023. Ha preso il posto di Pierre-Olivier Gourinchas, tornato all’attività accademica.
La “raffica eccezionale di shock”
Quando Tenreyro parla di sette anni di shock, si riferisce a una sequenza di crisi quasi senza pause. La prima è stata la pandemia del 2020, con il blocco delle attività e la più profonda recessione globale dal dopoguerra. Poi è arrivata la crisi delle catene di approvvigionamento durante la ripresa. Nel 2022 l’invasione russa dell’Ucraina ha provocato l’impennata dei prezzi di gas ed energia in Europa. Ne sono seguite un’inflazione ai massimi da decenni e la stretta monetaria più rapida dalla fine degli anni Settanta.
Nel 2025 è stato il turno della guerra commerciale. Come ricordava lo stesso Fondo a gennaio, lo shock dei dazi e il cambio di rotta nelle politiche commerciali non avevano affondato la crescita globale, grazie al forte aumento degli investimenti tecnologici, soprattutto nell’intelligenza artificiale.
L’ultimo shock, il più grave, è stato la guerra in Medio Oriente. Già ad aprile il Fmi descriveva uno scenario soffocato dalle tensioni geopolitiche e dall’instabilità nel Golfo Persico. Il nuovo rapporto quantifica anche il danno evitato. Secondo le simulazioni del Fondo, senza alcuna risposta dell’offerta la chiusura dello Stretto di Hormuz avrebbe portato il petrolio a una media di circa 110 dollari al barile e tolto 0,9 punti alla crescita mondiale. La deviazione delle forniture verso altri porti, l’aumento della produzione fuori dal Golfo e l’uso delle scorte hanno più che dimezzato l’impatto, riducendolo a 0,4 punti.
I numeri: crescita in frenata e inflazione in salita
A livello globale, il Fmi prevede che la crescita scenda dal 3,5% del 2025 al 3,1% nel 2026, per poi risalire al 3,4% nel 2027. A gennaio, prima della guerra, la stima per quest’anno era del 3,3%. Le ipotesi di partenza restano pesanti. Il Fondo assume che lo Stretto riapra a marzo 2027 e che il petrolio costi in media 95,74 dollari al barile nel 2026, il 41,3% in più rispetto al 2025. L’inflazione mondiale è prevista al 4,7%, contro il 4,1% del 2025.
Per l’Italia la revisione è positiva. Il Fondo porta la previsione sul Pil del 2026 dallo 0,5% allo 0,8%, tre decimi in più rispetto all’aggiornamento di luglio. Il dato però va letto con cautela. Dopo la revisione dei conti nazionali, la crescita acquisita per il 2026 era già dello 0,8%. L’Italia continua inoltre a crescere meno dei partner: l’area euro dovrebbe espandersi dell’1,1% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027. Anche sui prezzi il confronto è sfavorevole: l’inflazione italiana è stimata al 3,3% nel 2026, sopra la media dell’area euro (3,1%) e in netto aumento rispetto all’1,6% del 2025.
Una crescita sempre più concentrata
Secondo Tenreyro, a sorreggere l’economia mondiale sono stati il riorientamento degli approvvigionamenti energetici e il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Il risultato è una crescita sempre più disomogenea. Nell’introduzione la capo economista scrive che l’economia globale non sta semplicemente rallentando o accelerando, ma redistribuendo la crescita tra i Paesi in base all’esposizione allo shock di offerta del conflitto e alla domanda legata all’IA.
I numeri confermano il quadro. Oggi 32 Paesi generano il 95% della crescita mondiale, contro i 54 di aprile, e le revisioni al ribasso hanno riguardato circa il 47% delle economie. I vincitori sono i produttori di semiconduttori: per Taiwan il Fmi prevede quest’anno una crescita del 10,7%. A pagare di più sono i Paesi vicini al conflitto. Per Medio Oriente e Asia centrale il Fondo stima una contrazione dello 0,3% nel 2026, con l’Arabia Saudita a -3,3%.
Le reazioni
La reazione più netta è arrivata dai vertici dello stesso Fondo. La direttrice generale Kristalina Georgieva aveva anticipato i toni a Singapore, alla vigilia di Bangkok. Lì ha detto che i governi “non possono più fare affidamento solo su tassi di crescita più elevati per risolvere i problemi di bilancio”. Ha ricordato che il debito pubblico globale è vicino ai livelli del secondo dopoguerra e potrebbe superare il 100% del Pil entro il 2030, indicando le economie avanzate come principali responsabili.
Georgieva ha poi definito “molto appropriate” le recenti strette sui tassi di Federal Reserve, Banca centrale europea e Bank of Japan. E ha avvertito che anche se la guerra nel Golfo finisse presto, i prezzi elevati dell’energia probabilmente resterebbero tali ancora per un po’.
I mercati hanno accolto le stime con freddezza, almeno in Italia: Borsa&Finanza ha sottolineato che sotto il sole di Bangkok il Pil italiano ritrova un po’ di colore, mentre a Roma il mercato dei titoli di Stato resta in bianco e nero.
Sul piano politico non ci sono stati commenti diretti all’allarme di Tenreyro. Il tema energetico però domina l’agenda. Al Senato, in vista del Consiglio europeo, la premier Giorgia Meloni ha detto che “servono soluzioni ora, con bollette più leggere per famiglie e imprese”.
A cosa bisogna prestare attenzione
Il primo fronte è l’energia. Nella prefazione Tenreyro avverte che le scorte sui mercati energetici si stanno assottigliando e che nuovi shock geopolitici potrebbero trasmettersi rapidamente attraverso i prezzi e le interruzioni delle forniture. Pesa anche la fragilità della tregua. Già in estate Gourinchas osservava che se il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran saltasse, un nuovo shock energetico colpirebbe un’economia che ha già consumato parte dei suoi cuscinetti di emergenza.
Il secondo fronte è l’intelligenza artificiale, motore della crescita ma anche fonte di rischio. Il Fondo avverte che una revisione delle attese di profitto e produttività legate all’IA potrebbe tagliare bruscamente gli investimenti, provocare correzioni sui mercati azionari e irrigidire le condizioni finanziarie. Il rapporto segnala anche il crescente rischio di attacchi informatici contro banche e infrastrutture finanziarie.
Il terzo fronte riguarda gli strumenti di politica economica. Come sottolinea Tenreyro, i debiti alti limitano lo spazio fiscale e le banche centrali hanno le mani legate dalla priorità della stabilità dei prezzi. Con i rincari delle materie prime e gli investimenti tecnologici che alimentano pressioni inflazionistiche persistenti, la politica monetaria potrebbe dover diventare ancora più restrittiva.
Cosa bisognerà fare
Le ricette del Fondo sono chiare. Sul fronte dei conti pubblici, il Fmi giudica sempre più urgente ricostruire margini di bilancio con piani di aggiustamento credibili e chiede che gli aiuti contro il caro energia siano temporanei e mirati. Deniz Igan, a capo della divisione World Economic Studies, ha riassunto la sfida come un equilibrio difficile. Da una parte ci sono le esigenze immediate legate all’inflazione, alla sicurezza alimentare ed energetica. Dall’altra la stabilità di medio periodo.
C’è infine una questione di equità globale. La pressione è più forte per i Paesi a basso reddito, che non beneficiano del boom dell’IA e devono affrontare prezzi dell’energia elevati con risorse limitate. Per l’Italia la revisione al rialzo è una buona notizia, ma restano gli stessi nodi indicati per tutta l’eurozona: energia, inflazione e un debito ancora vicino al 138% del Pil.
L’economia mondiale, insomma, ha resistito, ma con margini sempre più sottili, e con grandissima fatica. Il prossimo shock rischia di trovarla con meno difese.
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