Nel quarto episodio di The Vault, Maurizio Molinari, direttore scientifico di ABI ATLAS, dialoga con i giovani conduttori del podcast: dall'”accelerazione della storia” alle scelte di studio, lavoro e informazione. Una chiave di lettura che vale anche per banche e imprese: quando gli shock si moltiplicano, diventa decisiva la capacità di comprendere il presente, leggere le dipendenze e trasformare la conoscenza in uno strumento per decidere
Che cosa significa progettare il proprio futuro quando gli scenari possono cambiare nel giro di pochi mesi? Come scegliere cosa studiare, dove lavorare, quali informazioni considerare affidabili? E imprese e banche come possono prendere decisioni quando eventi geopolitici apparentemente lontani possono propagarsi rapidamente attraverso mercati, tecnologie, energia e catene di fornitura?
Sono domande diverse, ma hanno una radice comune. E attraversano il confronto tra Maurizio Molinari, direttore editoriale del Gruppo SAE e direttore scientifico del Centro di competenza geopolitica ABI ATLAS, e Clara Morelli e Pietro Aletto, i giovani conduttori del quarto episodio di The Vault.
Il punto di partenza è la fase che Molinari definisce di “accelerazione della storia”: una stagione nella quale la sorpresa tende a diventare la normalità e la conoscenza deve cambiare funzione. «Fare previsioni è inutile. Cambiano tutti i giorni», afferma. La risposta consiste allora nel «passare dalla previsione all’interpretazione».
Un principio che vale per chi deve decidere il proprio percorso personale e professionale, ma anche per chi, nelle imprese e nelle banche, deve assumere decisioni sulla base di scenari nei quali politica internazionale, economia, tecnologia, energia, sicurezza e mercati sono sempre più intrecciati.
Una generazione che deve scegliere dentro l’incertezza
Tra gli aspetti più interessanti della conversazione di The Vault è che a Molinari non viene chiesto soltanto di leggere gli equilibri tra Stati Uniti, Cina, Russia ed Europa. Il confronto porta la geopolitica dentro le scelte quotidiane di chi oggi ha vent’anni o poco più. Ha ancora senso programmare nel lungo periodo carriera e vita personale quando il contesto cambia così rapidamente? Quali competenze conviene costruire? Come orientarsi in un ecosistema informativo nel quale media tradizionali, piattaforme, creator, newsletter e fonti specialistiche convivono e competono per la nostra attenzione?
La risposta di Molinari torna al metodo. Se diventa sempre più difficile sapere che cosa accadrà domani, acquistano valore la capacità di approfondire un tema, conoscere gli interlocutori, selezionare fonti affidabili e costruire punti di riferimento capaci di aiutare a interpretare ciò che accade.
Anche nel rapporto con l’informazione propone ai giovani una sorta di “dieta” fondata sulla combinazione tra le opportunità offerte dai nuovi media e la ricerca di poche fonti autorevoli e competenti sui singoli argomenti. Il mare di informazioni disponibili aumenta le possibilità di conoscenza, ma anche la responsabilità di selezionare, verificare e scegliere.
È una risposta che sposta l’attenzione dalle competenze destinate a durare per sempre – oggi ancora più difficili da identificare – alla capacità di continuare a conoscere e interpretare.
E, quando gli viene chiesto quale elemento abbia maggiormente orientato il suo percorso professionale, Molinari indica la curiosità: la volontà di non accontentarsi delle risposte più semplici e di cercare di capire anche ciò che appare distante o difficile da spiegare.
La sorpresa come nuova normalità
Per Molinari l’imprevedibilità non rappresenta più l’eccezione. Dall’invasione russa dell’Ucraina in poi, racconta, ha iniziato ad annotare gli eventi capaci di smentire le aspettative degli osservatori più esperti. Il risultato è una lista che continua ad allungarsi.
Nel ragionamento di Molinari emergono così quattro grandi protagonisti della competizione globale: Stati Uniti, Cina, Russia ed Europa. Quest’ultima avrebbe ancora la possibilità di sedersi pienamente al tavolo, a condizione di riuscire a trasformare il proprio peso economico e politico in capacità decisionale.
Torna, in questo passaggio, il richiamo alle priorità indicate da Mario Draghi – energia, difesa e intelligenza artificiale – e alla necessità, sulle materie strategiche, di un’Europa capace di agire con maggiore rapidità.
Per le banche il rischio geopolitico diventa trasversale
Il ragionamento assume una rilevanza specifica per il settore finanziario. Il rischio geopolitico non resta confinato allo scenario macroeconomico: può trasmettersi al credito, ai mercati, alla liquidità, alle catene di fornitura dei clienti, alla sicurezza informatica, all’operatività e alle scelte strategiche.
È una direzione ormai ben riconoscibile anche nell’attività della Vigilanza europea. Le priorità BCE per il 2026-2028 indicano espressamente il rafforzamento della resilienza delle banche ai rischi geopolitici e alle incertezze macrofinanziarie.
È in questo quadro che Molinari colloca l’esperienza di ABI ATLAS, il Centro di competenza geopolitica dell’Associazione Bancaria Italiana.
Il valore, nella sua descrizione, sta soprattutto nella concretezza delle domande. Una banca può avere bisogno di comprendere cosa sta accadendo in Bosnia-Erzegovina, quali elementi di criticità stanno emergendo in un settore produttivo di un Paese latino-americano o quale evoluzione politica possa incidere sugli interessi di clienti e investitori.
Sono interrogativi nei quali la geopolitica smette di essere una disciplina riservata agli specialisti e diventa una componente della capacità di leggere il business.
«La qualità delle richieste che arrivano denota che il mondo del business nel nostro Paese ha una grande contezza e consapevolezza dei cambiamenti», osserva Molinari.
ABI ATLAS assume così la fisionomia di un presidio permanente di conoscenza e formazione: non un luogo nel quale cercare risposte definitive – difficili da immaginare nello scenario attuale – ma uno strumento per individuare fonti, competenze e chiavi di interpretazione utili alle decisioni.
Il metodo: più informazioni, meno illusioni previsionali
Per spiegare il metodo Molinari torna indietro di secoli, alla Repubblica di Venezia. I mercanti veneziani, inviati a conoscere interlocutori, mercati e territori, diventavano anche produttori di informazioni. Quelle conoscenze consentivano alla Serenissima di comprendere meglio il mondo nel quale operava. Il parallelo con il presente è immediato. Se la capacità di prevedere diminuisce, cresce il valore della conoscenza degli interlocutori, delle dipendenze, dei territori e delle dinamiche che possono amplificare uno shock.
Per una banca significa anche interrogarsi sulle esposizioni che non emergono immediatamente da una mappa geografica dei propri asset. Una crisi può raggiungere un intermediario attraverso un’impresa finanziata, una catena logistica, una dipendenza energetica, una tecnologia critica o un fornitore.
Ed è interessante che lo stesso principio torni, su una scala differente, nel dialogo con i giovani: non sapere con certezza che cosa accadrà non significa rinunciare a scegliere. Significa dotarsi di più conoscenza per essere in grado di interpretare il cambiamento quando arriva.
Quando il campo di battaglia è l’informazione
C’è infine un’altra dimensione del rischio geopolitico che Molinari porta direttamente nella vita quotidiana: la guerra ibrida. Campagne di influenza, contenuti generati o manipolati attraverso strumenti sempre più sofisticati e meccanismi di diffusione rapidissimi possono trasformare l’informazione stessa in uno strumento di pressione. «La nostra mente è il campo di battaglia», sintetizza.
La risposta proposta può sembrare quasi controintuitiva nell’ecosistema digitale: rallentare. Verificare l’origine di ciò che vediamo, ricostruire la fonte, chiedersi perché un determinato contenuto ci viene mostrato. Molinari parla di slow journalism e di «riconquista del tempo». Più tempo viene dedicato alla conoscenza, sostiene, maggiore è la possibilità di mantenere indipendenza di giudizio.
È un messaggio rivolto direttamente anche alle nuove generazioni, abituate a convivere con un flusso informativo continuo, ma ha una portata più ampia. Vale per chi si informa. Vale per chi deve scegliere. E vale per chi, in banca o in impresa, deve decidere in uno scenario nel quale sicurezza, geopolitica, tecnologia ed economia si sovrappongono sempre più spesso.
THE VAULT: UN DIALOGO CON LE NUOVE GENERAZIONI CHE CONTINUA AL SALONE DEI PAGAMENTI
The Vault è il progetto editoriale e digitale creato da ABIServizi e Chora&Will Media per aprire uno spazio di confronto con le nuove generazioni sui temi dell’economia, dell’innovazione, della cultura finanziaria e delle scelte che incidono sul loro futuro. Utilizza linguaggi e formati vicini a Gen Z e Millennials – podcast, contenuti digitali, interviste e incontri – con l’obiettivo di mettere in dialogo giovani, esperti e protagonisti del mondo economico e finanziario.
Dal 24 al 26 novembre 2026, all’Allianz MiCo di Milano, The Vault Live porterà incontri, interviste, live podcast, workshop e dibattiti: studenti, giovani professionisti, startupper e innovatori potranno confrontarsi direttamente con chi sta trasformando il mondo finanziario.
The Vault prosegue poi oltre i tre giorni del Salone attraverso podcast, contenuti digitali e approfondimenti rivolti alla propria community.
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