Pubblicato il 14/10/2026
ℹ️ In breve: nel 2026 i creditori non possono pignorare i primi 1.092,48 euro al mese della pensione. Sulla parte che eccede possono prendere di norma un quinto. Sul conto corrente la pensione già accreditata è protetta fino a 1.638,72 euro. Per i debiti verso l’INPS vale una regola diversa.
Il pignoramento della pensione nel 2026 non può toccare i primi 1.092,48 euro al mese: è il doppio dell’assegno sociale, che quest’anno vale 546,24 euro. La regola è nell’articolo 545 del codice di procedura civile, che fissa comunque un minimo di 1.000 euro. L’importo 2026 dell’assegno sociale è quello indicato dall’INPS nella scheda della prestazione.
Molti ricordano ancora la “soglia di 1.000 euro” introdotta nel 2022. Il minimo resta, ma conta il doppio dell’assegno sociale quando è più alto, e nel 2026 lo è. Le regole poi cambiano in base a chi chiede i soldi e a dove si trovano: sulla pensione, sul conto corrente o in compensazione con l’INPS.
Pignoramento pensione nel 2026: quanto si può prendere
Il settimo comma dell’articolo 545, modificato dalla legge 142/2022, vale per le somme “da chiunque dovute” a titolo di pensione, di indennità che ne prendono il posto o di altri assegni di quiescenza. Queste somme “non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente al doppio della misura massima mensile dell’assegno sociale, con un minimo di 1.000 euro”. La circolare INPS 38/2023 ricorda che la soglia vale dal 22 settembre 2022. Prima era più bassa: l’assegno sociale aumentato della metà.
La parte che supera la soglia si può pignorare, ma entro limiti precisi. Sono gli stessi che il codice prevede per gli stipendi.
| Situazione | Cosa si può pignorare |
|---|---|
| Pensione fino a 1.092,48 euro al mese | Nulla: è la soglia impignorabile del 2026 (2 × 546,24 euro) |
| Parte oltre la soglia, per tributi o altri debiti | Un quinto della parte eccedente |
| Parte oltre la soglia, per crediti alimentari | La misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice delegato |
| Più cause di credito insieme | Non oltre la metà della parte eccedente |
| Debiti verso l’INPS (prestazioni non dovute, contributi non versati) | Regola speciale: fino a un quinto, salvo il trattamento minimo (vedi sotto) |
Esempio semplificato (nostro calcolo). Pensione di 1.500 euro al mese, pignoramento per un debito ordinario.
Parte protetta: 1.092,48 euro.
Parte eccedente: 1.500 − 1.092,48 = 407,52 euro.
Quota pignorabile: un quinto di 407,52 = 81,50 euro al mese.
La norma non dice se il calcolo va fatto sul lordo o sul netto: l’importo esatto lo stabilisce l’ente che paga la pensione, sulla base dell’atto ricevuto.
Pensione accreditata sul conto: la soglia del triplo
Quando la pensione arriva sul conto corrente bancario o postale, cambia il riferimento. L’ottavo comma dell’articolo 545 distingue due casi. Le somme di pensione accreditate prima del pignoramento si possono pignorare solo per la parte che supera il triplo dell’assegno sociale: nel 2026 sono 1.638,72 euro. Le somme accreditate dal giorno del pignoramento in poi seguono invece le regole della pensione: soglia di 1.092,48 euro e un quinto dell’eccedenza.
Esempio (nostro calcolo). Sul conto ci sono 2.000 euro arrivati dalla pensione prima della notifica del pignoramento. Sono pignorabili 2.000 − 1.638,72 = 361,28 euro. Le pensioni accreditate nei mesi successivi restano protette fino a 1.092,48 euro.
L’ottavo comma parla di somme accreditate a titolo di stipendio, salario, indennità di lavoro o pensione. Non dice nulla sulle altre somme presenti sul conto, come risparmi di altra provenienza o un’eredità. Conviene quindi poter dimostrare da dove arrivano i soldi.
Pignoramento pensione da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione
Per le cartelle non pagate, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) ha strumenti propri. Il più usato è l’ordine al terzo, per esempio al datore di lavoro o alla banca, di pagarle direttamente quanto deve al debitore. Questo ordine però vale “salvo che per i crediti pensionistici”. La formula è quella dell’articolo 72-bis del DPR 602/1973, ripresa testualmente nell’articolo 170 del nuovo Testo unico della riscossione. Secondo FiscoOggi, la rivista dell’Agenzia delle Entrate, il pignoramento delle pensioni passa da una procedura giudiziale.
C’è poi un errore frequente sui limiti. Le quote ridotte di un decimo (fino a 2.500 euro) e di un settimo (tra 2.500 e 5.000 euro) valgono per stipendi, salari e indennità di lavoro. Lo spiegano la pagina di AdER sulle procedure esecutive e la circolare INPS 130/2025. L’articolo 72-ter, che le prevede, non nomina le pensioni. Per la pensione restano la soglia del settimo comma e il quinto dell’eccedenza.
Anche FiscoOggi parla di pensione pignorabile oltre “i mille euro”. È il minimo di legge: nel 2026 la soglia effettiva è più alta, 1.092,48 euro.
Prima di pignorare, AdER deve rispettare alcuni passaggi. Per i debiti fino a 1.000 euro non può avviare azioni esecutive prima di 120 giorni dall’invio di una comunicazione con il dettaglio del debito. Se la cartella è stata notificata da più di un anno, serve prima un avviso di intimazione, che concede 5 giorni per pagare. Per controllare se una cartella è ancora dovuta c’è la nostra guida sulla prescrizione della cartella esattoriale.
Debiti verso l’INPS: la regola del quinto e del trattamento minimo
Quando il creditore è l’INPS stesso, la soglia di 1.092,48 euro non si applica. Vale l’articolo 69 della legge 153/1969, che la circolare INPS 130/2025 definisce norma speciale, prevalente sul codice. Per i debiti verso l’Istituto le pensioni si possono trattenere “nei limiti di un quinto del loro ammontare”. Rientrano le prestazioni pagate e non dovute e i contributi non versati, esclusi interessi e sanzioni.
Per le pensioni ordinarie dell’assicurazione generale obbligatoria, la stessa norma fa “comunque salvo l’importo corrispondente al trattamento minimo”. Nel 2026 il trattamento minimo è di 611,85 euro al mese, secondo la circolare INPS 153/2025. La differenza è rilevante: il quinto si calcola sull’intera pensione, non sulla parte che supera una soglia.
Un tribunale aveva chiesto alla Corte costituzionale di allineare questa regola a quella del codice. Con la sentenza 216/2025, depositata il 30 dicembre 2025, la Corte ha dichiarato le questioni non fondate. La regola dell’articolo 69 resta in vigore.
Pignoramento oltre i limiti: cosa succede e cosa si può fare
Un pignoramento che supera i limiti dell’articolo 545 è “parzialmente inefficace”, dice il nono comma: vale solo entro i limiti di legge. Il giudice rileva l’inefficacia “anche d’ufficio”, senza bisogno di una richiesta. Conviene comunque controllare subito l’atto e i conteggi, soprattutto sul conto corrente, dove contano la data degli accrediti e la loro provenienza.
Con AdER esiste anche la strada della rateizzazione. Secondo la pagina dell’Agenzia, dalla presentazione della richiesta, e finché si pagano le rate, AdER non può avviare nuove procedure esecutive. Il pagamento della prima rata estingue quelle già avviate, ma con dei limiti. Non vale se il terzo, per esempio la banca, ha già reso una dichiarazione positiva. Non vale nemmeno se è già stato emesso il provvedimento che assegna le somme al creditore. Per i termini di pagamento e di ricorso c’è la guida su quanto tempo si ha dopo la cartella. Per le contestazioni c’è quella sul ricorso contro la cartella.
Dal 2027 il Testo unico della riscossione: cosa cambia
Le regole di AdER sul pignoramento sono ancora nel DPR 602/1973, per tutto il 2026. Il nuovo Testo unico in materia di versamenti e di riscossione (decreto legislativo 33/2025) doveva sostituirlo dal 1° gennaio 2026. Il decreto Milleproroghe (DL 200/2025, articolo 4) ha spostato l’applicazione al 1° gennaio 2027. La stessa circolare INPS 130/2025, scritta prima del rinvio, indica ancora la vecchia data.
Nel testo pubblicato in Gazzetta, gli articoli 170 e 171 del Testo unico riprendono le regole dei vecchi 72-bis e 72-ter. Restano l’esclusione dei crediti pensionistici dall’ordine diretto e i limiti di un decimo e di un settimo per gli stipendi. Cambiano quindi i numeri degli articoli da citare negli atti. L’articolo 545 del codice di procedura civile, invece, non è toccato dal Testo unico.
L’errore da evitare: fermarsi alla “soglia di 1.000 euro”
La regola dei 1.000 euro è un minimo, non la soglia di quest’anno. Chi controlla una trattenuta con quel numero sbaglia il conto: su una pensione di 1.500 euro il quinto dell’eccedenza diventerebbe 100 euro invece di 81,50, cioè 18,50 euro al mese in più. Contano tre domande: chi è il creditore (un privato o il fisco, oppure l’INPS stesso); dove sono i soldi (sulla pensione o già sul conto); quando sono arrivati sul conto (prima o dopo il pignoramento). Chi ha una rottamazione in corso può verificare la propria posizione anche con la nostra guida alla rottamazione quinquies.
FAQ — pignoramento pensione 2026
Domande frequenti su soglie, conto corrente, AdER e INPS
Qual è la parte della pensione che non si può pignorare nel 2026?
1.092,48 euro al mese: il doppio dell’assegno sociale 2026 (546,24 euro), come prevede l’art. 545 c.p.c., con un minimo di legge di 1.000 euro. La regola non vale per i debiti verso l’INPS stesso.
Quanto possono prendere dalla pensione con un pignoramento?
Di norma un quinto della parte che supera 1.092,48 euro. Per i crediti alimentari decide il giudice, e con più cause di credito insieme si può arrivare alla metà dell’eccedenza.
Il conto corrente dove arriva la pensione si può pignorare?
Sì, con limiti. Le somme di pensione accreditate prima del pignoramento sono pignorabili solo oltre 1.638,72 euro, il triplo dell’assegno sociale 2026. Quelle accreditate dopo seguono la soglia di 1.092,48 euro.
L’Agenzia delle Entrate-Riscossione può pignorare la pensione?
Sì, ma non con l’ordine diretto al terzo, che la legge esclude per i crediti pensionistici. Si applicano la soglia dell’art. 545 e il quinto dell’eccedenza. I limiti di un decimo e un settimo riguardano gli stipendi.
Se devo dei soldi all’INPS, quanto può trattenere sulla pensione?
Fino a un quinto della pensione, per prestazioni non dovute o contributi non versati. Per le pensioni dell’assicurazione generale obbligatoria resta salvo il trattamento minimo, 611,85 euro al mese nel 2026.
Cosa succede se il pignoramento supera i limiti?
Il pignoramento è parzialmente inefficace, cioè vale solo entro i limiti. Il giudice lo rileva anche d’ufficio, ma conviene controllare subito l’atto e le date degli accrediti.
Dal 2027 cambiano i limiti di pignoramento?
Dal 1° gennaio 2027 le regole di AdER passano nel Testo unico della riscossione. Nel testo pubblicato in Gazzetta gli articoli 170 e 171 riprendono gli stessi limiti; l’art. 545 del codice resta invariato.
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