#Finsubito news – cosa rivela la Corte dei conti sulla Sicilia?


I conti della sanità regionale chiudono il 2025 con un disavanzo complessivo di 2,3 miliardi di euro, quasi 800 milioni in più rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla relazione della Corte dei conti sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026, che registra un peggioramento del 51,8%, pari a 795,2 milioni, considerando il risultato di esercizio prima delle coperture e gli ulteriori trasferimenti delle Province autonome e delle Regioni a statuto speciale. L’aumento interessa tanto i territori sottoposti a programmi di risanamento quanto quelli che operano senza vincoli straordinari, mentre la crescita delle principali voci di spesa continua a incidere sugli equilibri finanziari.

Le sette Regioni sottoposte a Piano di rientro, Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia, registrano complessivamente un disavanzo di 677 milioni, contro i 197 milioni del 2024. L’incremento raggiunge il 245%, ma questi territori rappresentano il 29,1% dello squilibrio nazionale. La quota maggiore riguarda infatti le Regioni senza Piano di rientro, dove il deficit sale da 1,34 a 1,65 miliardi. Il peggioramento attraversa tutte le aree del Paese. Nelle Regioni a statuto ordinario del Sud il saldo negativo passa da 335 a 638 milioni, al Centro da 179 a 342 milioni e al Nord da 460 a 608 milioni. Anche le Regioni a statuto speciale e le Province autonome registrano un aumento, da 561 a 741 milioni.

Farmaci, personale e assistenza territoriale

Nel 2025 la spesa farmaceutica nazionale raggiunge 25,05 miliardi di euro, con un incremento del 5,6%. La componente convenzionata cresce del 4,2%, mentre gli acquisti diretti aumentano del 6,3%. Lo scostamento dal tetto programmato del 15,3% del finanziamento sanitario nazionale raggiunge 4,34 miliardi, contro i 3,38 miliardi del 2024. Crescono anche i costi dei dispositivi medici, che arrivano a 8,8 miliardi (+5,5%) e superano di 2,8 miliardi il limite previsto. Su questa voce interviene il meccanismo del payback, che pone a carico delle imprese produttrici una quota degli oneri derivanti dal superamento dei tetti.

Anche gli acquisti di prestazioni dalle strutture private accreditate registrano un aumento. Nel 2025 il Servizio sanitario nazionale destina 13,8 miliardi di euro all’assistenza ospedaliera e alla specialistica ambulatoriale, il 3,1% in più rispetto all’anno precedente. La specialistica raggiunge 4,43 miliardi (+3,6%), mentre l’assistenza ospedaliera sale a 9,38 miliardi (+2,9%). Rispetto al 2019, gli importi crescono rispettivamente del 18,5% e del 9,6%. Si tratta di prestazioni che il sistema pubblico acquista dagli erogatori privati accreditati attraverso i rapporti contrattuali previsti, con oneri a carico del finanziamento sanitario pubblico.

Sul fronte del personale, la relazione richiama l’aumento della spesa per redditi da lavoro nella sanità e le difficoltà nel garantire una presenza adeguata di professionisti. Nel 2024 i medici di medicina generale scendono a 37.173, con 810 unità in meno rispetto al 2023 e una riduzione del 17,3% rispetto al 2014. Al 1° gennaio 2025 la carenza stimata raggiunge 5.716 medici, mentre il 54,5% dei professionisti segue più di 1.500 assistiti. Diminuiscono anche i pediatri di libera scelta, che nel 2024 si fermano a 6.496 unità, il 15,8% in meno rispetto al 2014. Per il triennio formativo 2025-2028 emerge però un’inversione di tendenza nelle domande di accesso alla formazione specifica in medicina generale, con 2.709 candidati presenti alle prove a fronte di 2.198 posti disponibili. Permangono invece difficoltà nel reclutamento degli infermieri, con domande di accesso ai corsi di laurea inferiori ai posti disponibili nell’anno accademico 2025-2026.

Il potenziamento dell’assistenza territoriale richiede inoltre risorse per rendere operative le Case e gli Ospedali di Comunità previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Per sostenere il personale necessario all’attuazione del decreto ministeriale 77/2022, le precedenti leggi di Bilancio hanno previsto stanziamenti che raggiungono 1,365 miliardi annui dal 2026. La Corte richiama l’attenzione sui costi di gestione delle nuove strutture, che proseguiranno anche dopo la conclusione degli investimenti. Intanto, l’assistenza domiciliare integrata (ADI) raggiunge nel 2025 1.625.785 pazienti ultrasessantacinquenni, pari all’11,3% della popolazione di questa fascia d’età. Gli assistiti aumentano di oltre 980 mila unità rispetto al 2019 e superano di 129.368 persone l’obiettivo del PNRR. La magistratura contabile sottolinea quindi la necessità di garantire risorse adeguate per mantenere la copertura raggiunta e assicurare la continuità delle cure.

Permangono differenze anche nell’accessibilità e nei risultati dell’assistenza sanitaria. Nel 2024, 18 Regioni e Province autonome raggiungono la sufficienza in tutte e tre le aree dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), contro le 13 del 2023. I miglioramenti riguardano soprattutto la prevenzione e l’assistenza distrettuale, mentre l’area ospedaliera registra un arretramento dei punteggi in oltre metà dei territori. A livello nazionale, quasi 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, dichiarano di avere rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico necessario, contro il 6,3% del 2019. Tra le principali cause figurano i tempi di attesa e le difficoltà economiche.

La relazione consente anche alcuni confronti tra le Regioni, ma non per tutte le voci analizzate. I dati disaggregati riguardano soprattutto la spesa farmaceutica, i Livelli essenziali di assistenza e la durata dei ricoveri. Per l’assistenza domiciliare, i dispositivi medici e le prestazioni della sanità privata, invece, la Corte dei conti presenta prevalentemente dati aggregati per aree territoriali.

In Sicilia

La Regione occupa il quarto posto nazionale per spesa farmaceutica complessiva nel 2025, con 1,953 miliardi di euro, preceduta da Lombardia, Campania e Lazio. Rispetto agli 1,830 miliardi del 2024, l’incremento raggiunge il 6,7%, collocando l’Isola al terzo posto per crescita percentuale, dopo Sardegna (+9,3%) e Lombardia (+8%). La media nazionale si ferma al 5,6%. Il superamento del tetto programmato passa da 197 a 288 milioni, mentre l’incidenza sul finanziamento sanitario regionale sale dal 17,1% al 17,9%. Quest’ultimo valore rimane inferiore alla media italiana del 18,5%, ma supera il limite del 15,3% previsto per il 2025. I 288 milioni rappresentano lo scostamento della spesa farmaceutica dal tetto e non il disavanzo complessivo della sanità siciliana, che la relazione non quantifica individualmente.

Il confronto con le altre Regioni evidenzia risultati differenti anche nei LEA. Nel 2024 la Sicilia registra un incremento del 66% nel punteggio dell’indicatore dell’assistenza distrettuale rispetto al 2023, la seconda variazione percentuale positiva più elevata tra Regioni e Province autonome, dopo la Valle d’Aosta (+83%). Il dato supera quelli dell’Abruzzo (+64%) e della Calabria (+30%), mentre l’indicatore della prevenzione rimane invariato. L’area ospedaliera segna invece una flessione dell’8%, tra le riduzioni più consistenti insieme a quelle di Umbria (-8%), Liguria (-9%) e Abruzzo (-10%). Le variazioni descrivono l’andamento dei punteggi nelle singole aree e non indicano un aumento o una diminuzione equivalente delle prestazioni sanitarie. Inoltre, non permettono da sole di stabilire se la Regione abbia raggiunto la soglia di sufficienza prevista per ciascuna area.

Per quanto riguarda l’attività ospedaliera, nel 2024 la degenza media standardizzata per complessità dei ricoveri ordinari per acuti raggiunge 7,2 giorni, in linea con la media nazionale. Il valore risulta inferiore a quello di Lombardia e Friuli-Venezia Giulia (7,7 giorni), Sardegna (7,6) e Veneto (7,5), mentre supera quello della Toscana (6,3). La standardizzazione per complessità dei casi consente un confronto più omogeneo tra territori, ma la durata dei ricoveri non costituisce da sola un indicatore della qualità dell’assistenza ospedaliera.

Sul fronte dell’assistenza domiciliare integrata (ADI), la relazione della Corte dei conti evidenzia i progressi raggiunti a livello nazionale e richiama la necessità di garantire risorse adeguate anche dopo la conclusione del PNRR. In Sicilia, le Aziende sanitarie provinciali (ASP) organizzano e coordinano il servizio, anche attraverso erogatori esterni. Secondo il monitoraggio dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), nel 2024 l’Isola ha preso in carico 113.721 pazienti ultrasessantacinquenni. Le stime per il 2025 indicano 123.014 assistiti, con un incremento di 9.293 persone, pari all’8,2%. A livello nazionale, invece, il dato del 2025 raggiunge 1.625.785 assistiti, corrispondenti all’11,3% della popolazione over 65. AGENAS rileva inoltre che tutti i distretti sanitari siciliani dispongono di almeno un erogatore per ciascuna delle tipologie di assistenza domiciliare monitorate. In queste sono comprese le prestazioni infermieristiche, mediche, riabilitative e socioassistenziali. La copertura organizzativa, tuttavia, non indica quanti anziani ricevano effettivamente assistenza.

Anche sul fronte della sanità privata accreditata emergono elementi significativi. La relazione della Corte dei conti evidenzia un aumento del 3,1% della spesa nazionale per l’acquisto di prestazioni ospedaliere e specialistiche da soggetti privati, che nel 2025 raggiunge 13,8 miliardi di euro. In Sicilia, l’Assessorato regionale della Salute ha inizialmente previsto un tetto di 558,1 milioni per l’ospedalità privata e un aggregato di 312,8 milioni per la specialistica ambulatoriale. La Regione ha inoltre autorizzato 15 milioni per le maggiorazioni tariffarie di alcune prestazioni.

Il ricorso alla specialistica privata rappresenta anche uno strumento per contrastare le liste d’attesa. Già nel 2024 la Regione aveva destinato 8 milioni aggiuntivi ai privati convenzionati, per ampliare l’offerta e ridurre i tempi di accesso alle prestazioni. Successivi decreti hanno modificato la programmazione del 2025. Gli importi indicati riguardano quindi le risorse programmate, non necessariamente le somme liquidate dalle Aziende sanitarie provinciali alle strutture private.

Sulla gestione delle liste d’attesa in Sicilia, la Corte dei conti era già intervenuta lo scorso agosto. La magistratura contabile aveva riconosciuto i correttivi introdotti dalla Regione, ma aveva anche segnalato criticità nel monitoraggio delle risorse e nel coordinamento tra Assessorato della Salute e aziende sanitarie.

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