Il simbolo della crisi abitativa della Spagna, María del Carmen Abascal, per tutti Maricarmen, dopo aver subito lo sfratto – in presenza della polizia che ha usato i lacrimogeni per contrastare i manifestanti a sostegno – ed essere stata ricoverata, è morta lo scorso 7 ottobre. Fin dall’annuncio dello sfratto Maricarmen ha visto un sostegno popolare via via crescente che è sfociato in grandi manifestazioni. e proteste che sono tuttora in corso
In maniera tardiva il governo del Primo ministro Pedro Sánchez presentava due decreti, detti Maricarmen, per affrontare sia pur parzialmente, che nonostante i tentativi di mediazione con gli indipendentisti di Junts (Uniti per la Catalogna) venivano bocciati alla Camera. Con altre manifestazioni in corso Sánchez decideva di indire elezioni anticipate, previste per il prossimo 29 novembre. Lo stesso giorno della morte di Maricarmen sulla Gazzetta Ufficiale sono stati pubblicati i nuovi decreti sull’emergenza abitativa.
Le nuove misure ampliano quanto era contenuto nei due decreti bocciati. È stata inserita una norma per una maggiore tutela delle persone vulnerabili attraverso, ad esempio, procedure più rigorose alle quali dovranno attenersi le amministrazioni, incluso in alcune casistiche l’obbligo di assumersi il costo del fitto o il debito dell’inquilino vulnerabile. Vengono, poi, aggiunti periodi di ulteriore proroga alla scadenza dei contratti sempre per le persone in difficoltà e anche per gli inquilini che abitano in aree con un mercato immobiliare difficile. Nei confronti di fondi speculativi viene portato al 31 dicembre 2030 il divieto di acquisto di immobili. Inoltre agli stessi fondi è richiesta una perizia indipendente, al fine di dimostrare il carattere non speculativo, che dimostri che il prezzo di acquisto superi il 70% del valore di mercato [1].
Proprio su questi aspetti, nella giornata del 15 ottobre, la Commissione Elettorale Centrale ha deciso di avviare un procedimento disciplinare contro Sánchez per il contenuto della conferenza stampa tenutasi alla Moncloa, il palazzo del Governo, il 6 ottobre scorso, durante la quale aveva annunciato i due decreti sulla crisi abitativa in materia di edilizia abitativa. La sanzione prevista può variare da 300 a 3.000 euro. Nella sostanza, l’accusa è di aver fatto già campagna elettorale, come denunciato da Vox, Se Acabó la Fiesta (partito di estrema destra) e dal Partito popolare (PP) alla Commissione Elettorale Centrale.
Il PP è nettamente contrario a qualunque intervento che non lasci mano libera alla proprietà privata, al mercato e quindi anche ai fondi immobiliari. Se è vero che il Primo ministro ha da tempo diverse gatte da pelare in tema di corruzione collegate sia al suo partito che alla sua famiglia, il PP non è da meno. Proprio la Presidente della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso, leader influente del PP e con posizioni di destra, è «finita al centro di un duro scandalo e del bersaglio dei movimenti. Si è infatti scoperto che l’azienda pubblica regionale Planifica Madrid ha acquistato un lussuoso attico di 485 metri quadri nel ricco quartiere di Chamberí, situato proprio di fronte all’appartamento privato della stessa Ayuso. Il Governo regionale ha fornito tre versioni diverse in meno di ventiquattro ore, sostenendo prima che l’immobile servisse come uffici temporanei, ammettendo poi che l’uso non era chiaro e, infine, annunciando la vendita della proprietà, fino a quando è emerso chiaramente come l’immobile fosse in realtà destinato a diventare la nuova residenza della stessa Presidente» [2].
Proprio nella giornata di ieri la Ayuso ha nuovamente attaccato tutti coloro che manifestano, anche sotto la sua abitazione, per le sue posizioni sulla casa ma anche contro i professori che sono in sciopero. «“Quando la sinistra sta per perdere le elezioni, diventa violenta perché non accetta le norme democratiche”, ha dichiarato all’Assemblea di Madrid, dove ha risposto alle domande dell’opposizione. Ha accusato il PSOE e Más Madrid di “distruggere Madrid”» [3].
Allo stato delle cose, la Ayuso ha ragione sul fatto che la sinistra stia per perdere perché i sondaggi sono tutti favorevoli alla destra e all’estrema destra, PP e Vox dati insieme al 50%, che vincendo finiranno per allearsi e conquistare la Moncloa. Non solo, la sinistra (36% nell’insieme da PSOE, Sumar e Podemos) non viaggia affatto tutta unita e questo è ancora più deleterio visto che il sistema elettorale spagnolo non la favorisce. Secondo la rivista spagnola Ctxt solo una coalizione elettorale del Fronte Ampio ((Izquierda Unida, Movimiento Sumar, Más Madrid e Comuns) con il PSOE potrebbe avvicinare la desta anche se, comunque, non impedirebbe a quest’ultima di conquistare la maggioranza assoluta. Altra strada percorribile, sia pur rischiosa, potrebbe essere quella per cui Sumar e Podemos non presentino candidati nei collegi elettorali dove è già presente una sinistra locale ben consolidata. Ma forse l’unica speranza sarebbe quella di presentare, a livello nazionale, tutta la sinistra «sotto un “ombrello” sovraregionale comune. Non parlo di una coalizione. Potrebbe essere una sorta di “movimento”. Un’etichetta da aggiungere al nome di ciascun partito che abbia firmato un manifesto, un accordo, un’alleanza o un patto comune con contenuti sociali (con impegni su alloggi, salari, pensioni, ecc.)» [4]. Ma sono tutte ipotesi che al momento sono più o meno teoriche.
È di ieri la notizia che la ex sindaca di Barcellona e candidata del Fronte Ampio, Ada Colau si è scontrata con Podemos, che fa accordi elettorali territoriali invece di indirizzarsi su candidature unitarie, dichiarando che «non si tratta di vincere seggi, ma di fermare il fascismo». A Madrid, Emilio Delgado guiderà il Fronte Ampio alle elezioni ma Podemos ha scelto la strada dell’accordo con Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC).
La sinistra nel Paese dovrà anche gestire l’anomalia di uno sciopero proclamato a pochi giorni dalle elezioni. Pablo Carmona su Ctxt spiega che esistono contraddizioni che vanno affrontate: «La prima, e più lampante, è come organizzare uno sciopero generale contro un governo di transizione che ha appena approvato i decreti abitativi. La seconda è come farlo con le elezioni ormai alle porte, in cui, secondo i sondaggi, il Partito Popolare e Vox sono i favoriti. Per coloro che sostengono la necessità di prolungare questo ciclo di conflitto aperto per la questione abitativa, la risposta è chiara: lo sciopero generale deve trasformarsi in una sfida più ampia al sistema. In altre parole, bisogna innescare una mobilitazione che trascenda persino i principali sindacati e lo stesso governo progressista. Ma la domanda rimane: quali forze sono disponibili per realizzare questa trasformazione?» [5].
C’è poi la spada di Damocle che si chiama immigrazione. La destra non lascia perdere occasione per parlare alla pancia delle persone dando le colpe di molti malesseri all’arrivo di immigrati e instillando paure che devono servire a sostenerli politicamente nelle scelte autoritarie e disumane oltre che dannose per lo stesso Paese. La questione è ben presente tra gli spagnoli se secondo un sondaggio esclusivo condotto da Politico.eu in Spagna, il 58% degli spagnoli teme che le tensioni con il Marocco per Ceuta e Melilla possano degenerare in un conflitto armato nei prossimi 10 anni.
Pasquale Esposito
[1] Gorka R. Pérez, El País, El nuevo decreto de vivienda obliga a las administraciones a asumir la deuda de inquilinos vulnerables para frenar desahucios, 7 ottobre 2026
[2] Simone Guglielmelli, Jacobin Italia, Maricarmen e la generazione inquilina, 26 settembre 2026
[3] Juan Diego Quesada, El País, Ayuso ataca las movilizaciones en su contra: “La izquierda, cuando va a perder las elecciones, se vuelve violenta”, 15 ottobre 2026
[4] Ctxt, Una izquierda desesperada, a por el último escaño, 9 ottobre 2026
[5] Pablo Carmona, Ctxt, Entre la huelga y las elecciones, 11 ottobre 2026
[6] Ángel Villarino Pérez, Politico.eu, Madrid Playbook, 13 ottobre 2026
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