Quasi un miliardo di euro in più. È questo il conto che famiglie e imprese delle Marche potrebbero trovarsi a sostenere nel 2026 se i prezzi di energia elettrica, gas e carburanti dovessero aumentare mediamente del 20% rispetto all’anno precedente.
La stima arriva dal Centro Studi CNA Marche, che ha elaborato a livello regionale le proiezioni diffuse dalla CNA nazionale. Nello scenario considerato, l’aggravio complessivo per l’economia marchigiana potrebbe raggiungere 918 milioni di euro, con ricadute significative sia sui bilanci delle famiglie sia sulla competitività delle imprese.
Oltre 500 euro in più per ogni famiglia
Secondo lo scenario elaborato dalla CNA, l’aumento medio del 20% dei prezzi energetici comporterebbe per una famiglia marchigiana una maggiore spesa annuale superiore a 500 euro.
Considerando le circa 657 mila famiglie residenti nelle Marche, sulla base dei dati Istat, l’incremento complessivo della spesa energetica potrebbe superare i 328 milioni di euro.
Un aggravio che rischia di incidere ulteriormente sul potere d’acquisto, soprattutto in una fase in cui l’aumento dei costi dei servizi e dei beni essenziali continua a rappresentare un elemento di pressione sui bilanci familiari.
Per le imprese il conto sfiora i 600 milioni
Ancora più pesante potrebbe essere l’impatto sul sistema produttivo. Per una piccola impresa, secondo le stime CNA, il maggior costo medio legato all’energia potrebbe superare i 4.500 euro all’anno.
Rapportando questa cifra alle oltre 130 mila imprese attive nelle Marche, i maggiori costi complessivi potrebbero arrivare a circa 589 milioni di euro.
È proprio sulle piccole attività che, secondo CNA Marche, l’aumento dei costi rischia di avere le conseguenze più significative. Il tessuto economico regionale è infatti caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese, artigiani e attività commerciali che spesso operano con margini già contenuti.
La posizione
«L’aumento dei costi di energia e carburanti rappresenta una minaccia concreta per la competitività delle nostre micro e piccole imprese e per il potere d’acquisto delle famiglie – afferma Moreno Bordoni, segretario CNA Marche –. Le Marche sono una regione fortemente caratterizzata dalla presenza di piccole attività produttive, artigiane e commerciali che già operano con margini ridotti. Bollette più pesanti e costi di trasporto crescenti rischiano di rallentare investimenti, innovazione e occupazione».
Manifattura, sistema casa e trasporti tra i settori più esposti
L’energia continua a rappresentare una delle principali voci di costo per numerose attività produttive. Tra i comparti maggiormente esposti figurano, secondo CNA Marche, manifatturiero, sistema casa, agroalimentare, autoriparazione e trasporti.
Si tratta di settori centrali per l’economia regionale, nei quali l’aumento dei costi energetici può tradursi non soltanto in una riduzione dei margini, ma anche in una maggiore difficoltà a mantenere gli investimenti e la capacità competitiva.
La somma degli effetti stimati per famiglie e imprese porta così a un aggravio complessivo di 918 milioni di euro nel solo territorio marchigiano.
Adusbef: «Famiglie costrette a risparmiare anche sulla spesa alimentare»
A lanciare l’allarme sulle conseguenze del caro-energia è anche Adusbef, secondo cui l’aumento dei costi energetici e dei carburanti rischia di tradursi in una ulteriore erosione del potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto quelle con redditi più bassi.
«Le famiglie e i redditi bassi hanno una evidente erosione del potere di acquisto, costringendole a scegliere di risparmiare anche sul banco alimentare», sostiene Paola Formica, responsabile provinciale Adusbef Macerata, evidenziando il legame tra il costo dell’energia, quello dei carburanti e l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.
Secondo Adusbef, gli aumenti dei costi di produzione e di trasporto stanno infatti contribuendo alla crescita dei prezzi lungo la filiera agroalimentare. L’associazione richiama, in particolare, i dati Istat di settembre, dai quali emergono rincari significativi per numerosi prodotti: carciofi +28% su base annua, fragole +27,2%, pomodori +19,3%, cavolfiori e broccoli +18,7%, piselli +18,3%, asparagi +15,8%, insalata +13,1%, zucchine +12,6%, peperoni +12,1% e melanzane +9,2%.
Aumentano anche alcuni prodotti di origine animale, con le uova a +7,3%, la carne ovina a +7,2% e quella bovina a +6,4%.
«I prezzi degli alimentari registrano una marcata accelerazione causata soprattutto dall’escalation dei carburanti e dai rialzi dei prezzi dell’energia che pesano sul comparto produttivo», osserva Adusbef.
Per l’associazione si tratta di rincari particolarmente preoccupanti perché interessano una delle voci di spesa considerate essenziali per le famiglie. Il rischio, secondo Adusbef, è che l’aumento dei prezzi modifichi anche le abitudini di consumo, spingendo le famiglie a privilegiare prodotti meno costosi.
Un fenomeno che potrebbe colpire soprattutto le fasce più fragili, ma anche anziani, single e studenti universitari, chiamati a gestire con maggiore attenzione una spesa alimentare già sottoposta alla pressione dell’inflazione.
Il precedente
Adusbef richiama anche quanto accaduto nel 2020, quando l’aumento del prezzo del grano aveva orientato parte dei consumatori verso prodotti alternativi, come il riso e alcuni ortaggi non freschi. Oggi, secondo l’associazione, il rischio è una riduzione della domanda di prodotti alimentari freschi, a chilometro zero e biologici, a favore di alimenti meno costosi e maggiormente lavorati.
Il tema non riguarda quindi soltanto l’aumento della spesa complessiva, ma anche la qualità dei consumi. Se il reddito disponibile non cresce in misura sufficiente, il rincaro dell’energia può finire per produrre effetti a cascata sull’intero paniere delle famiglie: dalla bolletta alla mobilità, fino alla spesa quotidiana.
Sul fronte della trasparenza dei prezzi, Adusbef richiama inoltre l’attenzione sulla shrinkflation, cioè la riduzione della quantità di prodotto contenuta in una confezione a fronte del mantenimento del prezzo.
«Lo shrinkflation è diventata dal 15 luglio 2026 una pratica commerciale scorretta: le imprese devono segnalare la riduzione di prodotto nella solita confezione e precisare il prezzo al chilo o al litro, con cartellini sugli scaffali a partire dal 16 ottobre 2026», sottolinea l’associazione.
Una misura che punta a rendere più evidente il prezzo effettivo dei prodotti e a consentire ai consumatori di confrontare più facilmente le diverse offerte, evitando che una riduzione della quantità passi inosservata.
Il quadro delineato da Adusbef aggiunge così un ulteriore elemento alla stima della CNA Marche: i 918 milioni di euro di maggiori costi energetici ipotizzati per famiglie e imprese marchigiane non rappresenterebbero soltanto un aggravio diretto sulle bollette, ma potrebbero avere ricadute più ampie sul potere d’acquisto, sui consumi e sulle scelte quotidiane delle famiglie.
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