A Napoli il convegno del CSE. Il presidente dell’Abi e della Cassa di Ravenna intervistato da Ferruccio De Bortoli: gli scenari italiani e internazionali, la situazione e il ruolo del credito
“Dobbiamo garantire gli investitori italiani e non solo che in Italia c’è la certezza del diritto. Noi ci muoviamo in uno Stato Costituzionale di Diritto: nell’articolo 53 c’è scritto che tutti debbono contribuire con le proporzionalità fissate con legge ordinarie. C’è scritto che tutti devono contribuire, non che alcuni lo debbano fare ed altri no”.
Lo ha detto Antonio Patuelli, Presidente della Cassa di Ravenna e dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi), intervenendo al Teatro San Carlo di Napoli al convegno su ‘Le trasformazioni del mondo bancario tra innovazioni ed evoluzioni normative’ organizzato dal CSE Centro Servizi Bancari. Intervistato da Ferruccio De Bortoli, Patuelli è stato incalzato sui temi di grande attualità della legge finanziaria e della pressione sulle banche. Ecco la nota della Cassa.
‘Va fatta una premessa – ha proseguito Patuelli – :non siamo in una fase di corno della fortuna, di rendimenti automatici senza rischi. Siamo in fase di grande turbamento dei mercati obbligazionari e in particolare dei titoli di Stato, non siamo ai livelli massimi della lira e nemmeno di questi 25 anni di euro, ma i tassi si sono mossi e tutte le volte che crescono l’effetto è che vengono fuori nelle banche delle rilevanti minusvalenze, e chi più e chi meno, le banche si accorgeranno nelle valutazioni del mese in corso e dovranno coprirle con ammortamenti. Questa fase è provvisoria o no? E’ difficile dirlo. Il quadro delle due guerre non vede prospettive di pace. Quindi la crisi energetica rischia di aggravarsi. E il quadro politico-internazionale. Aggrava le incertezze. Normalmente, prima delle elezioni americane, gli amici del Presidente comprano titoli e dobbiamo tener conto che i mercati già dal 6 novembre avranno delle sorprese’. ‘Apprezzo molto – ha proseguito Patuelli – quello che fa il CSE e confido molto che il CSE sia molto avanti nella preparazione di quanto compete per l’euro digitale. Ma non vedo nei bilanci dell’Unione Europeo né dello Stato Italiano un euro per aiutare le banche a realizzare questo servizio per la comunità. Eppure nei costi del prossimo anno e biennio va messo anche questo costo. Infine, i costi dell’energia aumentano anche per noi, ma per le imprese è un fattore rilevantissimo. Quanto possono durare le imprese a pagare il prezzo dell’energia a questo livello? Quanto tempo ci manca per vedere crisi massicce di imprese e quindi deterioramento del credito che implica nuovi importanti accantonamenti di riserva?’. Ed infine, l’ultimo tassello dello scenario evocato da Patuelli: ‘Ricordiamoci che il rapporto è con gli azionisti e quindi io vado avanti con i principi di Einaudi che raccontava che gli azionisti bisogna sempre rispettarli, intanto per ragioni etiche, e poi per evitare che gli azionisti si spaventino. L’investimento a rischio è tassato in Italia con il 24% + 26% ed inoltre con le addizionali: la pressione fiscale sull’azionista che investe è del 60% sull’utile, che è una percentuale elevatissima’. Nel 2026 hanno chiesto un ulteriore contributo per tre anni: questo contributo prevede di riscattare le riserve accantonate dal 2023. Sono stati dilazionati dei crediti fiscali che le banche avevano maturato. Ed è stata introdotta una addizionale ulteriore dell’Irap’.
Quanto ai prestiti delle banche alle aziende Patuelli ha spiegato che ‘i dati di Banca d’Italia confermano che i prestiti delle banche alle imprese ed alle famiglie sono in crescita’.
L’intervista di Patuelli ha chiuso, tra molti applausi, il convegno del CSE. In cui è stata tracciata una fotografia della grande crescita e dell’importanza del Consorzio che si occupa di servizi digitali per le banche.
Il CSE, come ha ricordato il Direttore Vittorio Lombardi ‘è un Consorzio nato nel 1970 e da allora passato da qualche decina di dipendenti agli oltre 1000 collaboratori di oggi, tra cui 750 dipendenti. Il CSE è cresciuto in modo esponenziale: oggi conta 22 banche socie, un patrimonio di 170 milioni utilizzato per fare ricerca, un fatturato di oltre 300 milioni con 55 di utile, 30 milioni di operazioni al giorno e 7.800.000 conti correnti’.
Ad aprire i lavori del convegno è intervenuto il Presidente del CSE e Direttore Generale del Gruppo La Cassa di Ravenna Nicola Sbrizzi: ‘Siamo nel tempo delle incertezze, del coraggio e delle scelte importanti…..ha detto: le tecnologie oggi sono concentrate in un numero sempre più ristretto di attori, tra l’altro non europei, e la banca del futuro è necessariamente molto diversa da quella del passato, è una banca in cui la tecnologia non è più solo un supporto operativo ma è parte integrante del sistema di continuità e di resilienza delle banche’. Sbrizzi ha poi concluso efficacemente: ‘Nessuna tecnologia fortunatamente può sostituire la natura umana. E restare umani, in quest’epoca di facile assuefazione alla violenza, e anestesia dei sentimenti è il gesto più rivoluzionario che si possa fare’.
E’ poi intervenuto Piergiuseppe D’Innocenzo, Vice Capo Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria di Banca d’Italia, mentre Ferraccio De Bortoli ha moderato un dibattito con Federico Cornelli, Commissario Consob, Ugo Loeser, AD e DG Arca Fondi Sgr, Bernardo Mingrone, AD e DG Nexi, Gian Maria Mossa, AD e DG Banca Generali e Vittorio Sorge, DG Banca Popolare di Puglia e Basilicata.
Al convegno erano presenti, tra gli altri, il Vice Presidente di Abi Camillo Venesio, la Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Mirella Falconi Mazzotti, il Presidente di Banca di Imola Giovanni Tamburini, il Vice Direttore Vicario della Cassa di Ravenna Alessandro Spadoni e la Vice Direttrice Miriam Lazzari, i Direttori Generali di Banca di Imola Sebastiano Masetti e del Banco di Lucca e del Tirreno Andrea Pacifici.
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