#Finsubito news – L’ex Palazzo dell’Acquedotto torna a risplendere ad Altamura: Cobar restituisce alla città un gioiello di architettura e ingegneria


Dalla cucina storica alle antiche condutture, fino alla grande cisterna sul tetto: un accurato intervento conservativo, progettato da Artelia e realizzato da Cobar con finanziamenti PNRR, riporta alla luce la memoria di uno degli edifici simbolo della storia idrica cittadina. Installati anche 20 nidi artificiali per grillai e taccole.

Un pezzo importante della storia di Altamura torna a mostrarsi in tutta la sua bellezza. L’ex Palazzo dell’Acquedotto Pugliese, in piazza Aldo Moro, è stato riconsegnato all’Amministrazione comunale al termine di un intervento di recupero che ha restituito dignità architettonica e visibilità a una struttura di straordinario interesse storico, tecnico e ingegneristico.

L’inaugurazione, avvenuta l’8 ottobre 2026, ha rappresentato un momento significativo per la città, chiamata a riappropriarsi di un edificio che per decenni ha svolto una funzione essenziale nella distribuzione dell’acqua e nello sviluppo delle infrastrutture urbane. Un luogo che oggi si presenta rinnovato, senza perdere i segni della propria storia, grazie a un lavoro di recupero attento alla conservazione dei dettagli originari. Il progetto, curato da Artelia, è stato realizzato attraverso i lavori eseguiti da Cobar, nell’ambito di un intervento finanziato con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Un’operazione che ha restituito valore a un edificio nel quale architettura, ingegneria idraulica e memoria storica si intrecciano.

Tavolo dei relatori

Una presentazione nel segno della sicurezza

Alla presentazione erano presenti il sindaco Vitantonio Petronella, la Comandante della Polizia locale Maria Paola Stefanelli, il Ten. Col. dei Carabinieri  Leonardo Bochicchio e il Comandante della Stazione Luogotenente   Massimo Giurlando, lail Cap.  Francesco Smorto Tommassi della  Guardia di Finanza, il Ten. Col. Fabio Porcelli del 7° Reggimento Bersaglieri,   l’ingegnere Gino Maiullari dell’Ufficio tecnico comunale;  l’ing.  Domenico Barozzi e il dott.   Domenico Spinelli  per Cobar e la direttrice dei lavori architetta Maria Elena Recchiuto per Artelia.

La partecipazione è stata limitata a un numero ristretto di persone per ragioni di sicurezza, legate alla conformazione dell’immobile, articolato su più livelli e caratterizzato da ambienti e percorsi che richiedono particolari cautele per la visita. Una scelta necessaria, considerato che l’edificio non avrebbe potuto ospitare contemporaneamente centinaia di persone. La cerimonia ha così segnato la restituzione simbolica alla città di un patrimonio che, dopo un accurato intervento di recupero, può tornare a essere conosciuto e valorizzato.

Un patrimonio architettonico da riscoprire

Realizzato tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta del Novecento, il palazzo costituisce una testimonianza della stagione in cui le grandi opere idrauliche contribuivano a trasformare il territorio e la vita quotidiana delle comunità. La costruzione in pietra calcarea bianca bugnata, i volumi imponenti e l’organizzazione degli spazi raccontano una concezione dell’edificio pubblico nella quale la funzione tecnica si accompagnava a una precisa identità architettonica.

Tra i particolari che continuano a richiamare l’attenzione figurano gli stemmi littori presenti sui portali settentrionale e meridionale, testimonianze del contesto storico nel quale la struttura fu realizzata. Segni che, insieme agli altri elementi conservati, contribuiscono a documentare la storia materiale dell’edificio e dell’epoca in cui nacque.

Il valore dell’intervento risiede proprio nella capacità di recuperare il manufatto senza cancellarne le tracce, restituendo leggibilità agli ambienti e ai particolari che ne caratterizzano l’identità.

Cucina economica

La cucina economica e i dettagli della vita quotidiana

Fra gli ambienti che emergono con particolare suggestione c’è la cucina economica al primo piano. Il recupero ha permesso di valorizzare il pavimento d’epoca decorato e il soffitto della stanza, dettagli che restituiscono un’immagine concreta della vita all’interno del palazzo. L’ambiente potrebbe essere stato destinato al guardiano della struttura, anche se questa funzione dovrà essere confermata da eventuali documenti storici. Proprio particolari come questi rendono la visita interessante non soltanto dal punto di vista architettonico, ma anche per la possibilità di immaginare le persone che vivevano e lavoravano in un edificio nato principalmente per assicurare un servizio essenziale alla comunità.

La cura riservata agli spazi interni ha consentito di recuperare un insieme di testimonianze che rischiavano di rimanere nascoste o di perdere la propria leggibilità con il trascorrere del tempo. È in questi dettagli, apparentemente secondari, che la storia di un edificio tecnico si trasforma in una testimonianza della vita quotidiana, restituendo una dimensione umana a un luogo nato per rispondere a un’esigenza fondamentale della collettività.

Le condutture e la grande cisterna: il cuore tecnologico dell’edificio

Il palazzo non è soltanto un esempio di architettura storica. È soprattutto una testimonianza concreta dell’ingegneria idraulica che ha accompagnato lo sviluppo di Altamura. Le condutture e gli elementi metallici che si sviluppano dal basso verso i livelli superiori, collegando i diversi sistemi di distribuzione alla struttura del serbatoio, sono stati oggetto di un accurato intervento di recupero. Le tubazioni, segnate dalla ruggine e dal tempo, sono state ripulite e valorizzate, tornando a essere leggibili come parte integrante del sistema tecnologico originario.

Il percorso conduce idealmente verso la grande cisterna pensile collocata nella parte superiore dell’edificio, uno degli elementi più significativi dell’intero complesso. La struttura, recuperata e resa nuovamente visibile, è valorizzata anche attraverso un suggestivo gioco di luci e ombre che ne mette in risalto volumi, geometrie e proporzioni. Il serbatoio, con una capacità indicata in circa 615 metri cubi, rappresentava il cuore funzionale dell’opera: posto in quota, consentiva di sfruttare la gravità per fornire la pressione necessaria alla distribuzione dell’acqua nelle condotte cittadine.

L’intervento si distingue per la cura del recupero conservativo, l’accuratezza delle rifiniture e l’attenzione riservata ai dettagli architettonici e costruttivi. Un risultato ottenuto grazie al lavoro dei tecnici e delle maestranze di Cobar, che hanno restituito valore agli ambienti e agli elementi originari dell’edificio, rispettandone le caratteristiche storiche. È proprio questo dialogo tra architettura e tecnologia a conferire al palazzo un interesse che va oltre la dimensione estetica. Ogni tubazione, ogni elemento strutturale e ogni ambiente raccontano una parte della storia del servizio idrico e delle trasformazioni che hanno interessato la città nel corso del Novecento.

Artelia e Cobar: progettazione ed esecuzione al servizio del patrimonio

L’intervento di recupero tecnico-funzionale, promosso dal Comune di Altamura, rientra nel programma di riqualificazione sostenuto dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nell’ambito del programma PINQuA. L’importo ufficiale del finanziamento indicato nella documentazione comunale ammonta a 3.979.193 euro. Si tratta dell’importo finanziato per il progetto, da distinguere dal costo finale consuntivo dell’opera.

Artelia ha curato la progettazione, mentre Cobar ha eseguito i lavori, affrontando le complessità di un edificio nel quale la conservazione architettonica doveva procedere insieme al recupero degli apparati idraulici e alla valorizzazione degli spazi interni.

Il risultato mette in evidenza l’importanza di un restauro che non si limiti al recupero delle superfici, ma presti attenzione alla conservazione degli elementi originali, alla qualità degli ambienti e alla possibilità di leggere l’edificio nella sua complessità. Un intervento nel quale competenza progettuale, capacità esecutiva e attenzione ai particolari hanno contribuito alla valorizzazione di una struttura che rappresenta una pagina importante della storia urbana di Altamura.

La cisterna sul tetto

Venti nidi per la fauna locale: il restauro incontra la biodiversità

Accanto al recupero architettonico e funzionale, l’intervento ha riservato attenzione anche alla fauna selvatica che caratterizza il territorio altamurano. Sono stati installati 15 nidi artificiali per i grillai e altri 5 destinati alle taccole, per un totale di venti nuovi siti di nidificazione. L’installazione è stata curata dalla dott.ssa Stefania Pellegrino, ornitologa con una lunga esperienza nel campo delle scienze naturali, coinvolta su invito di Artelia. La sua collaborazione ha permesso di affiancare al recupero dell’edificio una specifica attenzione per la biodiversità e per le specie che frequentano abitualmente il territorio.

Il grillaio, piccolo rapace appartenente alla famiglia dei falchi, è una presenza particolarmente significativa nell’area di Altamura e nel territorio dell’Alta Murgia. Anche la taccola, appartenente alla famiglia dei corvidi, frequenta abitualmente ambienti urbani ed edifici, dove può trovare cavità e anfratti adatti alla nidificazione. L’installazione dei nidi rappresenta un elemento di interesse che va oltre il recupero edilizio: il palazzo, testimonianza della storia dell’approvvigionamento idrico della città, diventa anche occasione per richiamare l’attenzione sulla convivenza tra patrimonio architettonico e fauna selvatica.

La predisposizione dei siti di nidificazione aggiunge così una dimensione ambientale al progetto, affiancando alla tutela della memoria architettonica un’attenzione per la biodiversità locale. Un’iniziativa che ricorda come la conservazione del patrimonio costruito possa accompagnarsi, attraverso misure mirate, alla salvaguardia delle specie che condividono con gli abitanti gli spazi urbani.

Un momento conviviale per celebrare la restituzione alla città

Al termine della cerimonia, gli ospiti hanno condiviso un momento conviviale con un ricco buffet di benvenuto offerto da Cobar e curato dalla pasticceria Caputo, guidata da Dionisio Caputo e dal figlio Vincenzo.

Un’occasione che ha accompagnato la riconsegna dell’immobile, suggellando una giornata dedicata alla valorizzazione di un patrimonio che appartiene alla memoria collettiva.

Una nuova vita per un edificio storico

La riconsegna dell’ex Palazzo dell’Acquedotto apre una nuova fase per un luogo destinato a diventare uno spazio di incontro, formazione e partecipazione. I programmi comunali prevedono funzioni legate alla formazione digitale, alle attività collettive e alla valorizzazione della storia dell’acqua attraverso un percorso museale. La sfida, adesso, sarà rendere questo patrimonio accessibile e vivo, coniugando le esigenze di tutela con quelle della fruizione pubblica.

L’edificio torna così al centro della scena cittadina: non più soltanto una testimonianza del passato, ma un luogo nel quale la memoria dell’ingegno, del lavoro e delle infrastrutture che hanno fatto crescere Altamura potrà incontrare le generazioni future. Il recupero restituisce alla città non soltanto un edificio rinnovato, ma una parte della propria identità: la storia di un servizio essenziale, delle competenze che lo hanno reso possibile e delle persone che, attraverso il lavoro e l’ingegno, hanno contribuito alla crescita di Altamura.


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