Per l’autotrasporto il mondo si ferma martedì 20 ottobre alle ore 15.00 in quel di Milano, quando i rappresentanti delle varie sigle di categoria incontreranno il Ministro dei trasporti e vicepremier Matteo Salvini (con lui ci sarà anche il viceministro Edoardo Rixi). «Uno per associazione», spiega Mario Pansini al telefono da Lamezia Terme dove la Fedralog Calabria (Federazione autotrasporti logistica) di cui è esponente sta conducendo il presidio più grosso di tutta la regione. «Siamo 60 camion e 200 persone almeno», spiega, precisando che «la Digos ci ha fatto i complimenti per il modo pacifico in cui stiamo manifestando, oggi sono pure venuti degli studenti a portarci solidarietà».
I presidi in Calabria stanno andando bene, dice ancora Pansini, che però sottolinea come la situazione rifornimenti alimentari stia iniziando a diventare complicata. «Nei supermercati ortofrutta non ce n’è», dice ancora, e aggiunge: «I supermercati iniziano a reclamare prodotti e rifornimenti, noi gliel’avevamo detto che ci sarebbero stati problemi e ci siamo scusati con loro».
A dirla tutta, qualcuno degli autotrasportatori avrebbe voluto un appuntamento con Salvini direttamente tra i camionisti calabresi ma è rimasto solo un desiderio: più che altro, ora è da capire come si concluderà l’incontro del 20 ottobre: «Se andrà tutto bene ci sarà un comunicato nel quale annunceremo la revoca del blocco, altrimenti ci sarà una proroga e faremo una manifestazione a Roma», con i camion che marceranno sulla Capitale.
Conftrasporto: rischiamo problemi anche nella fornitura di beni elettronici di consumo
Nel frattempo anche il vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto Pasquale Russo interviene sulle conseguenze del blocco. E lancia l’allarme: non ci sono solo problemi per il cibo nei supermercati, ma anche «per altre merci, come elettrodomestici ed elettronica di consumo. Una situazione che, se dovesse protrarsi, rischierebbe di compromettere la regolare disponibilità dei prodotti, causando danni economici alle imprese e ulteriori disagi ai consumatori». Non è tutto: «Ribadiamo la necessità di interventi urgenti a sostegno del settore, come già sottolineato nei giorni scorsi». Il presidente di Conftrasporto aggiunge che «allo stesso tempo, però, è indispensabile garantire la libera circolazione delle merci e la continuità delle forniture, evitando che le conseguenze della protesta ricadano su altre imprese e sulle famiglie».
La richiesta nei confronti di Salvini è molto chiara: «Risposte concrete e immediate alle difficoltà dell’autotrasporto, creando le condizioni per una rapida rimozione dei blocchi e il ripristino della regolare distribuzione delle merci». Per evitare «che una crisi già pesante per il settore dei trasporti si trasformi in un’emergenza per l’intera filiera commerciale e per i consumatori».
Fai-Unatras: confronto e finanziamenti in tempi rapidi
Dal canto suo Paolo Uggè, presidente Fai e Unatras, evidenzia: «L’incontro di domani deve ripartire dall’intesa raggiunta a Palazzo Chigi, alla presenza della premier Meloni, con le federazioni riconosciute dallo stesso ministro come rappresentative». Questo perché «gli stanziamenti ci sono stati, ma non sono entrati nelle disponibilità delle imprese, che sono in crisi di liquidità. Ma quello che è peggio è che non vi è stato il confronto, come concordato e come più volte richiesto. Quindi, disponibilità delle risorse e attuazione delle regole, come approvato dagli Stati generali dell’Albo». Inoltre «la decisione sui passi successivi sarà demandata agli organismi dell’Unatras e delle altre federazioni che hanno sottoscritto l’intesa del 22 maggio scorso», ricorda.
Fiap: garantire i fondi promessi
Alessandro Peron è il Segretario generale di Fiap Autotrasporti, Federazione italiana autotrasporti professionali attiva dal 1949 e presente in oltre 40 province sul territorio nazionale. Spiega che dall’incontro di domani «ci aspettiamo due cose: che sia erogato alle imprese quanto stanziato il 22 maggio scorso in tema di credito d’imposta sul gasolio, insieme con i 590 milioni di euro per l’acquisto di veicoli sostenibili promessi a gennaio ma ancora non disponibili». Inoltre, Fiap si attende che l’Sms (Sea modal shift, il contributo economico erogato dal Ministero delle infrastrutture e trasporti per trasferire le merci dalla strada ai servizi marittimi a corto raggio riducendo traffico su gomma ed emissioni) sia riparametrizzato e venga aumentato il plafond a disposizione. Anche perché «due settimane fa abbiamo tenuto gli Stati generali dell’autotrasporto e preparato un documento che riassume tutto questo. Ora è tempo di dargli corso».
Peron, tuttavia, sottolinea una cosa: i blocchi che sono stati messi in atto al Sud sono opera di «organizzazioni autonome che non rappresentano la stragrande maggioranza delle imprese che avrebbero voluto continuare a lavorare». Anzi: «Qualcuno – incalza il segretario generale Fiap – protesta in modo non del tutto regolare, anche perché noi siamo un servizio essenziale tutelato dalla legge 146/90», con tutte le procedure e garanzie previste in caso di indizione di uno sciopero. Al punto che «a Salvini chiederemo la rimozione immediata dei blocchi. Stupisce – conclude Peron – che il vicepremier incontri al pomeriggio queste realtà, creando un precedente: altri, cioè, potrebbero improvvisare dei blocchi per parlare con lui».
Sicilia, il fermo prosegue, ma trattativa per l’Uva Italia
Intanto in Sicilia il Cts, Comitato trasportatori siciliani guidato da Salvatore Bella, prosegue il fermo. Il blocco è attivo in tutti i porti dell’Isola ma il transito via terra per l’ortofrutta via Stretto di Messina è libero, dal momento che il Comitato non ha effettuato blocchi stradali né presidi sulle arterie di collegamento.
Anche in Sicilia i camion sono fermi nei piazzali e ci resteranno fino alla fine dell’incontro con Salvini: «Se il ministro accetterà integralmente le proposte presentate dalla categoria, il fermo dei porti siciliani verrà immediatamente revocato», spiega il Comitato in una nota stampa. E tuttavia la politica regionale si muove per venire incontro ai produttori ortofrutticoli e in particolare di Uva Italia, danneggiati dal blocco dei Tir proprio durante la raccolta: a mediare con i camionisti è il vicepresidente della Regione siciliana e assessore all’agricoltura Luca Sammartino.
Quest’ultimo sta cercando di favorire un incontro tra il Cts e Salvini che porti alla firma di un protocollo d’intesa che permetta l’immediata revoca del blocco stradale in atto in Sicilia e nel resto del Mezzogiorno. Per adesso, per quanto riguarda l’Uva Italia, la merce viaggerà via terra attraversando lo Stretto sui traghetti locali, questo allo scopo di svuotare le celle frigo ormai strapiene. Resta invece temporaneamente in stand-by la situazione logistica legata al settore intermodale, per il quale si attende la firma definitiva sul protocollo d’intesa da parte del vicepremier.
Che cosa chiede il Cts
Le richieste del Cts sono molto chiare: erogazione immediata della prima e seconda annualità Sms; ripristino dei fondi sottratti alla seconda annualità Sms; integrazione dei fondi Sms con lo stanziamento di ulteriori 70 milioni di euro per la terza annualità 2026/2027; estensione del credito d’imposta provvisoriamente fino a dicembre con fondi adeguati; tavolo permanente per insularità; contributi per l’attraversamento dello Stretto di Messina.
Diamo i numeri: i fondi Sms per le annualità 2023/2024 e 2025/2026 “valgono” 104 milioni di euro; il credito d’imposta sul gasolio, da sbloccare immediatamente, vale 430 milioni di euro per le domande già presentate, che il Cts chiede siano resi subito spendibili nel cassetto fiscale. Mancano poi altri 400 milioni di euro per coprire i mesi ancora privi di tutela (almeno quattro mesi). I contributi per l’attraversamento dello Stretto richiesti sono 3 milioni per tre anni, obiettivo: abbattere il costo del traghetto di almeno il 30%. Il Cts chiede anche di entrare nella nuova Consulta dell’autotrasporto, per restare con un profilo istituzionale a rappresentare i propri aderenti, e pretende un impegno sottoscritto da Salvini a proposito delle richieste presentate che, sostiene il Comitato, il ministro dei Trasporti ha garantito che esaudirà.
Ancora 24 ore e sapremo come sarà andata a finire. Un fatto però è certo: per ora i potenti motori Diesel a 6 e 8 cilindri sono spenti, le grandi ruote di motrici e rimorchi sono ferme. Tutto tace, in attesa di sviluppi decisivi.
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