Il forfettario a 100.000 euro nel 2027 resta una proposta: la Lega chiede di alzare la soglia dei ricavi da 85.000 a 100.000 euro, ma il Documento programmatico di bilancio non la finanzia e, soprattutto, l’Italia non può farlo da sola. La soglia di 85.000 euro coincide con il tetto massimo della franchigia IVA fissato dalla direttiva europea 2020/285, e lo stesso Ministero dell’Economia ha riconosciuto che non esiste più una deroga nazionale: serve una modifica della direttiva, con il voto unanime dei 27 Stati. La via praticabile è un regime ibrido, con imposta al 15% ma IVA in fattura. Per un professionista con 95.000 euro di ricavi varrebbe comunque fino a 15.700 euro netti l’anno.
Cosa succede oggi a chi supera le soglie lo spieghiamo nella guida su cosa succede se superi 85.000 o 100.000 euro. Il quadro delle novità certe e incerte è nell’articolo sul forfettario 2027 e la manovra.
Forfettario a 100.000 euro: a che punto è la proposta
A ottobre 2026 la soglia a 100.000 euro non è in nessun testo di legge. La Lega l’ha rilanciata in estate e il ministro Giorgetti si è detto favorevole, ma il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles stanzia solo poco più di 2 miliardi per tutte le riduzioni fiscali.
Le posizioni nel governo non coincidono. Il ministro Giorgetti ha definito l’attuale limite “astruso e ingiustificato”, secondo quanto riportato da QuiFinanza, e ha aperto a un confronto con Bruxelles. Il viceministro Leo ha invece richiamato proprio il vincolo della direttiva IVA europea.
Secondo la ricostruzione del Post sul documento, quei fondi non bastano né per il taglio dell’IRPEF fino a 60.000 euro né per il forfettario a 100.000 euro, che con ogni probabilità saltano. Il dettaglio delle misure arriverà con il disegno di legge e con gli emendamenti, entro fine dicembre: il calendario completo è nella guida alla legge di bilancio 2027.
| Regola | Oggi (2026-2027) | Con la proposta |
| Soglia ricavi per entrare o restare | 85.000 € (anno precedente) | 100.000 € |
| Uscita immediata in corso d’anno | oltre 100.000 € | da ridefinire (oltre 100.000 € o una nuova soglia) |
| Imposta sostitutiva | 15% (5% per i primi 5 anni) | 15% (5% per i primi 5 anni) |
| IVA in fattura | No, fino a 85.000 € | Il nodo: senza modifica UE, sì oltre 85.000 € |
| Base normativa IVA | Direttiva 2006/112/CE come modificata dalla 2020/285 | Serve una revisione della direttiva |
Perché serve il via libera dell’Unione europea
Perché il forfettario è anche un regime di esonero IVA, e l’IVA è armonizzata a livello europeo. Chi è forfettario non applica l’imposta in fattura grazie alla franchigia per le piccole imprese prevista dalla direttiva IVA. La soglia di 85.000 euro non è una scelta italiana: è il massimo che la direttiva consente.
Cosa è cambiato con la direttiva 2020/285
Fino al 2024 l’Italia aveva ottenuto la soglia di 85.000 euro tramite una decisione di deroga del Consiglio, arrivata nel 2023 con effetto retroattivo. Dal 1° gennaio 2025 è in vigore la nuova disciplina della direttiva 2020/285, che ha riscritto le regole per le piccole imprese: fissa a 85.000 euro il tetto nazionale e abroga l’articolo 285 su cui si basavano le deroghe.
Il sottosegretario all’Economia Federico Freni lo ha detto in Commissione Finanze già nel giugno 2025: una deroga nazionale non è più possibile, e l’unica strada è chiedere in sede europea una revisione della direttiva. Le modifiche alle norme fiscali dell’Unione richiedono l’unanimità del Consiglio. In altre parole, bastano un solo Stato contrario o tempi lunghi per fermare tutto: è come voler allargare una strada che passa in 27 cortili diversi.
Il malinteso dei 100.000 euro “europei”
La cifra di 100.000 euro esiste davvero nella direttiva, ma riguarda un’altra cosa: la franchigia transfrontaliera, cioè la possibilità di essere esentati dall’IVA anche in altri Stati membri se il volume d’affari complessivo nell’Unione resta sotto quella soglia. Non autorizza l’Italia ad alzare il proprio tetto interno.
Il confronto con gli altri Paesi europei
L’Italia ha già una delle soglie di franchigia più alte d’Europa. Molti Paesi applicano tetti di ingresso molto più bassi.
| Paese | Soglia di franchigia IVA per le piccole imprese | Note |
| Italia | 85.000 € (anno precedente), 100.000 € in corso d’anno | Già al massimo consentito dalla direttiva |
| Germania | 25.000 € (anno precedente), 100.000 € in corso d’anno | Soglia di ingresso molto più bassa della nostra |
| Francia | 85.000 € vendite, 37.500 € servizi (valori 2025) | Soglie in revisione con la legge di finanza |
| Tutti gli Stati UE | massimo 85.000 € di soglia nazionale | Direttiva 2020/285, art. 284 |
| Franchigia transfrontaliera UE | 100.000 € di volume d’affari nell’Unione | Vale per chi opera in più Stati, non alza la soglia nazionale |
Fonti: direttiva (UE) 2020/285, normativa tedesca sulle piccole imprese (§ 19 UStG) e francese sulla franchise en base de TVA. Le soglie francesi sono in revisione.
Il dato mostra il limite politico della proposta. Chiedere ai partner europei di alzare un tetto che l’Italia ha già portato al massimo, mentre la Germania tiene la propria soglia di ingresso a 25.000 euro, è una trattativa in salita.
Il regime ibrido: imposta al 15% ma con l’IVA
L’unica soluzione possibile senza Bruxelles è separare le imposte dirette dall’IVA. Tra 85.000 e 100.000 euro si potrebbe mantenere l’imposta sostitutiva del 15% sul reddito, ma con l’obbligo di applicare l’IVA in fattura e di tenere i relativi registri e dichiarazioni.
Le imposte sui redditi, a differenza dell’IVA, sono di competenza nazionale. Il regime ibrido sarebbe quindi legittimo, ma meno conveniente: costringerebbe chi supera 85.000 euro a fatturare con l’IVA, con un aggravio di adempimenti e, per chi lavora con i privati, un effetto diretto sui prezzi.
Il calcolo: quanto varrebbe per chi fattura 95.000 euro
Con clienti imprese il regime ibrido varrebbe quanto il forfettario pieno; con clienti privati e prezzi invariati circa 10.500 euro in meno. Abbiamo confrontato i quattro scenari per un professionista con 95.000 euro di ricavi.
| Scenario con 95.000 € di ricavi | Netto annuo stimato | Differenza rispetto all’ordinario |
| Forfettario pieno a 100.000 € (serve la modifica UE) | 57.965 € | +15.715 € |
| Regime ibrido, clienti imprese (IVA neutra per loro) | 57.965 € | +15.715 €, ma con adempimenti IVA |
| Regime ibrido, clienti privati, prezzi invariati | 47.512 € | +11.475 € rispetto all’ordinario con privati |
| Regime ordinario, clienti imprese | 42.250 € | — |
| Regime ordinario, clienti privati, prezzi invariati | 36.037 € | — |
Ipotesi: professionista in Gestione Separata (26,07%), coefficiente 78%, imposta sostitutiva al 15%, costi reali pari al 10% dei ricavi, IRPEF con gli scaglioni attuali e addizionali al 2,5%. Con clienti privati e prezzi invariati, l’IVA al 22% viene “scorporata” dal prezzo e riduce l’incasso effettivo.
Il dato più interessante è il terzo: anche nella versione ibrida meno favorevole, chi lavora con i privati resterebbe oltre 11.000 euro sopra il regime ordinario. Per le imprese clienti l’IVA è neutra, perché la detraggono: il vantaggio sarebbe quasi intatto. Nemmeno il taglio dell’IRPEF al 33% fino a 60.000 euro, che migliorerebbe il regime ordinario di circa 1.000 euro, cambierebbe il verdetto. Come cambiano scaglioni e aliquote lo spieghiamo nell’articolo sull’IRPEF 2027.
Chi ci guadagnerebbe davvero
Una platea piccola ma molto interessata: circa 81.000 forfettari vicini al tetto attuale. Il dato, della Corte dei conti, è stato riportato da Sky TG24 a settembre su un totale di oltre 2 milioni di contribuenti in regime forfettario.
- Professionisti B2B con ricavi tra 85.000 e 100.000 euro: il beneficio pieno anche nella versione ibrida.
- Commercianti ed e-commerce, con coefficiente al 40%, per cui la soglia di ricavi si raggiunge con redditi bassi: le regole sono nella guida su chi vende online con partita IVA.
- Chi oggi “frena” a fine anno per non superare 85.000 euro, spostando fatture o lavori a gennaio.
Non ne beneficerebbero invece i forfettari che hanno anche uno stipendio o una pensione oltre 30.000 euro, che dal 2027 escono dal regime per un’altra soglia. Spes ultima dea, la speranza è l’ultima a morire: ma per programmare il 2027 conviene partire dalle regole che ci sono, non da quelle annunciate.
Perché il tema conta: metà delle nuove partite IVA è forfettaria
Secondo l’Osservatorio sulle partite IVA del Dipartimento delle Finanze, nel primo trimestre 2026 sono state aperte 184.895 nuove partite IVA e 104.136 hanno scelto il forfettario, il 56,3%. Nel 2025 la quota era del 48,5%, con 242.529 adesioni su 500.341 aperture. Più forfettari significa, nel tempo, più contribuenti che si avvicinano al tetto.
La soglia per chi apre in corso d’anno
Un dettaglio che vale con qualsiasi soglia: chi apre la partita IVA durante l’anno deve ragguagliare i ricavi ai giorni di attività per verificare se può restare forfettario l’anno successivo. Con l’attuale tetto di 85.000 euro, chi apre il 1° luglio supera la soglia già con circa 42.850 euro di incassi. Con un tetto a 100.000 euro il limite sarebbe di circa 50.400 euro.
Cosa fare se sei vicino agli 85.000 euro
La nostra serie sul fisco 2027 di partite IVA e famiglie
Domande frequenti
Il forfettario arriva a 100.000 euro nel 2027?
No, al momento la soglia resta 85.000 euro. L’innalzamento è una proposta senza copertura nel Documento programmatico di bilancio e richiede una modifica della direttiva IVA europea.
Perché per alzare la soglia serve l’Unione europea?
Perché 85.000 euro è il tetto massimo della franchigia IVA fissato dalla direttiva 2020/285. Dal 2025 non sono più ammesse deroghe nazionali: serve una revisione della direttiva con il voto unanime degli Stati membri.
Cosa sarebbe il regime forfettario ibrido?
Un regime con imposta sostitutiva al 15% ma con IVA in fattura tra 85.000 e 100.000 euro. L’Italia può decidere da sola sulle imposte sul reddito, ma non sull’esonero IVA.
Oggi cosa succede se supero 85.000 euro?
Resti forfettario fino a fine anno ed esci dal 1° gennaio successivo. Se superi 100.000 euro l’uscita è immediata, con IVA dalla fattura che fa superare la soglia.
Quanti forfettari sono vicini alla soglia?
Circa 81.000, secondo i dati della Corte dei conti riportati da Sky TG24. Su oltre 2 milioni di forfettari, è una platea ridotta ma con un forte interesse alla misura.
Fonti e avvertenze
Le regole europee sono quelle della direttiva (UE) 2020/285. La posizione del MEF è quella espressa in Commissione Finanze della Camera il 25 giugno 2025; lo stato della manovra è aggiornato al Documento programmatico di bilancio pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze a ottobre 2026. Il dato sulla platea proviene dalla Corte dei conti come riportato da Sky TG24. I calcoli sono stime editoriali con ipotesi dichiarate e non sostituiscono il parere di un professionista.
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