Il piano di ristrutturazione del debito di AMT si avvicina al passaggio decisivo in Tribunale. Intesa Sanpaolo e Trenitalia hanno raggiunto un accordo, ma le imprese private creditrici denunciano di essere state lasciate senza garanzie: su 4,2 milioni di euro di crediti, rischiano di recuperarne soltanto la metà.
Entro la fine di questa settimana, AMT Genova presenterà in Tribunale la richiesta di omologazione del piano di ristrutturazione del debito. A comunicarlo è il vicesindaco e assessore al Bilancio Alessandro Terrile, annunciando un ulteriore passaggio fondamentale nel percorso che dovrebbe consentire all’azienda del trasporto pubblico, partecipata e controllata dal Comune di Genova, di uscire dalla crisi finanziaria.
Prima della richiesta di omologa è stato raggiunto un accordo tra il Comune, AMT e due importanti creditori: Intesa Sanpaolo e Trenitalia. Un’intesa che consente di ridimensionare le pretese immediate dei creditori e di distribuire nel tempo parte degli impegni finanziari.
Intesa Sanpaolo, che avrebbe dovuto incassare circa 2,5 milioni di euro, riceverà la metà della somma, con pagamento previsto all’inizio del 2027. Trenitalia, invece, incasserà inizialmente 5 milioni di euro rispetto agli 11 milioni dovuti, mentre i restanti 6 milioni saranno convertiti in strumenti partecipativi, con pagamenti distribuiti nell’arco di cinque anni, legati anche a una quota degli utili.
Una volta depositata la richiesta, il Tribunale sarà chiamato a esaminare il piano e a pronunciarsi secondo le procedure previste. Un eventuale esito positivo consentirebbe di concludere la fase della composizione negoziata e di avviare il percorso di risanamento aziendale e ricapitalizzazione.
In questo scenario, un ruolo determinante è affidato anche ai 40 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Liguria, risorse destinate a sostenere il percorso di rilancio dell’azienda.
IL NODO DEI PICCOLI CREDITORI: «NESSUN ACCORDO CON NOI»
Ma mentre per i grandi creditori si è arrivati a un’intesa, resta aperta una questione tutt’altro che marginale: quella delle aziende private che svolgono servizi di trasporto in subappalto e vantano crediti nei confronti di AMT.
A denunciare la situazione è Renzo Balbi, vicepresidente di ANAV Liguria, l’associazione nazionale che rappresenta le imprese private dell’autotrasporto viaggiatori.
«La situazione è drammatica, noi non abbiamo raggiunto alcun accordo. Per noi è un danno enorme: su 4 milioni e 200mila euro di crediti rischiamo di prenderne 2 milioni e 100mila», dichiara Balbi.
Le aziende coinvolte sono Della Penna, Riccitelli, Stac Bus Company, Genovarent, Autoservizi Scagnelli, Levantebus, Cobus e Marcone.
Si tratta di imprese che devono continuare a sostenere costi concreti e immediati, a partire dagli stipendi dei dipendenti, indipendentemente dalle difficoltà finanziarie del committente.
«Il problema è che parliamo di costi vivi per le aziende. Per far capire, solo il costo del personale incide per il 58% dell’importo», spiega Balbi, sottolineando il rischio che il riconoscimento di appena il 50% dei crediti possa mettere in seria difficoltà alcune delle imprese interessate, fino a costringerle alla chiusura.
LA PROPOSTA RESPINTA E IL RISCHIO PER LE IMPRESE
Secondo quanto riferito dal vicepresidente di ANAV Liguria, i creditori complessivi di AMT sarebbero circa 440, per un’esposizione totale di 28 milioni di euro.
Le aziende private contestano soprattutto l’assenza di un accordo sulle modalità di rimborso dei loro crediti. «A noi nessuno ci ha considerato. Avevamo detto che il 50% non ci andava bene. Avevamo proposto il 50% dei crediti da pagare subito e il restante dilazionato in cinque anni. Preferivo rimetterci gli interessi, ma avere tutto il dovuto entro cinque anni», afferma Balbi.
Una proposta che, nelle intenzioni delle imprese, avrebbe consentito di ottenere una parte delle somme nell’immediato e di recuperare il resto in un periodo definito, evitando un taglio che rischia di compromettere la sostenibilità economica delle attività.
La questione pone quindi un interrogativo concreto: il risanamento di AMT potrà dirsi davvero compiuto se, per salvare il servizio pubblico, alcune delle aziende private che contribuiscono a garantirlo dovessero trovarsi costrette a interrompere la propria attività?
IL COMUNE GUARDA ALL’OMOLOGA, MA RESTANO LE INCERTEZZE
Il vicesindaco Alessandro Terrile assicura che il percorso per l’omologazione del piano sta seguendo l’iter previsto e conferma che «entro venerdì» saranno presentati i documenti in Tribunale.
L’eventuale omologa rappresenterebbe un passaggio decisivo, ma non cancellerebbe automaticamente tutte le criticità. Restano infatti le richieste dei sindacati e dei lavoratori, che chiedono garanzie sulla continuità aziendale, sull’occupazione e su un servizio di trasporto pubblico più efficiente.
Sul futuro pesa anche la scadenza dei contratti di servizio: quello urbano nel 2029 e quello extraurbano nel 2030. Due appuntamenti che renderanno indispensabile dimostrare non soltanto la solidità finanziaria dell’azienda, ma anche la sua capacità di garantire un servizio adeguato.
Il salvataggio di AMT, dunque, si trova davanti a una fase cruciale. Da una parte, gli accordi con i principali creditori e le risorse pubbliche aprono la strada al risanamento; dall’altra, le proteste delle imprese creditrici evidenziano il rischio che il costo della crisi ricada anche su operatori privati che devono continuare a pagare personale, mezzi e spese correnti.
Perché il risanamento di AMT sia davvero sostenibile, non basterà ottenere il via libera del Tribunale: sarà necessario affrontare anche la situazione delle aziende che rivendicano il pagamento dei servizi già effettuati. Salvaguardare il trasporto pubblico significa infatti tutelare non soltanto l’azienda partecipata, ma anche la rete di imprese e lavoratori che contribuisce ogni giorno a farlo funzionare.
Roberto Bobbio
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