- Ore 14:50 Ftse Mib sotto 48.100, pesano Stm e Technoprobe. Lo spread risale a 125
- Ore 13:40 Il Ftse Mib accelera al ribasso, scattano le vendite sui tech
- Ore 12:25 Il Ftse Mib accelera al ribasso, scattano di nuovo le vendite sui tech
- Ore 11:30 Il Ftse Mib vira al ribasso con le banche e il lusso, petrolio +1% oltre 114 dollari
- Ore 10:20 Il Ftse Mib regge con i titoli oil e Buzzi. Euro debole: l’indice Pmi Composito dell’Eurozona cala a 51,9
- Ore 09:05 Ftse Mib positivo con Eni +2,7% e gli altri titoli oil. Lo spread cala a 124
- Ore 07:35 Europa attesa poco mossa, Oat oltre il 5% in vista di Moody’s sulla Francia: probabile downgrade
Dopo una giornata in rosso, Piazza Affari riesce a tornare a galla e chiude in rialzo dello 0,4% a quota 48.559 punti. Tra le blue chip, spicca la performance di Eni (+5,8%), seguita da Tenaris (+4,5%), Saipem (+4,2%) e Avio (+1,8%). La maglia nera della seduta va a Stellantis (-6,3%), seguita da Technoprobe (-4,1%), Moncler (-3,2%) e Brunello Cucinelli (-2%).
Lo Spread Btp/Bund resta stabile a 125 punti, con il decennale italiano al 4,59%.
Le altre borse europee chiude in rosso: Londra cede lo 0,4%, Parigi lo 0,4% e Francoforte lo 0,8%.
Ore 15:30 Piazza Affari cede lo 0,7%. Male Stellantis, Technoprobe e Stm
Alle 15:30 Piazza Affari tratta in territorio negativo: il Ftse Mib cede lo 0,7% e si attesta a quota 48.047 punti. Sul listino milanese pesano i cali di Stellantis (-4,6%), Technoprobe (-4,2%) e Stm (-3%). Bene i titoli oil ed energetici a causa dell’aumento del prezzo del petrolio (Wti 101,5 dollari e Brent 115 dollari): Eni +5,1%, Tenaris +2,8% e Saipem +1,1%. Bene anche Buzzi +2,7%.
Lo spread Btp/Bund si attesta a 125 punti, con il decennale italiano al 4,59%. Mentre lo spread tra i titoli di Stato francesi e quelli tedeschi resta elevato a quota 174 punti. Si attende in serata il giudizio di Moody’s sul debito sovrano di Parigi, attualmente fermo ad Aa3 con outlook negativo. «Una perdita duratura di fiducia nelle finanze pubbliche francesi avrebbe conseguenze per tutta l’Europa, a partire dall’Italia, particolarmente esposta per l’elevato debito pubblico», spiega Fabrizio Pagani, partner vitale, già capo della segreteria tecnica del Mef e Sherpa G20. «Le tensioni si riflettono già sui titoli italiani. È quindi necessaria una manovra di bilancio estremamente prudente, pienamente coerente con il quadro delle regole europee. Gli eventuali margini ottenuti attraverso una maggiore flessibilità rischierebbero di essere assorbiti dall’aumento dei costi di finanziamento. Meglio prevenire che curare».
Apertura negativa per Wall Street, appesantita dall’aumento del petrolio: il Dow Jones cede l’1%, l’S&P 500 lo 0,5% e il Nasdaq lo 0,4%.
Ore 14:50 Ftse Mib sotto 48.100, pesano Stm e Technoprobe. Lo spread risale a 125
Le borse europee si muovono in ribasso, penalizzate dalle trimestrali deludenti, dalle tensioni sul mercato obbligazionario francese (rendimento Oat 10 anni al 5,062%) e dai timori per gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Il Ftse Mib perde lo 0,61% a 48.088 punti con Stm -2,8% e Technoprobe -3,9%, anche se il comparto energetico beneficia del prezzo del Brent a 114,85 dollari al barile, in rialzo dell’1,54%, mentre prevalgono le vendite su telecomunicazioni, industria e automotive. L’indebolimento dell’attività economica nell’Eurozona e le prospettive di un’inflazione persistente mantengono elevata la cautela degli investitori.
Con l’uscita di Recordati dal portafoglio (downgrade a reduce con delisting ormai scontato: è l’ultimo giorno per aderire all’opa di CVC a 53 euro per azione, salvo proroga del periodo di adesione), Equita ha colto l’occasione per reintrodurre Lottomatica (+0,52%) nella sua selezione Best Picks del portafoglio large cap. «Riteniamo che la combinazione con Cirsa possa generare infatti ampio valore, sia attraverso l’ingresso in nuovi mercati che offrono maggiori opportunità di crescita organica e inorganica che grazie alle sinergie di costo e di ricavo attivabili dalla combinazione», spiega la sim. «Il gruppo rimane inoltre ben posizionato per continuare a offrire un’interessante remunerazione per gli azionisti. Il titolo tratta oggi a 5,3-4,7x volte l’ev/ebitda 2029-30 su base combined contro una media storica di 7x. Buy e target price a 36 euro confermati».
Lo spread Btp/Bund risale a125 punti base. Il Tesoro ha alzato le cedole minime sul nuovo Btp Valore portandole, nel caso della prima tranche, al 3,75% per i primi due anni (da 3,7%), al 4,2% (da 4,1%) per i successivi due e al 4,75% (da 4,7%) per l’ultimo anno. Alzata anche la cedola della seconda tranche al 22,70% dal 22,25%. Gli ordini complessivi finali sono stati pari a 16,62 miliardi, di cui 12,07 miliardi per la prima tranche e 4,55 miliardi per la seconda.
Ore 13:40 Il Ftse Mib accelera al ribasso, scattano le vendite sui tech
Non scemano le vendite sulle borse europee (Dax -0,69%, Cac40 -0,72%, Ftse100 -0,55% e Ftse Mib -0,45% a 48.166 punti alle 13:40; al +4,3% di Eni e degli altri titoli oil si contrappongono le perdite delle banche, Bper e Intesa Sanpaolo, e dei titoli tecnologici: Stm -2%, Technoprobe -3,2% e Prysmian -1,6%), complici i futures Usa negativi (-0,66% quello sul Dow Jones e -0,27% quello sull’S&P500).
Lo spread Btp/Bund scende a 123,7 punti base. Il Bp Valore e il Btp Valore Insieme chiudono il collocamento a 16,6 miliardi. Nel dettaglio in 5 giorni il primo ha raccolto oltre 12,07 miliardi di euro mentre il secondo oltre 4,55 miliardi. Nell’ultimo giorno, con la chiusura alle 13, il Btp Valore ha raccolto 1,217 miliardi per 43.635 contratti mentre il Btp Valore Insieme 504 milioni di euro per 21.148 contratti.
La Banca centrale russa ha lasciato invariato il tasso di interesse di riferimento al 14% annuo. Aveva preso la stessa decisione nella riunione di settembre, segnando la prima pausa nell’allentamento della politica monetaria in oltre un anno.
Ore 12:25 Il Ftse Mib accelera al ribasso, scattano di nuovo le vendite sui tech
L’indice Ftse Mib accelera al ribasso, alle 12:25 perde lo 0,53% a 48.129 punti con Bper, Brunello Cucinelli e Moncler nel settore del lusso e i tech Stm e Technoprobe che perdono oltre due punti percentuale. Contro corrente i titoli oil, in particolare Eni premiata con un +5,15% dopo i conti e il dividendo extra, Buzzi e Lottomatica.
L’oro flette dello 0,56% a 4.037 dollari l’oncia. Le quotazioni del metallo giallo nel corso degli ultimi mesi sembrano non trovare più un supporto stabile che possa dare uno slancio al rialzo, segnala Gabriel Debach, market analyst di etoro.
A complicare la situazione del lingotto concorrono l’aumento dei rendimenti dei Treasury Usa (al 4,98% il 10 anni) e del prezzo del petrolio (brent +1,18% a 114,49 dollari al barile). «Il petrolio più caro può sostenere la domanda di oro come protezione geopolitica, ma può anche rafforzare le aspettative di una politica monetaria più restrittiva, rendendo meno conveniente detenere un’attività priva di rendimento. Lo stesso shock energetico», spiega Debach, «può quindi agire contemporaneamente a favore e contro il metallo prezioso».
Ore 11:30 Il Ftse Mib vira al ribasso con le banche e il lusso, petrolio +1% oltre 114 dollari
I futures Usa accelerano al ribasso (-0,55% quello sul Dow Jones e -0,17% quello sull’S&P500) e Piazza Affari vira al ribasso (-0,41% a 48.186 punti l’indice Ftse Mib alle 11:30 con le banche e i titoli del lusso, Moncler -2,5% e Brunello Cucinelli -1,8%, che risentono del flop di Kering -11,7% a Parigi: ha segnalato un ulteriore calo delle vendite) mentre il Dax accentua le perdite (-0,74%) come il Cac40 (-0,68%) e il Ftse 100 (-0,51%).
I prezzi del Brent hanno ampliato i propri rialzi, avvicinandosi ai 115 dollari al barile (+1,23% a 114,51 dollari al barile), mentre gli investitori continuavano ad aumentare il premio di rischio geopolitico legato all’escalation del conflitto nel Golfo Persico. «Il benchmark internazionale si avvia a registrare il terzo rialzo settimanale consecutivo, a testimonianza delle crescenti preoccupazioni riguardo alla sicurezza delle forniture energetiche provenienti dalla regione», sottolinea Ricardo Evangelista, Senior Analyst di ActivTrades.
L’ultima ondata di pressioni al rialzo fa seguito agli attacchi sferrati dagli Houthi, alleati dell’Iran, contro le infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita, alimentando i timori che il conflitto possa estendersi ulteriormente e interrompere la produzione e le rotte di esportazione.
Sebbene le spedizioni di petrolio dal Medio Oriente siano rimaste relativamente stabili, «la possibilità di una ripresa delle ostilità che coinvolgano gli Stati Uniti e l’Iran, insieme alle minacce alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e alle rotte di esportazione alternative, sta spingendo gli investitori a rivalutare i rischi per l’approvvigionamento globale», aggiunge Evangelista.
Nel frattempo, l’assenza di progressi diplomatici significativi e la mancanza di prospettive realistiche per una soluzione negoziata nel breve termine stanno rafforzando le aspettative di un periodo prolungato di instabilità. In questo contesto, «i prezzi del petrolio sono determinati meno dagli attuali livelli di offerta che dalla possibilità di un’ulteriore escalation delle ostilità. A meno che non vi siano segnali credibili di allentamento delle tensioni, il premio di rischio geopolitico rimarrà probabilmente elevato, creando spazio per ulteriori aumenti dei prezzi», conclude Evangelista.
Ore 10:20 Il Ftse Mib regge con i titoli oil e Buzzi. Euro debole: l’indice Pmi Composito dell’Eurozona cala a 51,9
Piazza Affari regge alle vendite rispetto alle altre europee, anche se riduce i guadagni a un +0,06% a 48.413 punti alle 10:20, sostenuta da Buzzi +1,4% e soprattutto dai titoli oil (Brent +0,57% a 113,81 dollari al barile) con Eni in testa (+3,20%) post trimestrale e annuncio dividendo extra da 0,46 euro per azione.
L’euro flette dello 0,10% a 1,12 dollari. L’indice Pmi Composito dell’area euro è sceso a 51,9 a ottobre dal dato di 53,1 di settembre. L’indice ha comunque registrato il quarto aumento mensile consecutivo dell’attività economica nell’area euro, sebbene al ritmo più lento della sequenza.
Il rallentamento della crescita ha interessato sia il settore manifatturiero sia quello dei servizi. In particolare a ottobre, la produzione del settore privato francese è tornata in territorio di contrazione, dopo il primo aumento in dieci mesi registrato a settembre. Mentre la Germania e il resto dell’area euro nel suo complesso hanno continuato a registrare una crescita dell’attività, seppure a ritmi più contenuti.
«L’economia dell’area euro inizia il quarto trimestre con le imprese che segnalano un’ulteriore solida crescita. Il Pmi preliminare è compatibile con un aumento del pil a un ritmo trimestrale dello 0,3%. Sebbene inferiore a quello registrato a settembre, si tratta comunque di una delle migliori performance degli ultimi tre anni», commenta Chris Williamson, Chief Business Economist di S&P Global Market Intelligence.
Ore 09:05 Ftse Mib positivo con Eni +2,7% e gli altri titoli oil. Lo spread cala a 124
Borse europee caute in avvio di seduta. Il Dax flette dello 0,03%, il Cca40 dello 0,18%, il Ftse100 dello 0,10%, invece il Ftse Mib sale dello 0,22% a 48.490 con i prezzi del petrolio sempre in rialzo (future sul Brent +1% a 114,33 dollari al barile). Lo spread Btp/Bund cala ma resta elevato a 124 punti base con il rendimento del Btp 10 anni al 4,59% contagiato dall’effetto Francia: l’Oat decennale viaggia al 5,06% a causa della fragile situazione delle finanze pubbliche francesi in attesa che Moody’s si pronunci a mercati chiusi sul rating di Parigi. Il differenziale tra la Francia e la Germania il 22 ottobre si è spinto fino a quota 177 (a 172 il 23 ottobre), sui massimi da 15 anni, ai tempi della crisi del debito, e i Cds a 5 anni sono saliti oltre i 100 punti base per la prima volta dal 2012.
Declassamento in vista per la Francia
Moody’s è l’unica tra le grandi agenzie di rating a mantenere Parigi nella fascia della doppia A (Aa3), ma con outlook negativo e un declassamento appare un esito altamente plausibile, secondo Citi Un ulteriore sforamento dell’obiettivo di deficit quest’anno e l’aumento dei costi di finanziamento fornirebbero ampie motivazioni qualora decidesse di abbassare il merito di credito del Paese, spiega Citi.
La domanda è se la Bce sarà disposta ad agire in caso di un ulteriore aumento delle tensioni finanziarie. Secondo Nomura, l’asticella per un intervento di Francoforte resta molto alta: sarebbe necessario un peggioramento marcato delle dinamiche di contagio nell’area euro prima che la Banca Centrale Europea consideri i movimenti del mercato tali da compromettere in modo disordinato e ingiustificato il corretto funzionamento della trasmissione della politica monetaria.
Attesi i tassi cedolari definitivi del nuovo Btp Valore
Intanto sul fronte interno si chiude alle 13 il collocamento del nuovo Btp Valore dual-tranche che il Tesoro dedica ai soli piccoli investitori. Il 22 ottobre, al termine del quarto giorno di offerta, gli ordini hanno totalizzato 14,9 miliardi di euro. Fonti di mercato hanno previsto una raccolta complessiva superiore ai 14 miliardi per l’emissione.
Via XX Settembre renderà noti i tassi cedolari definitivi che nel caso della prima tranche non saranno inferiori a 3,7%, 4,1% e 4,7% e nel caso della seconda al 22,25%. Ma come sottolinea MF-Milano Finanza potrebbero essere rivisti al rialzo. A mercati chiusi anche i dettagli del collocamento Bot di mercoledì 28 ottobre. Il giorno prima, martedì, saranno a disposizione degli investitori massimi 3,5 miliardi di Btp short-term e Btpei.
A Milano bene Eni, gli altri titoli oil e Stm. Giù Stellantis e i titoli del lusso
Sul listino milanese Eni è la migliore con un +2,7% a 26,85 euro dopo che, considerati gli eccellenti risultati industriali dei primi nove mesi del 2026 e il miglioramento delle proiezioni sui flussi di cassa per l’intero esercizio (16,5 miliardi di euro), ha deliberato la distribuzione a dicembre di un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione (1,3 miliardi) e un ulteriore incremento del 12% del programma di buyback che sale a 3,8 miliardi. La produzione organica della divisione E&P è aumentata del 7% a 1,83 milioni di barili equivalenti al giorno, trainata dall’avvio di nuovi progetti e dal contributo della joint venture Searah sull’intero trimestre.
Tra l’altro il 22 ottobre Eni ha deliberato la distribuzione agli azionisti della seconda delle quattro tranche del dividendo 2026, di 0,27 euro, su un’erogazione complessiva annuale, pari a 1,1 euro, per ciascuna azione in circolazione alla data di stacco cedola del 23 novembre.
Sempre nel settore oil Tenaris spunta un +1,98% a 25,3 euro e Saipem un +1,8% a 4,29euro: è tra i principali contractor del drilling in Egitto, Medio Oriente e Nord Africa che ha firmato un memorandum of understanding per esplorare nuove opportunità di collaborazione nella perforazione offshore, a partire dal mercato egiziano e con possibili sviluppi in altri Paesi di comune interesse. Inoltre dalle ultime rilevazioni della Consob, è emerso che il fondo Blackrock è salito all’8,63% del capitale dal 5,16% precedente.
Tra le banche Mps si apprezza dello 0,57% a 10,62 euro con Barclays scesa al 3,77% del capitale della banca senese dal 5,03% detenuto in precedenza, secondo le ultime rilevazioni della Consob. Viceversa, JP Morgan è salita all’8,79% del capitale di Bper (-0,25% a 12,76 euro) dal 5,79% precedente, sempre secondo le ultime rilevazioni della Consob. Invece Barclays ha tagliato il target price su Generali (-0,21% a 42,23 euro) da 30 a 29,5 euro (rating underweight). Su Stellantis (-2,25% a 3,70 euro) è intervenuta Hsbc, abbssando il target price da 4 a 3,3 euro (raccomandazione reduce).
Tra i tech Stm sale dello 0,41% a 40,1 euro anche se Nvidia ha perso il 4,40% con vendite rilevanti nei settori dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori e Meta il 6,9% dopo la pubblicazione dei conti, poiché gli investitori si sono concentrati sulla sua spesa per l’intelligenza artificiale, mentre il produttore sudcoreano di chip per memorie SK Hynix ha sospeso la prevista quotazione negli Stati Uniti della sua divisione Solidigm, specializzata in chip, a causa della volatilità dei mercati, una mossa che arriva anche dopo che le autorità sudcoreane avevano espresso preoccupazioni sul fatto che l’operazione potesse minare gli interessi degli azionisti.
La quotazione in borsa di Solidigm, ex divisione di Intel specializzata in memorie flash Nand e unità a stato solido, era stata presa in considerazione per contribuire a finanziare un nuovo stabilimento negli Stati Uniti e soddisfare la crescente domanda di chip nei data center dedicati all’intelligenza artificiale. Avrebbe, inoltre, potuto finanziare l’annullamento e il riacquisto di azioni. La vendita delle azioni avrebbe potuto raccogliere 15 miliardi di dollari e valutare la divisione a 150 miliardi di dollari.
Nel lusso Moncler flette dell’1,63% a 43,34 euro (Barclays ha tagliato il target price da 60 a 58 euro, ribadendo overweight, e Berenberg da 57 a 55 euro, hold), Brunello Cucinelli perde l’1,71% a 84,96 euro e Ferragamo il 2% a 6,52 euro anche se Prada ha registrato una crescita organica dei ricavi pari all’1% nel terzo trimestre del 2026, in linea con le aspettative del mercato, dimostrando resilienza in un settore debole e nonostante il rallentamento del suo marchio minore Miu Miu. Il risultato è stato sostenuto dalla continua crescita nelle Americhe, sebbene a un ritmo più lento rispetto al trimestre precedente.
Ore 07:35 Europa attesa poco mossa, Oat oltre il 5% in vista di Moody’s sulla Francia: probabile downgrade
Borse europee attese poco mosse (-0,02% il future sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta con i prezzi del petrolio ancora in rialzo. Il Brent rimane sui massimi degli ultimi cinque mesi (+0,72% a 113,98 dollari al barile il future), mentre l’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente mantiene i mercati in allerta per il peggioramento delle condizioni di approvvigionamento.
Il Brent resta sui massimi degli ultimi cinque mesi
Il greggio aveva inizialmente perso terreno dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva invocato una legge risalente alla Guerra Fredda con l’obiettivo di incrementare la produzione di carburanti. Il tycoon sta cercando di ridurre i costi dei carburanti in vista delle elezioni del 3 novembre, in un momento in cui il forte aumento dei prezzi dell’energia e l’inflazione rappresentano temi centrali nel dibattito elettorale e nelle preoccupazioni degli elettori.
Tuttavia, i prezzi hanno rapidamente invertito la rotta e si avviano a chiudere la settimana in territorio positivo (+3%). Le tensioni in Medio Oriente, tra l’Arabia Saudita e gli Houthi dello Yemen, nonché nell’area dello Stretto di Hormuz, oltre al protrarsi delle ostilità tra Russia e Ucraina e alle indiscrezioni secondo cui Stati Uniti e Israele starebbero valutando la possibilità di riprendere le operazioni militari contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato statunitensi del 3 novembre, fanno temere il protrarsi delle interruzioni delle forniture nella regione, con il rischio di un ulteriore peggioramento.
Focus su Pmi di Europa e Stati Uniti
Giornata piuttosto interessante dal punto di vista macro, anche se non di quelle da prima pagina. Al centro della scena ci saranno i Pmi flash di ottobre, sia in Europa sia negli Stati Uniti. «Si tratta di indicatori anticipatori che arrivano in un momento delicato, vista l’inflazione ancora sticky, aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Bce e un’incertezza politica in Europa destinata ad aumentare nelle prossime settimane», spiega Antonio Tognoli, responsabile macro analisi di Cfo Sim.
In mattinata usciranno in sequenza i Pmi flash di Francia, Germania e infine dell’intera Eurozona. Il consenso punta a una decelerazione rispetto a settembre, con il manifatturiero dell’area euro che dovrebbe attestarsi intorno a 52,7 punti (da 52,9 di agosto), mentre i servizi sono attesi un po’ più deboli a 52,5 punti (da 52,6 di agosto), prevede Tognoli. La Germania dovrebbe continuare a mostrare maggior solidità, con il manifatturiero ancora sopra 53 punti, mentre la Francia resta la più fragile e più vicina alla soglia di 50 punti.
Oltre al numero principale, sarà importante guardare i sotto-indici di prezzi e di occupazione. «Un raffreddamento più marcato del previsto, soprattutto nei servizi, rischierebbe di alimentare i timori di un rallentamento della crescita proprio mentre si avvicina la stagione elettorale europea (Spagna a fine novembre e, più avanti, la Francia). Al contrario, una tenuta migliore delle attese», aggiunge Tognoli, «potrebbe temporaneamente allentare le pressioni, senza però cancellare i rischi legati al fronte fiscale francese né le preoccupazioni per un’inflazione ancora alimentata da costi energetici e da possibili tensioni commerciali con la Cina».
Nel pomeriggio sarà il turno degli Stati Uniti, con i Pmi flash S&P Global e la lettura finale del University of Michigan Consumer Sentiment. «I Pmi americani restano su livelli sensibilmente più elevati rispetto a quelli europei, con il manifatturiero atteso a 55,4 punti e i servizi a 57,8 punti. Un eventuale raffreddamento», conclude Tognoli, «verrebbe comunque letto più come un rientro graduale verso un ritmo più sostenibile che come un segnale di debolezza strutturale. Il dato sul sentiment dei consumatori, atteso stabilmente basso a 46,3 punti, sarà utile soprattutto per le aspettative di inflazione a uno e cinque anni. In un contesto in cui i mercati continuano a prezzare ulteriori rialzi Fed, un eventuale rialzo di queste aspettative potrebbe riaccendere pressioni sui tassi».
Oat oltre il 5% in vista di Moody’s sulla Francia: probabile downgrade
Per il resto si segnala che a mercati americani chiusi S&P si pronuncia sul debito sovrano della Germania, del Belgio, della Filancia e della Grecia, Fitch su quello dell’Irlanda e soprattutto Moody’s su quello della Francia. Molti analisti si aspettano un taglio di un gradino ad A1, l’equivalente dell’A+ già assegnato da S&P e Fitch. «Il punto è l’incertezza, la cosa che meno piace ai mercati. Non si sa se il bilancio passerà, né come, né chi governerà dopo aprile. Chiunque sarà, se le tensioni sul debito diventassero un problema di liquidità, dovrà probabilmente trattare con la Bce», avverte Marco Turatti, Senior Market Specialist di Capital.com. Il rendimento degli Oat francesi resta sopra il 5%, il massimo degli ultimi 24 anni, al 5,082% e quello del Btp 10 anni al 4,60%.
A Milano occhio a Eni, Saipem, Stellantis, Mps, Bper, Generali, Stm, Moncler, Brunello Cucinelli e Ferragamo
Sul listino milanese attenzione a Eni che, considerati gli eccellenti risultati industriali dei primi nove mesi del 2026 e il miglioramento delle proiezioni sui flussi di cassa per l’intero esercizio (16,5 miliardi di euro), ha deliberato la distribuzione a dicembre di un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione (1,3 miliardi) e un ulteriore incremento del 12% del programma di buyback che sale a 3,8 miliardi. La produzione organica della divisione E&P è aumentata del 7% a 1,83 milioni di barili equivalenti al giorno, trainata dall’avvio di nuovi progetti e dal contributo della joint venture Searah sull’intero trimestre.
Tra l’altro il 22 ottobre Eni ha deliberato la distribuzione agli azionisti della seconda delle quattro tranche del dividendo 2026, di 0,27 euro, su un’erogazione complessiva annuale, pari a 1,1 euro, per ciascuna azione in circolazione alla data di stacco cedola del 23 novembre.
Sempre nel settore oil Saipem, tra i principali contractor del drilling in Egitto, Medio Oriente e Nord Africa, ha firmato un memorandum of understanding per esplorare nuove opportunità di collaborazione nella perforazione offshore, a partire dal mercato egiziano e con possibili sviluppi in altri Paesi di comune interesse. Inoltre dalle ultime rilevazioni della Consob, è emerso che il fondo Blackrock è salito all’8,63% del capitale dal 5,16% precedente.
Tra le banche è da monitorare Mps con Barclays scesa al 3,77% del capitale della banca senese dal 5,03% detenuto in precedenza, secondo le ultime rilevazioni della Consob. Viceversa, JP Morgan è salita all’8,79% del capitale di Bper dal 5,79% precedente, sempre secondo le ultime rilevazioni della Consob. Invece Barclays ha tagliato il target price su Generali da 30 a 29,5 euro (rating underweight). Su Stellantis è intervenuta Hsbc, abbssando il target price da 4 a 3,3 euro (raccomandazione reduce).
Occhio anche a Stm dopo che Nvidia ha perso il 4,40% con vendite rilevanti nei settori dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori e Meta ha registrato un calo del 6,9% dopo la pubblicazione dei conti, poiché gli investitori si sono concentrati sulla sua spesa per l’intelligenza artificiale, mentre il produttore sudcoreano di chip per memorie SK Hynix ha sospeso la prevista quotazione negli Stati Uniti della sua divisione Solidigm, specializzata in chip, a causa della volatilità dei mercati, una mossa che arriva anche dopo che le autorità sudcoreane avevano espresso preoccupazioni sul fatto che l’operazione potesse minare gli interessi degli azionisti.
La quotazione in borsa di Solidigm, ex divisione di Intel specializzata in memorie flash Nand e unità a stato solido, era stata presa in considerazione per contribuire a finanziare un nuovo stabilimento negli Stati Uniti e soddisfare la crescente domanda di chip nei data center dedicati all’intelligenza artificiale. Avrebbe, inoltre, potuto finanziare l’annullamento e il riacquisto di azioni. La vendita delle azioni avrebbe potuto raccogliere 15 miliardi di dollari e valutare la divisione a 150 miliardi di dollari.
Nel lusso focus su Moncler (Barclays ha tagliato il target price da 60 a 58 euro, ribadendo overweight, e Berenberg da 57 a 55 euro, hold), Brunello Cucinelli e Ferragamo dopo che Prada ha registrato una crescita organica dei ricavi pari all’1% nel terzo trimestre del 2026, in linea con le aspettative del mercato, dimostrando resilienza in un settore debole e nonostante il rallentamento del suo marchio minore Miu Miu. Il risultato è stato sostenuto dalla continua crescita nelle Americhe, sebbene a un ritmo più lento rispetto al trimestre precedente. (riproduzione riservata)
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