Negli ultimi anni hai venduto un investimento in perdita? Magari un fondo della banca che non rendeva, un’azione andata male o qualche titolo nei mesi difficili del 2022. Forse non te lo ricordi nemmeno, ma il fisco tiene traccia di quelle perdite: restano nel tuo zainetto fiscale come un credito per pagare meno tasse in futuro. Ogni euro recuperato vale 26 centesimi: su 10.000 euro di perdite sono 2.600 euro.
Questo credito, però, ha una scadenza. Le perdite realizzate nel 2022 si possono usare solo fino al 31 dicembre 2026: dopo quella data il credito si perde. E il 2022 è stato proprio l’anno in cui molti hanno venduto in perdita, perché azioni e obbligazioni sono scese insieme, cosa che non succedeva da decenni. Qualcuno lo ha fatto per paura, altri per uscire da fondi costosi e inefficienti. Pochi hanno poi sfruttato il credito fiscale che quelle vendite avevano generato.
Nella mia attività di consulente finanziario mi capita ogni anno di vedere zainetti fiscali lasciati scadere per distrazione, oppure recuperati con strumenti poco adatti. Vediamo cosa si può fare nelle prossime settimane e quali errori evitare.
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Come funziona lo zainetto fiscale
Quando vendi uno strumento in perdita realizzi una minusvalenza, cioè un credito verso il fisco che puoi usare per non pagare il 26% sui guadagni futuri. Secondo l’articolo 68 del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), puoi usarlo fino alla fine del quarto anno successivo: le perdite del 2022 scadono il 31 dicembre 2026, quelle del 2023 il 31 dicembre 2027, e così via.
Se hai un conto in regime amministrato, come la maggior parte dei risparmiatori italiani, l’intermediario compensa in automatico e di norma usa per prime le minusvalenze più vecchie. Per farlo, nel conto devono esserci guadagni del tipo giusto: se mancano, il credito scade senza che nessuno te lo segnali.
Non tutti i guadagni compensano le perdite
È qui che si commette l’errore più comune. Le minusvalenze si compensano solo con i cosiddetti redditi diversi, cioè con i guadagni in conto capitale realizzati su alcuni strumenti.
| Guadagno realizzato su… | Compensa le minusvalenze? | Nota |
| Azioni | Sì | Per intero |
| Obbligazioni societarie | Sì | Solo il guadagno in conto capitale, non le cedole |
| Titoli di Stato con cedola (BTP, CCT…) | In parte | Il guadagno conta per il 48,08% |
| Zero coupon e BOT | Non del tutto | Lo scarto di emissione resta escluso |
| ETC ed ETN (es. materie prime) | Sì | Per intero |
| Certificati | Sì | Per intero |
| ETF e fondi comuni | No | Sono redditi di capitale |
| Cedole e dividendi | No | Sono redditi di capitale |
Il caso degli ETF merita attenzione. Se vendi un ETF in perdita, la minusvalenza entra nello zainetto. Se lo vendi in guadagno, quel guadagno non viene compensato: paghi il 26% per intero e le perdite restano dove sono. Succede spesso a chi nel 2022 ha venduto i fondi della banca e ha reinvestito tutto in ETF: una buona scelta per il portafoglio, che però lo ha lasciato senza strumenti per recuperare il credito.
La regola potrebbe cambiare: la riforma fiscale (legge delega n. 111 del 2023) prevede di unire redditi di capitale e redditi diversi. A fine settembre il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha invece annunciato che la riforma slitta alla prossima legislatura per mancanza di risorse, quindi per le perdite che scadono quest’anno vale la regola attuale.
Cosa fare entro il 31 dicembre
1. Fai l’inventario. Chiedi al tuo intermediario il dettaglio delle minusvalenze per anno di scadenza: di solito lo trovi nella sezione fiscale del conto o nel rendiconto.
2. Cerca i guadagni “giusti” che hai già. Azioni comprate anni fa, un ETC sull’oro acquistato prima dei rialzi degli ultimi anni, un’obbligazione che oggi vale più di quanto l’hai pagata.
3. Vendi e ricompra. Se vuoi tenere quello strumento, puoi venderlo e riacquistarlo subito sullo stesso conto: in Italia è consentito. Il guadagno viene compensato con le perdite e il prezzo di carico si alza, quindi quella parte non verrà più tassata. Il costo sono le commissioni e lo spread.
4. Non ridurti agli ultimi giorni. Molti intermediari guardano alla data di regolamento, che arriva due giorni lavorativi dopo l’ordine, e secondo il calendario di Borsa Italiana Piazza Affari è chiusa il 24 e il 31 dicembre. Meglio muoversi entro metà dicembre e verificare con il proprio intermediario l’ultima data valida.
Un esempio con i numeri
Mario ha 12.000 euro di minusvalenze del 2022, quando ha chiuso due fondi bilanciati. Oggi ha in portafoglio:
- un ETF azionario con 15.000 euro di guadagno;
- un pacchetto di azioni con 8.000 euro di guadagno;
- un ETC sull’oro con 5.000 euro di guadagno.
Se vendesse l’ETF pagherebbe 3.900 euro di tasse e le perdite scadrebbero comunque. Se invece vende e ricompra azioni ed ETC, realizza 13.000 euro di guadagni che azzerano il credito e paga il 26% solo sui 1.000 euro rimanenti, cioè 260 euro. Recupera così 3.120 euro che altrimenti avrebbe perso, e il suo portafoglio resta identico a prima.
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Gli errori da evitare
- Comprare strumenti solo per motivi fiscali. Certificati, prodotti a leva, zero coupon: se non c’entrano con la tua strategia, il rischio può costarti più del credito che recuperi. Meglio rinunciare a 2.600 euro di credito che perderne 10.000.
- Contare sui titoli di Stato per recuperare tutto. Il guadagno su un BTP conta solo per il 48,08%: per recuperare 10.000 euro di perdite servono quasi 21.000 euro di guadagno.
- Spostare i titoli in un’altra banca pensando che le minusvalenze li seguano. Restano legate al singolo conto. Solo chiudendolo del tutto ottieni una certificazione, prevista dal decreto legislativo 461 del 1997, da usare entro la stessa scadenza in un altro conto intestato a te o nella dichiarazione dei redditi.
E le minusvalenze più recenti?
Le perdite del 2023, del 2024 e del 2025 hanno ancora tempo, ma conviene pensarci da subito. Un portafoglio costruito bene può includere, nella parte coerente con i tuoi obiettivi, strumenti che generano redditi diversi, come obbligazioni singole o azioni, così il credito si recupera un po’ alla volta.
Il fisco non deve mai guidare le scelte di investimento: prima viene l’asset allocation, poi la scelta degli strumenti. Ignorarlo ha comunque un costo, e per le perdite del 2022 quel costo scatta il 31 dicembre.
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Resto a disposizione per qualsiasi necessità,
Dott. Davide Berti
Consulente Finanziario Senior Private & Ambassador
Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.
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