ORBETELLO. Da una parte i rifiuti industriali accumulati negli anni di attività dello stabilimento chimico. Dall’altra le acque della laguna di Orbetello, uno degli ecosistemi più delicati e preziosi della Maremma. A separare le due realtà c’era un argine. Ma una parte di quella barriera ha ceduto, lasciando che le scorie si espandessero verso lo specchio d’acqua.
È uno dei passaggi più significativi contenuti in tre decreti della Regione Toscana, firmati il 6 e il 7 ottobre 2026, che riguardano gli interventi di bonifica e messa in sicurezza dell’area ex Sitoco.
Documenti tecnici, apparentemente destinati soltanto agli addetti ai lavori, che raccontano invece una storia molto concreta: quella di un’eredità industriale che continua a pesare sulla laguna e di una bonifica attesa da decenni.
Il cedimento dell’argine non viene datato. Non sappiamo, quindi, quando si sia verificato. Ma la sua esistenza è riportata nero su bianco dalla Regione, insieme alla descrizione delle scorie presenti nell’area e delle opere progettate per impedire la propagazione degli inquinanti.
La descrizione più dettagliata compare nel decreto numero 22019 del 6 ottobre, dedicato al progetto di messa in sicurezza permanente della porzione pubblica del cosiddetto Bacino 1. Si tratta di un’area interrata della laguna di Ponente, davanti all’ex stabilimento Sitoco, compresa nel Sito di interesse nazionale di Orbetello.
Al suo interno, secondo quanto riportato nell’atto, si trovano materiali di riporto, scarti delle lavorazioni industriali e rifiuti silicei, con spessori variabili fra un metro e mezzo e due metri. Sono inoltre segnalate intrusioni di zolfo. Ma è la descrizione dell’argine occidentale a richiamare l’attenzione.
La Regione scrive che la struttura, che separa i rifiuti industriali dalla laguna, è collassata, probabilmente a causa della tracimazione delle acque piovane che durante l’inverno possono saturare il bacino. Il cedimento ha provocato la formazione di quello che i tecnici definiscono un «lobo di scorie allargate a ventaglio» verso l’area lagunare prospiciente lo stabilimento.
In altre parole, parte dei materiali industriali non è rimasta confinata all’interno del bacino.
Il decreto non precisa quando sia avvenuto il cedimento, né quantifica il volume dei materiali interessati. Non consente nemmeno di stabilire, da solo, quali siano oggi le concentrazioni di sostanze contaminanti nelle acque circostanti. Ma documenta un problema fisico ben preciso: la perdita di integrità della barriera che avrebbe dovuto separare gli scarti industriali dall’ambiente lagunare.
Per il Bacino 1 il progetto prevede un intervento di messa in sicurezza permanente. L’obiettivo è isolare i materiali industriali e impedire che i contaminanti presenti nella falda superficiale possano propagarsi verso la laguna.
Il sistema progettato comprende un marginamento sotterraneo mediante palancole metalliche, lungo un tratto di circa 80 metri, fra l’inizio del Canale Navigabile e lo Stagnino.
È prevista inoltre la realizzazione di una copertura protettiva, tecnicamente definita capping, destinata a isolare i materiali presenti nel bacino.
Il progetto contempla anche la sistemazione dell’area, la raccolta delle acque meteoriche e la protezione della copertura con vegetazione lagunare autoctona, come le salicornie. Negli atti viene richiamata anche un’alternativa progettuale basata sulla rimozione dei rifiuti e sul loro conferimento in discarica dopo opportuni trattamenti.
La soluzione proposta dalla Regione per la porzione pubblica del Bacino 1 è invece quella dell’isolamento e della messa in sicurezza permanente. Una differenza sostanziale: non si tratta di portare via tutti i materiali, ma di realizzare opere capaci di impedirne la dispersione nell’ambiente.
I provvedimenti sono stati firmati dal dirigente regionale Domenico Bartolo Scrascia, responsabile del settore Vas e Vinca, e riguardano tre ambiti di intervento nell’area ex Sitoco.
Il primo, disciplinato dal decreto 22019, è la messa in sicurezza della parte pubblica del Bacino 1.
Il secondo, contenuto nel decreto 22029 del 7 ottobre, riguarda il Bacino 2. In questo caso il progetto prevede la rimozione dei materiali presenti, la loro disidratazione, le analisi necessarie a caratterizzarli e il successivo conferimento in discariche idonee oppure a impianti di trattamento o riutilizzo.
Il terzo provvedimento, numero 22041 del 7 ottobre, riguarda invece l’area lagunare identificata come Bacino B1/B2, o Bacino 2 area lagunare, nell’ambito del progetto di messa in sicurezza permanente. Per tutti e tre gli interventi la Regione ha espresso una valutazione di incidenza ambientale favorevole, accompagnata da indicazioni e prescrizioni per la tutela degli habitat e delle specie protette.
Questo significa che, sotto il profilo della valutazione ambientale di competenza regionale, gli interventi sono stati ritenuti compatibili con la conservazione del sito, a condizione che vengano rispettate le misure indicate.
Non significa, però, che i lavori siano già cominciati o che l’intero procedimento autorizzativo sia concluso.
Nei decreti compare ripetutamente il contributo del WWF, gestore della Riserva naturale statale della Laguna di Ponente. L’associazione ha richiamato la necessità di individuare puntualmente le aree potenzialmente esposte al rischio di sversamento di sostanze inquinanti e di descrivere nel dettaglio le tecniche previste per ridurre quel rischio.
La Regione recepisce queste osservazioni e richiama la necessità di adottare particolari precauzioni durante i lavori. Prima della messa in sicurezza dovrà essere realizzato un efficace sistema di contenimento, anche attraverso barriere antinquinamento galleggianti.
Particolare attenzione dovrà essere dedicata ai fenomeni erosivi lungo i margini della laguna e alla gestione delle acque meteoriche. Quest’ultimo aspetto è particolarmente delicato.
I progetti prevedono infatti sistemi di drenaggio con recapito in laguna, in un’area che gli stessi atti regionali riconoscono come interessata dalle conseguenze delle attività chimiche industriali ormai dismesse. L’obiettivo è evitare che un intervento progettato per mettere in sicurezza i rifiuti possa provocare, durante la sua esecuzione, nuovi fenomeni di dispersione.
La Laguna di Orbetello non è soltanto un’area da risanare. È anche un sito di straordinaria importanza naturalistica, protetto dalla rete europea Natura 2000. Per questo i decreti dedicano ampio spazio alla tutela degli uccelli che nidificano nelle zone umide. Fra le specie richiamate ci sono il fratino, il corriere piccolo, il falco di palude e diversi ardeidi.
Per il Bacino 2 viene ipotizzata una durata complessiva del cantiere di circa 200 giorni, comprendendo allestimento, interventi di bonifica e smantellamento delle strutture provvisorie.
La Regione raccomanda di non iniziare i lavori prima della seconda metà di agosto, per limitare il disturbo alle specie durante il periodo riproduttivo.
Viene inoltre indicata la necessità di prevedere eventuali sospensioni fra il 15 marzo e il 31 luglio, o fino alla conclusione della riproduzione, qualora venga accertata la nidificazione del fratino entro una fascia di 150 metri dal cantiere. Sono raccomandati monitoraggi naturalistici e sopralluoghi congiunti con i tecnici del WWF.
Verso l’area di Stagnino-Stagnone è prevista anche una fascia di mitigazione di 200 metri, con limitazioni all’accesso del personale impegnato nei lavori.
La sfida, quindi, è doppia: rimuovere o mettere in sicurezza l’eredità dell’inquinamento industriale senza compromettere ulteriormente un ambiente naturale già fragile.
La vicenda dell’ex Sitoco si trascina da molti anni. L’area rientra nel Sito di interesse nazionale di Orbetello, individuato nel 2002, e gli interventi di risanamento sono stati oggetto di accordi di programma e successive integrazioni. Il programma complessivo di bonifica richiamato negli atti e nel dibattito istituzionale supera i 34 milioni di euro, ma la disponibilità delle risorse e l’effettivo avanzamento delle procedure non sono la stessa cosa.
Ancora nel luglio 2026, la commissione Ambiente del Consiglio regionale della Toscana aveva approvato una mozione per sollecitare la conclusione dell’iter ministeriale relativo ad alcuni progetti e l’assegnazione di circa 9,48 milioni di euro.
Di questi, circa 4,91 milioni erano riferiti alla messa in sicurezza della parte pubblica del Bacino 1 e circa 4,56 milioni all’area lagunare B1/B2.
I tre decreti di ottobre costituiscono un passaggio sul piano delle valutazioni ambientali. Resta però da verificare se, nel frattempo, siano stati completati tutti gli altri passaggi ministeriali, se le somme siano state formalmente assegnate e quando potranno aprire i cantieri. Gli atti esaminati non contengono una data certa di inizio dei lavori.
L’ex Sitoco è uno dei luoghi nei quali la storia industriale della Maremma continua a lasciare conseguenze concrete sul territorio. Per decenni il problema è stato affrontato attraverso studi, caratterizzazioni ambientali, progetti, conferenze dei servizi e accordi fra amministrazioni. Adesso i tre decreti regionali aggiungono un nuovo tassello al percorso amministrativo, ma riportano soprattutto l’attenzione sulla condizione materiale di quelle aree: gli scarti industriali ancora presenti, la necessità di contenerli, la fragilità degli argini e il rapporto diretto con le acque della laguna.
Il cedimento descritto nel Bacino 1 è l’immagine più evidente di questa situazione. Una barriera che avrebbe dovuto separare i rifiuti dall’acqua non ha retto. E la Regione, nel valutare gli interventi, ha indicato le precauzioni necessarie per evitare ulteriori dispersioni.
La domanda, adesso, non è soltanto come verrà realizzata la bonifica. È soprattutto quando.
Perché i decreti chiariscono quali interventi sono stati esaminati e a quali condizioni ambientali possono essere realizzati. Ma la Laguna di Orbetello aspetta ancora che i progetti si traducano in opere concrete.
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