#Finsubito news – Frosinone, Marzi a Mastrangeli sull’ascensore inclinato: “Tre milioni e mezzo per un obiettivo inconcludente”


L’ascensore inclinato torna a pesare come un macigno sull’agenda dell’amministrazione Mastrangeli. A rimetterlo al centro del dibattito è l’avvocato Domenico Marzi, ex sindaco del capoluogo e oggi consigliere comunale di opposizione. Con un atto datato 26 ottobre 2026 e indirizzato al sindaco Riccardo Mastrangeli, Marzi integra la sua precedente interrogazione del 24 settembre e chiede, questa volta, una risposta per iscritto.

L’obiettivo dichiarato è consentire «al Consiglio Comunale e, soprattutto ai cittadini, la reale conoscenza delle ragioni che hanno impedito i lavori di manutenzione ordinaria e/o straordinaria del vecchio impianto di risalita e quindi la decisione di optare per il raddoppio del collegamento». Tre i fronti aperti: la programmazione dell’opera, la gestione della manutenzione e il contenzioso con l’impresa appaltatrice.

Raddoppio senza numeri? Mancato studio dei potenziali flussi

Il primo affondo riguarda la genesi del progetto. Marzi chiede se il raddoppio dell’ascensore inclinato e la realizzazione di un nuovo percorso pedonale tra Frosinone alta e bassa “sia stato preceduto da uno studio sui potenziali flussi di traffico pedonale”. La domanda poggia sui numeri dell’opera. Il costo complessivo per la comunità è di 3,5 milioni di euro, spalmati secondo il cronoprogramma citato nell’interrogazione su cinque annualità: 2021 – 25mila euro; 2022 – 120mila euro; 2023 – 1milione e 350mila euro; 2024 – 1 milione e 350 mila euro; 2025 655mila euro; per un totale di 3 milioni e 500mila euro.

Un investimento di questa portata, sostiene l’ex sindaco, “doveva necessariamente prevedere quantomeno un raddoppio dei flussi di traffico pedonale rispetto alla precedente progettazione”. Un’ipotesi che Marzi giudica irrealistica, parlando con una punta di sarcasmo di “un movimento turistico a mio avviso assolutamente imprevedibile”.

La conclusione è la più pesante dell’intero atto. Per il consigliere si tratterebbe di “un giudizio di superficialità estrema nell’individuazione dell’obiettivo con profili di possibile responsabilità contabile, essendosi impegnate risorse economiche per un obiettivo inconcludente, se non inesistente”. Il richiamo alla responsabilità contabile evoca, senza nominarla, la Corte dei conti.

Il giallo della manutenzione: l’ipotesi degli interventi fuori appalto

Il secondo punto chiama in causa la Maspero Elevatori Spa, già appaltatrice dell’intervento. Marzi allega all’interrogazione una comunicazione dell’azienda “pervenuta in Comune nel maggio 2022”. Nell’offerta di fornitura, riferisce, era previsto un importo di 136.000 euro, Iva esclusa. Ma è un altro passaggio della lettera ad accendere i riflettori. L’ex sindaco vi ha rilevato una contestazione sulla sostituzione di alcuni componenti dell’impianto: la Maspero, scrive, ha sostenuto di non conoscerne “la bontà realizzativa, essendole sconosciuti i costruttori”. Qualcuno, dunque, avrebbe messo le mani sull’ascensore prima e al di fuori dell’appalto.

Da qui la domanda secca: “chi ha eseguito lavori sull’impianto senza ottenere la riparazione e l’efficienza dello stesso?”. Marzi chiede di conoscere “chi sia il contraente cui è stato attribuito un onere di manutenzione” e con quali criteri sia stato selezionato per interventi di questo tipo.

La parcella da 30mila euro per un legale? Evitabile per sentenza

Il terzo fronte è quello che promette più scintille in aula. Marzi cita una recente determina con cui il Comune ha affidato a un avvocato esterno un incarico da 30.000 euro, oltre oneri, per valutare l’opportunità di risolvere il rapporto con la Maspero Elevatori. “Le chiedo quali le ragioni dell’incarico”, scrive al sindaco.

Secondo l’ex primo cittadino quella spesa si poteva evitare. “Una minima diligenza”, osserva, avrebbe permesso di scoprire il provvedimento del Tribunale sulla procedura di composizione negoziata della crisi, regolata dagli articoli 18 e 19 del Codice della crisi d’impresa (D.Lgs. 14/2019). Una strada che, sempre secondo l’interrogazione, l’azienda comasca aveva intrapreso “in ragione di evidenti problematiche economiche”.

Marzi riporta testualmente le conclusioni dei giudici. Il Tribunale vi elenca “l’assenza delle condizioni previste” per mantenere le misure protettive, “la grave violazione dei doveri di trasparenza e buona fede informativa compiuta dalla debitrice mediante l’occultamento del fallimento del socio unico elvetico”, “la sussistenza di significative incongruenze di bilancio”, “l’inattendibilità del piano di risanamento” e “l’assenza di effettive trattative” a due mesi dall’avvio del percorso.

Il verdetto riportato nell’interrogazione è netto: “l’istanza di proroga deve essere integralmente rigettata e deve trovare accoglimento la richiesta di revoca immediata delle misure protettive”, previste dall’articolo 19, comma 6, del Codice, “per sproporzionato pregiudizio arrecato ai diritti dei creditori”. Conclusioni che, per Marzi, consentono di chiudere il rapporto con la Maspero “senza indugi e senza costi”. Sarà l’amministrazione a dover spiegare se la lettura sia condivisa dai propri uffici e perché si sia comunque ritenuto necessario un parere esterno.

La via d’uscita: i lavori vengano affidati al secondo classificato

Marzi non si limita alla denuncia e indica una soluzione. “Se il Comune non vuole perdere altro tempo e francamente non ne capirei la ragione – scrive -, si abbia cura di affidare il lavoro alla società che si è classificata seconda”. Lo scorrimento della graduatoria, però, andrebbe preceduto da verifiche: l’ex sindaco chiede di interpellare “il Ministero dei Lavori pubblici e tutti gli altri possibili Enti preposti al controllo degli impianti di risalita” sull’affidabilità della seconda classificata e sulla sua idoneità a eseguire l’intervento.

Con la richiesta di risposta scritta, la palla passa ora a Palazzo Munari e al sindaco Mastrangeli. L’atto mette in fila questioni che vanno oltre la polemica politica: la programmazione di un’opera da 3,5 milioni, la trasparenza sugli affidamenti di manutenzione e l’uso di risorse pubbliche per consulenze legali. Su un collegamento fermo da troppo tempo tra la parte alta e la parte bassa della città, l’ex sindaco Marzi chiede conti precisi. E li chiede per iscritto.


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