#Finsubito news – coinvolti ex amministratori, funzionari e imprese



A quasi cinque anni dai fatti contestati, l’inchiesta sulla demolizione dell’ex camping di Azzate arriva a un passaggio importante. La Procura ha concluso le indagini su una vicenda che riguarda complessivamente undici persone e due società e che ruota attorno alla gestione dei materiali prodotti durante la demolizione dell’area, avvenuta tra il 2021 e il 2022. (nel video come si presentava il 7 marzo 2022, l’ex campeggio Sette Laghi dopo la demolizione delle casette e delle roulotte ordinata dal Comune di Azzate). 

L’ipotesi più grave formulata dagli inquirenti è quella di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti. L’indagine è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano insieme alla Direzione nazionale antimafia. Coinvolti a vario titolo ex amministratori, funzionari e imprese.

L’avviso di conclusione delle indagini non equivale a una condanna e rappresenta un passaggio ancora preliminare del procedimento. Gli indagati possono ora presentare memorie, produrre documentazione o chiedere di essere interrogati prima che la Procura decida se chiedere o meno il rinvio a giudizio.

La vicenda riguarda quanto è avvenuto nell’area dell’ex camping tra l’estate del 2021 e i primi mesi del 2022. Secondo la ricostruzione investigativa, le operazioni di demolizione non sarebbero state eseguite secondo le modalità previste dal piano approvato.

In particolare, l’ipotesi accusatoria è che i manufatti siano stati demoliti senza una preventiva separazione dei diversi materiali presenti, con la conseguente commistione di arredi, elettrodomestici, materiali isolanti e componenti contenenti amianto. Il materiale è poi rimasta accumulata nell’area.

Secondo gli inquirenti, nell’ex campeggio si sarebbe arrivati alla presenza di oltre 20 mila metri cubi di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, distribuiti su una superficie di circa cinque ettari. È questo uno degli elementi centrali dell’indagine, che punta a ricostruire non soltanto chi abbia materialmente eseguito le operazioni, ma anche quali controlli siano stati effettuati e quali responsabilità possano essere individuate lungo tutta la gestione della demolizione. L’area è stata successivamente interessata da interventi di sgombero e bonifica.

L’inchiesta non si limita alla gestione materiale dei rifiuti. Tra le ipotesi di reato riportate nell’ambito dell’indagine figurano anche contestazioni relative ai controlli sull’area, alle procedure utilizzate per l’affidamento degli interventi e ad alcuni atti amministrativi. Per alcune posizioni vengono inoltre ipotizzati reati come falso ideologico, turbativa d’asta, omissione di atti d’ufficio e frode in pubblica fornitura. Anche in questo caso si tratta di contestazioni formulate nella fase delle indagini e che dovranno eventualmente essere verificate nelle successive fasi giudiziarie.

L’inchiesta sull’ex campeggio avrebbe avuto anche uno sviluppo investigativo molto più ampio. Nel corso delle attività di intercettazione, gli investigatori avrebbero raccolto elementi che hanno poi contribuito ad aprire un diverso filone di indagine relativo ad accessi abusivi alle banche dati e alla raccolta illegale di informazioni.

Dalle tende al degrado: cronistoria di una ferita aperta sulle sponde del Lago di Varese

La trasformazione di un’area turistica in una questione giudiziaria e ambientale infinita. Sulle rive del Lago di Varese, il complesso dell’ex campeggio Sette Laghi ha rappresentato per anni un nodo cruciale di contenziosi urbanistici, aste giudiziarie, inchieste televisive e complesse operazioni di bonifica. Una vicenda complessa che ha visto l’area passare da un “villaggio abusivo” a una vera e propria discarica a cielo aperto.

Il declino della struttura affonda le radici negli anni passati, quando le casette mobili e i caravan presenti all’interno del campeggio di via Madonnina al Lago si trasformarono progressivamente in abitazioni stabili, portando numerosi soci a ottenere la residenza. Un’evoluzione urbanistica irregolare che spinse il Comune di Azzate a contestare pesantemente le violazioni, sfociando nelle accuse di lottizzazione e costruzione abusiva da parte della Procura. Dopo le sentenze definitive e l’ordine di demolizione delle centinaia di piazzole e roulotte fuori norma, la società di gestione è fallita, lasciando l’intera area in stato di completo abbandono.

La svolta iniziale è arrivata il 20 luglio 2021, quando l’intero compendio immobiliare di oltre 62.000 metri quadri è stato ufficialmente aggiudicato all’asta giudiziaria per 1.110.000 euro all’imprenditore Ivano Panzeri. L’acquisizione si è tuttavia scontrata con una drammatica realtà sul campo. Nei primi mesi del 2022, la nuova proprietà ha trovato l’area devastata da tonnellate di rifiuti, lamiere, eternit e materiali isolanti non smaltiti correttamente dalla ditta incaricata delle demolizioni.

La situazione è finita ripetutamente sotto i riflettori nazionali anche grazie agli inviati di Striscia la Notizia e all’incursione di Max Laudadio nell’aprile 2022. I servizi televisivi hanno acceso i riflettori su un vero e proprio “giallo” legato allo spostamento dei rifiuti all’interno della proprietà, spingendo la Procura e i periti ad approfondire le responsabilità e a mantenere i sigilli sull’area.

Nonostante le difficoltà e le lungaggini burocratiche che hanno fatto slittare i piani iniziali, la svolta decisiva si è concretizzata nell’ottobre 2022. La proprietà, guidata da Ivano Panzeri e assistita dall’avvocato Simone Faccio, ha deciso di accollarsi interamente i costi di una maxi-bonifica da oltre un milione di euro, presentando un piano dettagliato agli enti competenti. I lavori di rimozione radicale dei materiali inquinanti sono così partiti il 7 novembre 2022, aprendo la strada al progetto di un “glamping” ecosostenibile di lusso. Un progetto che, allo stato attuale, resta ancora lontano da una realizzazione concreta.





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