Residenti, commercianti e lavorano contestano il piano della nuova Zona G. Nella petizione si chiedono più posti liberi, autobus e pass per lavoratori e caregiver
Sono alcune delle situazioni che stanno alimentando il malcontento per le nuove strisce blu a Palermo, tanto da spingere residenti, commercianti e lavoratori ad avviare una raccolta firme per chiedere al Comune di rivedere il piano della zona G, che interessa un’ampia fetta di città tra via Notarbartolo, via Principe di Palagonia, via Aquileia, via Empedocle Restivo e via Sciuti.
A promuovere la petizione è Emanuele Marino, consigliere del PD all’Ottava circoscrizione, che da giorni raccoglie le segnalazioni di chi si trova a fare i conti con le nuove regole. «C’è un malcontento e una rabbia veramente generalizzati, mi hanno contattato tantissime persone», racconta.
Uno dei casi più controversi è quello di via del Quarnaro, dove circa 400 abitanti, secondo il consigliere, si trovano in una situazione paradossale: vivono a ridosso della nuova zona G, ma la loro strada è rimasta fuori dal perimetro e, di conseguenza, non possono richiedere il pass residenti per parcheggiare negli stalli tariffati. E non sono gli unici: la stessa situazione riguarda via Aspromonte, un tratto di viale Lazio, largo Zappalà e altre strade limitrofe.
Una scelta che Marino contesta, soprattutto perché, sostiene, sarebbe bastato confrontarsi con chi conosce il territorio per evitare queste incongruenze. «Se l’Amministrazione avesse interpellato l’Ottava circoscrizione, avremmo almeno potuto indicare le strade che stavano escludendo senza criterio».
Per chi lavora nella zona, invece, il problema è soprattutto economico: 35 euro al mese, 420 euro in un anno. «Non si possono chiedere tutti questi soldi per finanziare il piano di risanamento dell’Amat, perché di questo si tratta», attacca Marino. Una spesa che pesa su chi deve raggiungere quotidianamente il posto di lavoro, ma anche sulle attività commerciali che decidono di farsene carico per i propri dipendenti. «Ci sono bar e panifici con cinque, otto dipendenti. Non è sostenibile», aggiunge.
Tanto più in un periodo in cui il carovita incide sempre di più sui bilanci familiari. «C’è chi dice che 35 euro al mese equivalgono al costo di un caffè al giorno, ma come si può sostenere questa tesi davanti a persone che già faticano ad arrivare a fine mese?», osserva Marino. E proprio tra le testimonianze raccolte dal consigliere ce n’è una che restituisce il peso di queste difficoltà: «Abbiamo incontrato un avvocato che ci ha detto di non farcela. Era quasi in lacrime e io mi sentivo impotente».
Ma a dover pagare non è soltanto chi nel quartiere ci lavora. C’è anche chi lo raggiunge ogni giorno per prendersi cura di un familiare anziano o non autosufficiente. «Una persona mi ha raccontato che deve andare quotidianamente dalla madre per farle delle iniezioni», riferisce l’esponente del PD. Una necessità che non dà diritto ad alcuna agevolazione sulla sosta: «Non si tiene conto delle esigenze dei caregiver».
Cosa chiede la raccolta firme
La raccolta firme nasce proprio da queste difficoltà e chiede al Comune di rivedere diversi aspetti del piano, a cominciare dal numero dei parcheggi a pagamento. Secondo i dati riportati, nella nuova zona G le strisce blu rappresentano il 67,24% degli stalli, mentre il restante 32,76% comprende sia i posti gratuiti sia quelli riservati: una proporzione che i promotori vorrebbero riequilibrare, lasciando più spazio alla sosta libera, soprattutto nelle strade principali.
Non si tratta, però, soltanto di aumentare i parcheggi gratuiti. La petizione chiede anche di estendere il pass ai domiciliati, prevedere tariffe più sostenibili per lavoratori e caregiver e rivedere i criteri di rilascio per i nuclei familiari, tenendo conto del numero effettivo di veicoli posseduti o utilizzati.
Tra le modifiche proposte c’è poi quella dei confini della zona G, per consentire a chi vive nelle strade rimaste escluse di ottenere il pass e a chi abita tra due zone tariffarie di utilizzarlo in entrambe. Si eviterebbero così situazioni in cui un residente può parcheggiare lontano da casa, ma non nella strada accanto, soltanto perché ricade in una zona diversa.
La petizione, infine, chiama in causa anche il trasporto pubblico. Se l’obiettivo delle strisce blu è ridurre la sosta prolungata e favorire una mobilità diversa, secondo i promotori occorre offrire alternative concrete all’automobile. Da qui la proposta di ripristinare due collegamenti Amat venuti meno: la linea 164, che collegava viale del Fante a via Ottavio Ziino, e la 111, che univa piazzale John Lennon all’Acquasanta. Due servizi la cui assenza, sostengono i firmatari, rende ancora più difficile rinunciare all’auto privata.
«Le strisce blu sulle buche, mentre i problemi restano»
Al di là delle tariffe e dei permessi, a suscitare le proteste sono le condizioni delle strade e le carenze dei servizi. «I residenti sono esasperati: l’illuminazione non funziona, le strisce blu vengono dipinte persino sulle buche e, nonostante le condizioni delle strade, viene chiesto loro di pagare», riferisce Marino.
Una situazione che, secondo il secondo l’esponente del PD, mette in evidenza il contrasto tra la rapidità con cui vengono introdotti nuovi parcheggi a pagamento e i ritardi nella manutenzione delle strade e nell’erogazione dei servizi.
Tra le situazioni più critiche c’è quella di viale delle Alpi, dove gli abitanti convivono già da tempo con i disagi del cantiere. «Sono tra i più arrabbiati, soprattutto nel tratto interessato dai lavori», riferisce il consigliere. Per chi vive in quella strada, già alle prese con spazi e percorsi modificati, l’arrivo delle strisce blu viene infatti percepito come un ulteriore disagio.
Intanto la raccolta firme è già partita e coinvolge diverse attività commerciali e portinerie del quartiere. Tra i punti in cui è possibile sottoscrivere la petizione ci sono la Farmacia Palagonia in via Zandonai, Il Pinguino Lavasecco in viale delle Alpi, l’enoteca letteraria Prospero in via Marche, la lavanderia Italsuisse in via Principe di Paternò e Mail Boxes Etc. in via Aquileia. Si può firmare anche in alcune portinerie condominiali di viale delle Alpi, via Abruzzi, via del Quarnaro e via Aspromonte.
Sulla nuova zona G si è mosso anche il Movimento 5 Stelle, che ha promosso un incontro in videoconferenza per ascoltare le preoccupazioni e le proposte dei cittadini. Il consigliere comunale Antonino Randazzo ha annunciato che, insieme a Giacomo Cuticchio, consigliere della Sesta circoscrizione, e Alessandro Amore, dell’Ottava, porterà le istanze emerse dal confronto all’attenzione degli uffici comunali.
La mobilitazione avrà anche un seguito istituzionale. Dopo la richiesta avanzata nei giorni scorsi dal presidente dell’Ottava circoscrizione Marcello Longo, Marino annuncia la presentazione di un atto da sottoporre al voto del Consiglio, per sollecitare una revisione del piano. «La raccolta firme serve anche a dare forza alle richieste della Circoscrizione», spiega il consigliere. E precisa: «Non è il malcontento di Emanuele Marino. È il malcontento di migliaia di abitanti».
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