#Finsubito news – Banda delle marmotte e regista occulto


FOGGIA – Nell’immaginario collettivo i foggiani sono i capiscuola degli assalti con la micidiale tecnica della “marmotta”. In realtà, non rappresenta nemmeno una novità in termini assoluti l’inserimento di soggetti salentini nel contesto di bande dedite a simili scorrerie, come dimostrato da indagini del recente passato.

Ciò che colpisce questa volta, però, è la trasferta di una vera e propria batteria del Leccese verso il Foggiano, e non viceversa, per far saltare in aria (almeno) un paio di bancomat e scappare con il bottino. Tre di loro, peraltro, sono risultati “soci” in altre malefatte. Un gruppo affiatato, dunque. Giovani e rampanti, che si fidano ciecamente l’uno dell’altro, pronti a fare l’ennesimo lavoro sporco, magari ambendo a una scalata verso i vertici della malavita.

La Casa di Carta

Fosse tutto qui, nulla di eclatante. Il vero colpo di scena, l’elemento che rende questa storia più intrigante del solito, è un altro. Risiede nell’esistenza di una vera e propria regia occulta, una sorta di organizzatore che “abita” al momento nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce. Chi sia, ancora gli inquirenti non lo sanno. Hanno in mano tabulati e conversazioni via Instagram. E un riferimento molto suggestivo: il suo nome in codice è un chiaro rimando a La Casa di Carta, serie divenuta un cult globale del genere crime dopo la distribuzione su Netflix.

La banda arriva sul posto.

Sarebbe lui, dunque, il misterioso uomo che usa l’account lacasadipapaell (con un grossolano errore grammaticale, ma un pretenzioso omaggio al titolo originale, in spagnolo, della serie, che in effetti si chiama La Casa de Papel), in grado di mettere in contatto individui orbitanti nella malavita dauna con quella salentina per pianificare i raid. Pretendendo, ovviamente, la sua percentuale sui 15.590 euro del primo colpo e i 6.600 del secondo.

Gianni Vantaggiato, 56enne, residente ad Asti, ma di fatto domiciliato a Melissano; Giuseppe Del Vento, 25enne di San Giovanni Rotondo; Salah Eddine El Outri, 36enne di origini marocchine, residente a Stornara; Luca Enrico Santoro, 45enne residente a Melissano; Ottavio Saponaro, 25enne residente a San Cesario di Lecce; Kevin Francesco Fasano, 24enne domiciliato a Casarano; Francesco Matteo Strafile, 19enne residente a Cerignola.

BANCOMAT SAN GIOVANNI ROTONDO - frame at 0m25s
Il “palo” e gli esecutori materiali.

Sono questi i soggetti finiti ieri in carcere dopo le indagini dei carabinieri della compagnia di San Giovanni Rotondo su due esplosioni che hanno riguardato, a inizio estate, le filiali locali del Monte dei Paschi di Siena e della Bper. E se vi possa essere il loro zampino in altri casi, è tutto ancora da scoprire. Così come l’identità del committente. A difenderli, fra gli altri, vi sono gli avvocati Luca Puce, Chiara Capodieci, Giorgio Caroli e Vincenzo Totaro.

Un piano strutturato e un regista

Come si evince dalle novanta pagine di ordinanza, la scia di esplosioni che ha distrutto gli sportelli bancomat di San Giovanni Rotondo nel giugno del 2026 è stata il frutto di un piano strutturato in modo seriale. Gli assalti, perpetrati ai danni del Monte dei Paschi di Siena il 13 giugno e della Bper il 30 giugno, hanno rivelato l’esistenza di un’organizzazione criminale unita dall’utilizzo di micidiali ordigni artigianali noti in gergo come “marmotte”.

Il dettaglio più eclatante dell’intera vicenda, tuttavia (e come anticipato), è proprio nella cabina di regia degli assalti, che porta dritto all’interno della casa circondariale di Lecce. Da qui, secondo gli inquirenti, un detenuto avrebbe manovrato i fili dell’operazione comunicando all’esterno tramite un cellulare introdotto (ovviamente) in modo illecito e appoggiandosi alla rete dati della struttura.

BANCOMAT SAN GIOVANNI ROTONDO - frame at 0m29s
La “marmotta” nella fessura.

Lacasadipapaell, rivelando la volontà di ergersi a “professore” della situazione, seguiva l’andamento dei colpi a distanza, chattando in particolare con colui che è ritenuto il basista, Giuseppe Del Vento di San Giovanni Rotondo, nelle fasi successive alle esplosioni per assicurarsi la buona riuscita del furto e chiedere aggiornamenti.

Il fumo dell’esplosione.

Per mettere in pratica il suo copione, lacasadipapaell aveva bisogno di attori con ruoli estremamente definiti e di una solida base logistica. Grazie all’intercessione del padre di uno degli indagati, dunque, il regista del colpo avrebbe reclutato Del Vento, il quale avrebbe messo a disposizione la propria abitazione come rifugio sicuro per la banda, evitando di partecipare materialmente alle esplosioni, ma sorvegliando la zona dal suo terrazzo per garantire una via di fuga sicura.

Gianni Vantaggiato di Melissano, invece, sarebbe stato (almeno in una delle due occasioni, la prima) l’autista del gruppo, per trasportare la squadra composta da Luca Enrico Santoro di Melissano, Ottavio Saponaro di San Cesario di Lecce e Kevin Francesco Fasano di Casarano a bordo di un Suv Volkswagen Tiguan con targa tedesca. Coloro ai quali sarebbe toccato il lavoro sporco, in almeno due circostanze con la compartecipazione di Salah Eddine El Outri di Stornara e in un’altra anche di Francesco Matteo Strafile di Cerignola. Tutti incaricati, a vario titolo, di rubare le utilitarie per l’assalto e, dopo essersi completamente travisati, forzare gli sportelli con strumenti da effrazione, innescare la “marmotta” e fuggire con il bottino tra le nuvole di fumo prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Incastrati da leggerezze

Nonostante l’organizzazione, l’identificazione della squadra operativa salentina è avvenuta a causa di una leggerezza fatale e di un’attenta analisi incrociata da parte degli investigatori. Dopo il secondo colpo del 30 giugno, i carabinieri, avendo già compreso il ruolo di Del Vento, si sono appostati all’alba fuori dalla sua abitazione. Intorno alle 7 del mattino, gli investigatori hanno visto uscire dalla casa i trasfertisti salentini che, incredibilmente, indossavano ancora gli stessi identici vestiti immortalati dalle telecamere di sicurezza delle banche durante l’esplosione avvenuta poche ore prima.

O.C.C
La fuga.

I frame video hanno permesso di sovrapporre perfettamente l’abbigliamento e le fattezze fisiche: pantaloncini con loghi specifici, scarpe, felpe, in un caso un tatuaggio e persino la calvizie evidente di uno dei componenti del commando. A chiudere il cerchio è stata poi l’analisi forense del cellulare del basista, arrestato in flagranza mentre tentava di nascondere un’altra “marmotta” inesplosa.

I dati estratti hanno svelato i contatti Instagram con lacasadipapaell e i tracciamenti Gps, cristallizzando definitivamente le identità dei protagonisti. Ulteriori elementi, non da poco, sono state le intercettazioni ambientali in carcere fra Del Vento e la sua convivente, ma anche le dritte fornite dai carabinieri di Casarano, che avevano nel frattempo arrestato Santoro, Saponaro e Fasano per una serie di rapine commesse nel basso Salento. Un incrocio di informazioni che ha consentito di chiudere il cerchio in maniera definitiva.

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