«Nell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela non riusciamo più ad affrontare le terapie di emergenza. Qualsiasi urgenza sanitaria si manifesti all’arrivo di un paziente in acuzie bisogna mettere l’ammalato in ambulanza e portarlo fuori, spostarlo in un altro ospedale. Siamo l’unico Spoke, cioè l’unico dei 18 presidi ospedalieri di primo livello della Sicilia, a non essere in grado di affrontare le emergenze per le troppe precarietà di ordine strutturale, per insufficienza di personale medico e infermieristico. E in queste condizioni non si può continuare ad andare avanti».
A parlare è l’assessore alla sanità del Comune di Gela, Filippo Franzone.
Visibilmente irritato per le condizioni in cui versa l’ospedale di Gela, ci riferisce di avere incontrato a Palermo il presidente della commissione sanità all’assemblea regionale siciliana, Giuseppe Laccoto (Lega). «Gli ho fatto capire – ci racconta Franzone – che Gela non ha un problema generico come il resto della Sicilia, perchè qui tutto è aggravato. Senza nulla togliere agli altri, noi siamo messi veramente male, molto male. Lui mi ha promesso un incontro con l’assessore regionale alla salute, Marcello Caruso, ma io sto cercando per conto mio di incontrarlo perchè la situazione a Gela è diventata drammatica».
Chi sembra non capire la gravità del momento è il direttore generale dell’Asp n.2, Salvatore Lucio Ficarra.
«Con lui ho avuto un confronto in tv – dice Franzone – durante il quale ha tentato vanamente di smentirmi. Difendeva questo stato di cose che per lui è normale e pretendeva che lo facessimo pure noi. Ci accusa di fare dell’allarmismo e di denigrare l’ospedale. Ficarra deve capire che non è un capriccio mio criticare questa situazione. E’ la gente che scoppia e che protesta per le lunghe attese e per i viaggi in altri ospedali. E se diciamo che mancano medici e infermieri il dg ci risponde che a Gela non vogliono venire.
«Netta la nostra risposta: Gli abbiamo fatto notare che se assume un medico alla volta in un reparto ad esempio come il pronto soccorso dove ne mancano 12, giustamente un medico non viene. Si fa i conti: “ci sono 2 medici, arrivo io e siamo tre. Possiamo coprire tre turni: mattino, pomeriggio e notte e quando riposi, quando vai in ferie? E se uno si ammala?”
«Ecco perchè non vengono. E se vengono l’indomani se ne scappano. La stessa cosa avviene per Neurologia. Stracarichi di lavoro andranno via e i dirigenti Asp continueranno a dire che a Gela non vuole venire nessun medico. Non si fanno e non si dicono queste cose. Allora bisogna cambiare metodo: fate il concorso per 10-12 medici a tempo indeterminato e assumerli tutti insieme, altroché se vengono. In Neurologia a organico zero, prova ad assumere 6 medici tutti in una volta mettendoli in condizione di lavorare serenamente. Vedrai che a Gela i medici ci vengono e ci rimangono. Noi non vogliamo cose straordinarie, vogliamo semplicemente un ospedale efficiente, quello che è previsto nei decreti assessoriali».
– La battaglia popolare per abbandonare la provincia di Caltanissetta può essere uno dei motivi del graduale degrado della sanità a Gela?
«Sarà una coincidenza ma il problema dell’ospedale nasce nel 2009 quando l’azienda ospedaliera Vittorio Emanuele III perde l’autonomia amministrativa e da azienda ospedaliera diventa presidio ospedaliero passando sotto l’Asp CL2. Da lì inizia un tracollo inesorabile per l’ospedale gelese. La gestione della sanità non può essere ritagliata con le province attuali. Non si possono creare Asp attaccate come Enna e Caltanissetta dove vai a concentrare 700 posti letto e mi lasci scoperta una città di 70 mila abitanti come Gela. Bisogna creare invece delle aree che siano omogenee e quanto più vicine possibili come Gela lo è con Licata, Vittoria, Caltagirone e Piazza Armerina. Cinque città molto popolose vicine tra loro ma lontano dai capoluoghi e dalle Asp di appartenenza».
GELA DIVORZIA DA CALTANISSETTA?
– Gela cerca autonomia nella Città metropolitana di Catania?
«Gela ha già scelto da tempo di aderire a Catania ma questo suo diritto sancito dalle leggi regionali n. 8/14 e n. 15/15 le è stato finora negato. Dopo i ricorsi del comitato a Tar e Cga senza successo, come amministrazione comunale abbiamo scelto subito, su parere degli esperti, di citare a giudizio la Regione Sicilia davanti al tribunale civile di Palermo, competente per territorio. Il 16 giugno scorso abbiamo partecipato alla seconda udienza di questo procedimento. L’avvocato del Comune, Girolamo Rubino, mi dice che sono udienze cartolari, nel senso che non c’è dibattimento ma si consegnano solo documentazioni a supporto della propria tesi. La prossima seduta è stata fissata per il gennaio del 2027».
EMERGENZA IDRICA
«Quest’anno, finora, non ci sono stati problemi di approvvigionamento idrico. Grazie al rifacimento della condotta di San Leo, non si sono verificate ne’ perdite ne’ interruzioni dell’erogazione idrica. Oltre alle dighe di Siciliacque, disponiamo come fonti di approvvigionamento anche del dissalatore che il governo regionale ha realizzato lo scorso anno con moduli mobili per una produzione di 192 litri al secondo che vanno in parte a noi, in parte a Licata. Stiamo lavorando con Caltaqua per eliminare ogni perdita della rete urbana e arrivare finalmente a una distribuzione H24 in tutta la città».
SVILUPPO ECONOMICO
«Vorrei parlare subito del settore turistico, che interessa a molti, come si può dedurre dall’intenso dibattito di questi mesi. Nel 2024, quando ci siamo insediati come Giunta Di Stefano, Gela disponeva di 90 strutture ricettive tra hotel e B&B. Nel 2025 ne abbiamo contato 130, quest’anno sono 175, per un totale di 1.300 posti letto, con un incremento del 95%. «Lo scorso anno abbiamo incassato 30 mila euro di tassa di soggiorno. Se si calcola che ogni persona versa 2 euro, vuol dire che nel 2025 abbiamo avuto 15 mila turisti che hanno soggiornato almeno una notte a Gela. E se consideriamo una spesa media di 50 euro a turista, dobbiamo considerare che l’economia della città ha avuto un introito di circa 750 mila euro».
– Si potrebbero fare delle obiezioni sul metodo del calcolo…
«A quanto detto c’è da aggiungere una crescita dell’iniziativa imprenditoriale che comunque trova incremento nel settore del commercio (negozi e supermercati) e degli esercizi pubblici come bar, ristoranti, pizzerie, fast food. Artigianato e industria invece languono».
– Perchè Gela non ha un centro commerciale?
«Questo dipende dai privati. Se vogliono farne uno a Gela ben vengano, noi possiamo solo aprirgli le strade. Non è il Comune che deve pensarci».
– Ma c’è una apposita area commerciale nel Prg gelese?
«All’occorrenza, si può sempre fare un’operazione di adeguamento urbanistico in consiglio comunale».
– Ma l’operazione Lidl vicino al tribunale è fallita miseramente…
«A quanto pare, alla Lidl è stata la Regione a dare parere negativo perchè ricadeva in prossimità del fiume, violando le regole di sicurezza. Ma la competenza è della sezione Urbanistica, non mia».
– Quale Gela sogna di realizzare per il futuro insieme con la Giunta Comunale cui appartiene?
«Io sogno una Gela a misura di cittadino. Tutti i lavori pubblici fatti in città, le manifestazioni pubbliche che richiamano tante presenze, servono a fare crescere l’economia e il senso dell’appartenenza. Prendiamo ad esempio la festa del pane. Questa manifestazione ci ha portato decine di migliaia di visitatori. Abbiamo ospitato 60 camperisti, frutto di un accordo con la loro associazione regionale. Sono venuti gli ospiti del resort “Serenusa Village” di Licata che io personalmente sono andato a invitare e tutti hanno detto di essere rimasti positivamente sorpresi perchè hanno trovato una città diversa da come se la immaginavano, sfatando tanti pregiudizi del passato. Insomma, Gela piace a chi viene a visitarla e a conoscerla bene».
– Perchè tanta polemica, tutta locale, attorno alla festa del pane?
«Qualcuno mi contestava il mancato invito dei panificatori. E’ falso. Io ho invitato tutti. In Tv ho detto che chi intendeva partecipare doveva compilare la scheda nel sito del Comune che è rimasta disponibile fino all’ultimo giorno. E tutti quelli che hanno aderito hanno avuto la possibilità di partecipare. Ripeto tutti. Poi se si vuole fare polemica a tutti i costi per invidia personale o perchè la manifestazione è riuscita, non accetto provocazioni. I numeri dei partecipanti, del pubblico presente, le immagini televisive parlano chiaro. E’ stato un grande successo. Le polemiche le lascio a chi le vuole fare. Io preferisco lavorare per la mia città».
Il «Chi è» di Filippo Franzone
Cinquantacinque anni, maestro d’arte ebanista, è un artigiano “prestato” alla politica che per molti anni prima di approdare alla candidatura a sindaco con il movimento “Gela nel cuore” e poi alla carica di assessore comunale, con l’avversario-alleato nel secondo turno, Terenziano Di Stefano, ha voluto spendersi in tante battaglie civili e sociali in difesa dell’ospedale, per l’autosufficienza idrica della città ma soprattutto per la nascita della provincia di Gela. Le cose, purtroppo, non sono andate come Franzone sperava. Nemmeno quando, malgrado una doppia votazione del consiglio comunale e un referendum popolare favorevole, Gela ha deciso di lasciare Caltanissetta e di aderire alla città metropolitana di Catania. E siccome gli obiettivi delle sue battaglie sono diventati punti programmatici della costruenda giunta Di Stefano, Filippo Franzone ha accettato di sostenerlo nel ballottaggio e di far parte della sua futura amministrazione. Tuttavia ha voluto puntualizzare pubblicamente, con una dichiarazione firmata, esposta sul suo profilo FB, che “con Terenziano non abbiamo siglato un accordo elettorale per spartirci cariche o poltrone, abbiamo stretto un’alleanza sui temi cruciali per il futuro di Gela”.
Ora Filippo Franzone è uno degli assessori più impegnati della “Giunta Di Stefano” ed espressione del movimento politico “Sud Chiama Nord” di Cateno De Luca. Il sindaco Di Stefano gli ha affidato quattro delicati rami di amministrazione: Sanità, Sviluppo Economico, Attuazione Passaggio Città Metropolitana di Catania e Emergenza idrica
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Franco Infurna
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