16 giugno, presso l’Archivio della Fondazione Nuto Revelli di Cuneo, è stata consegnata alla nipote di Matteo Gallesio, un alpino disperso in Russia nel gennaio del 1943, la scansione dell’ultima lettera scritta dal fronte, anche grazie al supporto degli operatori del servizio Restoring Family Links (RFL) del Comitato di Cuneo della Croce Rossa Italiana. La nipote Gisella, visibilmente emozionata, ha ricevuto il prezioso scritto, un legame tangibile con uno zio mai conosciuto, ma così presente nella narrativa familiare.
“Questa lettera rappresenta un tuffo nei ricordi e nei racconti di mio padre. È come se Matteo fosse tornato tra noi, portando con sé la memoria di un tempo difficile e di una famiglia che ha sempre sperato nel suo ritorno”, ha dichiarato Gisella.
Questa è la storia dell’alpino Matteo. Nato a Fossano nel 1917, dopo aver prestato servizio militare e congedato nel settembre del ’37, fu richiamato alle armi nel marzo del ’38. Il suo cammino lo portò dal fronte occidentale al greco-albanese passando per l’italo-jugoslavo, fino a quello russo nell’agosto del ’42 con la Divisione Alpina Cuneense, Secondo Reggimento, Battaglione Borgo San Dalmazzo, 15ª Compagnia, matricola PM 203. Impiegato nella salmeria, svolgeva un lavoro cruciale nel trasportare e rifornire le truppe di materiali, viveri e attrezzature. Matteo mantenne sempre i contatti con la famiglia, in particolare con la madre, Maria Maddalena, tramite uno scambio di lettere. Purtroppo, queste comunicazioni andarono smarrite nel tempo. Inoltre, inviava regolarmente dei vaglia postali alla madre. L’ultimo vaglia risale al 28 dicembre 1942, pochi giorni prima della sua ultima lettera e della drammatica ritirata dalla Russia nel gennaio 1943. La madre per anni continuò a sperare che un giorno il figlio sarebbe tornato, recandosi alla stazione ferroviaria nella speranza di poterlo riabbracciare. Purtroppo, Matteo non fece mai ritorno, e il Comune di Fossano emise un certificato di morte datato 31 gennaio 1943. Il suo nome è inciso sul monumento ai caduti di Fossano.
Dopo tanti anni, Gisella, nell’aprile del 2026, memore dei racconti del padre contatta la Croce Rossa Italiana e incontra i volontari dell’Ufficio Ricerche, RFL e Protezione della CRI di Cuneo per cercare informazioni o ricordi legati allo zio. L’ufficio RFL di Cuneo invia subito la richiesta di ricerca con tutta la documentazione agli uffici CRI di Torino e Roma affinché il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) possa avviare una ricerca negli archivi di Ginevra. Contemporaneamente, iniziano anche le ricerche a livello locale e più precisamente presso la Fondazione Nuto Revelli, che custodisce, in quella che era la casa dell’alpino e scrittore cuneese, l’archivio con anche la documentazione della campagna di Russia e le lettere di molti alpini dal fronte. Per la pubblicazione dell’Ultimo Fronte (Einaudi Editore, 1971) Nuto Revelli, testimone dell’orrore della campagna di Russia, raccoglie seimila lettere – centoventi epistolari completi e ottanta incompleti – percorrendo la provincia di Cuneo in lungo e in largo, ascoltando i reduci e le famiglie, passando di casa in casa. A queste si aggiungono circa quattromila lettere, quelle dei Presenti alle Bandiere, acquistate da Nuto Revelli da uno straccivendolo a Cuneo. Con la pratica amministrativa Presenti alle Bandiere, le famiglie dei caduti e dei dispersi, consegnando l’ultima lettera del loro congiunto, ricevevano un assegno mensile, un corrispettivo di anticipo delle pensioni di guerra. Negli epistolari raccolti da Nuto Revelli mancavano queste ultime lettere, le più preziose, consegnate e destinate al macero dal Distretto Militare una volta avviata la pratica. Tra queste esattamente nel fascicolo 1888 dell’Archivio Nuto Revelli è conservata anche la lettera originale dell’alpino Matteo Gallesio: quattro pagine ingiallite indirizzate alla zia, di una grafia fine e ordinata. In apertura le questioni legate alla terra, le quotidianità della vita contadina e in chiusura i saluti da rivolgere alla famiglia, scritti sui bordi della pagina e anche sulla busta, per non dimenticare nessuno, come se non ci fosse abbastanza tempo e spazio per congedarsi. La lettera è datata 10 gennaio 1943, da lì a pochi giorni si sarebbe consumata l’immane tragedia della ritirata, lasciando sommersa nella neve anche la vita (e la storia) dell’alpino Matteo Gallesio. Attraverso alcuni tratti della grafia e la corrispondenza del numero della piastrina militare, non c’è dubbio che la lettera custodita nel fascicolo sia proprio quella dello zio di Gisella.
Anche a distanza di più di ottant’anni dal secondo conflitto mondiale, il ritrovamento della lettera dell’alpino Matteo Gallesio nell’Archivio Nuto Revelli e la consegna alla nipote Gisella sono viva testimonianza della tragedia della guerra ma anche simbolo di una memoria che ancora conserva risposte e di una umanità che non deve essere dimenticata.
Nel caos dei conflitti armati, in situazioni di violenza e disastri naturali e nel contesto delle migrazioni, le famiglie possono separarsi in pochi minuti, creando angoscia e vulnerabilità e talvolta portando a lunghi anni di incertezza sul destino di figli, coniugi o genitori. Prevenire tali separazioni, localizzare le persone scomparse, rimettere in contatto le famiglie e sostenerle nella ricerca dei propri cari è al centro dell’impegno del Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa da oltre 160 anni.
Restoring Family Links (RFL) è il nome generico dato ad una serie di attività del Movimento che hanno il fine di prevenire la separazione delle famiglie e la scomparsa dei membri di una stessa famiglia, ristabilire e mantenere i contatti familiari, supportare la riunificazione dei membri di una stessa famiglia, gettare luce sulla sorte dei dispersi. In ogni separazione c’è una storia da riannodare, un filo che unisce famiglie e insieme ricuce il tessuto dell’umanità.
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