Pozzuoli (Napoli), 11 luglio 2026 – Tragedia infinita, vite sospese. Ci ha pensato un anonimo a tracciare su un muro dalle crepe vistose la sintesi di come si vive ai Campi Flegrei, 377 terremoti solo a giugno, i numeri sono dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), che con l’Osservatorio vesuviano monitora senza sosta il respiro di “un campo vulcanico attivo da più di 110mila anni”.
I terremoti in Italia tra il 1968 (Valle del Belice) e 2023 (Romagna) ci sono costati più di 136 miliardi. Il conto è frutto di una ricerca su più fonti realizzata dall’architetto Marisa Massaro per l’azienda Irondom
Sì, ma le persone come fanno a convivere con un ospite che entra in casa senza farsi annunciare, che può arrivare da un momento all’altro ma non sai mai quando? Qual è il sentimento dei puteolani, così si chiamano gli abitanti di quella che fu colonia romana, perché questa terra unica al mondo per bellezza ha una storia nobile come certi davanzali del primo Novecento che si affacciano sul Golfo, con le balaustre bianche cangianti, rifinite a marmo.
“Tragedia infinita, vite sospese”: così un anonimo ha riassunto la convivenza con i terremoti continui a Pozzuoli, al centro della caldera dei Campi Flegrei (foto di Rita Bartolomei)
Campi Flegrei: convivere con il terremoto continuo
C’è chi da anni dorme sul divano, “per essere pronto”; chi ha perso i capelli, chi non riesce a stare in casa da solo. Ma c’è anche chi sente le scosse e si riaddormenta, girandosi dall’altro lato.
Michele Lucignano fa una sosta in bici davanti alla Darsena, vuol dire il bradisismo spiegato ai bambini, qui è davvero evidente l’innalzamento del suolo, “negli anni Settanta c’erano le barche con 4 metri d’acqua e si faticava a passare sotto questo ponte, i pescatori si dovevano abbassare”. Oggi quel che si vede è poco più di una pozzanghera.
Pozzuoli, via Solfatara: in un murale l’omaggio a Sofia Loren realizzato per i 90 anni dell’attrice che in questa via ha vissuto
Da Napoli a Pozzuoli: la metro chiusa
A Pozzuoli più che altrove il bradisismo ha cambiato i connotati alla terra che ha visto crescere la grande Sofia nazionale, camminando ti viene incontro uno splendido murale realizzato per i 90 anni della Loren, abitava proprio qui nella via della Solfatara, oggi tra la vegetazione si vedono uscire i pennacchi di vapore e gas nell’area dell’antico cratere vulcanico. Ma lo spettacolo si può osservare solo da fuori, l’impianto è chiuso dal 2017, quando morì una famiglia di tre persone.
L’odore di zolfo ti sorprende di colpo mentre l’autobus navetta attraversa Pozzuoli in un raro giorno di pioggia, questo è l’unico mezzo pubblico per arrivare qui perché da settimane è stato chiuso un tratto di metropolitana, da Napoli fine corsa alla stazione Campi Flegrei, “hanno trovato quantità troppo alte di anidride carbonica in galleria, tutta colpa del bradisismo”, è la didascalia di uno studente.
“Qualcuno dovrebbe preoccuparsi del nostro disagio, delle levatacce, dei ritorni a casa sempre più ritardati – si agita una pendolare -. E ogni volta non sai mai se c’è posto, sulla navetta diretta. Magari ti capita quella che fa tutte le fermate e così il percorso s’allunga ancora”.
Un’immagine del Golfo di Pozzuoli, cittadina al centro della caldera nei Campi Flegrei (foto di Rita Bartolomei)
Proviamo a distrarci dalla vista spettacolare del Golfo di Pozzuoli. Da Capri che oggi con la foschia s’intravede appena là a sinistra; sulla destra Ischia, davanti Procida, insomma “L’isola di Arturo” raccontata da Elsa Morante. Poi Baia e Monte Nuovo, quello che ammiri è il risultato dell’ultima eruzione dei Campi Flegrei, era il 29 settembre 1538. Proviamo a distrarci da questa visione che rapisce e rituffiamoci nella realtà. Dopo le grandi crisi bradisismiche degli anni Settanta e Ottanta la terra ha ripreso a tremare, dal 2022 si sono registrati i primi terremoti di magnitudo 3 o superiore. Dal 1950 il suolo si è sollevato di 4 metri.
Campi Flegrei: la voce dei puteolani
E allora torniamo a quella sintesi, “tragedia infinita, vite sospese”, così ha scritto un anonimo sui muri di via Carlo Maria Rosini, vescovo e filologo del Settecento. Quelle parole fanno da didascalia a un’immagine, una figura disegnata a matita e ritagliata, è un’anziana con il fazzolettone, ha in mano un martello e un chiodo che prova a fissare sulla parete solcata da crepe paurose, “anche questa è opera del bradisismo”.
Al Mercato del pesce la gente ti ripete che “non ci si abitua mai alle scosse, è sempre un evento che ti coglie all’improvviso, ti spaventa ogni volta”.
Ma allora chi vive a Pozzuoli come reagisce, ha paura o è fatalista? Roberto Mauro, commerciante, arriva a un compromesso: “Ci siamo abituati, ci dobbiamo convivere con i terremoti. Se ho mai pensato di andare via? No, ho due negozi, questa è la mia vita, questo è il mio lavoro. Dove vado?”.
“Non ce ne andremo mai”
Tipi fieri, i puteolani. Come Santina Cerasuolo, gli altri nomi sono Vittoria Minerva, e le calzano a pennello, 76 anni e una volontà d’acciaio, padrona di casa di Villa Bice trasformata in un b&b con vista sul Golfo. “Le scosse alla fine sono anche un momento per ritrovarci, è tutto un “l’hai sentita anche tu?”, senza drammatizzare ogni volta. Non ce la fai? Allora devi andare via. La paura non te la può risolvere nessuno. I terremoti non si prevedono, le eruzioni sì. Io da tre anni dormo sul divano. Perché così sono pronta, nel caso arrivasse un evento di una certa entità”. Ma poi: “Un po’ è come se fossimo… rassegnati. No, rassegnati non è proprio la parola giusta. Siamo di questa terra, la amiamo così tanto”. La conclusione è in dialetto: mai via da qui.
“Ci devono dare più informazioni”
Per Luciana Chiocca vivere nella zona rossa dei Campi Flegrei significa non essere mai tranquilli, “perché le scosse sono continue. Chiediamo sicurezza, chiediamo informazioni. Le notti ormai sono un dormiveglia. Oggi la metro è chiusa e prendere l’auto in caso di allerta vuol dire bloccare Pozzuoli”.
La discussione si anima nel negozio da parrucchieri, marito e moglie lavorano insieme da una vita. Rimarcano che le istituzioni dovrebbero informare meglio la cittadinanza. Alla fine resta una domanda in sospeso: “E poi ti chiedi: fino a quando gli edifici possono resistere, possono durare?”.
La rinascita del Rione Terra a Pozzuoli
Quelli del Rione Terra sono rinati, il cuore storico di Pozzuoli ed epicentro dell’attività bradisismica – dopo gli sgomberi urgenti e la desolazione – oggi è diventato un gioiello, con gli edifici ristrutturati di sana pianta in questo promontorio di tufo a strapiombo sul mare, la vista è mozzafiato. Allora: quella è la strada?
Olga De Fraia vende cappelli al porto, l’attività di famiglia fa 78 anni, lei ne ha 83. Confida: “Una mia sorella per lo stress ha perso i capelli e oggi non riesce più a stare in casa da sola. Siamo in tre, lei ha 87 anni, la più grande 92. Quando le scosse proprio non smettono, arrivano i nostri nipoti a farci compagnia”.
La memoria dei più anziani arriva lontano. Gennaro Abbate al centro sociale di via Vecchia San Gennaro si arma di coraggio: “Sopportiamo, nella speranza che i terremoti siano sempre leggeri”. Se anche volesse non può permettersi di andare via, “ho 85 anni, mia moglie è allettata…”. Il sisma attraversa la sua vita da sempre, era un ragazzo in Irpinia quando lo conobbe per la prima volta, era il 1962.
Ma allora qual è la sintesi? Paura o fatalismo? Michele Lucignano davanti alla pozza d’acqua della Darsena la vede così: “I tempi del bradisismo non sono paragonabili a quelli di una vita umana. Bisogna adattarsi, capire il fenomeno e soprattutto cercare di vivere in case che non vengono giù”.
A quest’ora ci sono fedeli raccolti in preghiera nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, davanti alla Madonna che ha il volto di una popolana, non così giovane, statua lavorata in terracotta e cartapesta, un seno scoperto per allattare. Alla fine l’animo dei puteolani riaffiora nei cartelli del bar in piazza. C’è una citazione della grande Sofia, dice: “Preferisco mangiare pasta e bere vino che essere una taglia zero”. Accanto una lavagna da menu che invece regala un invito, “Vivi per sorridere”. Un programma politico niente male.
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