La mozione della maggioranza passa con 22 voti favorevoli e tre astensioni, mentre quasi tutta l’opposizione ha raccolto le sue cose ed è andata a casa. Il Comune chiederà tempi certi per l’elettrificazione e misure che spingano le compagnie a utilizzare gli impianti già disponibili

Un sistema di allerta capace di segnalare direttamente ai cittadini le giornate nelle quali l’aria dei quartieri portuali raggiunge livelli particolarmente critici. Un cronoprogramma pubblico per completare l’elettrificazione delle banchine più vicine alle abitazioni. Misure concrete affinché le compagnie di navigazione utilizzino davvero gli impianti già realizzati, invece di continuare a mantenere accesi i motori delle navi durante la sosta.

Sono i principali obiettivi della mozione numero 90 del 2026, approvata dal Consiglio comunale di Genova con i 22 voti favorevoli della maggioranza. I consiglieri Vincenzo Falcone e Lorenzo Pellerano di Noi Moderati e Valeriano Vacalebre di Fratelli d’Italia, gli unici esponenti dell’opposizione presenti durante la votazione, si sono astenuti. Tutti gli altri rappresentanti della minoranza non erano in aula al momento della discussione e del voto. Era l’ultimo punto all’ordine del giorno e, dopo essersi espressi in aula, hanno raccolto le loro cose e se ne sono andati, senza dare sostanza alla dichiarazione di astensione.
Il documento, intitolato “Sollecitazione alla messa a sistema delle azioni di tutela dei cittadini residenti dai fumi delle banchine portuali e l’adozione di un sistema di alert per la qualità dell’aria”, era stato presentato dai capigruppo della coalizione che sostiene la sindaca Silvia Salis. Le firme sono quelle di Martina Caputo per il Partito Democratico, Filippo Bruzzone per la Lista Salis, Francesca Ghio per Alleanza Verdi e Sinistra, Maria Luisa Centofanti per Riformiamo Genova e Marco Mesmaeker per il Movimento 5 Stelle.
La mozione affida alla sindaca Silvia Salis e alla Giunta il compito di esercitare una pressione formale sulla Regione Liguria, sull’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e sul Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La prima richiesta è quella di ottenere un calendario preciso e verificabile per la realizzazione degli impianti di alimentazione elettrica nelle aree portuali che producono il maggiore impatto sui quartieri.
Le priorità non dovranno essere stabilite soltanto sulla base delle esigenze operative dello scalo, ma anche tenendo conto dei dati sulla qualità dell’aria e della vulnerabilità della popolazione esposta. La vicinanza delle abitazioni, la presenza di scuole, anziani, bambini e persone affette da patologie dovrebbero quindi diventare elementi centrali nella scelta delle banchine sulle quali intervenire per prime.
L’elettrificazione consente alle navi ormeggiate di spegnere i motori ausiliari e alimentare i servizi di bordo attraverso la rete a terra. L’obiettivo è ridurre le emissioni di ossidi di azoto, polveri sottili e ossidi di zolfo prodotte durante la permanenza delle unità navali in porto, soprattutto nelle zone nelle quali le banchine si trovano a poche centinaia di metri, e in alcuni casi a una distanza ancora inferiore, dalle abitazioni.
Il voto, tuttavia, non riguarda soltanto la costruzione di nuovi impianti. Il Consiglio comunale ha chiesto all’amministrazione di intervenire anche dove l’infrastruttura è già presente, sollecitando l’Autorità di Sistema Portuale ad adottare misure efficaci per aumentarne l’utilizzo.
È uno dei punti politicamente più rilevanti dell’intero documento. L’esperienza ha infatti dimostrato che la disponibilità dell’elettricità in banchina non comporta automaticamente lo spegnimento dei motori. Occorre che le navi siano tecnicamente predisposte per il collegamento, che l’alimentazione sia economicamente sostenibile e che esistano regole o incentivi abbastanza forti da indurre le compagnie a servirsene.
Durante il dibattito è emersa con chiarezza la contraddizione tra la necessità di proteggere la salute dei residenti e il timore che l’obbligo di utilizzare l’elettricità possa rendere Genova meno competitiva rispetto agli scali stranieri nei quali le navi possono continuare a bruciare combustibile durante l’ormeggio.
A sollevare il tema è stato Francesco Maresca, consigliere del gruppo Misto (è uscito da FdI e ora milita in Futuro Nazionale) ed ex assessore al Porto nella Giunta guidata da Marco Bucci. Prima di lasciare l’aula, Francesco Maresca ha sostenuto che, in assenza di un obbligo stabilito a livello nazionale, difficilmente le compagnie sceglieranno spontaneamente di collegarsi alla rete elettrica se mantenere accesi i motori risulta economicamente più conveniente.
Allo stesso tempo, l’ex assessore si è dichiarato contrario all’introduzione di un vincolo limitato ai porti italiani. Una misura di questo tipo, secondo Francesco Maresca, rischierebbe di penalizzare Genova nella competizione con gli scali esteri, dove gli armatori potrebbero attraccare senza sostenere obbligatoriamente i costi dell’alimentazione elettrica.
La posizione ha provocato la replica di Claudio Chiarotti, consigliere del Pd, secondo il quale proprio queste considerazioni aiuterebbero a comprendere perché, durante gli anni della precedente amministrazione, l’elettrificazione delle banchine non abbia registrato progressi sufficienti.
A presentare la mozione in aula è stato Filippo Bruzzone, capogruppo della Lista Salis, che ha costruito il proprio intervento attorno al difficile rapporto tra la città e un porto inserito nel tessuto urbano.
Il punto di partenza è stato il cambiamento prodotto dal gigantismo navale. L’arrivo di navi sempre più grandi ha reso ancora più evidente, soprattutto nel Ponente, l’impatto quotidiano delle attività portuali su quartieri densamente abitati. Fumi, rumori e vibrazioni non rappresentano per i residenti una questione teorica o confinata agli studi ambientali, ma una presenza avvertita dentro le case.
«In queste notti ci sono interi quartieri nei quali non è possibile dormire», ha detto Bruzzone, ricordando che il disagio può essere provocato dal rumore delle attività portuali, dalle emissioni delle navi o dalla combinazione dei due fenomeni.
Il consigliere ha raccontato di rivolgersi quasi quotidianamente al vicesindaco Alessandro Terrile per chiedere interventi e verifiche, anche attraverso il coinvolgimento della Capitaneria di porto. Un confronto che, secondo il capogruppo, segnerebbe un cambiamento rispetto al passato, quando le segnalazioni presentate dai territori non avrebbero ricevuto risposte adeguate da parte della Giunta.
Filippo Bruzzone ha ricordato polemicamente le dichiarazioni di chi, durante la precedente amministrazione, si era detto disponibile a trascorrere una notte in una casa di Palmaro per verificare direttamente la fondatezza delle proteste. Per il capogruppo, il nuovo atteggiamento del Comune consisterebbe invece nel riconoscere che il problema esiste e che deve essere affrontato attraverso una responsabilità condivisa tra istituzioni.
La questione attraversa l’intera linea di costa interessata dalle attività portuali, da San Teodoro fino a Pra’, Palmaro e alle zone più occidentali della città. In questi quartieri, ha osservato Bruzzone, chiedere semplicemente ai residenti di chiudere le finestre o acquistare un condizionatore equivarrebbe a ignorare tanto il problema sanitario quanto le condizioni economiche di molte famiglie.
«Dire alle persone di comprarsi un condizionatore è un insulto», ha affermato il capogruppo, sottolineando che non tutti possono permettersi l’acquisto e il consumo energetico necessario per tenere costantemente chiuse le finestre durante l’estate.
Il ragionamento della maggioranza parte dalla convinzione che città e porto non debbano essere posti in contrapposizione. Lo scalo rimane una risorsa economica e occupazionale fondamentale, ma la sua attività non può essere considerata separatamente dalla tutela della salute di chi vive nelle aree circostanti.
Per questo il Comune intende chiedere all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale di affrontare il tema nei tavoli istituzionali insieme all’amministrazione e ai rappresentanti dei quartieri. Secondo Filippo Bruzzone, le decisioni sulla crescita e sulla trasformazione dello scalo non possono essere comunicate soltanto attraverso presentazioni pubbliche o progetti già definiti, senza un confronto preventivo con i territori direttamente coinvolti.
Il consigliere ha chiesto che venga superata l’idea secondo cui sia sufficiente costruire gli impianti per risolvere il problema. L’elettrificazione è un passaggio indispensabile, ma resta inefficace se le navi non vi si collegano. Per questa ragione, una volta completate le infrastrutture, occorrerà renderle accessibili, convenienti oppure obbligatorie attraverso regole adottate su una scala abbastanza ampia da non produrre squilibri tra i porti.
La mozione prevede inoltre una “messa a sistema” delle iniziative già avviate per proteggere i residenti. Il punto di coordinamento sarà l’Osservatorio Ambiente e Salute, riattivato dall’amministrazione comunale dopo essere rimasto fermo durante gli anni precedenti.
Il tavolo dovrà riunire periodicamente Comune, Regione Liguria, Autorità portuale, Capitaneria di porto, aziende sanitarie, strutture epidemiologiche, associazioni dei cittadini e gli altri soggetti coinvolti. Lo scopo è evitare che ogni ente proceda separatamente, con informazioni frammentarie e competenze che rischiano di non incontrarsi.
La maggioranza rivendica la riapertura dell’Osservatorio come uno degli impegni inseriti nel programma elettorale della coalizione. Filippo Bruzzone ha ricordato che la scelta era stata discussa con la sindaca Silvia Salis già durante i primi incontri della campagna elettorale e che il lavoro è stato ripreso soprattutto attraverso l’impegno dell’assessora comunale all’Ambiente Silvia Pericu e dell’assessora comunale al Sociale Cristina Lodi.
Il documento approvato chiede anche campagne di comunicazione rivolte ai residenti, con indicazioni sui comportamenti protettivi da adottare nelle giornate caratterizzate da concentrazioni elevate di inquinanti. L’informazione dovrebbe essere differenziata per le categorie maggiormente esposte, come bambini, anziani, persone con patologie respiratorie o cardiovascolari e cittadini che lavorano all’aperto.
Il progetto più immediatamente percepibile dalla popolazione è però quello di un sistema di allerta sulla qualità dell’aria. Il servizio dovrebbe essere progettato con un soggetto tecnico competente e alimentato dai dati raccolti in tempo reale dalle stazioni di monitoraggio.
Alle misurazioni dovrebbero essere aggiunte le previsioni elaborate attraverso modelli capaci di anticipare gli episodi più critici. Il sistema non si limiterebbe quindi a comunicare che una soglia è già stata superata, ma potrebbe segnalare preventivamente l’arrivo di condizioni meteorologiche o operative favorevoli all’accumulo degli inquinanti.
Gli avvisi potrebbero raggiungere i cittadini attraverso il telefono cellulare o altri canali digitali e contenere indicazioni pratiche: ridurre le attività fisiche all’aperto, evitare la permanenza prolungata nei giardini durante le ore più problematiche, proteggere i bambini e prestare maggiore attenzione alle persone fragili.
La proposta di un meccanismo locale di informazione non è nuova. Un sistema analogo era stato portato all’attenzione dell’amministrazione comunale da alcuni Municipi già nel 2018. La mozione approvata punta ora a trasformare quella richiesta in un progetto strutturato, collegato alle centraline e alle previsioni modellistiche.
Sul provvedimento la Giunta ha espresso parere favorevole attraverso l’assessora comunale all’Ambiente Silvia Pericu, che ha definito quella del 2026 un’altra estate di emergenza per chi vive vicino alle aree portuali.
«Nonostante sia stato fatto molto, questa è ancora un’estate di emergenza per i cittadini che abitano intorno al porto», ha dichiarato Silvia Pericu, riferendo che vengono registrati superamenti dei valori di riferimento e forti disagi per la popolazione.
Una settimana prima della discussione in Consiglio comunale, l’Osservatorio Ambiente e Salute si era riunito con la partecipazione della stessa Pericu, dell’assessora Cristina Lodi, dell’assessore comunale alla Mobilità, ai Trasporti e ai Rapporti sindacali Emilio Robotti, della Capitaneria di porto, dell’Autorità di Sistema Portuale, delle associazioni territoriali, dell’Azienda sociosanitaria ligure 3 e del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Liguria.
L’incontro era servito a esaminare le iniziative tecnicamente realizzabili nel breve periodo. Secondo l’assessora, la mozione approvata dal Consiglio fornisce ora una copertura politica alle soluzioni discusse durante quella riunione e rafforza il mandato della Giunta nei confronti degli altri enti.
L’assessora ha chiarito che il Comune non è il soggetto incaricato di progettare e costruire gli impianti elettrici portuali. L’amministrazione ha però la responsabilità di promuovere la salute pubblica, difendere gli interessi dei cittadini e fare in modo che le istituzioni competenti procedano nella stessa direzione.
Per questa ragione, la Giunta chiederà formalmente alla Regione Liguria, all’Autorità portuale e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di indicare quali opere siano programmate, quali risorse siano disponibili, quali ostacoli rallentino i cantieri e in quali tempi sia prevista la conclusione degli interventi.
Nel corso dell’Osservatorio sarebbe già stato illustrato un primo calendario informale. L’obiettivo del Comune è trasformarlo in un cronoprogramma ufficiale, trasparente e consultabile dai cittadini, in modo che i territori possano conoscere lo stato di avanzamento dei lavori e verificare il rispetto delle scadenze.
L’assessora ha ricordato che a Pra’ sono già presenti banchine elettrificate. Il problema, anche in questo caso, è fare in modo che l’infrastruttura venga effettivamente utilizzata e che l’investimento produca una riduzione misurabile delle emissioni.
Un altro fronte riguarda il monitoraggio. Sono state predisposte nuove campagne nelle zone di Dinegro e Cornigliano, mentre altre strumentazioni dovrebbero ampliare la capacità di comprendere da dove provengano gli inquinanti e come si distribuiscano nei quartieri.
L’Osservatorio, secondo Silvia Pericu, ha consentito di riaprire un dialogo tra soggetti che per competenze e responsabilità differenti non sempre partecipano contemporaneamente agli stessi tavoli. Proprio questa frammentazione avrebbe spesso rallentato la ricerca di risposte condivise.
La Prefettura ha manifestato la disponibilità a promuovere un incontro congiunto, anche in seguito all’intervento della Rete delle associazioni di San Teodoro. Una rappresentanza della Rete era presente sugli spalti della Sala Rossa durante la discussione, a testimonianza di una mobilitazione che nel quartiere prosegue da anni.
San Teodoro è una delle aree nelle quali la vicinanza tra le case, le infrastrutture stradali e ferroviarie e le banchine portuali produce una sovrapposizione di fonti emissive. Le associazioni chiedono da tempo controlli più capillari, dati accessibili e interventi che vadano oltre la gestione delle singole emergenze.
Il sistema di allerta rappresenterebbe, nelle intenzioni dell’amministrazione, la prima risposta direttamente utilizzabile dai residenti. Non eliminerebbe le emissioni, ma permetterebbe almeno alle persone di conoscere il rischio e modificare temporaneamente i propri comportamenti.
«Vorremmo attivarlo il prima possibile», ha detto Silvia Pericu, immaginando un servizio attraverso il quale ogni cittadino possa verificare sul telefono la qualità dell’aria della propria zona. In presenza di condizioni sfavorevoli, l’avviso potrebbe suggerire a una persona anziana di limitare gli spostamenti o a una famiglia di evitare che i bambini trascorrano molto tempo nei giardini di San Teodoro, Dinegro, Pra’ o degli altri quartieri coinvolti.
Da ottobre il Centro di educazione ambientale e alla sostenibilità del Comune dovrebbe inoltre avviare campagne dedicate alla qualità dell’aria. Il progetto sarà sostenuto dai dati delle nuove stazioni di monitoraggio e avrà il compito di spiegare ai cittadini come leggere le informazioni disponibili e quali precauzioni adottare.
L’assessora ha però insistito sul carattere transitorio di queste misure. Informare i residenti e aiutarli a proteggersi è necessario nell’immediato, ma il traguardo deve restare la riduzione delle emissioni fino al ripristino di condizioni compatibili con la tutela della salute.
Il Comune intende quindi agire contemporaneamente su tre piani. Il primo è quello strutturale, con il completamento dell’elettrificazione. Il secondo riguarda l’uso effettivo degli impianti e il confronto sulle regole da applicare alle compagnie. Il terzo è costituito dal monitoraggio e dall’informazione della popolazione durante la fase necessaria per arrivare alla soluzione definitiva.
Sul fondo rimane lo scontro politico sul lavoro svolto dalle amministrazioni precedenti. La maggioranza sostiene che per anni il rapporto tra porto e quartieri sia stato affrontato senza sufficiente coinvolgimento dei territori e senza una comunicazione sistematica al Consiglio comunale.
Filippo Bruzzone ha contrapposto questo metodo a quello che la coalizione di Silvia Salis dichiara di voler adottare: confronto con le associazioni, centralità dell’Osservatorio, passaggi nelle commissioni consiliari e pressione costante sugli enti che possiedono le competenze operative.
Dall’altra parte, l’intervento di Francesco Maresca ha portato in aula il problema della sostenibilità economica e della concorrenza internazionale. Senza una disciplina nazionale o europea, ha sostenuto l’ex assessore, imporre soltanto a Genova costi aggiuntivi potrebbe spostare traffici verso porti sottoposti a regole meno severe.
È una questione che la mozione non risolve, ma che rende ancora più urgente il coinvolgimento del Governo. Le regole sull’utilizzo dell’elettricità non possono essere lasciate esclusivamente a un Comune e difficilmente possono funzionare se applicate in maniera isolata a un singolo scalo.
Il voto della Sala Rossa consegna ora alla Giunta un mandato politico preciso. La sindaca Silvia Salis e gli assessori dovranno trasformare le richieste in interlocuzioni formali, ottenere il cronoprogramma, riunire tutti gli enti, rafforzare le campagne di monitoraggio e verificare la fattibilità tecnica ed economica del sistema di allerta.
Per i cittadini che vivono con le finestre affacciate sulle banchine, tuttavia, la misura del risultato non sarà il numero dei tavoli convocati. Saranno lo spegnimento dei motori, la riduzione dei fumi, la possibilità di aprire le finestre durante le notti estive e il ritorno a una qualità dell’aria che non obblighi anziani, bambini e persone fragili a difendersi dalle conseguenze di un’attività portuale entrata da tempo dentro la vita quotidiana dei quartieri.
In copertina: il fermo immagine da un video girato oggi da uno dei cittadini di San Teodoro che lottano per combattere l’inquinamento delle navi
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