Oltre 10 milioni di cittadini la utilizzano. Resta aperto il nodo delle regole. Al Senato istituzioni, imprese e comunità scientifica si confrontano su ricerca, informazione e libertà terapeutica
Se oltre 10 milioni di cittadini dichiarano di aver utilizzato medicinali omeopatici nell’ultimo anno, e un mercato italiano che vale circa 160 milioni di euro, perché questa pratica continua a dividere il mondo scientifico e istituzionale? Perché, nonostante il riconoscimento normativo, il tema resta ancora aperto? Da una parte la richiesta di maggiore informazione, dall’altra l’assenza di un percorso formativo universitario strutturato?
Sono gli interrogativi emersi durante la conferenza “La medicina omeopatica in Europa e in Italia. Quadro normativo, orientamenti e prospettive di riforma”, ospitata nella Sala Caduti di Nassiriya del Senato della Repubblica su iniziativa del senatore Giovanni Satta.
L’incontro ha riunito rappresentanti del Governo, aziende del settore, società scientifiche e docenti universitari, mettendo al centro tre questioni: il diritto dei cittadini a informazioni complete, il quadro regolatorio italiano e il ruolo della ricerca.
Un fenomeno di massa
Dalla ricerca Omeoimprese-Eumetra emerge che il 97% degli italiani conosce i medicinali omeopatici, 22,5 milioni di persone li hanno acquistati almeno una volta e 10,4 milioni dichiarano di averli utilizzati nell’ultimo anno.
Il mercato italiano rappresenta il terzo mercato europeo, con un valore stimato intorno ai 160 milioni di euro, 25 aziende e circa 2.000 addetti. A livello europeo, le stime elaborate da ECHAMP (European Coalition on Homeopathic and Anthroposophic Medicinal Products) indicano un comparto superiore a 1,2 miliardi di euro annui, con oltre 10 mila occupati.
Numeri che, per il senatore Giovanni Satta, impongono un approfondimento istituzionale basato su ricerca, trasparenza e tutela del paziente. “Quando milioni di cittadini ricorrono a questi medicinali – ha sottolineato – è dovere delle istituzioni promuovere un confronto serio”.
Il nodo dell’informazione
La questione centrale emersa dal convegno riguarda il rapporto tra riconoscimento giuridico e comunicazione. I medicinali omeopatici sono infatti riconosciuti dalla normativa italiana come medicinali e sono sottoposti ai controlli dell’AIFA.
Da qui nasce la domanda. Se l’omeopatia è priva di efficacia clinica, come sostiene una parte della comunità scientifica, perché lo Stato la riconosce giuridicamente come medicinale, ne autorizza la produzione attraverso AIFA e consente che venga venduta esclusivamente in farmacia?
Per il settore, questa apparente contraddizione va affrontata attraverso una maggiore chiarezza normativa. Silvia Nencioni, presidente di Omeoimprese, ha spiegato che la richiesta delle aziende non riguarda un rimborso pubblico dei medicinali, ma la possibilità di fornire indicazioni più complete a cittadini, medici e farmacisti.
Il punto più discusso riguarda il foglietto illustrativo. Le imprese sostengono che molti medicinali omeopatici non possano oggi essere accompagnati da indicazioni dettagliate su modalità d’uso e caratteristiche del prodotto, mentre otto italiani su dieci chiedono maggiore chiarezza.
da sx: Alessandro Pizzoccaro, presidente di Guna S.p.A., Silvia Nencioni, presidente di Omeoimprese, il senatore Giovanni Satta (ph. U.S.)
Regole da rivedere
Per Omeoimprese, il problema non è l’assenza di regole, ma la loro applicazione. Le aziende richiamano il decreto legislativo 219/2006, sostenendo che l’attuale interpretazione limiti gli strumenti a disposizione di medici e cittadini.
Sul tema è intervenuto anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha ribadito la necessità di proseguire il percorso di armonizzazione normativa e garantire strumenti di conoscenza più qualificati.
Gemmato ha inoltre ricordato l’istituzione di un tavolo presso il Ministero della Salute dedicato al confronto sul settore, con l’obiettivo di rafforzare il monitoraggio e costruire un quadro regolatorio più trasparente.
Placebo o efficacia?
È il punto più controverso del dibattito. Una parte della comunità scientifica sostiene che le evidenze disponibili non dimostrino un’efficacia superiore al placebo e che le revisioni sistematiche finora pubblicate non siano sufficienti a modificare le linee guida della medicina basata sulle evidenze.
Il mondo omeopatico contesta questa lettura, sostenendo che i modelli di ricerca siano spesso costruiti sulla farmacologia tradizionale e non tengano conto della personalizzazione delle cure.
Il professor Valter Santilli, ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa alla Sapienza Università di Roma, ha sottolineato la necessità di ulteriori approfondimenti scientifici: “L’assenza di evidenze definitive – ha osservato – non coincide necessariamente con la dimostrazione dell’inefficacia di un trattamento”. Santilli ha chiesto maggiori investimenti nella ricerca indipendente e metodologie capaci di valutare approcci terapeutici diversi.
Anche il professor Sergio Bernasconi, professore emerito di Pediatria ed ex presidente della Società Italiana di Pediatria, ha richiamato gli studi sulla Low Dose Medicine, sostenendo che i dati sugli effetti biologici delle molecole segnale meritino ulteriori approfondimenti.
Le richieste del settore
Dal confronto istituzionale è emersa la richiesta di un percorso di revisione e chiarimento del quadro normativo, con particolare attenzione alla comunicazione rivolta a cittadini, medici e farmacisti.
Tra le proposte figurano l’introduzione di strumenti informativi più completi, a partire dal foglietto illustrativo, un maggiore sostegno alla ricerca, il rafforzamento della formazione e l’apertura di un tavolo stabile tra Ministero della Salute, AIFA e operatori del settore.
In chiusura dei lavori, Alessandro Pizzoccaro, presidente di Guna S.p.A., ha precisato che il comparto non chiede il rimborso dei medicinali omeopatici da parte del Servizio sanitario nazionale, ma un sistema regolatorio che garantisca maggiore chiarezza sui contenuti e pari condizioni nel rapporto tra cittadini, professionisti sanitari e imprese.
A margine dell’incontro, il giornalista Gianluigi Paragone ha richiamato la necessità per il mondo omeopatico di presentarsi con una posizione più unitaria nel dialogo con le istituzioni, sottolineando anche il valore simbolico della Sala Caduti di Nassiriya del Senato come sede del confronto.
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Giovanni Ierfone
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