Ci sono professioni che possono essere svolte solo come occupato dipendente, come ad esempio: magistrato, vigile urbano, carabiniere, macchinista ferroviario, necroforo. Ci sono anche professioni che possono essere svolte solo come occupato indipendente, come ad esempio: notaio, imprenditore, titolare di negozio, coltivatore diretto, agente di commercio. Ma la maggior parte delle professioni possono essere esercitate con entrambe le modalità (dipendente o indipendente), come ad esempio: avvocata, infermiera, psicologa, architetta, parrucchiera, estetista, cuoca.
Attualmente in Italia il 15% delle occupate (1.529.000 su 10.255.000) non ha un rapporto di lavoro subordinato ma è imprenditrice o libera professionista, lavora in proprio ed è datrice di lavoro di sé stessa e talvolta anche di altri. La componente maschile dell’occupazione indipendente è più consistente (4.943.000 individui, pari al 24% degli occupati).
L’occupazione femminile indipendente va peggio di quella dipendente
L’occupazione femminile è aumentata in misura consistente, nel corso dell’ultimo decennio, ma solo per la componente dipendente, mentre le occupate indipendenti restano sostanzialmente stabili. Ponendo uguale a 100 il numero di occupate al 2015, si evidenzia nella Figura 1 la netta crescita della componente dipendente, che passa da 100 nel 2015 a 112 nel 2025, a fronte della ben più modesta crescita della componente indipendente che passa da 100 a 102, due soli punti percentuali contro i 12 punti del lavoro subordinato.
Per il genere maschile il divario è anche più marcato: gli indipendenti perdono 5 punti mentre i dipendenti aumentano di 11 punti.
Numero indice degli occupati dipendenti e indipendenti per sesso (2015=100)

Le occupate indipendenti sono più laureate delle dipendenti
Le laureate sono più presenti nel lavoro indipendente che in quello dipendente: sono infatti laureate rispettivamente il 42% delle occupate indipendenti contro il 33% delle dipendenti. Per la componente maschile la percentuale di laureati è nettamente inferiore in entrambe le categorie, rispettivamente il 23% e il 19% (Figura 2).
Quota di laureati per ogni 100 occupati indipendenti e dipendenti per sesso al 2025

La disaggregazione per titolo di studio (Figura 3 e Figura 4) evidenzia che l’occupazione è aumentata quasi esclusivamente tra i laureati, sia maschi sia femmine, sia dipendenti sia indipendenti, e in particolare più per le donne che per gli uomini e più per la componente dipendente che per quella indipendente. L’occupazione cala invece tra i non laureati indipendenti di entrambi i generi, rimane stabile tra le non laureate dipendenti e aumenta di qualche punto per la componente maschile non laureata del lavoro dipendente.
Numero indice degli occupati indipendenti per sesso e titolo di studio (2015=100)

Numero indice degli occupati dipendenti per sesso e titolo di studio (2015=100)

In particolare, nel corso del decennio le occupate indipendenti con laurea passano da 100 a 120, contro un incremento di soli 6 punti percentuali della componente maschile. I non laureati invece calano da 100 a 92 per entrambi i generi (Figura 3). Le occupate dipendenti con laurea aumentano però in misura maggiore, passando da 100 a 145 (Figura 4).
Occupate indipendenti per settore: al primo posto le attività professionali
Il 20% di tutte le occupate indipendenti si concentra nel settore delle Attività professionali, scientifiche e tecniche, che comprende le professioni ad alto livello di competenze specialistiche (Figura 5).
Quota percentuale di occupate indipendenti per settore (primi 5 settori) sul totale dell’occupazione indipendente femminile

Rientrano in questa categoria coloro che esercitano le libere professioni, come avvocati, commercialisti, consulenti aziendali, architetti, ingegneri, fotografi, traduttori e interpreti, veterinari. Non sono comprese, invece, le professioni sanitarie e servizi di assistenza svolte da medici, dentisti, psicologi, fisioterapisti e infermieri liberi professionisti che rientrano nel settore Sanità e assistenza sociale.
Al secondo posto si trova il settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, che concentra un altro 17% delle occupate indipendenti. Questa categoria comprende: grossisti, titolari di negozi al dettaglio, agenti e rappresentanti di commercio, titolari di officine meccaniche e carrozzerie e rivenditori di autoveicoli.
Per la componente maschile dell’occupazione indipendente le prime due posizioni si invertono; al primo posto si trova il settore commerciale, dove si concentra il 21% dell’occupazione indipendente maschile, e al secondo posto le Attività professionali, che rappresentano il 16% del totale.
I successivi tre settori in ordine di rilevanza occupazionale sono invece diversi a seconda del genere considerato. Le donne si concentrano nei settori Sanità e assistenza sociale (12%), Altre attività di servizi (12%) e Servizi di alloggio e ristorazione (9%); gli uomini si concentrano invece nei settori delle Costruzioni (16%), Attività manifatturiere (9%) e Agricoltura (7%)[1].
Variazioni dal 2015 ad oggi: indipendenti e dipendenti settore per settore
Consideriamo in primo luogo il principale settore del lavoro femminile indipendente, quello delle Attività professionali, scientifiche e tecniche (Figura 6). Il confronto con le occupate dipendenti è emblematico: le indipendenti aumentano, ma le dipendenti aumentano tre volte tanto. Ponendo uguale a 100 il numero delle occupate indipendenti del 2015 si osserva un incremento di 9 punti percentuali al 2025, ma nello stesso periodo le occupate dipendenti del settore fanno registrare un aumento di 28 punti percentuali. La componente maschile, che si ferma a 100 tra gli autonomi, mostra un incremento anche maggiore di quello femminile tra i dipendenti: da 100 a 149.
Numero indice 2015=100 occupazione dipendente e indipendente nelle Attività professionali, scientifiche e tecniche

Il secondo settore in cui si concentra la maggior parte delle occupate indipendenti è il settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio (Figura 7). Ne fanno parte i titolari di supermercati e minimarket, negozi di abbigliamento, alimentari, farmacie, librerie, ferramenta, gioiellerie e altre attività di commercio al dettaglio anche online. In questo settore la contrapposizione tra dipendenti e indipendenti è netta: i dipendenti aumentano e gli indipendenti calano. La componente indipendente è in netto calo per entrambi i generi (rispettivamente da 100 a 87 per gli uomini e da 100 a 77 per le donne), mentre aumentano molto le occupate alle dipendenze, che passano da 100 a 120, superando anche la crescita dell’occupazione dipendente maschile (che passa da 100 a 116).
Numero indice 2015=100 dell’occupazione dipendente e indipendente nel Commercio all’ingrosso e al dettaglio

Il terzo settore in ordine di importanza per la componente femminile dell’occupazione indipendente è quello della Sanità e assistenza sociale (Figura 8). Sono qui comprese le professioni sanitarie e i servizi di assistenza svolti da medici, dentisti, psicologi, fisioterapisti e infermieri, compresi i servizi di assistenza domiciliare, servizi per anziani e persone con disabilità, servizi di assistenza all’infanzia e altre attività di assistenza sociale.
In questo settore la crescita dell’occupazione femminile indipendente supera nettamente sia il lavoro femminile subordinato sia l’occupazione maschile dipendente e autonoma. Il numero indice delle libere professioniste della Sanità passa da 100 a 125, ma non è il settore che arriva primo in classifica.
Numero indice 2015=100 dell’occupazione dipendente e indipendente nella Sanità e assistenza sociale

Anche il settore delle Altre attività di servizi contribuisce a sostenere l’occupazione femminile con un incremento notevole delle lavoratrici autonome, ma in misura meno consistente delle occupate dipendenti. Le donne che lavorano in questo ambito sono: parrucchiere, estetiste e tatuatrici, lavanderie e tintorie gestite come attività autonome, titolari di pensioni per animali domestici, istituti di bellezza e centri estetici. Nel corso dell’ultimo decennio l’occupazione femminile indipendente passa da 100 a 131, ma quella dipendente arriva a 142. L’occupazione maschile cala invece di qualche punto, sia tra gli autonomi sia tra i dipendenti (rispettivamente a 94 e a 96).
Infine, nel settore delle Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione l’occupazione femminile indipendente è aumentata ben poco nel corso del decennio (da 100 a 104), a fronte di una crescita più marcata della componente dipendente (da 100 a 126) e della componente maschile sia dipendente (134) sia autonoma (111).
Ma il settore che guida la classifica della crescita delle occupate indipendenti è un settore numericamente più marginale: è quello delle Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento. Questo settore rappresenta solo il 5% delle occupate indipendenti e il 3% degli indipendenti di genere maschile, ma ha avuto la miglior dinamica nel tempo rispetto a tutti gli altri settori. Appartengono a questa categoria attrici, cantanti, musiciste, ballerine, scrittrici, registe, fotografe, istruttrici sportive, personal trainer, organizzatrici di eventi e creatrici di contenuti digitali. In questo ambito le occupate indipendenti aumentano di 60 punti percentuali, passando da 100 del 2015 a 160 nel 2025 (Figura 9), a fronte di un calo della componente femminile dipendente (97); cresce anche l’occupazione maschile, sia dipendente (120) sia indipendente (150).
Numero indice 2015=100 dell’occupazione dipendente e indipendente nelle Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento

Conclusioni
In sintesi, dalla lettura di questi dati emergono tre domande:
1) Perché le occupate indipendenti non condividono alla pari la crescita delle dipendenti, anche quando operano nello stesso settore? Nelle Attività professionali, scientifiche e tecniche, ad esempio, le indipendenti aumentano, ma le dipendenti aumentano tre volte tanto. Nel Commercio all’ingrosso e al dettaglio le dipendenti aumentano e le indipendenti calano; nelle Altre attività di servizi e nei Servizi di alloggio e di ristorazione le occupate indipendenti aumentano molto meno delle occupate dipendenti.
2) Cosa spiega l’andamento opposto delle donne indipendenti nei due settori Sanità e assistenza sociale (dove la crescita dell’occupazione femminile indipendente supera nettamente quella del lavoro subordinato) e Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (dove le occupate indipendenti aumentano di 60 punti percentuali, a fronte di un calo della componente dipendente)?
3) Se solo questi ultimi sono i settori di forte crescita per le donne indipendenti, in che misura la scelta di una posizione indipendente riflette una genuina preferenza per il lavoro autonomo?
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[1] – L’insieme di questi cinque settori aggrega il 70% degli occupati indipendenti. I restanti settori, omessi per brevità, sono: agricoltura, silvicoltura e pesca; estrazione di minerali; attività manifatturiere; fornitura di energia elettrica e gas; fornitura di acqua; costruzioni; trasporto e magazzinaggio; servizi di informazione e comunicazione; attività finanziarie e assicurative; attività immobiliari; noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese; amministrazione pubblica; istruzione.
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Luisa Rosti
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