LAMEZIA TERME Un disavanzo superiore ai 50 milioni di euro e l’impossibilità di riportare i conti in equilibrio attraverso gli strumenti ordinari. È questo il quadro finanziario che ha spinto la Giunta comunale di Lamezia Terme a proporre al Consiglio il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, comunemente indicata come “predissesto”. La decisione è contenuta nella deliberazione numero 198, approvata il 16 luglio dalla Giunta guidata dal sindaco Mario Murone. Il provvedimento ha ottenuto il voto favorevole unanime dei sette componenti presenti, mentre era assente l’assessora Donatella Amicarelli. La parola definitiva, tuttavia, spetterà al Consiglio comunale, unico organo competente ad avviare formalmente la procedura. Il riequilibrio pluriennale è lo strumento previsto dalla legge per tentare di evitarlo, consentendo agli enti che presentano squilibri strutturali di distribuire nel tempo il risanamento dei conti. Una strada lunga e complessa, che comporta però controlli, vincoli e misure molto più stringenti sulla gestione del bilancio.
Alla base della scelta c’è il rendiconto della gestione 2025. Dai documenti contabili emerge un disavanzo complessivo pari a 50.077.450,19 euro, in aumento rispetto ai circa 42 milioni registrati alla fine del 2024. Nel solo esercizio 2025 è emerso un ulteriore squilibrio di poco più di 8 milioni di euro. Nel provvedimento l’amministrazione riconosce apertamente che l’entità del disavanzo non permette di predisporre un piano di rientro attraverso le normali procedure previste dal Testo unico degli enti locali. Le somme da recuperare, viene evidenziato, risultano troppo elevate rispetto alle entrate correnti del Comune. A incidere sul risultato sono soprattutto gli accantonamenti che l’Ente è obbligato a effettuare per fronteggiare crediti difficilmente riscuotibili, contenziosi e altre passività. La voce più rilevante è rappresentata dal Fondo crediti di dubbia esigibilità, quantificato in oltre 47,3 milioni di euro. Si tratta, in sostanza, delle risorse che il Comune ha formalmente accertato ma che potrebbe non riuscire a incassare, come tributi, multe e altri crediti rimasti insoluti.
A questa voce si aggiungono oltre 8,5 milioni accantonati per il contenzioso, circa 7 milioni legati al debito idropotabile e altri 4,6 milioni relativi al servizio dei rifiuti. Non sono cifre da sommare automaticamente per ricostruire il disavanzo complessivo, ma rappresentano le principali aree di rischio che hanno contribuito a determinare la situazione finanziaria dell’Ente. Una parte importante del peso sui conti arriva inoltre dal passato. Nel 2015, in seguito al riaccertamento straordinario dei residui, il Comune aveva contabilizzato un disavanzo di oltre 41 milioni di euro, da ripianare attraverso quote annuali. Dopo dieci anni, si legge nella delibera, ne restano ancora circa 27,4 milioni. A questa eredità si sono aggiunti i nuovi squilibri emersi negli esercizi successivi e le misure correttive richieste dalla Corte dei conti. Il quadro potrebbe peraltro cambiare ancora. La stessa delibera precisa che la massa complessiva delle passività dovrà essere definita in modo più accurato durante la predisposizione del piano, soprattutto attraverso una ricognizione dei debiti fuori bilancio, delle cause in corso e delle altre passività potenziali.
Il passaggio in Consiglio comunale rappresenterà quindi il primo vero banco di prova politico. In caso di approvazione, la deliberazione dovrà essere trasmessa entro cinque giorni alla Corte dei conti e al Ministero dell’Interno. Da quel momento il Comune avrà 90 giorni per presentare il piano di riequilibrio, accompagnato dal parere dei revisori dei conti. La durata potrà essere compresa tra un minimo di quattro e un massimo di vent’anni e sarà determinata sulla base del rapporto tra le passività da ripianare e la spesa corrente dell’Ente. Il piano dovrà indicare, anno per anno, le somme da recuperare, le entrate da aumentare, le spese da ridurre e le misure necessarie per riportare il bilancio in una condizione di equilibrio stabile. Per tutta la durata del percorso il Comune sarà sottoposto a una serie di vincoli. L’amministrazione potrà portare le aliquote e le tariffe dei tributi locali fino ai livelli massimi consentiti dalla legge. Dovrà inoltre effettuare una rigorosa revisione della spesa, verificare i costi dei servizi comunali e analizzare la situazione economica delle società partecipate. Controlli specifici riguarderanno anche le assunzioni e la dotazione organica. Particolare attenzione dovrà essere riservata ai servizi a domanda individuale, per i quali il Comune dovrà garantire percentuali adeguate di copertura dei costi. Sarà inoltre necessario censire tutti i debiti fuori bilancio riconoscibili e, dove possibile, raggiungere accordi con i creditori per dilazionarne il pagamento durante gli anni del piano.
L’amministrazione ha invece deciso di non accedere al Fondo di rotazione destinato agli enti locali in difficoltà, un sostegno finanziario statale che avrebbe comportato ulteriori obblighi e restrizioni nella gestione delle spese e delle entrate. Tra gli effetti dell’eventuale avvio della procedura ci sarebbe anche la sospensione delle azioni esecutive intraprese dai creditori nei confronti del Comune, almeno fino all’approvazione o all’eventuale bocciatura del piano da parte degli organismi competenti. Il Comune di Lamezia si prepara così ad affrontare un percorso destinato a incidere sulla vita amministrativa e finanziaria dei prossimi anni. Prima, però, servirà il voto del Consiglio comunale. Poi comincerà la fase più delicata: trasformare i numeri contenuti nella delibera in un piano capace di evitare il dissesto e, nello stesso tempo, di non scaricare interamente il peso del risanamento sui cittadini. (g.curcio@corrierecal.it)
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Redazione Corriere
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