Call center e Tlc, sindacati contro l’AI senza regole: “No scorciatoie”


I sindacati chiamano la politica per un confronto il 30 luglio prossimo er discutere “Il futuro del settore CRM/BPO tra Sciopero Nazionale, Automazione e Tutele Occupazionali”. Ugliarolo (UILFPC): “Governo assente dalle Tlc, così come dal tema call center e ora arriva l’AI ma i sindacati non vengono interpellati”.

I sindacati rilanciano con forza il dibattito sul futuro del lavoro di fronte all’avanzata incontrollata di automazione e Intelligenza Artificiale. Un’avanzata massiccia in alcuni settori più esposti, come quello dei CRM/BPO (Customer Relationship Management e Business Process Outsourcing) in tutta Italia. Stiamo parlando dei call center, dove il ruolo degli operatori in carne ed ossa è profondamente scosso dall’avanza, spesso silente, dei chatbot di intelligenza artificiale. Ed è per questo che SLC, FISTEL, UILFPC hanno invitato tutta la politica il 30 luglio, ore 16.00 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (Via della Missione 4, Roma), per un incontro che fa seguito alla massiccia mobilitazione che, dal 13 al 27 luglio, ha visto incrociare le braccia alle lavoratrici e ai lavoratori del settore CRM/BPO (Customer Relationship Management e Business Process Outsourcing) in tutta Italia.

Crisi Tlc e call center, i sindacati chiamano la politica

“Riteniamo fondamentale il coinvolgimento di tutte le forze politiche e delle Commissioni parlamentari competenti, per costruire insieme percorsi normativi di tutela e strategie industriali capaci di governare la transizione digitale senza costi sociali inaccettabili”, si legge nella nota congiunta.

Nel corso della conferenza stampa, le organizzazioni sindacali illustreranno gli esiti dello sciopero e sottoporranno all’attenzione delle forze parlamentari le priorità e le criticità urgenti di un settore da cui dipendono decine di migliaia di famiglie, tra cui:

1. Governare dell’Intelligenza Artificiale e dell’Automazione: Contrattare l’introduzione di nuove tecnologie nei luoghi di lavoro, per evitare che gli algoritmi determinino esuberi e riduzioni dell’occupazione.

2. Riqualificazione Professionale (Reskilling e Upskilling): Investire seriamente nella formazione continua dei lavoratori, garantendo percorsi di riconversione verso mansioni a maggior valore aggiunto, con il contributo istituzionale e delle committenze.

3. Introduzione di strumenti a tutela dell’occupazione. Servono risorse e strumenti che puntino a tutelare l’occupazione: non sono sufficienti gli attuali ammortizzatori sociali o le mere incentivazioni all’esodo per gestire le eccedenze di personale derivante dalla ineluttabile evoluzione tecnologica in corso.

4. Eliminazione degli appalti al massimo ribasso e delocalizzazioni. Le pessime pratiche delle gare al massimo ribasso, o la delocalizzazione delle attività verso paesi dove il costo del lavoro è inferiore, contribuisce, assieme alla automazione non governata, alla riduzione quotidiana di posti di lavoro in Italia.

Call center e Tlc, Salvo Ugliarolo (UILFPC): “Governo assente nelle Tlc. Call center senza regole e ora l’AI”  

“Stiamo riscontrando in maniera sistematica, ormai da anni, una totale assenza di regole all’interno della filiera delle telecomunicazioni – – ha detto Salvo Ugliarolo, segretario nazionale della UILFPC a Key4Biz Un vuoto normativo su cui anche questo governo si era impegnato ad aprire tavoli di confronto specifici, in concomitanza con l’operazione di separazione della rete. Di fatto, non solo quei tavoli non sono stati aperti, ma la separazione della rete non ha prodotto alcun risultato concreto: basti pensare che alla fine è dovuta intervenire Poste Italiane lanciando un’OPAS per acquisire il controllo totale di TIM, trasformando il grande progetto iniziale in un nulla di fatto”.

Politica industriale

“Sul fronte dei call center manca da anni una reale politica industriale da parte delle istituzioni, e noi continuiamo a pagare i medesimi problemi: gare al massimo ribasso e l’uso di contratti non rappresentativi nel settore. Persino le aziende pubbliche – a cominciare dai bandi Consip, passando per Enel e altre realtà – ricorrono ad appalti con fornitori che non applicano i contratti collettivi maggiormente rappresentativi delle telecomunicazioni, penalizzando le imprese che invece li rispettano nonostante le difficoltà del mercato. Per questo i sindacati aprono una nuova stagione di mobilitazione, per accendere i riflettori sull’incapacità delle istituzioni di trovare soluzioni”, continua.

Intelligenza aritficiale

“A ciò si aggiunge il fenomeno dell’intelligenza artificiale. Se ne parla molto, ma se ne discute pochissimo nel nostro settore, a partire dal presidente di Asstel – che è anche l’amministratore delegato di TIM – il quale, al di là di qualche dichiarazione di facciata, non ha concretizzato nulla. Alcune aziende, in primis TIM, stanno utilizzando sistemi di intelligenza artificiale che riducono il carico di lavoro per gli operatori, specialmente negli appalti”.

I casi Abramo e Colmat

“Pensiamo al noto progetto Abramo in Calabria, nato attorno alla digitalizzazione delle cartelle sanitarie: esaurita la dematerializzazione, i lavoratori si trovano oggi in una situazione di profonda incertezza sulla continuità occupazionale. La stessa identica situazione si registra a Matera per la CallMat, un’azienda con oltre 300 dipendenti che lavora esclusivamente per TIM e su cui si tenta di replicare un fragile progetto di dematerializzazione, con un incontro fissato per il 5 agosto sul quale siamo fortemente contrari”.

Che fine fanno i volumi di lavoro?

“La domanda sorge spontanea: se queste persone lavorano per TIM – esattamente come accadeva per Abramo un anno e mezzo fa – dove finiscono i volumi di lavoro? Dove spariscono? Con quali prerogative e regole sono state introdotte queste piattaforme di intelligenza artificiale? E con chi sono stati affrontati questi temi, visto che noi come sindacati, a cominciare da TIM, non siamo mai stati né informati né coinvolti?”, prosegue.

Mobilitazione

“La nostra mobilitazione nasce per denunciare la totale assenza delle istituzioni e del ministro Urso, il mancato riavvio del tavolo governativo sulle telecomunicazioni e sui call center, e l’opacità attorno all’intelligenza artificiale: a furia di parlarne, qualcuno sta facendo sparire interi volumi di attività e di lavoro all’insaputa del sindacato”.

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Paolo Anastasio

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