Ceuta: stress test per Madrid e l’Europa sullo Stretto di Gibilterra


L’invasione di Ceuta, che come tale è da considerarsi l’ondata di uomini in età militare che si è abbattuta d’improvviso sulla piccola enclave spagnola in terra africana, è l’ennesimo stress test per le autorità di Madrid già flagellate dalla magistratura. Peraltro, proprio una decisione della magistratura sembra aver favorito quanto accaduto: una recente sentenza della Corte Suprema ha infatti deliberato che Ceuta e Melilla (l’enclave gemella) debbano farsi carico dei migranti intercettati in mare. Al di là delle intenzioni, nei fatti è stata un via libera all’invasione.

Madid non deve solo far fronte a un’emergenza potenzialmente catastrofica, ma anche alle critiche interne ed europee per un’asserita eccessiva apertura delle frontiere che, nel caso specifico, non è a tema. Peraltro, il governo spagnolo non può non chiudere le porte, restrizione che inevitabilmente necessita della forza, difficilmente gestibile in tanto caos con tutte le conseguenze del caso in termini di immagine e supporto pubblico. Se esiste una regia nell’invasione, è intelligente.

Si può notare, en passant, che quanto accaduto offusca fasti del mondiale, dove in finale la Spagna si è imposta sull’Argentina in quella che il mondo ha definito una sorta di disfida per procura tra Palestina e Israele, a motivo della ferma opposizione del premier spagnolo Sanchez all’attivismo bellico israeliano e all’inusuale sostegno di gran parte degli israeliani, compreso Netanyahu, per l’Argentina (vedi Haaretz: “Tra Messi e Milei: come l’Argentina è diventata la squadra di Israele ai Mondiali”).

Between Messi and Milei: How Argentina Became Israel's Team at the World Cup

Ma al di là della digressione, e per tornare alla geopolitica, resta da spiegare l’improvvisa onda anomala. Secondo gli spagnoli il Marocco avrebbe allentato i controlli, con Rabat che ha respinto al mittente le accuse. Lo scrive, tra gli altri, anche Amine Ayoub su Yedioth ahronoth che, però, aggiunge: “Il Marocco possiede una capacità consolidata e calibrata nella gestione del controllo delle frontiere lungo l’unico confine terrestre diretto tra l’Europa e il continente africano, mantenendo la capacità pratica di inasprire o allentare l’accesso fisico in base alla propria valutazione strategica” (il corsivo è nostro).

Nell’articolo citato si spiega che la crisi avviene poco dopo la visita di Sanchez ad Algeri volta ad assicurare al suo Paese risorse energetiche tanto necessarie in questo momento (la criticità mediorientale urge). Tale visita avrebbe irritato non poco Rabat a motivo del contenzioso tra Marocco e Algeria sul Sahara occidentale, sul cui controllo da tempo grava una querelle tra i due Paesi.

Sebbene nel 2022 la Spagna abbia approvato il piano di autonomia proposto dal Marocco, secondo il cronista Rabat ha ritenuto che la visita mettesse in discussione tale approvazione. Esplicitando, teme che Algeri, in cambio del gas, possa chiedere a Madrid di abbracciare le proprie richieste sui territori contesi.

Se citiamo lo scritto di Ayoub è anche perché nell’aprile scorso ebbe a pubblicare un articolo, sempre per Yedioth ahronoth, con questo titolo: “Gli Accordi di Abramo raggiungono lo Stretto [1]: come Israele può aiutare il Marocco a riconquistare il suo nord”. Infatti, quando il Marocco ha aderito agli Accordi di Abramo, ha avuto in cambio il riconoscimento della sua sovranità sul Sahara occidentale da parte di Israele e di Washington. In quanto al nord da riconquistare, Ayoub intendeva, appunto, Ceuta e Melilla.

Significativo il sottotitolo dell’articolo: “le tensioni tra Stati Uniti e Spagna sulla NATO e sull’Iran creano un’opportunità per il Marocco di avanzare rivendicazioni su Ceuta e Melilla, con Israele pronto a sostenere Rabat diplomaticamente all’interno dell’alleanza guidata dagli Stati Uniti, che privilegia sempre più i partner cooperativi rispetto ai Paesi europei riluttanti”. E nell’articolo dettaglia come Washigton si sia impegnata a rendere concreta tale prospettiva, chiedendo alla Spagna di consegnare i territori africani a Rabat.

Richiesta forse legittima, ma è chiaro che delle sorti di Ceuta e Melilla non sarebbe importato nulla a Washington se non fosse che Sanchez è percepito come ostile, date le sue posizioni critiche sull’avventurismo americano e sul sostegno Usa all’attivismo di Israele.

“Gli Accordi di Abramo”, aggiungeva Ayoun, “hanno cambiato i rapporti tra Israele e Marocco, che da un interlocutore discreto è diventato un partner militare ufficiale. Nel gennaio 2026, Israele e Marocco hanno firmato un piano operativo militare congiunto […] che le Forze di Difesa Israeliane hanno descritto come un approfondimento della cooperazione con un ‘partner chiave per la stabilità regionale’ […]. Questa struttura bilaterale conferisce a Israele qualcosa che raramente ha posseduto nella politica nordafricana: un interesse strategico diretto nel successo regionale di Rabat”.

Insomma, sia Washington che Tel Aviv hanno in Rabat un alleato chiave. Così riportiamo la fine dell’articolo pubblicato il 30 luglio da Ayoun, sempre su Ynet: “Sostenere le capacità di difesa di Rabat e i suoi obiettivi territoriali fondamentali rappresenta un investimento pragmatico a lungo termine nell’ordine regionale lungo un vitale punto strategico marittimo [1]. Gli eventi del 30 luglio 2026 ai confini di Ceuta rappresentano un inequivocabile stress test per le dinamiche di potere del Mediterraneo. Infatti, mettono in luce la fragilità strutturale dei confini meridionali dell’Europa ed evidenziano il ruolo decisivo del Marocco nella regolazione della stabilità transmediterranea”.

“Gli Accordi di Abramo furono concepiti per costruire una coalizione di Stati sovrani capaci di garantire corridoi marittimi vitali [1], contrastare le tendenze revisioniste regionali e mantenere l’equilibrio strategico. Sostenere il Marocco nelle crisi di confine o nei doppi giochi diplomatici europei non è un mero favore politico, ma la necessaria attuazione di una grande strategia comune”.

[1] I corsivi sono nostri e servono a evidenziare come si ripeta più volte l’importanza strategica di Ceuta e Melilla in quanto insistono sullo Stretto di Gibilterra… Dopo Hormuz, un’altra crisi per il controllo di una strozzatura marittima?

AAA




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Luigi Paoletti

Source link