70 Comuni con Coldiretti per cambiare il Codice doganale europeo


La provincia di Verona si compatta nella battaglia per la tutela del Made in Italy agroalimentare e per la revisione delle regole europee sull’origine dei prodotti. Sono ormai una settantina, sulle 98 complessive, le amministrazioni comunali scaligere che hanno approvato una delibera a sostegno della proposta avanzata da Coldiretti per riformare il Codice doganale dell’Unione Europea.

I dettagli della mobilitazione territoriale sono stati illustrati lunedì 20 luglio in Sala Arazzi, a Palazzo Barbieri, alla presenza di una nutrita rappresentanza di sindaci veronesi. A rafforzare il fronte istituzionale è arrivata anche l’adesione formale del Comune di Verona, attraverso l’approvazione in Consiglio comunale della mozione numero 609, presentata dal consigliere Pietro Giovanni Trincanato.

Il coinvolgimento del capoluogo assume un particolare valore economico e simbolico. Verona è infatti una delle città italiane con la maggiore Superficie Agricola Utilizzata e rappresenta un territorio di riferimento per le produzioni vitivinicole, frutticole e orticole, oltre che un nodo strategico per la logistica, la commercializzazione e la trasformazione dei prodotti agroalimentari.

Al centro della mobilitazione si trova la richiesta di intervenire sul Regolamento europeo 952 del 2013 e, in particolare, sull’articolo 60. La normativa stabilisce che, quando alla produzione di un bene contribuiscono più Paesi, il prodotto debba essere considerato originario dello Stato nel quale è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata.

Un criterio che, secondo Coldiretti, può determinare un vero e proprio “paradosso etico della trasformazione magica”. Materie prime interamente coltivate, raccolte o munte all’estero possono infatti acquisire legalmente l’origine italiana e la dicitura Made in Italy attraverso una fase finale di lavorazione industriale o di confezionamento effettuata sul territorio nazionale.

Un meccanismo che rischia di penalizzare le imprese agricole italiane e veronesi, esposte alla concorrenza di prodotti realizzati con materie prime provenienti da Paesi nei quali possono essere applicati costi, standard produttivi e regole differenti. Allo stesso tempo, secondo i promotori dell’iniziativa, viene limitata la possibilità dei cittadini di conoscere con precisione la reale provenienza di ciò che acquistano e consumano.

Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, ha spiegato le ragioni della mobilitazione: «Non possiamo più tollerare che una semplice operazione di confezionamento o una minima manipolazione industriale basti a trasformare magicamente un prodotto straniero in un’eccellenza italiana. Questa ambiguità normativa svilisce il lavoro straordinario dei nostri agricoltori e inganna i cittadini, privandoli del diritto di sapere davvero cosa portano in tavola. Il voto favorevole di Palazzo Barbieri, insieme a quello di decine di altri Comuni veronesi, dimostra che il nostro territorio ha una sensibilità istituzionale fortissima e non è disposto a subire passivamente la minaccia dei falsi Made in Italy. Per questo ringrazio il sindaco Damiano Tommasi e tutti gli amministratori che in queste settimane si sono spesi per darci un sostegno concreto nella nostra battaglia».

Per garantire una maggiore riconoscibilità dell’origine delle materie prime, l’Italia ha adottato negli anni i cosiddetti Decreti Origine, applicati a filiere strategiche come quelle del latte, della pasta, del riso e del pomodoro. Le disposizioni prevedono l’indicazione separata in etichetta del luogo di coltivazione o mungitura della materia prima e di quello in cui è avvenuta la successiva trasformazione.

Secondo Coldiretti, tuttavia, le misure nazionali non sono sufficienti. L’organizzazione agricola chiede una riforma delle norme doganali europee e l’introduzione dell’obbligo di indicare la provenienza originaria delle materie prime per tutti i prodotti alimentari, sia quelli confezionati sia quelli serviti nei canali della ristorazione.

Ad aprire la conferenza stampa è stato il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, che ha evidenziato il ruolo di coordinamento dell’amministrazione cittadina: «Una delle prerogative che il Comune di Verona ha è quella di farsi capofila o comunque di creare la rete di connessione tra i comuni della provincia e farsi portavoce anche del territorio. Al di là del made in Italy, credo che la battaglia importante sia quella di dare il giusto merito all’origine dei prodotti, in generale e quindi anche italiani. Quindi credo che l’Europa debba dare la garanzia di provenienza dei prodotti che arrivano da questo o quel Paese, che siano effettivamente materia prima di quel territorio. Perché da consumatori non consumiamo solo made in Italy, consumiamo anche tanti altri prodotti. Come Comune di Verona abbiamo approvato la mozione praticamente all’unanimità in Consiglio comunale perché è doveroso farsi portavoce di queste istanze, data la qualità e la rilevanza delle produzioni agroalimentari e di chi le lavora».

Il presidente della Provincia di Verona, Massimo Flavio Pasini, ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento diretto degli enti locali: «Il nostro è un territorio con una profonda e riconosciuta vocazione agroalimentare e un’efficace valorizzazione delle nostre filiere locali passa anche da una modifica del criterio doganale dell’“ultima trasformazione sostanziale”. È corretto coinvolgere i Comuni, in quanto rappresentano enti territoriali a cui la legge attribuisce la cura degli interessi delle proprie comunità. Ritengo perciò questa iniziativa e quest’istanza in linea con i nostri doveri di pubbliche amministrazioni su temi quali la difesa delle filiere locali, che generano economia e occupazione, la tutela del nostro paesaggio rurale e la promozione di una maggiore trasparenza nei confronti dei nostri concittadini in quanto consumatori».

La questione ha anche una rilevante dimensione economica. Il fenomeno dell’Italian Sounding e la commercializzazione di prodotti che richiamano l’origine italiana senza essere realizzati con materie prime nazionali sottraggono, secondo Coldiretti, decine di miliardi di euro ogni anno all’agroalimentare italiano.

Massimo Albano, direttore di Coldiretti Verona, ha rimarcato il duplice obiettivo dell’iniziativa: «La nostra battaglia punta a un obiettivo duplice e non più rimandabile: da un lato vogliamo garantire ai cittadini la possibilità di effettuare scelte d’acquisto che siano realmente consapevoli e basate su dati di fatto trasparenti, dall’altro dobbiamo contrastare con ogni mezzo la concorrenza sleale. Il fenomeno dell’Italian Sounding e la commercializzazione di falsi Made in Italy sottraggono ogni anno decine di miliardi di euro all’economia agroalimentare del nostro Paese. Con il supporto della quasi totalità dei Comuni scaligeri stiamo costruendo un argine per difendere l’economia reale delle nostre imprese agricole e la salute dei cittadini».

A chiudere l’incontro è stato il consigliere comunale Pietro Giovanni Trincanato, promotore della mozione approvata a Palazzo Barbieri: «Verona conosce meglio di molti altri territori italiani cosa significa essere crocevia dei flussi agroalimentari europei: lo vediamo ogni giorno nella logistica del Quadrante Europa, nel lavoro di Veronamercato, nelle imprese di trasformazione che animano la nostra economia. È proprio questa centralità nella catena del valore del settore a darci voce e credibilità in questa battaglia. Chi, come la nostra città, rappresenta una parte così integrante del sistema ha il dovere, prima ancora che il titolo, di chiedere che le regole doganali dicano davvero da dove viene ciò che mangiamo e di pretendere che il sistema delle regole doganali funzioni con trasparenza, tutelando chi produce davvero la materia prima e tutti i consumatori».


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Matteo Scolari

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