Una volta si mettevano da parte i soldi per comprare una borsa firmata. Adesso è quella stessa borsa che potrebbe servire per avere soldi da parte. E così una Chanel, una Hermès o una Louis Vuitton, da oggetto del desiderio da sfoggiare al braccio come nel “Diavolo veste Prada”, si trasforma in una sorta di salvadanaio di lusso. Da custodire nell’armadio, certo, ma anche da utilizzare come garanzia per ottenere un prestito quando serve liquidità. Un cambio di prospettiva che riguarda soprattutto le nuove generazioni, sempre più consapevoli del valore economico di ciò che acquistano. Perché una borsa griffata non è più soltanto una questione di moda, ma può diventare un piccolo patrimonio personale. A raccontare questa trasformazione è la nuova indagine Ipsos Doxa-Affide 2026.
Il nuovo salvadanaio dei giovani
I numeri raccontano un fenomeno che va ben oltre le passerelle. Il 35% degli italiani possiede, personalmente o in famiglia, almeno una borsa di lusso. Una percentuale che sale al 45% tra gli under 40, quasi uno su due. E se il 64% degli intervistati riconosce alle borse firmate un vero valore patrimoniale, il dato più sorprendente riguarda proprio il loro possibile utilizzo: il 61% di chi ne possiede una sarebbe disposto a darla in pegno per ottenere denaro, senza rinunciare definitivamente alla proprietà. In altre parole, la borsa non deve necessariamente essere venduta per trasformarsi in liquidità. Può essere lasciata in garanzia, ottenere un finanziamento e poi tornare nelle mani del proprietario una volta restituita la somma dovuta, secondo le condizioni del prestito. Un meccanismo tradizionalmente associato a collane d’oro, anelli di famiglia e orologi preziosi, che adesso si apre anche agli accessori più desiderati della moda internazionale. Non significa necessariamente che i giovani comprino borse di lusso con l’intenzione di impegnarle.
Il tesoro nascosto
Eppure, mentre le borse conquistano un posto accanto ai gioielli tra gli oggetti considerati una risorsa economica, nelle case degli italiani esiste già un piccolo tesoro che spesso rimane chiuso nei cassetti. Secondo Ipsos Doxa, ogni cittadino possiede in media sette preziosi, per una quantità stimata di 54 grammi d’oro a persona. Un patrimonio che, nella maggior parte dei casi, viene utilizzato pochissimo: il 68% degli intervistati dichiara di indossare meno di cinque gioielli nell’arco di un anno.
Il valore affettivo, insomma, non è più l’unico attribuito a questi oggetti. L’85% degli italiani considera oggi i propri oggetti preziosi anche una risorsa economica, contro il 75% del 2024. Dieci punti percentuali in più in appena due anni. Ma tra sapere di possedere qualcosa di prezioso e conoscerne il prezzo c’è ancora una bella differenza. Soltanto il 38% dichiara di sapere quanto valgano realmente i propri beni, mentre il 77% ammette di non avere le competenze per stimarli autonomamente. Anche in questo caso i giovani mostrano una maggiore consapevolezza: tra i 18 e i 39 anni la percentuale di chi conosce il valore dei propri oggetti sale al 46%.
E c’è un altro problema: dove custodire tutta questa ricchezza? Il 60% degli intervistati teme di subire un furto in casa e il 35% racconta di averne già subito uno, personalmente o attraverso un familiare.
Nonostante questo, un italiano su quattro continua a nascondere i preziosi tra le mura domestiche, il 22% li distribuisce in nascondigli diversi e il 16% non adotta alcuna protezione.
Una borsa come un prestito
Dietro il nuovo rapporto con gli oggetti di valore c’è anche una necessità molto concreta: avere denaro a disposizione. Negli ultimi cinque anni il 41% degli italiani ha richiesto un prestito. C’è chi lo ha fatto per comprare un’auto o una moto (30%), chi per acquistare o ristrutturare casa (27%) e chi per affrontare una spesa imprevista (25%). In questo scenario torna d’attualità il credito su pegno, conosciuto dal 59% degli intervistati. Il principio è semplice: invece di vendere un bene prezioso, lo si lascia temporaneamente come garanzia per ottenere un finanziamento. Una volta restituito il prestito, con gli interessi e gli eventuali costi previsti, l’oggetto può essere riscattato. Secondo i dati comunicati da Affide, storicamente circa il 95% dei clienti torna a ritirare i propri beni.
Ed è proprio sulle borse di lusso che la società ha deciso di ampliare i propri servizi, introducendo valutazione, custodia, finanziamento e vendita all’asta anche per gli accessori d’alta gamma. Per verificarne l’autenticità verranno utilizzate perizie specializzate supportate dall’intelligenza artificiale. «La percezione stessa della ricchezza si è evoluta, abbracciando nuove categorie di beni», spiega Andrea Rotunno, direttore generale di Affide. Una trasformazione che, secondo la società, risponde alla volontà dei cittadini di valorizzare economicamente anche oggetti fino a ieri considerati soprattutto accessori di moda.
Dall’armadio alle aste online
Ma non tutti vogliono conservare ciò che possiedono. Anzi, cresce anche l’interesse per rimettere in circolazione gli oggetti inutilizzati. L’83% degli italiani considera importante il riutilizzo dei beni di valore, mentre il 65% sarebbe disposto ad affidare un proprio oggetto a una casa d’aste per venderlo. E il mercato si sposta sempre più sul digitale: il 53% degli intervistati prenderebbe in considerazione l’acquisto di preziosi attraverso aste online, percentuale che raggiunge il 57% tra gli under 39.
È un altro segnale del cambiamento in corso. Quello che ieri rimaneva per anni in fondo a un cassetto, oggi può trovare un nuovo proprietario, essere rivenduto oppure trasformarsi temporaneamente in una garanzia economica. Con una differenza importante: non tutti gli accessori di lusso mantengono necessariamente il prezzo d’acquisto e il loro valore dipende da marchio, modello, condizioni e domanda sul mercato. E così, accanto ai gioielli della nonna e agli orologi di famiglia, nel patrimonio degli italiani trova posto anche quella borsa griffata custodita gelosamente nell’armadio.
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