#Finsubito news – Desertificazione commerciale, Confesercenti: in sei anni scomparse 140mila attività


Tra il 2019 e il 2025 sono scomparse circa 140mila attività, tra cui 111mila negozi e 24mila bar. In due comuni italiani su tre è venuta meno almeno una tipologia di attività essenziale, oltre mille comuni non hanno più neanche un negozio alimentare. Sono numeri che ci si aspetta in uno scenario apocalittico, in realtà è la “fotografia” mostrata dal presidente di Confesercenti Nico Gronchi all’Assemblea 2026 dell’associazione.

C’è un dato che rende ancora di più l’idea dello stato nel quale versa il comparto: nei sei anni di osservazione il binomio desertificazione commerciale e crescita delle grandi piattaforme hanno sottratto alle economie locali circa 16,7 miliardi di euro.

A proposito della desertificazione commerciale, soltanto nel 2026, per ogni negozio aperto si sono registrate quasi tre chiusure: se si va avanti con questo ritmo entro il 2034 le aperture rischiano di avvicinarsi allo zero. Negli ultimi quindici anni il commercio ha perso circa 6 milioni di metri quadrati di superficie, equivalenti a 123mila punti vendita. La nascita di diecimila imprese commerciali aggiuntive genererebbe ogni anno oltre un miliardo di euro di fatturato. Intanto, lo scorso anno, a fronte di oltre 70 miliardi di fatturato, le grandi compagnie del web hanno pagato poco più di 500 milioni di tasse in Italia. In due anni le multe europee a Google, Apple, Meta e X hanno superato i 7 miliardi di dollari. Per sostenere la rigenerazione urbana e le attività di prossimità, Confesercenti ha raccolto oltre 50mila firme sulla propria proposta di legge di iniziativa popolare.

La proposta contro la desertificazione commerciale

«La desertificazione commerciale non è una metafora», ha detto Gronchi che evidentemente attende adesso una risposta dalla politica.

Intanto, incassa l’apertura della premier Giorgia Meloni.

L’intervento del governo e il Piano Casa

«Confesercenti ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare che si chiama il battito della città (la proposta di legge contro la desertificazione commerciale e la rigenerazione urbana) e noi siamo pronti a confrontarci perché combattere la desertificazione dei nostri territori non è solo una vostra priorità, è una priorità dell’Italia intera», dice la Presidente del Consiglio nel messaggio inviato all’assemblea di Confesercenti. «Un obiettivo, d’altronde – aggiunge – che abbiamo dimostrato di voler perseguire insieme anche con altri strumenti. Penso al Piano Casa che ha raccolto il vostro contributo e che prevede che i futuri programmi di edilizia integrata debbano sviluppare anche un tessuto di esercizi commerciali e servizi di vicinato, occasione che dobbiamo saper sfruttare al massimo perché solo così possiamo immaginare di costruire comunità vive con un’anima e un’identità».

La visione di Confesercenti, comunque, è andata ben oltre le saracinesche abbassate dei negozi. E ciò che ha visto non è promettente. Entro il 2050 l’Italia potrebbe perdere quasi quattro milioni di abitanti.

Una persona su tre avrà almeno 65 anni e la popolazione in età lavorativa scenderà da quasi due terzi a poco più della metà del totale. Gli stranieri contribuiscono all’economia con 2,6 milioni di lavoratori e oltre 700mila imprese. Resta ampio il divario tra generazioni: nel 2022 gli under 30 guadagnavano mediamente oltre un terzo in meno degli over 50.

Crisi demografica, lavoro e ricambio generazionale

Sono i numeri che fotografano il peso dell’instabilità sull’economia italiana, presentati dal presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, all’Assemblea 2026 dell’associazione. Nel biennio 2027-2028 saranno rinnovati contratti che coinvolgono oltre 9 milioni di lavoratori, di cui 2,5 milioni nel terziario. Confesercenti stima circa 18 miliardi di salario aggiuntivo e indica la possibilità di liberare circa 2 miliardi di risorse nel biennio. Il dumping contrattuale sottrae al sistema economico, nel solo terziario, circa 1,4 miliardi. Nei servizi turistici e commerciali risultano non reperibili oltre 300mila figure specializzate: resta scoperto il 45% delle disponibilità. Un problema per tutto il terziario, visto che il turismo distribuisce ricchezza su una rete ampia di attività: secondo i dati Istat, il 19% del consumo turistico va alla ristorazione, il 15% allo shopping e il 5% ai servizi culturali e ricreativi. Nei prossimi quindici anni circa 2.000 miliardi di euro di patrimoni passeranno da una generazione all’altra. Nei prossimi dieci anni un’impresa familiare su tre potrebbe affrontare il ricambio generazionale.

Per sostenere una staffetta tra lavoratori senior e giovani, Confesercenti propone di utilizzare le eccedenze del Fondo di Integrazione Salariale presso l’Inps, che presenta un saldo di oltre 7 miliardi di euro.

I numeri presentati dal presidente di Confesercenti Nico Gronchi all’Assemblea 2026 dell’associazione dicono anche che quattro anni di tensioni internazionali, shock energetici e inflazione ci sono costati quasi 52 miliardi di Pil reale, circa 2.400 euro a famiglia, oltre a 34 miliardi di minori consumi in quattro anni.

Shock energetico, inflazione e peso della burocrazia

Tra gennaio e settembre 2026, secondo il presidente, il costo all’ingrosso dell’elettricità è aumentato del 57%, mentre quello del gas è più che raddoppiato. Dall’inizio dell’anno la benzina è rincarata del 28,6% e il diesel del 30%, nonostante gli interventi di contenimento. I prezzi internazionali dell’energia superano del 90% quelli di un anno fa e l’elettricità all’ingrosso in Italia costa oltre il 40% in più rispetto a Germania, Francia e Spagna. Dal 2022 il solo caro-energia ha sottratto oltre 30 miliardi ai consumi. A questo si aggiungono 500 milioni di maggiori costi per famiglie e imprese con mutui e finanziamenti a tasso variabile, dovuti agli aumenti dei tassi Bce nel 2026. Il Dpfp prospetta margini aggiuntivi di deficit fino a 29 miliardi nel prossimo biennio: per Confesercenti la quota destinata all’energia deve tradursi in una riduzione concreta dei costi. Gli adempimenti burocratici costano alle piccole imprese del commercio, del turismo e dei servizi circa 12 miliardi di euro l’anno, quasi 10.300 euro per attività. Una semplificazione efficace, al centro del progetto Italia Semplice, potrebbe consentire di recuperare lo 0,9% di Pil. Gronchi ha detto che «noi faremo la nostra parte. Questo progetto lo abbiamo messo a terra perché applicandolo potremmo restituire quasi 10 miliardi alle imprese».

La fotografia è scattata, se fosse a colori non sarebbero sgargianti e la messa a fuoco incerta. Ma sta a lì ad aiutare a capire lo stato di salute dell’economia italiana.

Il messaggio del Presidente Sergio Mattarella

«L’Assemblea elettiva di Confesercenti rappresenta un significativo momento nelle dinamiche della vita del Paese, in particolare per il settore delle piccole e medie imprese che contribuiscono alla coesione nazionale, negli ambiti del commercio, del turismo e dei servizi, comparti essenziali dell’economia», ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente Confesercenti. «L’impresa diffusa è elemento essenziale, motore di sviluppo nella capacità che propone di non avere sguardi nostalgicamente rivolti al passato bensì nella costruzione di moderni ambiti urbani e di reti di operatori nel resto dei territori, in grado di contrastare con efficacia la desertificazione dei servizi», ha concluso il Capo dello Stato. (riproduzione riservata)


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