Il sindaco di Grottaglie critica il nuovo decreto del Governo e propone prepensionamenti per gli operai esposti a sostanze nocive, ricollocazione negli enti pubblici e impiego dei lavoratori nelle attività di risanamento ambientale
Una legge speciale per Taranto, un piano finanziato dallo Stato per la bonifica e la riconversione del territorio e garanzie occupazionali per i lavoratori dell’ex Ilva. È la proposta avanzata dal sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, che interviene sulla crisi siderurgica chiedendo al Governo di superare la gestione emergenziale e assumere una decisione definitiva sul futuro dello stabilimento.
Il primo cittadino ritiene ormai superato l’attuale modello industriale e sollecita un programma che contempli anche la chiusura degli impianti, accompagnata da interventi di risanamento ambientale, sostegno economico e nuove opportunità occupazionali. Una posizione che arriva dopo l’approvazione dell’ultimo decreto sull’ex Ilva, giudicato insufficiente ad affrontare le questioni strutturali della vertenza.
“Dal 2012 solo rinvii, il territorio continua a pagare”
D’Alò ripercorre i quattordici anni trascorsi dal primo sequestro degli impianti, avvenuto nel luglio 2012, contestando l’assenza di una strategia industriale e ambientale di lungo periodo. “Da anni assistiamo allo stesso scenario: si alternano governi e provvedimenti, vengono annunciate soluzioni, ma nessuno assume fino in fondo la responsabilità di stabilire quale debba essere il futuro dell’ex Ilva. Nel frattempo, lavoratori e cittadini continuano a vivere una situazione drammatica, tra problemi sanitari, incertezza occupazionale e prospettive di sviluppo che non si concretizzano. Non si può chiedere a un’intera provincia di rimanere indefinitamente sospesa tra il diritto al lavoro e quello alla salute”.
Il sindaco critica in particolare il ricorso ripetuto agli interventi temporanei, che a suo giudizio non affrontano le cause della crisi. “Anche l’ultimo decreto rischia di limitarsi a guadagnare altro tempo. Gli impianti continuano a funzionare a regime ridotto, tanti dipendenti sono in cassa integrazione e rimane aperto il rischio di ulteriori conseguenze occupazionali. Non possiamo continuare a rinviare ogni decisione, lasciando che siano sempre le famiglie e il territorio a sopportarne il peso”.
“Chiudere non significa abbandonare la fabbrica”
Il passaggio più significativo dell’intervento riguarda la prospettiva industriale dello stabilimento tarantino. Secondo D’Alò, occorre avere il coraggio di prendere in considerazione una chiusura programmata dell’attuale modello produttivo, evitando però che questa scelta si traduca nell’abbandono degli impianti e dei dipendenti. “Ritengo che il sistema industriale sul quale si è basata finora l’attività dell’ex Ilva abbia esaurito la propria funzione. È necessario dirlo apertamente e predisporre un progetto alternativo. Se la strada sarà quella della chiusura, dovrà essere accompagnata da risorse certe, interventi di bonifica, nuove attività economiche e protezioni reali per chi lavora. Spegnere una fabbrica senza occuparsi delle conseguenze ambientali e sociali sarebbe inaccettabile”. Il sindaco chiede quindi un programma di risanamento con finanziamenti individuati, responsabilità definite e un cronoprogramma vincolante.
La proposta: una legge speciale per Taranto
Per realizzare questa trasformazione, D’Alò propone un intervento legislativo nazionale dedicato specificamente alla crisi industriale, sanitaria e ambientale del territorio ionico. “Taranto ha bisogno di strumenti straordinari, perché straordinaria è la situazione che vive da troppo tempo. Chiedo che il Parlamento valuti una legge speciale capace di mettere insieme salute, occupazione, bonifiche e sviluppo. Non servono soltanto nuove risorse per la cassa integrazione: dobbiamo costruire un percorso che permetta alla provincia di uscire progressivamente dalla dipendenza economica dall’acciaieria”. La legge dovrebbe comprendere misure previdenziali, programmi di riqualificazione professionale, finanziamenti per le bonifiche e strumenti di sostegno agli enti locali coinvolti.
Pensionamenti anticipati per gli operai esposti all’amianto
Tra le priorità indicate dal sindaco figura la tutela dei lavoratori che hanno trascorso molti anni in ambienti industriali caratterizzati dall’esposizione ad amianto e ad altri agenti nocivi. D’Alò chiede di prevedere una disciplina nazionale specifica che, attraverso i necessari accertamenti sanitari e previdenziali, consenta l’accesso a forme rafforzate di protezione, compreso il pensionamento anticipato nei casi previsti. “Chi ha lavorato per decenni in condizioni particolarmente gravose non può ritrovarsi oggi senza certezze economiche e previdenziali. Dobbiamo riconoscere concretamente il peso delle esposizioni documentate a sostanze pericolose, prevedendo tutele adeguate e, quando ne ricorrono i requisiti, percorsi di uscita anticipata dal lavoro. Non possiamo aspettare che il danno alla salute si manifesti per intervenire”.
Ricollocare i lavoratori negli enti pubblici
Un altro punto della proposta riguarda la possibilità di impiegare parte dei lavoratori dell’ex Ilva in nuove attività presso le amministrazioni locali e gli enti pubblici. Il sindaco ipotizza un piano straordinario di ricollocazione finanziato dallo Stato, accompagnato da percorsi di formazione e da strumenti legislativi specifici per disciplinare eventuali assegnazioni o assunzioni. Le nuove mansioni potrebbero comprendere la manutenzione del territorio, la cura del verde pubblico, la prevenzione del dissesto, la tutela del patrimonio e il miglioramento dei servizi comunali. “Esistono competenze professionali costruite in tanti anni di lavoro industriale che non devono essere disperse. Lo Stato potrebbe finanziare un programma per accompagnare chi non può più lavorare nell’acciaieria verso nuove occupazioni, coinvolgendo Comuni e altri enti pubblici. Sarebbe necessario individuare mansioni compatibili con le capacità e le condizioni di ciascuno, prevedendo formazione, regole chiare e coperture economiche certe”.
Gli ex operai coinvolti nelle bonifiche ambientali
D’Alò propone inoltre di utilizzare una parte delle professionalità provenienti dallo stabilimento nei futuri interventi di risanamento del territorio. L’ipotesi riguarda la formazione di personale specializzato nella bonifica dei siti contaminati, nella messa in sicurezza delle aree industriali, nel monitoraggio ambientale e nelle attività di recupero del territorio. “Una parte importante del programma dovrebbe essere destinata proprio alle bonifiche. I lavoratori potrebbero acquisire nuove competenze e contribuire direttamente al recupero delle aree compromesse. Naturalmente non si può improvvisare: servono preparazione professionale, abilitazioni, dispositivi di protezione e tutte le garanzie necessarie per operare in sicurezza. La riqualificazione ambientale potrebbe così diventare anche una fonte di occupazione e di sviluppo di nuove professionalità”.
L’appello al Governo: “Taranto ha bisogno di una scelta chiara”
Il sindaco di Grottaglie sollecita infine un’assunzione di responsabilità da parte dello Stato, chiedendo che le decisioni sul futuro dello stabilimento non vengano continuamente rinviate da un esecutivo all’altro. “Non è sufficiente convocare tavoli istituzionali o approvare ogni volta un nuovo decreto emergenziale. Serve una strategia complessiva, sostenuta da risorse effettive e da impegni che possano essere verificati. Il Governo deve spiegare quale futuro immagina per Taranto e, se riconosce che l’attuale modello produttivo non è più sostenibile, deve avere il coraggio di presentare un piano per la chiusura, la bonifica e la riconversione”.
D’Alò rivolge quindi un appello al Parlamento affinché valuti una normativa speciale che comprenda le tutele previdenziali per i lavoratori esposti, i percorsi di ricollocazione, la formazione professionale e il finanziamento degli interventi ambientali. “Taranto non può continuare ad aspettare che qualcun altro decida. La responsabilità dello Stato non si esaurisce nel destino di un impianto industriale, ma riguarda la vita delle persone e il futuro di tutta la provincia. Il problema non è avere il coraggio di cambiare direzione: il vero fallimento sarebbe continuare a non scegliere, costringendo ancora una volta questa comunità a vivere nell’incertezza”.
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