Leone XIV al Bernabéu, Madrid in festa: “La Chiesa ha fatto gol”. Ma mette in guardia dal rischio di una moderna Torre di Babele se le voci diverse non dialogano tra loro (Letizia Lucarelli)


Il Santiago Bernabéu si è trasformato per una sera in una cattedrale gremita di fede, voci e applausi. Oltre ottantamila persone hanno accolto Papa Leone XIV nell’ultimo grande appuntamento pubblico della sua tappa madrilena, in un clima di entusiasmo che ha unito spiritualità e identità cittadina attorno alla presenza del Pontefice.

Fin dal pomeriggio lo stadio del Real Madrid si era riempito, lasciando intuire la portata dell’accoglienza riservata al Papa. Quando Leone XIV è entrato sul terreno di gioco a bordo di un golf cart, lo stadio è esploso in una lunga ovazione, accompagnata da cori e bandiere. Il Pontefice ha salutato i fedeli compiendo il giro del campo prima di raggiungere il palco per l’incontro con la comunità diocesana di Madrid e le diocesi di Alcalá de Henares e Getafe.

Nel suo intervento, Leone XIV ha voluto rendere omaggio alla vitalità della Chiesa madrilena, capace – ha detto – di vivere la fede come esperienza condivisa e aperta. Con un riferimento sportivo che ha immediatamente acceso la platea, il Papa ha strappato sorrisi e applausi: “La Chiesa di Madrid ha fatto goal”.

La metafora calcistica, in uno stadio simbolo del calcio mondiale, ha sintetizzato il senso del suo messaggio: una comunità che non resta ferma, ma che gioca insieme, si muove, coinvolge e costruisce legami. Leone XIV ha definito la veglia della sera precedente “un grande inno della fede”, sottolineando la capacità della Chiesa locale di esprimere “diversità nell’unità” attraverso accoglienza, servizio e partecipazione.

Uno dei passaggi centrali del discorso ha riguardato il valore della testimonianza quotidiana. “La bontà, anche di pochi, può vincere la paura di molti”, ha affermato il Pontefice, indicando nella forza discreta del bene una risposta concreta alle paure e alle fragilità del tempo presente.

Ai fedeli Leone XIV ha rivolto un invito che ha assunto il tono di una consegna spirituale: essere “come una Bibbia aperta”, cioè persone nelle quali la Parola di Dio possa essere letta attraverso i gesti, le scelte e la vita quotidiana. Un’immagine che ha suscitato forte partecipazione tra i presenti, molti dei quali hanno accolto le parole del Papa con applausi prolungati.

Il Pontefice ha quindi insistito sul valore dell’amore come linguaggio universale capace di superare divisioni e distanze: “L’amore, infatti, è la lingua che fa sentire tutti a casa”, ha detto, richiamando anche le testimonianze di chi ha trovato nella Chiesa un luogo di accoglienza e una vera famiglia.

“La sinodalità trasforma la dispersione in costruzione comune”

Nel cuore del suo incontro con la comunità diocesana di Madrid, Papa Leone XIV ha anche proposto una lettura spirituale e culturale delle grandi città contemporanee, segnate – ha osservato – da pluralismo, frammentazione e talvolta disorientamento. L’alternativa alla confusione, ha spiegato, non è l’omologazione, ma la capacità di costruire insieme.

Richiamando l’immagine biblica della torre di Babele, il Pontefice ha ricordato come un progetto “totalitario e solamente umano” finisca per generare incomprensione e distanza tra le persone. A questa dinamica, ha contrapposto la figura di Neemia, il governatore che ricostruisce Gerusalemme coinvolgendo l’intera comunità, simbolo di un’opera condivisa e inclusiva, già evocata nell’enciclica Magnifica Humanitas.

“Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità”.

In questa prospettiva, Leone XIV ha indicato nella sinodalità la chiave per evitare che il pluralismo degeneri in disordine o frammentazione. “Dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo”.

Il Papa ha poi riflettuto sulla missione della Chiesa nelle grandi città, dove la vita si intreccia tra culture, linguaggi e sensibilità diverse. Il rischio, ha osservato, è quello di chiudersi in cerchie ristrette o in identità autoreferenziali, perdendo il contatto con la realtà più ampia della città e dei suoi “nuovi racconti e paradigmi”.

Per questo ha richiamato l’urgenza di un discernimento continuo e di un’attenzione spirituale rinnovata: “Occorre imparare nuovamente l’arte spirituale dell’attenzione”, ha detto, perché la verità non è mai possesso statico ma cammino dinamico che “sempre ci supera”.

Infine, Leone XIV ha affidato alla Chiesa di Madrid un incoraggiamento forte e fiducioso: essere segno vivo in una società spesso “bombardata di immagini e di parole, ma affamata di giustizia e assetata di verità”. Una missione che non conosce tempi chiusi, perché – ha sottolineato – anche in età adulta molti possono tornare alla fede o incontrarla per la prima volta.

“Nulla vi turbi, nulla vi spaventi”, ha concluso il Papa, indicando nella comunione ecclesiale la forza capace di trasformare la dispersione contemporanea in una costruzione comune, fondata sulla fiducia, sull’ascolto e sulla speranza.

Al termine dell’incontro, l’intero stadio si è unito in preghiera recitando il Padre Nostro insieme al Papa. Un momento di silenzio e raccoglimento che ha contrastato con l’entusiasmo festoso che aveva riempito le ore precedenti, sigillando simbolicamente una serata di forte impatto emotivo.

Mentre nuovi cori si levavano dagli spalti per Leone XIV, il Papa ha salutato la folla prima di lasciare il Bernabéu. Domani il Pontefice proseguirà il suo viaggio apostolico in Spagna con la tappa di Barcellona, dove lo attendono nuovi appuntamenti pastorali e simbolici di un itinerario che sta segnando profondamente la sua visita nel Paese iberico.

Letizia Lucarelli


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