E’ finita con l’abbandono dell’aula dei consiglieri di centrodestra la discussione dell’ordine del giorno straordinario sulla sicurezza presentato dagli stessi e respinto dal Consiglio comunale con 21 voti contrari e 15 favorevoli. Il documento chiedeva all’amministrazione una serie di interventi per contrastare “l’incremento esponenziale degli episodi di violenza e microcriminalità” segnalati in diversi quartieri cittadini e che ha dato vita a un acceso confronto politico tra maggioranza e opposizione.
L’atto impegnava la giunta a rafforzare la presenza della Polizia Locale nelle zone più esposte, predisporre un piano straordinario per la sicurezza urbana, migliorare il coordinamento con municipi e comitati di quartiere, potenziare la videosorveglianza, relazionare al Consiglio entro 30 giorni sulle misure adottate e valutare un eventuale rafforzamento dell’assetto amministrativo dedicato alle politiche della sicurezza.
A dare parere per la giunta è stata la sindaca Silvia Salis, che ha aperto il suo intervento con un ringraziamento agli agenti della Polizia Locale. “Nei primi mesi di mandato abbiamo visto con grande sorpresa il fatto che il centrodestra fosse allibito perché Genova era entrata nelle dieci città più pericolose d’Italia. Non erano riusciti neanche a leggere l’articolo di giornale che faceva riferimento al 2024″. Salis ha quindi snocciolato una serie di dati, puntando il dito contro le politiche nazionali in materia di sicurezza e immigrazione. “La Polizia di Stato ha una dotazione prevista di 102 mila unità, ma ne mancano 10 mila. Sono quattro anni che governate, c’era tempo per fare concorsi. Dall’inizio dell’anno la nostra Polizia Locale ha fermato 35 persone irregolari e le ha portate in Questura. A oggi ci risultano zero rimpatri. Questo significa che i nostri agenti svolgono queste operazioni e pochi giorni dopo si ritrovano le stesse persone davanti“.
La sindaca ha poi richiamato il caso dell’omicidio di Pedro Signor, ricordando come il presunto responsabile fosse irregolare dal 2022: “Quando parlate di questi argomenti vi chiedo di non fare gli avvoltoi e di non scaricare sul Comune un problema che è endemico nel Paese. Serve chiedere risorse al Governo e attenzione per una città che vive una complessità particolare, legata al porto e alla conformazione unica del centro storico. Non può essere la Polizia Locale a fare ogni giorno un lavoro che va oltre le sue mansioni“.
Prima del voto, il capogruppo di Vince Genova Pietro Piciocchi ha parlato di “confusione totale” nella gestione del tema sicurezza, ricordando come in passato anche esponenti dell’attuale maggioranza avessero chiesto l’impiego dell’esercito nelle zone più critiche della città.
Molto critica anche la consigliera Alessandra Bianchi, che ha accusato l’amministrazione di limitarsi alla comunicazione senza affrontare concretamente i problemi dei quartieri. “Non va tutto bene e dopo un anno dovrebbe rendersene conto e fare un passo indietro, rivedendo la delega alla sicurezza“, ha dichiarato riferendosi all’assessora Viscogliosi.
Ilaria Cavo ha ricordato come il tema della sicurezza non riguardi esclusivamente l’ordine pubblico e ha citato la richiesta di presidi fissi nella zona delle Vigne, tornata al centro dell’attenzione dopo il recente accoltellamento. “Vi chiediamo ascolto e coerenza“, ha affermato.
Dai banchi della maggioranza è arrivata invece una lettura differente. La consigliera Martina Caputo ha definito la sicurezza “una priorità” ma ha contestato l’impostazione dell’ordine del giorno, sostenendo che il tema non possa essere trasformato in terreno di propaganda politica. “Bisogna affrontare povertà, disagio sociale e fragilità. Non esiste sicurezza se le persone vengono lasciate sole”, ha dichiarato.
Sulla stessa linea Sara Tassara, che ha collegato l’accoltellamento delle Vigne alla pressione esercitata dalle famiglie mafiose sul territorio. “Manca un’analisi reale del disagio che stiamo vivendo e un impegno concreto di contrasto alle mafie. È più facile prendersela con l’immigrato di turno” ha affermato.
La consigliera Paola Bordilli ha invece accusato la giunta di non avere una visione chiara del problema, ricordando le promesse fatte durante la campagna elettorale sui patti per la sicurezza e chiedendo alla sindaca una posizione sul Daspo urbano e sulle richieste di impiego dell’esercito avanzate in passato dalla stessa sinistra.
Anche il consigliere Lorenzo Garzarelli ha respinto le accuse di immobilismo rivolte alla maggioranza, sostenendo che l’incremento delle telecamere e gli interventi sociali rappresentino strumenti indispensabili per affrontare il problema. “Le forze dell’ordine sono necessarie, ma non si può intervenire soltanto nell’emergenza. Servono presidi sociali e attività che rendano vivi i quartieri” ha detto.
Più polemico il consigliere Marco Mesmaeker, che ha invitato l’opposizione a “dire la verità senza fare gli avvoltoi“, arrivando a sostenere che l’ex assessore alla Sicurezza Sergio Gambino dovrebbe essere più prudente nel commentare l’operato dell’attuale amministrazione, sollevando le critiche della minoranza.
Al termine della discussione l’ordine del giorno è stato respinto dalla maggioranza. Dopo il voto, però, il confronto è proseguito con nuove tensioni in aula: i gruppi di minoranza hanno chiesto ufficialmente che la sindaca Salis si scusasse per alcuni toni utilizzati durante il dibattito, giudicati offensivi nei confronti dell’opposizione, e negli elettori che hanno votato i singoli consiglieri. Le scuse non sono però arrivate, e la minoranza ha deciso di abbandonare l’aula, nonostante l’invito del presidente del consiglio comunale Claudio Villa a rimanere ai propri posti per continuare i lavori.
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Chiara Orsetti
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