L’entusiasmo che accompagna l’intelligenza artificiale generativa ha prodotto due atteggiamenti opposti e ugualmente poco utili. Da una parte vi è chi ritiene che questi strumenti possano ormai sostituire gran parte dell’attività professionale; dall’altra chi continua a guardarli con sospetto sul lavoro, rifiutandosi di utilizzarli in qualsiasi circostanza.
Come spesso accade, la verità si colloca nel mezzo.
L’intelligenza artificiale non è né una minaccia destinata a cancellare le professioni intellettuali né una soluzione universale capace di risolvere qualsiasi problema. È uno strumento. E come ogni strumento esistono attività nelle quali può offrire un contributo significativo e altre nelle quali il suo impiego è, almeno allo stato attuale della tecnologia, fortemente sconsigliabile.
Per il professionista la vera competenza non consiste quindi nel saper utilizzare sempre l’AI, ma nel sapere quando utilizzarla e quando, invece, sia preferibile farne a meno.
In merito, abbiamo pubblicato il volume Intelligenza artificiale generativa per professionisti – Dal legal prompting al workflow: metodo, tecniche e strumenti, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon, e il corso Master in Compliance Management – Come realizzare un sistema di governance integrato – II edizione.
1. Quando l’intelligenza artificiale può essere un valido alleato nel lavoro
1. Per sintetizzare grandi quantità di informazioni
Uno dei punti di forza dell’AI generativa è la capacità di leggere e riorganizzare rapidamente documenti molto lunghi.
Sentenze particolarmente articolate, relazioni tecniche, contratti complessi, verbali di riunione o documentazione amministrativa possono essere sintetizzati in pochi secondi, consentendo al professionista di individuare rapidamente i profili di maggiore interesse.
Naturalmente la sintesi dovrà essere verificata, ma il risparmio di tempo può essere considerevole.
2. Per predisporre una prima bozza
L’intelligenza artificiale è particolarmente efficace nella redazione di una prima versione di un documento.
Una clausola contrattuale, una lettera, una policy aziendale, un’informativa privacy o una comunicazione al cliente possono costituire un buon punto di partenza sul quale il professionista potrà successivamente intervenire con le necessarie integrazioni e personalizzazioni.
La parola chiave, tuttavia, resta una sola: bozza.
3. Per migliorare chiarezza e stile di un testo
Non sempre l’AI deve creare nuovi contenuti.
Molto spesso può limitarsi a migliorare quelli già esistenti, rendendo un testo più chiaro, eliminando ripetizioni, correggendo errori grammaticali o adattando il linguaggio al destinatario della comunicazione.
In questi casi il rischio giuridico è generalmente contenuto, mentre il beneficio in termini di leggibilità può essere significativo.
4. Per esplorare punti di vista alternativi
Uno degli utilizzi più interessanti consiste nel chiedere all’intelligenza artificiale di mettere in discussione il proprio ragionamento.
Quali potrebbero essere le obiezioni della controparte? Esistono interpretazioni differenti? Quali aspetti della questione meritano ulteriori approfondimenti?
Utilizzata in questo modo, l’AI diventa uno strumento di confronto intellettuale piuttosto che un semplice generatore di testi.
5. Per svolgere attività ripetitive
Traduzioni, classificazione di documenti, estrazione di informazioni, organizzazione di dati o predisposizione di schemi rappresentano attività nelle quali l’intelligenza artificiale può offrire un contributo concreto, liberando tempo che il professionista potrà dedicare alle attività di maggiore valore.
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Intelligenza artificiale generativa per professionisti
Questo non è (solo) un libro sull’AI generativa: è un manuale di metodo per passare dall’uso “a tentativi” a un uso professionale, replicabile e sicuro. Una guida operativa per imparare a dialogare con i modelli, costruire workflow efficaci e verificare gli output, anche in contesti regolati
Vantaggi chiave
Impari il Legal Prompting: come impostare richieste efficaci, capire come “nasce” una risposta e usare l’AI con maggiore controllo
Riduci rischi ed errori: focus su allucinazioni, bias, finestra di contesto e tecniche pratiche di mitigazione (con regole operative)
Costruisci un workflow, non un trucco: dall’uso “solo ChatGPT” a un metodo strutturato per redazione, ricerca, analisi e comunicazione
Tecniche di scrittura con l’AI: prompt di redazione, dialogo iterativo, revisione assistita e casi pratici per arrivare a testi finali migliori
Ricerca e verifica delle fonti: livelli di ricerca, strumenti e approcci per trovare, controllare e consolidare informazioni in modo professionale
Privacy e compliance: indicazioni concrete su piattaforme, minimizzazione, policy interne e adempimenti GDPR
Appendici operative: questionari, modelli e documenti pronti all’uso (informative e policy) + vademecum finale dei termini essenziali
Contenuti aggiuntivi online: modelli, guide pratiche e aggiornamenti inclusi nei 24 mesi successivi alla pubblicazione
Caratteristiche
Autrice: Giovanna Panucci
Pagine: 310
ISBN: 978-88-916-7807-2
Accesso a contenuti digitali inclusi (piattaforma Maggioli Cloud, con codice nel volume)
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2. Quando, invece, è meglio non utilizzarla
1. Per assumere decisioni professionali
Nessun sistema di intelligenza artificiale può sostituire il giudizio richiesto a un avvocato, a un commercialista o a qualsiasi altro professionista chiamato a valutare un caso concreto.
Le decisioni restano umane.
2. Per verificare l’esattezza delle fonti
L’AI può suggerire norme, sentenze e orientamenti.
Non dovrebbe mai diventare lo strumento con cui verificarne la correttezza.
Le fonti ufficiali continuano a rappresentare l’unico riferimento realmente affidabile.
3. Per affrontare questioni nuove o particolarmente complesse
Più una questione è innovativa, controversa o caratterizzata da orientamenti contrastanti, minore è l’affidabilità di una risposta interamente affidata all’intelligenza artificiale.
Sono proprio questi i casi nei quali il valore aggiunto del professionista diventa maggiore.
4. Per sostituire il rapporto con il cliente
Le professioni intellettuali non consistono soltanto nell’elaborazione di informazioni.
Ascolto, empatia, comprensione delle esigenze del cliente, valutazione del contesto e costruzione del rapporto fiduciario restano attività profondamente umane.
L’intelligenza artificiale può assistere il professionista. Non può instaurare un rapporto professionale al suo posto.
5. Per evitare di pensare
È forse l’errore più pericoloso.
L’efficienza dell’AI può indurre il professionista ad accettare la prima risposta disponibile senza interrogarsi sulla sua correttezza, senza esplorare soluzioni alternative e senza esercitare quel controllo critico che costituisce il cuore della sua attività.
È una tentazione comprensibile.
Ed è probabilmente quella dalla quale occorre maggiormente difendersi.
3. Conclusioni
L’intelligenza artificiale non distingue da sola le attività che può svolgere efficacemente da quelle nelle quali il suo utilizzo diventa inopportuno. Questa valutazione spetta sempre al professionista.
In fondo, la domanda da porsi non è: “Posso usare l’intelligenza artificiale per questa attività?”. La domanda corretta è un’altra: “Il valore della mia prestazione professionale, in questo caso, risiede nell’elaborazione materiale del testo oppure nell’esercizio del mio giudizio?”
Se la risposta è la seconda, allora l’AI può certamente aiutare, ma non potrà mai sostituire il ruolo del professionista.
Ed è proprio il concetto di giudizio che merita un’ulteriore riflessione. Perché, se è vero che l’intelligenza artificiale può svolgere un numero crescente di attività, è altrettanto vero che esistono competenze destinate ad acquistare un valore sempre maggiore.
Comprendere quali siano e come stiano cambiando rappresenta probabilmente la vera sfida che attende le professioni intellettuali nei prossimi anni.
Formazione per professionisti
Master in Compliance Management
Il Master in Compliance Management è un percorso di formazione specialistica della durata di 27 ore, pensato per offrire una visione chiara, aggiornata e completa delle principali aree della compliance aziendale. Il focus è sugli strumenti, gli obblighi e le responsabilità che imprese e professionisti devono conoscere e applicare per garantire la conformità e l’efficacia dei modelli organizzativi.
Grazie all’esperienza dei docenti e all’analisi di casi concreti, il Master si distingue per un taglio pratico e operativo che consentirà ai partecipanti di acquisire competenze e strumenti utili per gestire la compliance integrata in diversi contesti aziendali.
Il programma copre i principali ambiti della compliance: dalla governance aziendale alla responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001), dalla protezione dei dati personali e privacy alla gestione delle segnalazioni whistleblowing, dalla sostenibilità ESG e i nuovi obblighi europei e italiani alla regolamentazione sull’intelligenza artificiale (AI Act, Legge 132/2025 e successive attuazioni), fino alla cybersecurity (NIS 2) e alla gestione integrata del rischio.
Obiettivi formativi
Al termine del Master, i partecipanti saranno in grado di:
• Analizzare e impostare un sistema di compliance integrata efficace
• Conoscere i ruoli e le responsabilità previsti in materia di privacy e protezione dati
• Redigere o aggiornare un Modello Organizzativo 231/2001
• Identificare gli impatti etici, legali e organizzativi dell’AI Act e Legge 132/2025 per un uso conforme dell’AI
• Applicare e integrare i nuovi obblighi ESG (CSRD, CSDDD, ESRS) nei processi aziendali
• Gestire segnalazioni whistleblowing nel rispetto di tutele e privacy
• Valutare le implicazioni operative di regolamenti e direttive UE in materia di cybersicurezza (NIS 2)
• Applicare metodi di valutazione del rischio in chiave integrata e risk-based
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Luisa Di Giacomo
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