14 agosto 2026 – ore 16:30 – Premessa Mentre ci apprestiamo a vivere questa intensa settimana di Ferragosto, i media nazionali concentrano grande attenzione alle vicende interne, rivolgendo unicamente un pallido sguardo al di là dei confini dove, invece, assistiamo a decise fibrillazioni politiche che ci potrebbero riguardare molto presto. Sto parlando della Germania o, per meglio dire, della crisi politico ed economica che sta vivendo Berlino con possibili accelerazioni nel prossimo autunno. Nei dibattiti televisivi in Germania e sui principali organi di stampa tedeschi, sta affiorando l’ipotesi di un prossimo cambio alla Cancelleria e di una vittoria dell’estrema destra di Alternativa per la Germania, AfD, nelle prossime consultazioni in in Sassonia-Anhalt il 6 settembre, poi a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore due settimane dopo. Oggi cercheremo di meglio decifrare questi rumors che sembrano evidenziare una crisi strutturale della Germania con sicure conseguenze negative per l’intera area Euro.

Un possibile cambio alla Cancelleria

Recentemente la nota giornalista tedesca Nette Nöstlinger nel descrivere la difficile situazione politica in seno alla coalizione di governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz, non ha escluso la possibilità di un possibile cambio della guida politica del Paese qualora la situazione generale non dovesse migliorare nel breve periodo.

In particolare, le cruciali elezioni regionali di settembre, in cui il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) manifesta concrete possibilità di conquistare il potere in uno stato tedesco per la prima volta, stanno evidenziando la possibilità concreta del cd Kanzlertausch , ovvero di uno scambio di cancellieri, in autunno. Inoltre, all’interno della variegata realtà politica dell’Unione Cristiano Democratica (CDU) di centro-destra di Merz, sempre più in trepidazione anche a causa di un rimpasto di governo non gradito, si sta parlando apertamente della necessità di sostituire il leader, ricordiamolo, a solo poco più di un anno dal suo insediamento.

Merita precisare, che gli ultimi sondaggi indicano che l’AfD potrebbe ottenere la maggioranza assoluta in Sassonia-Anhalt il 6 settembre, potrebbe vincere nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e ottenere buoni-ottimi risultati a Berlino nelle elezioni previste il 20 settembre successivo.

Secondo la stampa tedesca, i conservatori della CDU dovranno necessariamente arginare la possibile vittoria di AfD nell’est, sostituendo il leader che, ad oggi, gode di bassissimi indici di gradimento popolare.

Merita evidenziare che nella Germania del dopoguerra, solo tre cancellieri in carica sono stati “sostituiti” da un politico dello stesso schieramento: nel 1963, quando l’ottantasettenne Konrad Adenauer si dimise per lasciare il posto a Ludwig Erhard; nel 1966, dopo il crollo della coalizione di Erhard ; e nel 1974, quando il socialdemocratico Willy Brandt fu costretto alle dimissioni a seguito del famoso scandalo di spionaggio.

Secondo l’autorevole Der Spiegel, Hendrik Wüst, il primo ministro del Land della Renania Settentrionale-Vestfalia, viene in queste ore indicato come possibile principale candidato alla Cancelleria.

In tale contesto, sempre secondo diversi opinionisti tedeschi, qualora Merz fosse costretto a dimettersi, non si esclude altresì il ricorso ad elezioni anticipate a solo due anni dallo scioglimento della precedente coalizione di centrosinistra.

In merito, recentemente, Kai Arzheimer, professore di scienze politiche all’Università di Magonza, ha affermato che la frammentazione del sistema partitico tedesco, in cui i partiti centristi devono formare coalizioni a volte difficili per impedire ai partiti marginali, sempre più popolari, di salire al potere, ha innescato un deciso cambiamento. “Rispetto agli anni ’70 e ’80, la Germania ha vissuto un periodo di relativa instabilità politica per un tempo piuttosto lungo”, ha affermato. “Tuttavia, rispetto agli standard ormai consolidati in molti altri Paesi europei, si potrebbe anche dire che la Germania è semplicemente giunta a un punto in cui altri Paesi si trovavano già da tempo”.

Ovviamente in seno alla variegata coalizione di governo formata oltre che dalla CDU di Merz, dal suo partito gemello bavarese, l’Unione Cristiano-Sociale (CSU), e dai Socialdemocratici, nel timore di elezioni anticipate, giungono accorati appelli alla moderazione, ribadendo la piena fiducia al Cancelliere.

Sembra di rivedere scenari italiani di un tempo, i cd governi balneari di breve durata, esecutivi di transizione li chiamavamo.

Queste continue criticità derivano ovviamente dall’esito degli ultimi sondaggi che a livello nazionale indicano l’AfD come il partito più popolare con circa il 30% dei consensi, mentre i conservatori di Merz si attesterebbero solo al 21%. Allo stesso tempo, unicamente il 13% dei tedeschi si dichiara soddisfatto dell’operato di Merz, secondo l’ultimo sondaggio da parte di ARD-DeutschlandTrend; il punteggio più basso mai registrato da un cancelliere in carica.

Questo crollo di consensi di Merz deriverebbe non solo dal fallimento delle misure adottate dal governo volte al rilancio della stagnante economia, ma anche in vista di asserite profonde riforme in materia di pensioni e sanità, che se attuate, comporteranno importanti costi aggiuntivi per il cittadino medio.

https://www.tagesschau.de/inland/deutschlandtrend

https://www.infratest-dimap.de/umfragen-analysen/bundesweit/ard-deutschlandtrend/

https://www.spiegel.de/politik/deutschland/friedrich-merz-wie-die-cdu-an-ihrem-kanzler-verzweifelt-a-a67e797f-9d56-4d05-bbee-35cd107094f8

https://www.politico.eu/article/friedrich-merz-chancellor-swap-cdu-afd-germany-political-crisis/

Il comparto automobilistico tedesco affronta una crisi senza precedenti

Alla fine del primo semestre del 2026 gli occupati nel settore sono risultati essere 691.500, il livello più basso dal 2005. In un solo anno sono andati persi 42.300 posti, pari a un calo del 5,8%. Per meglio comprende una crisi che non sembra poter essere risolta in tempi brevi, oggi daremo un breve sguardo al gruppo Porsche e Volkswagen.

La crisi della Porsche

Il 12 agosto us. la prestigiosa casa automobilistica tedesca Porsche, in grave difficoltà finanziaria, avrebbe deciso di interrompere la produzione della Taycan, il suo modello di punta completamente elettrico, entro il 2030, a causa del costante calo delle vendite.

Lo scorso anno Porsche aveva annunciato una significativa riduzione dei suoi piani per i veicoli elettrici (EV) a causa di una domanda inferiore alle aspettative, che si aggiunge alle difficoltà che vanno dal calo delle vendite in Cina ai dazi penalizzanti statunitensi.

Lanciata nel 2019, la Taycan avrebbe dovuto sottolineare l’impegno del gruppo di Stoccarda in un importante percorso di allontanamento dai motori a combustione interna. Ma le vendite sono in calo, da quasi 41.000 nel 2023 a sole 16.000 lo scorso anno, e appena 6.000 nella prima metà del 2026.

L’intero settore automobilistico tedesco è in crisi a causa della debole domanda in Europa, della volatile politica commerciale statunitense, della tiepida domanda di veicoli elettrici e della forte concorrenza dei rivali cinesi.

L’utile operativo di Porsche è crollato di oltre il 90% lo scorso anno e l’azienda ha annunciato una serie di significativi tagli al personale.

https://www.bnnbloomberg.ca/business/company-news/2026/08/13/porsche-to-end-production-of-flagship-electric-car-report/

La crisi del gruppo Volkswagen

Per lungo tempo simbolo della potenza industriale tedesca, la casa automobilistica Volkswagen è ora emblematica del declino del settore manifatturiero del paese e di un processo di deindustrializzazione che potrebbe frenare il potenziale di crescita dell’Europa per decenni.

L’azienda si sta preparando alla ristrutturazione più importante dei suoi 89 anni di storia: prevede di licenziare 100.000 dipendenti, un sesto della sua forza lavoro globale.

La ritirata è dovuta a una triplice serie di fattori negativi. Il colosso automobilistico tedesco sta perdendo la corsa per conquistare il mercato globale dei veicoli elettrici (EV) a favore di marchi cinesi più competitivi . Allo stesso tempo, le importazioni cinesi di auto Volkswagen sono crollate, con un calo di un terzo rispetto ai livelli del 2019, a causa della crescente preferenza dei consumatori per i veicoli elettrici.

Come se non bastasse, la Volkswagen sta subendo un duro colpo nel suo mercato più redditizio, quello statunitense, a causa dei dazi imposti da Donald Trump .

https://www.irishtimes.com/business/2026/08/11/crisis-stricken-volkswagen-is-emblematic-of-germanys-ailing-economy/

Afd rilancia la sfida e cresce nei sondaggi

Recentemente la nota agenzia di stampa tedesca Deutsche Welle, pur ribadendo che al momento in tutti i partiti in Germania non sussiste la volontà di collaborare con il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), ha evidenziato che il permanere di questa posizione sembra essere sempre più incerto, anche in relazione alla circostanza che un simile atteggiamento non ha arrestato in alcun modo l’avanzata dell’AfD nei sondaggi degli ultimi mesi. In tale contesto, numerosi Istituti di ricerca internazionali stanno cercando di meglio comprendere il fenomeno AfD e la continua crescita del partito non solo piu’ nei Länder della Germania orientale, ma anche riscuotendo crescenti consensi in quelli occidentali.

In merito, Il Center for Strategic and international Studies, CSIS, autorevole ente di ricerca statunitense, afferma in una lunga, approfondita e attenta analisi che a settembre, la Sassonia-Anhalt, uno dei 16 Länder tedeschi, potrebbe assistere a un evento senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale: un partito di estrema destra potrebbe conquistare la maggioranza assoluta dei seggi in un parlamento regionale, nominare il presidente del partito e assumere il governo dello Stato. Le conseguenze potrebbero essere di vasta portata. Secondo recenti sondaggi , il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) si attesta al 41%, seguito dall’Unione Cristiano Democratica (CDU) con il 24%, e da altri partiti con percentuali pari o inferiori al 14%. Livelli di consenso simili si riscontrano in tutta la Germania orientale: la Sassonia è alla pari, mentre Turingia (40%), Brandeburgo (37%) e Meclemburgo-Pomerania Anteriore (36%), dove le elezioni regionali si terranno solo due settimane dopo, la seguono a breve distanza. Sebbene la Germania orientale sia in testa nei sondaggi per quanto riguarda il sostegno all’AfD, la tendenza è a livello nazionale.

Dopo un decennio di ascesa, l’AfD ha recentemente conquistato la leadership come partito più popolare a livello nazionale, con oltre un quarto degli elettori che la sostengono nei sondaggi nazionali.

L’elettorato

Il CSIS nell’esaminare l’elettorato di AfD afferma che questi appare eterogeneo per opinioni e motivazioni, ma condivide alcune caratteristiche sociodemografiche comuni: malcontento economico, un’alta percentuale di operai, maggiore popolarità tra gli elettori di età compresa tra i 25 e i 44 anni e una maggiore presenza maschile rispetto a quella femminile. È inoltre degno di nota che i maggiori progressi recenti si siano registrati tra gli elettori di età compresa tra i 18 e i 25 anni, dove il partito ha triplicato i suoi risultati rispetto alle elezioni nazionali del 2021.

Anche la campagna elettorale dell’AfD si distingue da quella degli altri partiti: il candidato alla carica di ministro-presidente della Sassonia-Anhalt, Ulrich Siegmund, ha oltre 707.000 follower su TikTok in uno stato di 2,12 milioni di abitanti. Il suo aspetto curato e il tono professionale gli conferiscono rispettabilità, e le sue rivendicazioni radicali si fondono con i filmati di un politico attento alle esigenze della comunità, che risponde alle domande del pubblico. Negli stati della Germania dell’Est, dove molti faticano a identificarsi con la classe politica di Berlino, la presenza fisica dell’AfD nelle strade e l’onnipresenza mediatica contribuiscono a promuovere la comune narrativa populista del “noi contro di loro”: l’AfD è qui per voi, gli altri partiti no.

Le ricadute in Germania di una possibile vittoria di AfD in Sassonia

Sempre secondo il CSIS, e nonostante il suo crescente consenso, l’AfD non è mai stata al governo né a livello statale né nazionale, a causa di un “muro di protezione” creato dagli altri partiti. Ad eccezione del partito populista e filo-russo Bündnis Sahra Wagenknecht, ogni partito di rilievo ha escluso, al momento, la possibilità di formare una coalizione con l’AfD a entrambi i livelli, compresi la CDU e il suo partito gemello, l’Unione Cristiano-Sociale (CSU), che hanno perso molti elettori a favore dell’AfD. L’unica vera possibilità di governo per l’AfD è quindi quella di ottenere la maggioranza assoluta. Nel caso della Sassonia-Anhalt, questa sembra ora alla portata a settembre: il sistema multipartitico tedesco potrebbe ribaltare il risultato a favore dell’AfD qualora diversi partiti minori non raggiungessero la soglia del 5% dei voti necessaria per entrare in parlamento, il che potrebbe trasformare anche una percentuale di voti tra il 40% e il 45% in una maggioranza assoluta di seggi.

L’eventuale assunzione di un incarico di governo a livello statale da parte dell’AfD rappresenterebbe di per sé uno shock per lo spettro ideologico. Per la prima volta, il partito potrebbe mettere in pratica parte del suo programma. La sua piattaforma per la Sassonia-Anhalt si concentra sulla limitazione dell’immigrazione, sulla promozione della famiglia, dell’istruzione, della sicurezza interna e dell’identità culturale.

Più in generale, una vittoria a livello statale in Sassonia-Anhalt potrebbe avere ripercussioni a livello nazionale, creando slancio per un’alta affluenza alle urne dell’AfD nelle elezioni del Meclemburgo-Pomerania Anteriore e di Berlino, previste per la fine del 2026. Prima delle elezioni nazionali del 2029, si terranno altre sei elezioni statali . Governare a livello statale potrebbe contribuire a normalizzare il partito agli occhi dei potenziali elettori e segnalare che governare al Bundestag è ora alla portata. Potrebbe inoltre accelerare lo spostamento a destra nella politica nazionale, già in atto .

Prima del suo crollo, la coalizione di Scholz tra SPD, Verdi e Partito Liberale Democratico (FDP) aveva adottato un tono decisamente più duro sull’immigrazione, con leggi come la Legge per il Rimpatrio del 2024. All’inizio del 2025, la CDU/CSU si è spinta oltre, approvando, insieme ai voti dell’AfD, una risoluzione parlamentare nazionale su asilo e migrazione. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare, temendo che questo potesse essere l’inizio della fine del “firewall” (la barriera tra i partiti).

Se la percentuale di voti ottenuti dall’AfD dovesse aumentare in tutti i Länder, le possibilità di formare una coalizione senza l’AfD a livello nazionale si farebbero sempre più difficili: il sostegno popolare sia alla CDU che all’SPD è ulteriormente diminuito dalle elezioni del 2025 e, seguendo le tendenze attuali , una coalizione di governo richiederebbe tre partner e potrebbe non ottenere nemmeno una maggioranza assoluta. Se nel 2029 si formasse una coalizione democratica che poi si bloccasse a causa di divergenze ideologiche, le elezioni successive potrebbero portare a un governo a maggioranza AfD o al crollo del “muro di ferro” politico. Resta da vedere se la CDU/CSU si dimostrerà più flessibile sotto la crescente pressione: il partito ha anche il divieto di formare una coalizione con il partito di sinistra Die Linke, il che ne limiterebbe ulteriormente le possibilità qualora l’AfD continuasse a guadagnare terreno.

Cosa significherebbe una vittoria dell’AfD per il resto d’Europa?

Una vittoria dell’AfD in un singolo stato tedesco non avrebbe ripercussioni immediate in tutta Europa, ma lo shock simbolico sì. Alcune zone della Germania sarebbero governate da un partito apertamente favorevole alla Russia e che usa eufemismi riguardo agli anni più bui della Germania.

L’AfD non ha alleati significativi tra i partiti di estrema destra più importanti d’Europa. Il Rassemblement National (RN) francese e la Lega italiana l’hanno espulsa dal loro gruppo al Parlamento europeo a causa del rifiuto di alcuni membri di prendere le distanze dall’apparato nazista. È stata costretta a fondare il Gruppo Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), che fornisce più della metà dei 27 seggi della fazione. Tra i partner figurano il partito ultranazionalista bulgaro Revival , filo-russo e anti-NATO, e il Movimento Repubblicano, anch’esso filo-russo e neonazista, in Slovacchia . Il partito polacco Nuova Speranza , con due seggi, è l’unico membro scettico nei confronti della Russia. L’ESN, la più piccola e la più estrema destra tra le fazioni di destra del Parlamento europeo, vuole invertire l’integrazione europea, “preservare” la cultura e l’identità, annullare il Green Deal europeo e sospendere il Patto internazionale sulle migrazioni delle Nazioni Unite. Il programma dell’AfD per le elezioni europee del 2024 elenca l’uscita della Germania dall’Unione Europea solo come “ultima risorsa” e, come per altri partiti di estrema destra, il suo tono sulla questione si è ammorbidito nel periodo post-Brexit.

Con AfD e RN in disaccordo sia sulla composizione della fazione che sulle politiche – tra cui l’economia e il liberalismo di mercato – un forte asse di estrema destra sembra irraggiungibile. Il posizionamento nei confronti della Russia divide ulteriormente questi partiti: le simpatie dell’AfD sono condivise dall’FPÖ austriaco, dalla Lega italiana e da Alleanza per l’Unione dei Rumeni in Romania, mentre Fratelli d’Italia, PiS e Nuova Speranza in Polonia e i partiti nordici si oppongono.

Dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, si sarebbe potuto presumere che il movimento Make America Great Again (MAGA) potesse fungere da denominatore comune per l’estrema destra europea e plasmarne sovversivamente il futuro. L’AfD ha goduto dell’appoggio esplicito del vicepresidente JD Vance e di Elon Musk in vista delle elezioni nazionali del 2025 e ha persino inviato delegati a Washington. Tuttavia, le affermazioni del presidente Trump sulla Groenlandia e la guerra con l’Iran hanno raffreddato drasticamente i rapporti. Sebbene il movimento MAGA possa ancora fornire ispirazione ideologica – e la politica ufficiale degli Stati Uniti sia quella di sostenere i movimenti conservatori in Europa – gli Stati Uniti sotto la presidenza Trump difficilmente possono essere considerati un vero alleato politico, nemmeno per l’AfD.

Sempre secondo CSIS, l’impatto più probabile del rafforzamento dei partiti di estrema destra in Europa, in questo caso guidato dall’ascesa dell’AfD, sarebbe la paralisi: i disaccordi su questioni come la difesa e la riluttanza a rinunciare al diritto di veto in seno al Consiglio europeo bloccherebbero le riforme, svuotando gradualmente la capacità dell’Unione europea di affrontare le grandi sfide odierne. Ciò potrebbe ulteriormente aumentare la dipendenza dagli Stati Uniti, soprattutto in materia di difesa. Nel frattempo, la Russia trarrebbe vantaggio da un’Europa frammentata – in particolare se l’estrema destra erodesse il sostegno europeo all’Ucraina – e potrebbe espandere i suoi legami oltre i paesi attualmente favorevoli come la Slovacchia.

Se da un lato una vittoria a livello statale probabilmente stimolerebbe il successo del partito e gli darebbe maggiori possibilità di conquistare il potere a livello nazionale, dall’altro potrebbe anche spingere gli altri partiti e gli elettori indecisi a unirsi per fare da contrappeso. Inoltre, un ulteriore rafforzamento dell’AfD indebolirebbe probabilmente l’Unione Europea e, di conseguenza, l’importanza geopolitica dell’Europa nel suo complesso. Una vittoria dell’AfD non cambierebbe immediatamente gli equilibri di potere in Germania o in Europa, ma creerebbe le premesse per una maggiore polarizzazione e instabilità.

https://www.csis.org/analysis/far-right-breakthrough-germanys-afd-brink-state-level-governance

https://www.veritaseuropaea.eu/blog/2026/05/25/the-afd-at-the-gate-what-happens-to-germanys-economy-if-the-firewall-falls/

https://www.dw.com/en/germany-far-right-afd-extends-its-lead-in-nationwide-polls/a-78279279

https://www.afd.de/themen/

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in AlbaniaKosovoGhanaSomaliaRuanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Articolo di Stefano Silvio Dragani




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