Verona continua a fare i conti con un’inflazione superiore alla media nazionale e regionale. Nel mese di luglio 2026 i prezzi al consumo nel territorio scaligero sono aumentati del 3,2% rispetto allo stesso mese del 2025, contro il +2,9% registrato a livello italiano e il +2,6% medio del Veneto, secondo l’elaborazione diffusa da Federconsumatori Verona sulla base dei dati ufficiali Istat e delle rilevazioni validate dalla Commissione Rilevazione Prezzi del Comune.
Tra i grandi comuni italiani con più di 150 mila abitanti, Verona viene indicata da Federconsumatori al quarto posto per aumento dei prezzi, preceduta nel confronto riportato dall’associazione da Reggio Calabria, con un +4%, Napoli, Catania e Messina. Più contenuto, invece, l’andamento nelle altre principali città venete considerate: a Venezia l’incremento medio annuo è stato del 2,5%, mentre a Padova del 2,4%.
Il capitolo che pesa maggiormente sui bilanci delle famiglie resta quello relativo ad “Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili”. A livello nazionale questa divisione di spesa segna un aumento del 7,2%, ma a Verona il rincaro arriva all’8,1%. Un dato che riflette soprattutto la dinamica dei beni energetici e che, secondo Federconsumatori, merita particolare attenzione in vista dei prossimi mesi.
Entrando nel dettaglio, nel capoluogo scaligero il confronto tra luglio 2026 e luglio 2025 evidenzia un incremento dell’11,1% per l’elettricità, dell’11,7% per il gas, del 20,3% per i combustibili liquidi e del 14,1% per la legna da ardere. Un’accelerazione che, secondo l’associazione, rischia di avere nuove conseguenze sulle spese domestiche dopo mesi già caratterizzati da forti tensioni sui mercati energetici.
Federconsumatori collega il quadro anche alle ripercussioni della situazione internazionale e della corsa del gas, sottolineando il rischio che da settembre possano manifestarsi ricadute significative sulle bollette di luce e gas. Il tema del costo dell’energia si intreccia inoltre con quello dei carburanti e con le conseguenze che questi ultimi producono lungo l’intera catena dei trasporti e della distribuzione.
Le associazioni dei consumatori e degli utenti che compongono il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti hanno infatti trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una richiesta formale di incontro sul caro-carburanti, accompagnata da una serie di proposte finalizzate a contrastare in maniera strutturale i rincari e i loro effetti sui bilanci familiari e sul sistema economico. Il prezzo dei carburanti, viene ricordato, non riguarda soltanto chi utilizza direttamente l’automobile: in Italia oltre l’86% delle merci viaggia su gomma a gasolio e ogni aumento finisce quindi per incidere sui costi della logistica, sui prezzi dei beni di consumo e sull’inflazione.
Tra le misure richieste dalle associazioni figura un taglio strutturale delle accise, quantificato in almeno 25-30 centesimi sul gasolio e 15-20 centesimi sulla benzina, da finanziare senza riduzioni della spesa pubblica. Federconsumatori sollecita inoltre la piena attivazione automatica e settimanale dell’accisa mobile, la riduzione dell’Iva sul gas per uso domestico e sul cosiddetto “carrello della spesa”, il rafforzamento dei controlli e della tracciabilità lungo la filiera e forme di sostegno a famiglie e lavoratori pendolari calibrate sull’Isee, oltre a maggiori tutele per gli utenti della rete autostradale.
Sul fronte dei generi alimentari, la divisione “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” ha registrato a Verona un aumento medio annuo dell’1,6%, leggermente superiore all’1,4% nazionale. Dietro il dato medio si nascondono però incrementi sensibilmente più elevati per diverse categorie di prodotti di uso quotidiano.
Nel comparto delle carni, la carne fresca, refrigerata o congelata registra un incremento del 5,1%, così come le preparazioni di carne, frattaglie, sangue e altre parti di animali macellati, mentre le frattaglie e gli altri prodotti assimilabili aumentano del 3,4%. Tra i prodotti ittici, i pesci vivi, freschi, refrigerati o surgelati segnano un +4,9%, mentre gli altri prodotti ittici crescono del 3%.
Particolarmente evidente il rincaro delle uova, salite del 7,5% su base annua. Nel comparto della frutta si registrano un +3,6% per datteri, fichi e frutta tropicale fresca, un +5,8% per altra frutta fresca e un +3,7% per la frutta a guscio. Le bacche fresche raggiungono invece un aumento dell’11,8%, tra i valori più elevati dell’intero paniere alimentare considerato.
Forti aumenti anche tra gli ortaggi. Quelli a foglia o a stelo, freschi o refrigerati, crescono dell’11,5%, gli ortaggi a frutto del 4,1%, mentre i legumi da granella verdi arrivano a +11,7%. Gli altri ortaggi freschi o refrigerati segnano un incremento del 9,7%. In controtendenza il burro e le altre materie grasse provenienti dal latte, per i quali viene rilevata una diminuzione del 14,4% rispetto a luglio dello scorso anno.
Il confronto tra Verona e il dato nazionale restituisce comunque un quadro differenziato a seconda dei settori. Abbigliamento e calzature crescono dell’1,2% in città contro lo 0,9% italiano, mentre per la sanità l’aumento scaligero raggiunge il 2,5%, quasi il doppio dell’1,3% nazionale. I trasporti segnano +4,2% a Verona e +4,3% in Italia. Informazione e comunicazioni rappresentano invece una delle poche voci in calo nel capoluogo, con un -0,8% rispetto al +0,2% nazionale.
Un altro indicatore particolarmente significativo per Verona riguarda i servizi di ristorazione e di alloggio, che registrano un aumento del 4,1% su base annua, superiore al +3,4% nazionale. Su base mensile la crescita è stata del 2,7%, trainata soprattutto dalle strutture ricettive: per alberghi, motel, pensioni e simili l’aumento mensile è del 6,3%, mentre per villaggi vacanze, campeggi, ostelli della gioventù e strutture analoghe raggiunge il 15,6%.
L’iniziativa con SPI Cgil
Il quadro complessivo rilancia così il tema della perdita di potere d’acquisto, soprattutto per le fasce della popolazione maggiormente esposte agli aumenti dei beni essenziali. Proprio su questo fronte Spi Cgil e Federconsumatori hanno avviato a livello nazionale la campagna “E io pago!”, nata per richiamare l’attenzione sull’impoverimento economico di una quota crescente di cittadini, con particolare riferimento agli anziani e alle famiglie.
Secondo le organizzazioni, la progressiva erosione del potere d’acquisto delle pensioni, le mancate rivalutazioni e i rincari che negli ultimi anni hanno interessato alimentazione, energia, casa, sanità e trasporti stanno determinando un fenomeno sempre più strutturale, fino a costringere persone che hanno lavorato per un’intera vita a rinunciare ad alcune spese considerate essenziali.
Accanto alla battaglia sul carovita, Federconsumatori è impegnata anche nella campagna estiva realizzata insieme a Coldiretti, Campagna Amica e Fondazione Aletheia, dedicata alla sana alimentazione e rivolta a cittadini e turisti. L’iniziativa punta a rafforzare il legame tra tutela dei consumatori, salute e qualità delle produzioni agricole, promuovendo alimenti italiani, stagionali, tracciabili e di filiera corta.
La campagna sarà presente nei mercati di Campagna Amica durante la stagione estiva, nelle Notti Gialle e negli agriturismi di Terranostra, oltre che attraverso contenuti dedicati sui social. Le indicazioni promosse invitano a privilegiare prodotti freschi, locali e di stagione, limitare il consumo di cibi ultraformulati, garantire una corretta idratazione preferendo l’acqua alle bevande zuccherate e agli energy drink, seguire i principi della Dieta Mediterranea e considerare una corretta alimentazione come primo strumento di prevenzione e tutela della salute.
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Matteo Scolari
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